Autore: tradurre

Great Mutiny e «orientalismo»

QUALCHE RIFLESSIONE SUL SUBCONTINENTE INDIANO NELLA STORIA DEL MONDO MODERNO CAMBRIDGE-GARZANTI

di Massimiliano VaghiLa casa editrice Garzanti è la continuatrice della milanese Fratelli Treves, fondata nel 1879 dai fratelli Emilio e Guido Treves e rilevata nel 1938 dall’industriale forlivese Aldo Garzanti (1888-1961). L’inizio dell’attività editoriale di Aldo Garzanti coincise proprio con l’acquisto della Treves: egli continuò le iniziative della casa editrice milanese, tra le quali la pubblicazione dell’Illustrazione Italiana, fino al 1962, e ne promosse di nuove, come le collane «Vesta», «Il milione», «Classici della letteratura». Nel 1952 si ritirò dalla direzione della sua casa editrice, rimanendone però presidente. Alla sua morte la guida dell’azienda fu assunta in toto dal figlio Livio. Nella seconda metà del Novecento, Livio Garzanti (1921-2015) fu uno tra i protagonisti dell’editoria italiana: dalla fine degli anni Cinquanta portò la Garzanti a rinnovarsi e a conquistare una posizione di primo piano nella cultura in Italia, con un’attenzione non trascurabile anche per le opere storiche e le traduzioni, sia di letteratura, sia di saggistica.

La recensione – Gli storici, il problema del lavoro e alcune osservazioni sulla traduzione

di Frédéric IevaA proposito di: Lucien Febvre, Lavoro e storia. Scritti e lezioni (1909-1948), a cura di Fabrizio Loreto, Roma, Donzelli, 2020, pp. XLIV-124, € 18,00. In questi ultimi anni la casa editrice Donzelli ha proposto in traduzione italiana diversi scritti di Lucien Febvre. Lavoro e storia è una raccolta di sette saggi, la cui cifra comune è quella di affrontare tematiche inerenti la storia del lavoro e del movimento sindacale. Gran parte dei testi presentati sono inediti (il primo su Proudhon, gli altri sono quattro lezioni sulla storia del sindacalismo francese), mentre i restanti due erano già noti al pubblico italiano. Il primo di questi è la prefazione scritta da Febvre a Histoire du mouvement ouvrier di Édouard Dolleans, edito presso Armand Colin nel 1936, e tradotto da Rosa Pignatari col titolo Storia del movimento operaio (Roma, Edizioni Leonardo, 1946; ripubblicato da Sansoni, 1968). Il secondo è il saggio Lavoro: evoluzione di un termine (Travail: évolution d’un mot et d’une idée, dato per la prima volta alle stampe dalle Presses Universitaires de France nel 1948), già inserito nella raccolta di saggi Studi su Riforma e Rinascimento e altri scritti su problemi di metodo e di geografia storica pubblicata da Einaudi nel 1966, e riedito in Problemi di metodo storico (Torino, Einaudi, 1976), con traduzione di Corrado Vivanti.

Le opere di Emilio Castellani mediatore letterario e teatrale

Le traduzioni, escluse quelle da Brecht

a cura di Aldo Agosti |

N.B. Le traduzioni da Brecht so no comprese in un secondo elenco, qui sotto, di tutte le opere di Brecht pubblicate da Einaudi a cura di Castellani, Renata Mertens, Cesare Cases e Roberto Fertonani

Lenin, Milano, Treves, 1938 (da Essad Bey, Lenin, 1937)

Ricordo di Enrico Ganni

di Isabella Amico di Meane | 

Caro Enrico, mi è stato chiesto di ricordarti con uno scritto. Non sto qui a dirti che ho accettato su due piedi, non tanto perché farlo è un onore, ma per poterti ringraziare, nel ricordarti, per avermi accompagnato per un tratto di vita – con la tua schietta umanità, con quel tuo modo di essere ironico e garbato, piacevolmente unkompliziert.

Con te sono ‘cresciuta’. Ho avuto infatti la fortuna di incontrarti a più riprese lungo il mio percorso formativo e professionale, e di conoscerti in varie vesti: prima in quella di professore universitario, poi di docente di revisione editoriale, infine di editor, attento revisore di alcune delle mie traduzioni.

Che ti dice la patria? / 4 (e fine)

TIRIAMO LE FILA

di Gianfranco Petrillo | Non era Hemingway che contava, per Vittorini, quando pubblicò sul «Politecnico» Per chi suonano le campane, in quell’annuncio di autunno dopo la primavera della Liberazione: era la Spagna come primo campo della lotta tra oppressione e libertà che per un decennio aveva insanguinato l’Europa. In giugno era uscito, ovviamente da Bompiani, il suo romanzo Uomini e no, scritto negli ultimi mesi della lotta di liberazione con l’ambizione di rappresentare la Resistenza urbana, alla quale l’autore aveva partecipato, come riflessione sui valori assoluti del bene e del male, dell’agire e non agire. Nel romanzo è infilato a forza un inverosimile partigiano spagnolo che si chiama

Due lingue inaudite

FRANCO ANTONICELLI DA LE AVVENTURE DI TOPOLINO A SE QUESTO È UN UOMO

di Domenico Scarpa |

Tra i poeti segnalati al Saint-Vincent 1948 e accolti nel volume I poeti scelti di quell’anno c’è Franco Antonicelli. Con qualche civetteria la sua nota biografica (p. 20) non fa cenno né al suo lavoro editoriale né al suo impegno politico attivo:

Franco Antonicelli è nato il 15 novembre 1902 a Voghera. Risiede a Torino.
Non ha mai pubblicato poesie né ha mai preso parte a nessun concorso letterario.
Laureato in lettere e in legge. Collabora a diversi giornali con articoli di letteratura e politici.

Questa dell’ottobre 1949 (finito di stampare dell’antologia Mondadori) è realmente la prima apparizione pubblica di Antonicelli come poeta in versi,

Bad cop e good cop

IL GIOCO DELLE PARTI CON MICHELE SISTO

di Gianfranco Petrillo |

Il lettore ormai l’avrà capito. Michele Sisto e io facciamo finta di discutere tra noi soltanto per incastrare meglio il reo, ovvero la collocazione dell’opera letteraria nell’empireo iperuranio delle idee, avulsa da ogni contaminazione materiale, lui con l’eleganza, l’ampiezza e la profondità delle sue ricerche, io con la rozzezza e la pedanteria delle mie puntualizzazioni. Ma finché non avremo costretto alla resa la nostra vittima,

Sprovveduti, innovativi o libertari?

QUALCHE CONSIDERAZIONE SULL’USO DEGLI ANGLICISMI IN ITALIANO

di Alessio Mattana |

Nello scorso numero di «tradurre» Massimo Fanfani ha scritto un articolo ricco di spunti sulla seconda ristampa di L’italiano è meraviglioso (2019) di Claudio Marazzini, ordinario di Storia della lingua italiana presso l’Università del Piemonte orientale e da oltre sei anni presidente dell’Accademia della Crusca. Come suggerisce il sottotitolo del volume, Come e perché dobbiamo salvare la nostra lingua, l’intento di Marazzini è quello di lanciare un appello in difesa dell’italiano, la cui esistenza sarebbe in pericolo.

La Breve storia della letteratura tedesca di Lukács in Italia (1945-1958)

UN CASO DI SOCIOLOGIA STORICA DELLA TRADUZIONE

di Michele Sisto |

Nel 1945, sul finire della guerra, György Lukács pubblica sulla rivista sovietica «Internationale Literatur» due lunghi saggi, Fortschritt und Reaktion in der deutschen Literatur (Progresso e reazione nella letteratura tedesca) e Die deutsche Literatur im Zeitalter des Imperialismus (La letteratura tedesca nell’età dell’imperialismo) (Lukács 1945a e b). Dedicati rispettivamente ai periodi che vanno dall’Illuminismo alla caduta di Bismarck (1888) e dalla nascita della letteratura contemporanea con la Freie Bühne (1889) al presente, essi fanno parte di un progetto unitario di rilettura della storia letteraria tedesca, volto da una parte a contrastare le tendenze culturali che avevano portato al nazionalsocialismo e alla distruzione della Germania, dall’altra a dimostrare l’efficacia dello strumentario critico del marxismo applicato alla storia della letteratura.

Il teatro irlandese in Italia durante la seconda guerra mondiale: traduzione e politica

di Antonio Bibbò |

pubblicato su «Modern Italy», 2019, vol. 24, n. 1, pp. 45–61, tradotto da Giulia Grimoldi e Maristella Notaristefano

Anton Giulio Bragaglia e la scena teatrale italiana all’inizio della seconda guerra mondiale

Il teatro irlandese ebbe un ruolo decisivo nella scena teatrale italiana durante la seconda guerra mondiale. Intellettuali italiani di tendenze estetiche e politiche diverse, e spesso contrastanti, riuscirono ad avvantaggiarsi dello status fluido e ambiguo della letteratura irlandese in modo da negoziare uno spazio per l’innovazione sia durante il Ventennio sia nel dopoguerra. Attingendo a risorse d’archivio poco esplorate e analizzando l’opera di mediatori culturali come Anton Giulio Bragaglia, Lucio Ridenti e Paolo Grassi in campo letterario, qui di seguito esaminerò un momento cruciale di cambiamento tanto della politica quanto del teatro italiani, sottolineando elementi di continuità tra le pratiche fasciste e quelle post-fasciste.