Categoria: Pratiche

La traduzione di opere straniere e la storiografia italiana

INTRODUZIONE AGLI ATTI DELLA GIORNATA DI STUDI, BERGAMO 30 GENNAIO 2019

di Giovanni Scirocco | Quelli che presentiamo in questa sezione sono gli Atti del seminario di studi dal titolo La traduzione di opere straniere e la storiografia italiana del Novecento tenutosi il 30 gennaio 2019 presso l’Università degli Studi di Bergamo, nell’ambito delle iniziative previste dal progetto di eccellenza su Digital Humanities e Studi sulla traduzione del Dipartimento di Lingue, letterature e culture straniere della medesima Università.

Di traduzione in traduzione, il work in progress di Raul Hilberg

QUANDO TRADURRE SIGNIFICA COOPERARE ALLA RICERCA

di Frediano Sessi | Quando agli inizi degli anni novanta, proposi alla casa editrice Einaudi di tradurre e pubblicare l’opera più importante di Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews, considerata da tutti un testo fondamentale per lo studio delle procedure che portarono allo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, la risposta fu positiva. Poiché la dimensione del testo, pubblicato negli Stati Uniti in seconda edizione nel 1985, era imponente (tre volumi per un totale di 1274 pagine), si pose subito il problema di favorire una immediata diffusione del libro, con una pubblicazione economica, nella collana dei «Tascabili», insieme a una, rilegata, nella collana «Biblioteca di cultura storica».

Le traduzioni italiane di Serge Gruzinski

STORIA DELLA STORIOGRAFIA ED ESPERIENZA DIRETTA

di Maria Matilde BenzoniNel 2015, in occasione del XXII Congresso mondiale organizzato dal Comitato internazionale di scienze storiche (Comité international de sciences historiques), tenutosi per la prima volta in Cina, lo studioso francese Serge Gruzinski, storico del Messico e delle Americhe iberiche e, per questa via, della mondializzazione e dei processi di globalizzazione nella prima età moderna, ha ricevuto il primo International History Prize del CISH: un riconoscimento di rilievo, conferito significativamente a Jinan, una delle innumerevoli metropoli di un paese che giganteggia nel mondo globalizzato contemporaneo (CISH 2015). Oggi professore emerito del Centre national de la recherche scientifique (CNRS) e dell’École des hautes études en sciences sociales (EHESS), grazie a un’attività di ricerca e di docenza dal profilo cosmopolita, a partire dagli anni ottanta Gruzinski ha in effetti offerto un contributo organico e particolarmente originale allo studio del mondo iberoamericano e delle sue interazioni globali (Benzoni 2012, 79-94), articolandolo in una produzione scientifica che coniuga la storia all’antropologia nel dialogo con il tempo presente e i suoi molteplici linguaggi.

Il traduttore universale

di Fabrizio GrillenzoniHo cominciato con una Lettera 22 (quella della foto di Montanelli, ritornata prepotentemente in auge negli ultimi tempi), ho continuato con una Lettera 44 (quella che ha dato il nome al monumento a Vittorio Emanuele III a Roma), poi, precursore, sono passato a un Commodore 64 (caratteri verdi, stampante a nastro continuo, bordi da staccare). Insomma un po’ da lontano vengo. Ho smesso per quasi vent’anni, preso da altro. No, per la verità non ho proprio smesso, perché alla soglia degli anni ottanta sono entrato nelle istituzioni europee come traduttore.

Primo attrezzo: una sana paura

LA TRADUTTRICE PROFESSIONALE ALLE PRESE CON I TESTI DI STORIA

di Paola MazzarelliQuando mi è stato chiesto di raccontare la mia esperienza di traduttrice di storia sono rimasta spiazzata. Io? Ma io non sono una traduttrice di storia! Sì, è vero, molti anni fa ho tradotto Echoes of the Marseillaise, di Eric Hobsbawm (Echi della marsigliese, Rizzoli 1991) ma solo perché non avevo idea di chi fosse l’autore. Quando l’ho capito, era troppo tardi per dire no. E’ anche vero che ho tradotto due libri di Antonia Fraser, una signora che mi fu presentata dall’editore con queste parole: «La moglie di Harold Pinter. Una storica, ma scrive bene». Quel “ma” spalancava un mondo di domande interessanti. Gli storici scrivono male? La signora Fraser scrive bene perché influenzata dall’illustre consorte? (Comunque, sì, la signora scrive “bene”). Ma quelli di Antonia Fraser non sono libri di storia per storici! Sono libri divulgativi, per un pubblico di lettori curiosi. Colti e curiosi… E i tre libri di Simon Schama, allora? Anche Schama è uno storico: all’epoca insegnava alla Columbia University. Mi fu presentato da Andrea Cane, allora alla Mondadori, con queste parole: «È uno storico, ma scrive come un romanziere». Il “ma” evidentemente per gli storici è di prammatica. O forse in quel caso doveva servire ad allettare una traduttrice che storceva il naso davanti alla proposta.

Un caso editoriale: le due traduzioni italiane di Ni droite ni gauche di Zeev Sternhell

di Maria Grazia Meriggi | Il mio incontro con la  traduzione del volume più discusso e controverso di Zeev Sternhell (1935-2020), Ni droite ni gauche (Sternhell 1983), è dovuto a due cause intrecciate. I miei studi di storia sociale dei movimenti e dei mondi del lavoro in Europa fra Otto e Novecento si dirigevano già negli anni ottanta verso una particolare focalizzazione sulla Francia e i paesi francofoni.  Con particolare insidiosità e complessità la Francia, paese di precocità organizzativa di operai ancora di mestiere che conosce un pieno sviluppo industriale solo nella svolta del secolo e soprattutto nell’entredeux-guerres, è stata un autentico laboratorio di quel nazionalismo alimentato dalla ossessione della decadenza, della difesa del territorio e della purezza della “razza”, dalla espulsione del conflitto dal corpo della nazione, che trovava nell’antisemitismo la sua sintesi e si proponeva come concorrenziale rispetto al sindacalismo e ai socialismi allora in pieno sviluppo.