Numero 12 (primavera 2017) | Strumenti

La recensione / 2 – Uno strumento per «utenti iniziati» alle prese con l’arabo

di Isabella Camera d’Afflitto

A proposito di: Eros Baldissera, Il dizionario di Arabo. Dizionario italiano-arabo / arabo-italiano, seconda edizione, Bologna, Zanichelli, 2014, pp. 580 (italiano-arabo) e pp. 776 (arabo-italiano), € 56,00 (e-book € 33,90)

Recensione 2Chi, come me, ha iniziato a studiare l’arabo negli ormai lontanissimi anni settanta (anzi nel 1969), ricorderà cosa volesse dire tradurre un testo con l’aiuto di “un terzo” di vocabolario arabo-italiano. Mi spiego: all’epoca era stata pubblicata dall’Istituto per l’Oriente di Roma soltanto la prima parte del validissimo Vocabolario arabo-italiano realizzato da Renato Traini. Il primo volume era uscito nel 1966 e per vedere la stampa dell’opera completa in tre volumi, si è dovuto aspettare ben sette anni. E dunque nei primi anni settanta si potevano cercare in quel vocabolario solo le parole che iniziavano con le prime lettere dell’alfabeto arabo; per trovare una parola che iniziasse con la shīn, ad esempio, si è dovuto attendere il secondo volume nel 1969 e per trovare una parola che iniziasse con la lām, abbiamo aspettato fino al 1973, quando l’opera fu completata e successivamente raccolta in volume unico. La mia generazione, dunque, quando aveva bisogno di un vocabolario dall’arabo in italiano, si doveva arrangiare e consultare un dizionario arabo-francese o arabo-inglese, tedesco, spagnolo, e poi ritrovare la parola in italiano. Insomma, una doppia traduzione. Ma eravamo tutti rassegnati a questa ulteriore difficoltà; lo studio dell’arabo faceva ufficialmente soffrire quelle persone che come me intraprendevano questo cammino con tanta dedizione. Maggiore difficoltà si trovava poi per la traduzione di parole dall’italiano all’arabo, per le quali si ricorreva sempre ad altre lingue straniere, soprattutto al francese, che già aveva una buona scelta di dizionari, malgrado il nostro Ministero degli Esteri avesse pubblicato nel 1964 due volumi (Dizionario italiano-arabo moderno) a cura di Elpidio Iannotta, che, però, non si trovava facilmente sul mercato e non soddisfaceva completamente gli arabisti dell’epoca. La stessa cosa si poteva dire per il Dizionario italiano-arabo dell’italianista libico Kalifa M. Tillisi (Beirut, Addar al arabia lil kitab-Librairie du Liban) del 1986. Quando poi andavamo nei paesi arabi ed eravamo ancora alle primissime armi, portavamo con noi i piccoli vocabolari de poche francese-arabo, dal momento che era impensabile che ci fosse uno strumento simile nella nostra lingua. Mi sto riferendo a un mondo forse antico per chi legge, in cui non c’erano naturalmente internet e la tecnologia di oggi.

Salutammo quindi tutti con grandissima gioia l’uscita del primo piccolo dizionario de poche (Dizionario compatto italiano arabo; arabo-italiano) pubblicato nel 1994 da Eros Baldissera, professore dell’Università di Venezia, per l’editore Zanichelli. Iniziava una nuova era anche per noi.

Dopo questa succinta storia dei vocabolari utilizzati dagli arabisti italiani (ormai in pensione o quasi) di trenta-quaranta anni fa, veniamo all’uscita de Il dizionario di arabo. Italiano-arabo e arabo-italiano del 2014, sempre a cura di Baldissera. Dopo aver continuato a pubblicare ristampe e aggiornamenti delle edizioni precedenti del Compatto e del Dizionario di Arabo (2004), Baldissera ha realizzato un’ulteriore e utilissima opera, più ampia di quelle esistenti sul mercato, e della quale non si può certo dire quanto dichiarò il nostro più famoso arabista, Francesco Gabrieli, quando si trovò tra le mani un’ennesima traduzione italiana del Corano: «Non se ne sentiva proprio l’esigenza!». Tutt’altro. Sentivamo noi e, soprattutto gli studenti, la mancanza di un dizionario simile, dopo tanti anni di sterilità editoriale in questo settore. Quindi gli studenti e i traduttori italiani oggi sono avvantaggiati, anche perché esistono online molti dizionari più o meno buoni e accessibili a tutti; ma sfogliare un corposo dizionario alla ricerca della parola giusta, e poi trovarla, per la nostra generazione, e forse non solo, è una soddisfazione anche tattile irrinunciabile.

Il dizionario di arabo di Baldissera contiene complessivamente 46.000 voci e significati, circa 9.000 locuzioni e fraseologia, e numerosi termini di carattere giuridico, socio-politico, economico, letterario, burocratico e tecnico-scientifico.

L’autore prende in esame il cosiddetto Modern Standard Arabic (MSA), utilizzato come lingua ufficiale nei paesi arabi, dal Golfo all’Oceano – min al-Ḫalīğ ilà al-Muḥīṭ, come si dice in arabo -, oltre a essere la lingua dei 22 paesi che aderiscono alla Lega Araba e una delle sei lingue ufficiali dell’ONU. Inoltre, com’è noto, l’arabo è la lingua del Corano e, dunque, la lingua ufficiale anche di tutti i musulmani ovunque essi siano. Si stima che oggi i musulmani nel mondo siano oltre 1,6 miliardi di persone e l’arabo sia la lingua di oltre 400 milioni di arabofoni che, però, a causa del fenomeno della diglossia, non parlano il MSA o al-luġah al-fuṣḥah, ossia la lingua classica, che rimane la loro lingua ufficiale in cui scrivono, leggono, studiano, ecc., ma si esprimono in quelli che più semplicemente chiamiamo dialetti o lingua ‘ammiyyah (colloquiale), spesso di difficile comprensione per chi studia unicamentela lingua classica.

Uno studente di arabo alle prime armi può trovare in questo e in altri dizionari delle parole che potrebbero far sorridere un nostro interlocutore egiziano, marocchino o iracheno, perché risultano auliche, letterarie e molto distanti dalla parlata quotidiana, ma queste stesse parole, se non sono utili del tutto nell’oralità, sono, però, indispensabili nella scrittura.

Questa premessa è necessaria per capire a chi si rivolge un’opera di questo tipo: sicuramente non a chi voglia studiare l’arabo parlato, perché potrebbe non trovare in questo volume quelle parole realmente utilizzate dalla persona con cui sta parlando, ma è rivolta a chiunque abbia intrapreso lo studio della lingua araba al-fuṣḥah a scuola o all’università. L’autore si rivolge infatti a «utenti iniziati», cioè a persone che hanno già i primi rudimenti della lingua araba, del suo alfabeto e della sua grammatica, e giustamente non traslittera in caratteri latini i lemmi che difficilmente verrebbero ben pronunciati da una persona che non conosce l’alfabeto arabo.

Al centro del volume, poi, l’autore presenta una sintesi (una cinquantina di pagine) di una delle grammatiche più difficili al mondo, con specchietti riassuntivi, utili per lo studente che ha già completato il suo ciclo di studi grammaticali ma, certamente, non accessibili a un principiante.

La sezione italiano-arabo, visto che era la parte più carente nel panorama editoriale italiano, è sicuramente la più utile per il nostro utente. I lemmi sono graficamente molto chiari, indicati in grassetto blu, mentre i vari traducenti sono naturalmente allineati a destra, come la scrittura araba impone, con una grafia nitida. Per fortuna, in questo dizionario non si trovano esclusivamente parole relative al deserto, al cammello, alla tenda dei beduini, all’harem e all’emiro, ma l’autore ha giustamente introdotto alcuni dei termini più attuali e quotidianamente utilizzati da mezzo mondo, come: computer: ‘aql, dimāġ iliktrūnī, Ḥāsib, o il più comprensibile per noi: kumbyūtir; mouse: fa’rah, māws; desktop: saṭḥ al-maktab; sms, short message service: ḫidmat rasā’il qaṣīrah; zippare: ḍaġaṭa, ecc. Si trovano inoltre vocaboli come walkie-talkie: mursil wa mustaqbil, videocassetta: šarīṭ (anche se non si usa più), così come pure altre parole, tra cui videocitofono (che si usa sempre più spesso): hātif fīdyū li ’l-ittiṣāl al-dāḫilī. Bisogna poi tener presente che per i neologismi non sempre c’è un unico termine per l’intero mondo arabofono e che una parola può differire da un paese all’altro, come nel caso di cellulare, per il quale esistono diverse varianti che l’autore giustamente segnala, quali: ǧawwāl, maḥmūl, ḫātif alawī,ḫātif sayyār, mutanakkil o la traslitterazione dell’inglese mobile:mubayl’, tutti termini questi più o meno usati dagli arabofoni. Viene qui anche indicata la differente grafia per una stessa parola come sigaretta, sīğāra o sīkāra, dal momento che un arabo del Mashrek, per esempio, non la scriverà nello stesso modo di un arabo del Maghreb.

La parte del dizionario arabo-italiano, infine, è sicuramente pregevole per l’attualità e la vastità degli argomenti, ma non paragonabile per il numero di lemmi e di esemplificazioni al prestigioso e citato Vocabolario di Traini, da cui, come scrive lo stesso Baldissera nella sua introduzione, «lo studente e l’arabista impegnato non può comunque prescindere data la notevolmente più ampia disponibilità di lemmi e traducenti» (p. 10).

Siamo infine tutti molto grati a Eros Baldissera per aver offerto all’arabista italiano uno strumento utile e completo nel suo insieme che sicuramente accompagnerà anche le generazioni future di arabisti italiani i quali, grazie a questa pregevole opera, si possono ritenere sicuramente più fortunati di coloro che li hanno preceduti.