Numero 5 (autunno 2013) | Studi e ricerche

I meriti delle case editrici verso il teatro

I CASI DI ROSA E BALLO E UBULIBRI

di Oliviero Ponte di Pino

I meriti della case editrici verso il teatro1.

Qual è stato – e quale può essere – il ruolo dell’editoria nella diffusione della drammaturgia contemporanea in Italia? Un editore può svolgere un ruolo di aggiornamento e di stimolo nei confronti del mondo del teatro?

L’editoria teatrale, si sa, non ha vita facile: gli italiani leggono poco in generale, e ancora più difficilmente si applicano a sceneggiature o testi teatrali, con l’eccezione di alcuni classici di obbligo più o meno scolastico. Tuttavia in alcune occasioni, in circostanze storiche e culturali particolari, alcune case editrici hanno avuto un ruolo determinante nella diffusione di importanti testi contemporanei tra i lettori del nostro paese, e soprattutto tra gli uomini di teatro.

È accaduto per esempio in due momenti separati da quarant’anni, e dunque in due contesti molto differenti, anche dal punto di vista dell’evoluzione del teatro italiano.

2.

Rosa e Ballo opera in un contesto storico drammatico. La seconda guerra mondiale è in corso da anni, l’esercito degli Alleati sta faticosamente risalendo la penisola, le città vengono bombardate, la Repubblica di Salò mussoliniana è di fatto controllata e governata dai nazisti, la repressione è feroce. Ma rinasce la speranza in una Italia nuova, che innesca una grande vivacità culturale e editoriale: stanno per finire gli anni dell’autarchia e della censura fascista, si avverte la necessità di un ampio aggiornamento in tutti i settori della vita culturale.

In questo contesto nascono, soprattutto a Roma e Milano, diverse case editrici, spesso destinate a vita breve. Una delle avventure editoriali più folgoranti è quella dell’editore milanese Rosa e Ballo, in corso di progettazione dal 1942, ma inaugurata nel 1944, e attiva in pratica solo fino al 1946. Editori furono Achille Rosa, imprenditore tessile che per non fornire la seta per i paracaduti nazisti liquida l’azienda e finanzia l’impresa; e il musicologo Ferdinando Ballo, suo collaboratore amministrativo, che in seguito sarà anche direttore della Biennale musica. Il loro consulente per il teatro è un giovane pugliese “salito” a Milano e attivo come regista, critico e animatore culturale: si chiama Paolo Grassi e tra i suoi amici c’è un suo coetaneo triestino, Giorgio Strehler.

Grassi cura due collane di testi teatrali, una di «Teatro» (dove esce tra l’altro la fortunata traduzione del Gabbiano di Enzo Ferrieri), e una di «Teatro moderno». In un’Italia devastata dalla guerra, i tre riescono a pubblicare freneticamente tra il 1943 e il 1946, e dunque spesso superando le rigide maglie della censura, testi come Woyzeck, La morte di Danton e Leonce e Lena di Georg Büchner (un autore rilanciato dagli espressionisti), Esuli di James Joyce (già pubblicato su «Il Convegno» nel 1920), Lo spirito della terra e Il vaso di Pandora di Franz Wedekind, L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht, Oplà, noi viviamo di Ernst Toller, La cimice e Il bagno di Majakovskij, I parenti terribili di Jean Cocteau, e poi i drammi di John Millington Synge, August Strindberg, Georg Kaiser, Sean O’Casey, William Butler Yeats, Federico García Lorca, Hugo von Hofmansthal, Emil Verhaeren… Molti di questi testi e autori verranno ripresi dalla «Collezione di teatro» che Grassi curerà per Einaudi, e forniranno un importante serbatoio per il teatro radiofonico che Enzo Ferrieri continua a produrre e programmare alla Rai.

Questa straordinaria operazione di apertura e aggiornamento – con la pubblicazione dei caposaldi della drammaturgia novecentesca – cercava di recuperare il ritardo culturale determinato dalla chiusura del fascismo e dalle restrizioni della censura: niente autori ebrei, niente autori di potenze nemiche come USA e Gran Bretagna (oltre che naturalmente Unione Sovietica). A questo repertorio attinse il teatro del dopoguerra, su questi autori affilarono le loro lame i primi maestri della regia. Significativo è il gruppo di traduttori-consulenti raccolto intorno alla casa editrice: Carlo Linati, Ervino Pocar, Emilio Castellani, Alessandro Pellegrini, Alberto Spaini, Glauco Viazzi…

3.

Una operazione analoga, in un contesto storico e culturale completamente diverso e certo meno drammatico, la fece a partire dagli anni Ottanta un’altra casa editrice milanese, la Ubulibri, fondata alla fine degli anni Settanta da Franco Quadri, critico teatrale del settimanale «Panorama» dal 1967 al 1987 e poi del quotidiano «la Repubblica», promotore di numerose iniziative culturale (tra tutte, il Convegno per un Nuovo Teatro di Ivrea nel 1967), direttore di festival e rassegne, dalla Biennale di Venezia alla metà degli anni Ottanta al Premio Riccione (dedicato alla drammaturgia italiana contemporanea), alle Orestiadi di Gibellina. Dunque una figura centrale nel teatro italiano per l’autorevolezza oltre che per rete di relazioni, sia in Italia sia all’estero.

Anche gli anni Settanta vivono un periodo di notevole vitalità editoriale. Di fronte alla crisi dei grandi marchi storici, fioriscono i “piccoli editori”, in grado di intercettare nuove fasce di lettori e interessi più specifici. La Ubulibri, che inizia a pubblicare nel 1979, si concentra su cinema e teatro, a partire dal «Patalogo», l’annuario dello spettacolo italiano. Nella prima fase, la casa editrice milanese pubblica saggi e sceneggiature cinematografiche, ma non testi teatrali.

In quel momento l’attenzione del teatro italiano per la drammaturgia contemporanea sia italiana sia straniera tocca uno dei suoi punti più bassi. Da un lato i grandi registi preferiscono misurarsi con i classici, dall’altro l’avanguardia tende ad accantonare la parola: è la stagione del “teatro immagine” e del “terzo teatro”, ovvero quello che Pasolini bollava come «teatro del gesto e dell’urlo»: questa area aveva trovato proprio in Franco Quadri un importante riferimento critico e organizzativo.

Tuttavia Quadri, infaticabile viaggiatore (e curatore di una importante inchiesta sulla disaffezione degli scrittori italiani nei confronti del teatro nel maggio 1965, quando era caporedattore del mensile «Sipario», edito da Bompiani), colse la vitalità della drammaturgia di quel momento, a partire da quella tedesca. Nel 1982 uscì un volume dedicato all’austriaco Thomas Bernhard: Una festa per Boris (traduzione di Roberto Menin), La forza dell’abitudine (traduzione di Umberto Gandini) e Il riformatore del mondo (traduzione di Roberto Menin); un volume dunque che comprendeva diversi testi, come sarà poi abitudine di Ubulibri, attenta a far conoscere gli autori prima che alle singole opere. Va notato che la prima traduzione italiana di un testo di Bernhard, Perturbamento, a opera di Eugenio Bernardi, era uscita da Adelphi solo pochi mesi prima, nel novembre del 1981. Seguiranno – sempre affidati a Eugenio Bernardi – altri quattro volumi dedicati al Teatro di Bernhard (l’ultimo pubblicato nel 1999, un sesto annunciato ma mai pubblicato), ai quali vanno aggiunti i Dramoletti pubblicati nella «Collanina» (una collana che raccoglieva testi e saggi brevi). Un altro caposaldo della collana «I testi» di Ubulibri è Heiner Müller (introdotto in Italia, come Koltès, dal Gruppo della Rocca): un primo volume comprendente Filottete, L’Orazio, Mauser, La missione e Quartetto, nelle traduzioni di Saverio Vertone, uscì nell’ottobre 1984; ne seguirono altri tre. Tra gli altri autori di lingua tedesca, Rainer Werner Fassbinder (di cui Ubulibri aveva già proposto alcune sceneggiature cinematografiche, mentre La Casa Usher aveva già pubblicato alcuni suoi testi) con i due volumi di Antiteatro; Botho Strauss (un altro autore già presentato da La Casa Usher); e il futuro Premio Nobel Elfriede Jelinek.

Per la drammaturgia di lingua francese, ci sono tre straordinari autori (tutti e tre morti di Aids): l’amico Copi (di cui Quadri cura la raccolta di 11 testi n un unico volume), Bernard-Marie Koltès (due volumi) e Jean-Luc Lagarce. Ma c’è anche attenzione per il Canada, con i testi di Michel Marc Bouchard e con il volume che nel 2007 raccoglie opere di diversi autori, realizzato in collaborazione con il festival Intercity, animato a Sesto Fiorentino da Barbara Nativi. Non è l’unico “suggerimento” che arriva da questo festival, che ogni anno dedica una edizione monografica a una città o a un paese: basti pensare al Nuovo teatro inglese (1997) dove figurano Blasted di Sarah Kane, Shopping & Fucking di Mark Ravenhill, Mojo di Jez Butterworth, Attentati alla vita di lei di Martin Crimp e Il Killer Disney di Philip Ridley, e lancia in Italia una nuova generazione di drammaturghi britannici che in quegli anni sta rinnovando profondamente il concetto stesso di scrittura drammaturgica.

Una significativa apertura riguarda la drammaturgia di lingua spagnola, con autori assai diversi – e in ogni caso diversamente significativi – come Rodrigo García, Juan Mayorga e Rafael Spregelbud, con la pubblicazione in due volumi della Eptalogia sui sette peccati capitali in chiave contemporanea, che Quadri pubblica anche per l’insistenza di Daniela Cherubini, traduttrice e regista di diversi testi del drammaturgo argentino.

Particolarmente significativi, nella scena internazionale e nel catalogo Ubulibri, anche Angels in America di Tony Kushner (1995), visionario testo sull’epidemia di Aids premiato con il Pulitzer (e tradotto, con Mario Cervio Gualerzio, da Ferdinando Bruni, che firmerà la messinscena italiana con Elio De Capitani); e La Trilogia di Belgrado e altri testi di Biljana Srbljanović (2001), scritto a caldo durante la guerra jugoslava.

Per comprendere l’attenzione e la competenza di Franco Quadri, è opportuno ricordare anche la sua attività di traduttore, a cominciare da un autore sempre amato come Samuel Beckett: Quadri traduce il suo romanzo Come è per Einaudi nel 1965. Per Ubulibri firma anche la traduzione di alcuni testi dal francese, come I paraventi di Jean Genet (per la messinscena di Cherif con Alida Valli), Une visite inopportune di Copi, Giusto la fine del mondo di Jean-Luc Lagarce.

Molti dei testi pubblicati da Ubulibri hanno destato l’attenzione di un lettore d’eccezione come Luca Ronconi: nel corso degli anni ha messo in scena alcune riscoperte della drammaturgia novecentesca come Ignorabimus di Arno Holz o Gli affari del signor Laborde di Hermann Broch, ma anche autori come Strauss, Lagarce e soprattutto Spregelburd. Lo stesso regista confessa di aver usato Franco Quadri come una sorta di  Dramaturg, proprio a partire dai testi che il critico-editore gli consigliava – o semplicemente gli faceva leggere o trovare sulla scrivania. Altri testi Ubu sono arrivati in scena grazie al Teatro dell’Elfo: oltre a Angels in America anche Müller, Fassbinder, Koltès, Copi, Sarah Kane, Ravenhill, Srbljianovic, Schwab, Bouchard, Bernhard… Ma sono numerosi i registi e i teatri che hanno attinto al “serbatoio” della collana «I Testi» (val forse la pena di ricordare che Ubulibri ha iniziato a pubblicare autori stranieri prima si quelli italiani, che sono apparsi a partire dal 1984, con La donna sul letto di Franco Brusati).

4.

Il rapporto del “teatro che si legge” con il “teatro che si fa” è complesso anche dal punto di vista del diritto d’autore e della remunerazione dei traduttori. Editoria e spettacolo seguono prassi diverse: in genere, un pagamento a cartella o forfettario secondo le consuetudini editoriali, a carico dell’editore che si è assicurato i diritti di traduzione; per le rappresentazioni, una percentuale sugli incassi (da dividere con l’autore), riscossa e pagata attraverso la SIAE.

Proprio per le diverse caratteristiche dei due mercati, in genere i diritti per la pubblicazione e la rappresentazione di testi stranieri vengono gestiti da soggetti diversi, tenendo presente che i diritti di rappresentazione possono comportare guadagni significativi, nel caso di grandi produzioni di successo (ancora diversa è la trafila per eventuali letture o riduzioni radiofoniche). Il tentativo più ambizioso di coniugare proposta editoriale e proposta teatrale, tentato dalla Ricordi negli anni Novanta, è stato ben presto abbandonato.

In una “economia della penuria” come quella dell’editoria teatrale e del teatro in generale, Rosa e Ballo e Ubulibri hanno avuto una insostituibile funzione di proposta, che ha certamente stimolato la messinscena di singoli testi e singoli autori (e su questo si possono fare verifiche più puntuali), ma soprattutto hanno offerto un quadro di riferimento sulla situazione della drammaturgia di quel preciso momento storico, indicando direzioni di ricerca e di scouting. Inutile sottolineare che la pubblicazione della traduzione di un testo teatrale è un forte incentivo alla rappresentazione, anche se per l’editore molto raramente rappresenta una fonte di guadagno.

Certamente in questi due casi è stata determinante la competenza teatrale di Grassi e Strehler, ma anche la loro prospettiva “militante”, a favore di un profondo rinnovamento della scena italiana. Ugualmente significativa, nei due casi, la rete di relazioni con i traduttori, che hanno spesso svolto una funzione di consulenti e – anche loro – di scouting.

Bibliografia essenziale

«Sipario», n. 229, maggio 1965

Gianandrea Piccioli, Editoria, in «il Patalogo nove», annuario 1986 dello spettacolo, Ubulibro, Milano 1986, pp. 189-193

Gian Carlo Ferretti, Storia dell’editoria italiana, 1945-2003, Einaudi, Torino 2004

Un sogno editoriale: Rosa e Ballo nella Milano degli anni Quaranta, a cura di Stella Casiraghi, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 2006.

Editoria e teatro. Sguardo sul presente e prove generali di un futuro possibile, con interventi di Maddalena Giovannelli, Francesca Gambarini, Francesca Serrazanetti, Gioia Zenoni, Mattia Visani, Damiano Pignedoli, «Stratagemmi», n. 23, 2012

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