LTit Anteprima | Numero 14 (primavera 2018)

Lavinia Mazzucchetti (Milano 1889 – Milano 1965)

di Anna Antonello

La vita

1889 Lavinia Mazzucchetti nasce il 6 luglio 1889 a Milano, figlia di Adele Colombini (nome d’arte Adele Della Porta), redattrice e direttrice di diversi periodici editi dalla Sonzogno («Il Ricamo», «La Moda Illustrata») e di Augusto Mazzucchetti, drammaturgo e giornalista che lavora come critico teatrale dapprima per il quotidiano «Il Secolo» (dal 1888 al 1907), sempre di proprietà di Edoardo Sonzogno, e successivamente per «Il Piccolo» di Trieste. Fin dai tempi di scuola Lavinia aiuta entrambi i genitori nella loro attività redazionale, abbozzando articoli, compilando schede e traducendo da riviste straniere. Attraverso il padre, ben inserito nell’ambiente della seconda scapigliatura milanese, amico di Gerolamo Rovetta e Tomaso Monicelli, impegnato anche politicamente, cresce con delle salde convinzioni repubblicane.

1905 Le preoccupanti condizioni di salute del padre la inducono ad accettare di tradurre anonimamente alcuni romanzi di Balzac (Les Chouans e Le Lys dans la vallée) e Adolphe di Benjamin Constant, che uscirà come traduzione firmata nel 1917 per l’Istituto Editoriale Italiano di Milano.

1907 Grazie ai suoi eccellenti voti scolastici si diploma con una licenza d’onore al liceo Beccaria di Milano.

1908-1911 Alla Regia Accademia Scientifico-Letteraria di Milano (Università dal 1924) Mazzucchetti comincia a studiare il tedesco. Segue con interesse anche le lezioni di filosofia di Piero Martinetti. Vorrebbe laurearsi con lui con una tesi sulla filosofia in Schiller, ma poi cambia idea. Nel 1910, il 14 aprile, il fratello maggiore Mario, di 23 anni muore di tifo. Il 22 dicembre 1911 discute la tesi su Schiller in Italia (uno studio comparato della ricezione di Schiller nella letteratura italiana fino al 1830, poi edito da Hoepli nel 1913); il relatore è Michele Scherillo (1860-1930; professore ordinario di letteratura italiana, poi preside della Facoltà di Lettere e senatore del Regno d’Italia), ma è seguita anche e soprattutto da Sigismondo Friedmann (1852-1917), primo titolare in Italia di una cattedra stabile di letteratura tedesca.

1912-1914 Dopo la laurea comincia a insegnare presso la Civica Scuola Superiore Femminile Manzoni di Milano e per due estati di seguito (1912 e 1913) frequenta dei corsi estivi internazionali (Deutsche Ferienkurse für Ausländer) all’Università di Friburgo. Si fidanza con il responsabile dei corsi, il filologo tedesco Hans Schulz. Il 21 dicembre 1912, con una lezione di prova che consiste nella lettura e nel commento del finale dell’atto V della Medea di Grillparzer e con una dissertazione su A.W. Schlegel und die italienische Literatur (poi rielaborata e pubblicata dall’editore svizzero Raschner nel 1917), ottiene l’abilitazione all’insegnamento della lingua e letteratura tedesca nelle scuole secondarie. Dal 1913 accetta di lavorare per il quotidiano «Il Secolo», con qualche collaborazione anche al mensile «Il Secolo XX» e al supplemento settimanale «Il Secolo illustrato»: è il suo primo incarico ufficiale da giornalista e lo manterrà fino al 1921. A novembre, grazie ad una borsa di studio del governo italiano, parte per Monaco di Baviera per seguire un corso di perfezionamento in letterature moderne presso la Ludwig-Maximilians-Universität. Nella capitale bavarese conosce il germanista Giovanni Alfero, che a sua volta le presenta il suo professore nell’ateneo torinese, Arturo Farinelli (1867-1948). Stringe amicizia con Dora Mitzky (1887-post 1968?), una filologa di Graz, e con la traduttrice Emma Sola (1894-1971). Il 12 luglio 1914 viene a mancare il padre e all’inizio del 1915 muore in guerra il fidanzato Hans Schulz.

1915-1917 Una volta tornata in Italia, lavora in un centro di riabilitazione per ciechi e si dedica sia all’insegnamento scolastico che a quello universitario. Tiene il lettorato di lingua tedesca presso l’Accademia in sostituzione del titolare, Sigismondo Friedmann, chiamato alle armi (e morto nel 1917). Porta a termine il manuale Elementi di lingua tedesca, pubblicato da Luigi Trevisini a Milano nel 1916, ufficialmente curato in collaborazione con Friedmann. Nel 1917 ottiene la libera docenza con una lezione sulla Penthesilea di Kleist.

1918-1920 Continua a tenere l’insegnamento di Lingua e letteratura tedesca all’Accademia milanese anche negli anni successivi, perché il successore di Friedmann, Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952), prenderà servizio solo nel 1919, a guerra finita. Contemporaneamente insegna in diverse scuole, sempre a Milano, prima di ottenere la docenza di ruolo al futuro liceo Manzoni. Intraprende numerosi viaggi in Germania, soprattutto a Monaco e Berlino, e in Svizzera, a Zurigo (dove fa amicizia con Giulio Caprin, allora corrispondente da Vienna per il «Corriere della Sera»). Nel 1920 accetta di tenere un corso libero all’Università Bocconi. Parallelamente comincia a scrivere recensioni di opere di letteratura tedesca per il periodico di Treves «I libri del giorno» (1918-1929). Sempre intorno al 1920 è tra le fondatrici della Sezione italiana della Associazione Italiana Laureate.

1921-1922 Ottiene un incarico di docenza per Lingua e letteratura tedesca all’Università di Pavia per invito del Consorzio Universitario. Nello stesso anno si fidanza con il drammaturgo, giornalista e critico d’arte di origine russa Waldemar Jollos (1886-1953) che risiede a Zurigo. Traduce i tre volumi di Pensieri e ricordi di Otto von Bismarck per la casa editrice Treves. Nel 1922 comincia a collaborare con la rivista milanese «Il Convegno» (1920-1940), fondata e diretta da Enzo Ferrieri.

1924-1926 Per due anni insegna letteratura tedesca all’Università di Genova. Nel 1925 sottoscrive il manifesto antifascista di Croce. A Milano distribuisce stampa clandestina antifascista insieme a Irene Riboni (1892-1968), un’altra allieva di Piero Martinetti all’Accademia milanese.

1926 Quando a Borgese viene assegnata la cattedra di estetica, Mazzucchetti lo sostituisce come incaricata dei corsi di letteratura tedesca all’Università di Milano. Nello stesso anno Zanichelli pubblica la sua prima raccolta di saggi Il nuovo secolo della poesia tedesca.

1927 Inizia a collaborare con Mondadori traducendo la biografia di Guglielmo II di Emil Ludwig per la collana «Le scie»; seguono, dello stesso autore, il volume dedicato a Napoleone, nel 1928, e quello a Bismarck, nel 1929.

1929 Mazzucchetti è esclusa dall’insegnamento universitario a Milano, ufficialmente per mancanza di fondi, ma in realtà per motivi politici (si rifiuterà sempre di prendere la tessera del partito fascista). Su consiglio dei suoi colleghi di facoltà tiene comunque un corso libero tra il 1929 e il 1930 sperando di essere riammessa. Fonda e dirige per la casa editrice Sperling & Kupfer diretta da Harry Betz la collana «Narratori nordici», che sarà tra le prime a portare in Italia opere di Thomas Mann, Jakob Wassermann, Arthur Schnitzler, Stefan Zweig, Hermann Hesse. Apre la collana il volume contenente i racconti lunghi Disordine e dolore precoce e Cane e padrone di Thomas Mann, entrambi tradotti da Mazzucchetti.

1930 Inizia a curare la rubrica mensile di letteratura tedesca sulla rivista «Leonardo» (1925-1947), che assorbe il periodico «I libri del giorno». Traduce il libro per ragazzi Antonio e Virgoletta di Erich Kästner per Bompiani, La crociata dei gatti di Wilhelm Speyer per Treves e Fouché di Stefan Zweig per Mondadori.

1931 Il concorso per la cattedra di Letteratura tedesca che era stata di Borgese si conclude con la chiamata di Vincenzo Errante (1890-1951). Mazzucchetti, che pure entra a far parte della terna degli idonei, rinuncia da questo momento alla carriera universitaria.

1932 Assume il ruolo di principale consulente per la letteratura tedesca, e in generale nordica, della collana «I romanzi della palma» di Mondadori. Traduce per Sperling & Kupfer le opere teatrali Carnevale e Le nozze di Buchenhorst di Gerhart Hauptmann.

1933 Nasce la collana «Medusa. Scrittori stranieri tradotti» di Mondadori. Lavinia Mazzucchetti assume il ruolo di principale consulente per la letteratura tedesca, e in generale nordica, conservandolo fino alla morte. Pur avendo solo un contratto di collaborazione, diventa – insieme al germanista Ervino Pocar, che invece è regolarmente assunto – il principale punto di riferimento per tutti i testi in lingua tedesca sottoposti al vaglio della casa editrice (si vedano a questo proposito i pareri di lettura conservati presso la Fondazione Mondadori, in parte pubblicati in Albonetti 1994). Viaggia molto, soprattutto tra Austria, Svizzera e Germania, e si dedica con costanza al suo lavoro di consulente, curatrice e traduttrice.

1934 Compra un terreno a Ronchi Poveromo (comune di Marina di Massa), a pochi metri dal mare, sul quale si fa costruire una casa di villeggiatura. A poca distanza ci sono Villa Dora, di proprietà dell’amica Dora Mitzky, e Villa Maria, dove abitano i coniugi Caprin.

1935 Le viene precluso anche l’insegnamento scolastico. Tra il 1935 e il 1940 visita i circoli ebraici di Padova, Venezia, Ferrara, Pisa, Livorno e Firenze per parlare del problema dell’antisemitismo, a volte in presenza di scrittori in fuga dalla loro patria come Karl Wolfskehl, Walter Hasenclever e Alfred Neumann.

1939-1944 Durante la guerra, dopo un periodo passato in Svizzera, si rifugia a Firenze, ospite prima dell’amica (e traduttrice per i «Narratori nordici») Lucia Paparella e quindi della famiglia Torrigiani. Da lì sovrintende alla realizzazione delle Opere di Goethe per Sansoni: i cinque volumi escono tra il 1944 e il 1951. Trova una stanza alla madre al Bandino, comune di Bagno a Ripoli, dalla famiglia Bolognesi. Torna a tradurre, prevalentemente scrittori classici per non incappare nella censura e per non doversi occupare di autori politicamente impegnati del Terzo Reich. In quest’ottica va visto anche il suo lavoro sulla Svizzera, L’Italia e la Svizzera. Relazioni culturali nel Settecento e nell’Ottocento (Hoepli, 1943), scritto a quattro mani con la romanista Adelheid Lohner. Nel maggio del 1944 si ristabilisce a Milano.

1945 È chiamata a far parte della Commissione di Epurazione universitaria che, nel suo caso, valuta la compromissione con il regime di alcuni docenti dell’Università di Milano, tra i quali c’è anche il germanista Vincenzo Errante. Riprende la collaborazione con Mondadori, dove è rimasta l’unica esperta di cose tedesche, dato che il direttore editoriale Luigi Rusca aveva rotto con l’editore ed era passato alla Rizzoli, e Pocar aveva volontariamente interrotto la collaborazione con la casa editrice quando essa si era trovata sotto il controllo della Repubblica sociale italiana di Mussolini.

1946 Incomincia a pianificare la traduzione e pubblicazione dell’Opera omnia di Thomas Mann per Mondadori, edita in dodici volumi tra il 1949 e il 1965. Sposa Waldemar Jollos e si trasferisce a Zurigo.

1948 In aprile muore a Firenze l’amica Lucia Paparella e a ottobre viene a mancare la madre Adele Colombini in Mazzucchetti.

1949 Nel bicentenario goethiano esce per i tipi di Sansoni il terzo volume delle Opere e una ristampa di La vita di Goethe seguita nell’epistolario, già edito da Sperling & Kupfer nel 1942. Esce il primo volume di Tutte le opere di Thomas Mann da lei curate per Mondadori e per la prima volta un suo saggio appare su una rivista inglese (Goethe in Italy, in «Contemporary Review», trad. di Marion Rawson, dicembre 1949).

1950 Traduce tre opere di Stefan Zweig per Mondadori: Erasmo da Rotterdam, Balzac. Il romanzo della sua vita. Incontri e amicizie (trad. di Anita Limentani e Lavinia Mazzucchetti). Il Terzo programma della RAI manda in onda la commedia Liebelei di Arthur Schnitzler, tradotto da Lavinia Mazzucchetti; la regia è di Enzo Ferrieri. L’opera viene messa in scena l’anno seguente al Piccolo Teatro della Città di Milano, con scene di Enzo Convalli realizzate da Broggi, costumi di Emma Calderini, e con Enrica Corti nei panni di Christine.

1953 Dopo la morte improvvisa del marito decide di ritrasferirsi a Milano e di vendere la casa di Zurigo.

1957 Viene fondato il Centro Thomas Mann per promuovere le relazioni culturali fra l’Italia e la Repubblica Democratica Tedesca: Lavinia Mazzucchetti, oltre a ricoprire la carica di vice-presidente, sarà attivissima come conferenziera. Vende anche la casa a Ronchi Poveromo.

1959 Esce la sua raccolta di saggi intitolata Novecento in Germania (Mondadori).

1960 Si trasferisce a Lugano, continuando ad esercitare la sua attività di consulente per Mondadori.

1961 Cura un’edizione delle opere di Hermann Hesse in cinque volumi (1961-1965) e due volumi di opere scelte di Stefan Zweig, pubblicate grazie a un accordo speciale tra Mondadori e Sperling & Kupfer.

1964 Il Claassen Verlag di Amburgo pubblica il volume di testimonianze da lei curato Die andere Achse. Italienische Resistenza und geistiges Deutschland, mai apparso in italiano.

1965 Il 6 maggio del 1965 manda le sue dimissioni da consulente ad Alberto Mondadori. Muore il 28 giugno 1965 a Milano dopo essere stata colpita da paralisi. La raccolta Cronache e saggi, curata da Luigi Rognoni, esce postuma (il Saggiatore, 1966).

Lavinia Mazzucchetti e la letteratura tedesca

La tesi di laurea e la prospettiva critica

L’attività di mediazione di Lavinia Mazzucchetti rispecchia fedelmente il suo approccio diretto alla letteratura. Alle osservazioni “di seconda mano” preferisce i testi originali: nella prefazione alla sua tesi di laurea, Schiller in Italia, consiglia ai lettori di «tralasciare la lettura di questo mio come di molti altri saggi più o meno oziosi sullo Schiller, ma di trarne occasione ed incitamento per accostarsi o riaccostarsi con animo aperto e con vigile giudizio all’opera e alla personalità di codesto autore» (Mazzucchetti 1913, 13). Per questo nei suoi saggi il dato scientifico è ampiamente supportato da riflessioni sociali, storiche, politiche e morali, a seconda del soggetto. I suoi giudizi letterari su autori contemporanei non prescindono mai, in particolare negli anni venti e trenta, da una valutazione parallela del loro impegno civile e della loro fede politica, che talvolta può essere motivo di rottura definitiva. Negli anni trenta infatti si distanzia sia dall’amico scrittore Gerhart Hauptmann, quando questi rivela le sue simpatie filonaziste, che da Hans Carossa, nel momento in cui decide di accettare il premio letterario Sanremo conferitogli dal regime fascista in accordo con quello hitleriano.

L’attività pubblicistica: dal «Secolo» al «Ponte»

Per aiutare i genitori, oberati dai loro impegni redazionali, Mazzucchetti comincia giovanissima a scrivere su quotidiani e riviste. Pur mantenendo uno stretto rapporto con la stampa periodica per tutta la vita, non ama il lavoro di giornalista: «io mi vergogno molto di avere sul passaporto Journalistin – scrive alla madre da Monaco il 19 settembre 1919 –, perché proprio sento di non esserlo nel senso comune della parola» (citata in Antonello 2015, 12); allo stesso tempo però non è disposta a rinunciare né a un’ulteriore fonte di guadagno, né alla possibilità di raggiungere un pubblico ampio. I suoi interventi sulla stampa periodica dell’epoca mostrano l’intrecciarsi dei suoi due maggiori campi d’interesse: la cultura tedesca e la storia politica e letteraria italiana, con una particolare attenzione per l’ambiente milanese e per i fatti del primo Novecento (Ugo e Parisina nella cantica giovanile di Giacomo Leopardi, in «Rivista d’Italia», dicembre 1912).

Il suo incarico come corrispondente del «Secolo» (43 articoli tra il 1919 e il 1921) le permette di soffermarsi non solo su questioni strettamente letterarie, ma in generale sulla situazione politica e culturale della Germania prima e dopo la guerra. Più sporadicamente collabora al periodico socialista «Il lavoro» di Genova, per il quale nell’agosto del 1922 segue come corrispondente la Conferenza di pace dell’Aia, e, dopo la seconda guerra mondiale, all’organo del Movimento Federalista Europeo «L’Unità europea». Dopo la presa di potere di Mussolini inizia a occuparsi prevalentemente di letteratura (attraverso la sua rubrica fissa dedicata alla letteratura tedesca), e occasionalmente di teatro e di musica, ma si riducono drasticamente le sue collaborazioni a quotidiani, che riprenderanno solo nel dopoguerra.

Recensioni di opere di autori contemporanei sono invece riservate alla sua rubrica Germania nella rassegna mensile «I libri del giorno» di Treves (137 articoli, 1920-1929), dal 1930 assorbita dalla rivista «Leonardo» (127 articoli, 1930-1940), sotto la direzione di Federico Gentile, futuro direttore della casa editrice Sansoni. Per circa vent’anni Mazzucchetti è probabilmente il più assiduo e informato recensore di letteratura tedesca che si abbia in Italia, seguito e apprezzato da mediatori culturali di spicco come Piero Gobetti e Tommaso Gallarati Scotti. È difficile trovare un autore tedesco di questo periodo a cui non abbia dedicato almeno qualche riga, quando non analisi approfondite, spesso ben prima che venissero tradotti in italiano. Alcuni articoli vanno segnalati. Quello su Franz Kafka e il novecentismo, per esempio, uscito poco dopo la pubblicazione di Der Prozess (Il processo) in Germania

Mi pare che la innegabile grandezza artistica […] stia appunto nell’essere riuscito a fissare l’inconoscibile, a suggestionare il lettore senza i metodi consueti del racconto fantastico, a commuovere umanamente, rappresentando senza commozione questa marcia verso la morte ignara e presaga, ribelle e rassegnata ad un tempo («I libri del giorno», gennaio 1927, p. 10).

O quello sul romanzo Flucht ohne Ende di Joseph Roth («I libri del giorno», maggio 1928, pp. 317-318; in Italia Fuga senza fine, nella traduzione di Maria Grazia Mannucci, apparirà per Adelphi solamente nel 1978); o ancora l’articolo su Thomas Mann, Hermann Hesse e Rainer Maria Rilke. Negli stessi anni in Germania ;Mazzucchetti è impegnata nella promozione della miglior letteratura italiana contemporanea (Der deutsche Roman in Italien, in «Das deutsche Buch», gennaio-febbraio 1927, pp. 4-8; Giuseppe A. Borgese, in «Lesezirkel», a. VI (1928), pp. 65-69).

Dal 1920 al 1940 inoltre fa da consulente di cose tedesche per Enzo Ferrieri, il direttore della rivista milanese «Il Convegno» che, grazie al suo interessamento e alla sua attività di mediatrice, pubblica numeri unici dedicati a Thomas Mann (n. 7, 1927), Rainer Maria Rilke (n. 10, 1927), Hans Carossa (nn. 9-10, 1937) e Stefan George (nn. 9-10, 1937); un quaderno raccoglie vari testi di Franz Kafka (n. 8, 1928).

Nel 1926 come primo bilancio di questa sua attività critica pubblica Il nuovo secolo della poesia tedesca (edito da Zanichelli nella collana diretta da Guido Manacorda «Le grandi civiltà. Uomini e movimenti rappresentativi»), che costituisce tra l’altro la prima sintesi critica sull’espressionismo tedesco apparsa in Italia. Anche in questo caso, l’autrice tiene a sottolineare che non si tratta di un manuale «classificatore della letteratura tedesca contemporanea», ma che «vi si cercano le linee generali interiori senza voler fissarne tutti gli sviluppi» (Mazzucchetti 1926, 1).

Dopo la guerra i suoi articoli, basati soprattutto su ricordi e impressioni legate agli anni venti e trenta (su Thomas Mann, Stefan Zweig, Hesse, Wiechert, Carossa e Jünger), e le sue recensioni, anche di opere storico-politiche, appaiono per la maggior parte (26 articoli, 1946-1961) su «Il Ponte», la rivista di orientamento liberalsocialista diretta fino alla sua morte nel 1956 dal giurista Piero Calamandrei e quindi da Enzo Enriques Agnoletti e dal medico ferrarese Corrado Tumiati (compagno di Elisabeth Mann Borgese fin dal 1956). Alcuni articoli appaiono anche su «La Nazione», il quotidiano fiorentino diretto dall’amico Giulio Caprin dal 1947 al 1950. Inoltre Mazzucchetti si è ormai affermata come ‘portavoce’ italiana di Thomas Mann e viene quindi interpellata dai maggiori periodici in occasione degli anniversari dell’autore.

Non sono stati ancora raccolti e analizzati in modo sistematico i suoi contributi in enciclopedie (per esempio l’Ullstein tedesca e la Treccani in Italia) e in riviste prettamente accademiche (come la «Cambridge Review of Italian Studies») o anche generaliste con sede in Svizzera, Germania, Austria e Inghilterra, di cui si trovano frequenti accenni nella corrispondenza.

Una carriera accademica interrotta

Accanto all’attività pubblicistica Mazzucchetti persegue per anni la carriera accademica, non riuscendo però mai a ottenere una cattedra, e venendo anzi infine allontanata dall’Università sia a causa delle sue posizioni politiche che per logiche interne all’ambiente accademico. Il primo incontro fondamentale negli anni degli studi è quello con Sigismondo Friedmann, l’ordinario di lingua e letteratura tedesca alla Reale Accademia Scientifico-Letteraria di Milano, il quale la fa avvicinare alla germanistica, una disciplina che solo all’inizio del Novecento comincia a istituzionalizzarsi in Italia. Quando Friedmann è chiamato alle armi nel 1915, Mazzucchetti tiene in sua vece il lettorato di lingua tedesca, di sei ore settimanali. Dal 1917 per due anni subentra come supplente al nuovo ordinario Giuseppe Antonio Borgese, che prende servizio nei primi mesi del 1919, tenendo anche il corso ufficiale di lingua e letteratura tedesca. Nel 1920 è chiamata dall’Università Bocconi per tenere un corso libero su La Germania d’oggi. Alla breve esperienza bocconiana segue un incarico presso l’Università di Pavia tra il 1921 e il 1922, e quindi approda a Genova dove insegna dal 1924 al 1926, tenendo un corso su Friedrich Schiller e l’anno seguente su La letteratura tedesca fino alla Riforma (oltre a un ciclo di lezioni sull’Ifigenia di Goethe). Il lettorato a Milano intanto viene affidato alla sua amica austriaca Dora Mitzky. Sempre nel 1926 Borgese, con il quale intrattiene dei buoni rapporti, passa alla cattedra di estetica liberando quella di letteratura tedesca. Mazzucchetti, su sua proposta, si fa carico sia del corso di letteratura (dedicato a Lo Sturm und Drang e, negli anni successivi, al Decennio dell’amicizia fra Goethe e Schiller 1795-1805 e al Naturalismo tedesco di G. Hauptmann) che del lettorato.

Nello stesso anno (1926) partecipa ad un concorso per la cattedra di lingua e letteratura tedesca all’Università di Napoli. La commissione giudicatrice presieduta da Francesco Torraca forma una terna di validità biennale composta dai candidati Lorenzo Bianchi, Rodolfo Bottacchiari e Vincenzo Errante, già condirettore editoriale della Mondadori. Mazzucchetti ne rimane esclusa, ma continua a mantenere il suo posto da incaricata. Nel 1928 Errante cerca di farsi chiamare dall’ateneo milanese, facendo pressione sul rettore attraverso il decano della germanistica italiana Arturo Farinelli, ma i colleghi di Mazzucchetti, primo tra tutti il suo relatore di laurea, il professore ordinario di letteratura italiana Michele Scherillo (allora preside di facoltà e senatore del regno), si rifiutano di chiamarlo nella speranza di poter stabilizzare la germanista grazie ad un nuovo concorso. A quel punto però, nonostante il sostegno di Giovanni Gentile che cerca di aiutarla prendendo posizione – riferisce la stessa Mazzucchetti a Waldemar Jollos – contro gli «ingiusti ostracismi», il «fascistissimo rettore Baldo Rossi» (s.d., in Antonello 2015 14) rimuove Mazzucchetti dal suo incarico adducendo come motivo la mancanza di fondi. Su consiglio degli altri membri di facoltà, nell’anno accademico 1929-1930, tiene comunque un corso libero in tre moduli dedicati rispettivamente a Heinrich von Kleist, all’introduzione allo studio della lingua tedesca e alla lettura e al commento di facili testi critici e filosofici. In questo modo aggira la sua esclusione dall’insegnamento universitario nella speranza che la situazione si sblocchi.

Nel 1931, quando su pressione di Errante all’Università di Milano si celebra finalmente il concorso per coprire la cattedra di letteratura tedesca lasciata vacante da Borgese, Mazzucchetti con sua grande soddisfazione finisce nella terna degli idonei, ma a risultare vincitore è lo stesso Errante, prontamente chiamato. La valutazione della commissione si basa prevalentemente su criteri di ordine politico, tanto che due commissari si rifiutano a priori di prendere in considerazione la candidatura della germanista a causa delle sue posizioni antifasciste. Più tardi la germanista annoterà in un appunto: «Validità della terna ristabilita nel 1945, troppo tardi per riprendere» (Rognoni in Mazzucchetti 1966, XXI).

I temi che affronta tra il 1917 e il 1930 nelle sue lezioni documentano alcuni momenti principali della sua attività di ricerca, mai scissa dall’attenzione per la situazione socio-politica della Germania. Ai suoi studenti impartisce non solo lezioni di letteratura ma anche di lingua: è lei infatti a tenere a Milano sia il lettorato che il corso ufficiale di letteratura, probabilmente basandosi su un metodo didattico improntato a criteri di praticità per un uso quotidiano della lingua collaudato nel manuale Elementi di lingua tedesca (Milano, Trevisini), la cui prima edizione del 1916 si era esaurita rapidamente, tanto che il libro fu ristampato molte volte fino agli anni cinquanta.

È probabile che nel corso libero sulla Germania d’oggi tenuto all’Università Bocconi nel 1920 abbia ripreso molti degli argomenti già affrontati nei suoi articoli apparsi sul «Secolo» negli stessi anni, frutto dei suoi numerosi soggiorni in Germania e dei dettagliati resoconti dell’amica Dora Mitzky. Per l’esordio alla Statale invece si concentra su temi già affrontati, quali gli anni dello Sturm und Drang e l’amicizia tra Goethe e Schiller, del quale, nella sua prolusione all’Università di Genova nel 1924, mette in luce l’ideale fraternità con Giuseppe Mazzini e «chiude esortando i giovani a credere nella virile speranza dei due apostoli ed a far proprio il loro motto: “la vita è una battaglia ed è una marcia in avanti”» («Il Comune di Genova», 31 dicembre 1924, ora in Mazzucchetti 1959, 19-27). L’ultimo corso (1929/30) è dedicato a Heinrich von Kleist, forse in ricordo del ciclo di lezioni a lui dedicate dall’insigne germanista Fritz Strich che la giovane studiosa aveva seguito nel 1914 quando frequentava il semestre estivo alla Ludwig-Maximilans-Universität di Monaco di Baviera.

In qualche rara occasione Mazzucchetti ha voluto ricordare i suoi studenti più meritevoli, dediti tutti all’insegnamento scolastico: «Il numeroso gruppo di valorosi insegnanti di tedesco formatisi allora a Milano ed oggi distribuiti nelle scuole d’Italia (Baseggio, Mondini, Tibiletti, Bernard, Soster, Platter, Benevenuti, Del Nero, Del Favero) testimoniano i soddisfacenti risultati del mio lavoro» ( s.d, in Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Archivio Mazzucchetti, Busta 3, fasc. 13: Docenza universitaria).

Le traduzioni: tra Brotarbeit e progetto

Le traduzioni di Mazzucchetti – oltre una cinquantina tra il 1917 e il 1961 – se da un lato mostrano un’intima adesione e una scelta di mediazione consapevole di autori a lei prediletti, dall’altro rappresentano semplicemente un ulteriore Brotarbeit, ovvero un lavoro «di fatica», come Mazzucchetti definiva il poco amato insegnamento scolastico (a Jollos, 1.2.1929, in Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Archivio Mazzucchetti, B. 2, fasc. 10; ora in Antonello 2015, 11). Si tratta infatti in parte di lavori fatti su commissione, a partire dalla traduzione di Adolphe di Benjamin Constant del 1917, fino ai numerosi titoli che nel corso degli anni trenta traduce con lo pseudonimo Franco Franchi per «I romanzi della palma».

Tutt’altra storia invece per le versioni di Thomas Mann, Gerhart Hauptmann, Joseph Roth e Stefan Zweig, espressamente volute e pubblicate nella collana da lei fondata e diretta per Sperling & Kupfer, «Narratori nordici». I casi di Goethe, Stefan Zweig (del quale traduce dieci opere tra il 1930 e il 1950) e di Thomas Mann sono paradigmatici per mostrare quanto fossero correlati il suo ruolo di traduttrice, di direttrice di collana e di consulente della Mondadori. Per ottenere una maggiore diffusione e una più approfondita conoscenza delle opere dei “suoi” scrittori in Italia, la germanista ne inserisce le traduzioni in progetti editoriali di ampio respiro, coinvolgendo numerosi traduttori fidati ed esercitando una fondamentale attività critica attraverso la scelta dei singoli volumi e attraverso prefazioni, introduzioni e recensioni.

Agli autori contemporanei Mazzucchetti affianca nel tempo le versioni di Goethe (confluite nella maggior parte nelle Opere curate per Sansoni) e Schiller, di Stifter e di Keller, nonché una traduzione dei Nibelungi ad uso delle scuole medie (Sansoni, 1926). Con Prima del tramonto di Gerhart Hauptmann (Mondadori, 1933), Tempesta ed assalto di Friedrich Maximilian Klinger (Utet, 1934) e L’agnello del popolo: tragicommedia in tre atti e nove quadri di Stefan Zweig (pubblicato nella rivista «Il dramma: rivista mensile di commedie di gran successo» nel 1952) si cimenta anche nella traduzione di testi teatrali, mentre evita accuratamente le traduzioni di lirica.

Le collane: «Narratori nordici» e «Medusa»

Proprio la necessità di aprire un canale per far conoscere in Italia gli scrittori che più le stanno a cuore, ma che gli editori italiani continuano a ignorare, nel 1929 la spinge – probabilmente insieme alle sue disavventure accademiche – a fondare una nuova collana di racconti lunghi e romanzi brevi cui abbiamo giò accennato: i «Narratori nordici», ospitata dall’editore Sperling & Kupfer.

«Questi nostri racconti divertendo ed appassionando il gran pubblico, interessando e trattenendo la critica, dovranno sfatare la leggenda che i prosatori nordici sian grevi e noiosi e dovranno dare a tutti la sensazione della crescente affinità di problemi e di intenti che affratella gli artisti di ogni provincia della giovane Europa», dichiarava il dépliant pubblicitario della collana, 1929)

I volumi pubblicati rispecchiano, soprattutto nei primi anni, il suo gusto letterario e le sue simpatie personali: dalla novella Disordine e dolore precoce di Thomas Mann, anticipata sul «Convegno» del 25 luglio 1927, a Carlo e Anna di Leonhard Frank, apparsa ancora sulla rivista di Enzo Ferrieri nel numero di giugno-luglio di quello stesso anno; poi Zweig, Carossa, Wiechert, Ricarda Huch, Hesse, Werfel, Wassermann, Frank, Roth, Klabund e Gerhart Hauptmann, tutti scrittori-amici che continua a pubblicare finché dal 1939 in poi, in seguito al patto culturale tra Italia e Germania, anche la Sperling & Kupfer è costretta ad un atto di autobonifica: le opere degli scrittori ebrei più conosciuti (Wassermann, Zweig, Schnitzler) e di alcuni oppositori del regime (Thomas Mann, Leonhard Frank) vengono rimpiazzate dai testi di autori politicamente irreprensibili come Hermann Sudermann, Gertrud von Le Fort, Paul Alverdes, Hans Friedrich Blunck, Mika Waltari).

Altro anno decisivo è il 1933, quando Mondadori inaugura la collana «Medusa», di cui Mazzucchetti diviene la principale consulente per la letteratura tedesca (fino alla sua morte nel 1965). Anche in questo caso le sue amicizie e il suo fiuto letterario assicurano a Mondadori una successione di nomi ancora oggi di gran rilievo: da Hans Fallada che inaugura la «Medusa» con il suo romanzo di maggior successo, E adesso, pover’uomo?, a Lion Feuchtwanger, da Hesse a Heinrich e Thomas Mann, da Wassermann a Döblin (già reduce del successo di Berlin-Alexanderplatz), da Kafka a Werfel, da Remarque a Arnold Zweig, entrambi già accolti nella collana «I romanzi della guerra». Si tratta di opere, spesso di carattere storico, di autori a volte accolti parallelamente nei «Narratori nordici» (e tradotti dagli stessi germanisti), ma qui presenti con testi più lunghi, pubblicati anche in più volumi, e generalmente più impegnativi (nel 1933 Luigi Rusca, direttore editotriale della Mondadori, pensava di inserirvi anche l’Ulisse di Joyce, che però uscirà solo nel 1960). La scelta, come nel caso dei «Narratori nordici», è in primo luogo dettata da valutazioni di carattere letterario, ma giocano un ruolo importante anche le ferme convinzioni politiche repubblicane di chi compie la selezione: Mazzucchetti presenta ai lettori italiani i migliori romanzi di scrittori perseguitati (Ernst Wiechert) e costretti all’esilio (Thomas Mann, Döblin, Roth), con poche concessioni ai nuovi scrittori della Germania del Terzo Reich (Hans Grimm).

Negli anni cinquanta la «Medusa», nonostante il parere non sempre favorevole di Mazzucchetti (più cauta nei suoi giudizi, sottoposti anche al vaglio dei nuovi vertici mondadoriani, da Vittorini a Sereni), accoglierà il giovane Heinrich Böll, l’amico Alfred Andersch (con il quale collabora attivamente per il volume Die andere Achse) e il drammaturgo svizzero Max Frisch.

Gli opera omnia: Goethe, Mann, Hesse

A partire dalla fine degli anni trenta Mazzucchetti accetta di sovrintendere ad alcune ambiziose imprese editoriali, che la tengono impegnata per anni. Per Sansoni, la casa editrice diretta da Federico Gentile, accetta nel 1939 di curare la prima, e tuttora di gran lunga la più ampia, selezione organica delle principali Opere di Goethe, «stella polare per la vita» (mentre Schiller rappresenta il «primo oggetto di serio studio»; Mazzucchetti 1959, 19). I cinque volumi goethiani escono tra il 1944 e il 1961. L’attività di ricerca incentrata sullo scrittore tedesco La vita di Goethe seguita nell’epistolario (Sperling & Kupfer, 1932) e Goethe e il Cenacolo di Leonardo (Hoepli, 1939) è combinata con un forte impegno sul campo, profuso sia nelle vesti di docente universitaria che di conferenziera. Anche se i suoi impieghi nel campo del giornalismo e dell’editoria la porteranno a occuparsi prevalentemente di autori a lei contemporanei, rimarrà sempre convinta della necessità di coniugare lo studio del presente con delle salde conoscenze nel campo della storia della letteratura tedesca: «Massima rimane poi la mia stima per la severità con cui tutti quei docenti mezzo secolo fa ci impedirono di saziare la nostra impaziente fame di contemporaneità “facendo la tesi” su un tema superattuale» (Mazzucchetti 1959, 4).

Dal 1946 comincia a pianificare per Mondadori l’edizione delle Opere di Thomas Mann in dodici volumi (ma la numerazione va da 2 a 13), che vengono pubblicati tra il 1949 e il 1965. Negli stessi anni cura anche, sempre per Mondadori, le Opere scelte di Hermann Hesse in cinque volumi (il primo appare nel 1961). Per quanto riguarda Mann e Hesse, alla germanista non basta diffondere le loro opere; vuole che i lettori percepiscano anche quella ricchezza di spirito che l’ha profondamente colpita nel rapporto diretto con entrambi gli scrittori. È così che convince il Saggiatore a pubblicare una parte dell’epistolario di Hesse (Lettere ai contemporanei) nel 1960 e di Thomas Mann (Lettere a italiani) nel 1962. Sempre nell’ottica di rendere omaggio a un altro grande autore tedesco, nel 1956 appare il volume Lettere milanesi di Rilke (Mondadori): si tratta di missive dirette alla contessa Aurelia Cittadella Vigodarzere, moglie dello scrittore e diplomatico Alessandro Gallarati Scotti e intima amica di Mazzucchetti.

Le raccolte di saggi degli ultimi anni

L’intensificarsi del suo impegno editoriale a scapito di quello accademico le impedisce di dedicarsi a studi di vasta portata, nonostante sia il marito Waldemar Jollos che l’amica Dora Mitzky la sollecitino a scrivere lavori originali invece di dedicarsi solo a traduzioni, revisioni, pareri editoriali e ad articoli per periodici. Nel 1943 tuttavia esce il volume sulle relazioni culturali tra Italia e Svizzera (la sua patria d’adozione) nel Settecento e Ottocento – pubblicato dapprima in tedesco (Die Schweiz und Italien: Kulturbeziehungen aus zwei Jahrhunderten, Zürich, Benziger Verlag, 1941) – dove tornano in primi piano i suoi interessi storico-politici oltre a quelli letterari. L’opera è scritta insieme a Adelheid Lohner (1901-1972), una romanista di Berna che vive a Zurigo e nel dopoguerra collabora alla redazione dello Schweizer Lexikon (edito in sette volumi tra il 1945 e il 1948).

Solo nel 1959 pubblica, per Mondadori, una nuova raccolta di saggi, Novecento in Germania. Nella prefazione Paolo Chiarini la definisce una «singolarissima e antiaccademica figura di studiosa» e una «“scapigliata germanista”», sottolineando la sua volontà e capacità di «cogliere il significato e il valore dell’opera letteraria (insomma la sua risonanza umana) in stretto legame dialettico con l’humus storico che l’ha generata e con l’ambiente in cui viene naturalmente a profilarsi» (Chiarini in Mazzucchetti 1959, XIII). Si tratta di scritti già apparsi su riviste e quotidiani a partire dal 1919, riorganizzati in ordine cronologico: a una prima sezione sulla Germania eterna (Goethe, Schiller e Winckelmann), segue La Germania dopo la prima sconfitta (dove appare il noto saggio dedicato a Heinrich e Thomas Mann, «il Dickens tedesco»), quindi la Letteratura durante il lungo armistizio, e infine Incontri e congedi (come quelli con Ricarda Huch e Stefan Zweig).

Nel 1964 cura per la casa editrice Claassen di Amburgo il volume Die andere Achse, una raccolta di testimonianze di germanisti, musicologi, critici d’arte e filosofi (Emilio Castellani, Luigi Rognoni, Giulio Carlo Argan e Remo Cantoni, con una postfazione di Alfred Andersch) sul loro rapporto con la Germania, teso a dimostrare l’esistenza di un’altra Germania, diversa e opposta a quella del nazionalsocialismo.

L’anno seguente Mazzucchetti prepara la raccolta Cronache e saggi (Il Saggiatore, 1966) che uscirà un anno dopo la sua morte, a cura degli amici Eva e Luigi Rognoni. La scelta dei temi (Cronache milanesi d’altri tempi, Due artisti s’incontrano (Richard Strauss e Stefan Zweig), Goethiana, Cronache Germaniche e Thomas Mann l’Europeo) richiama ancora una volta argomenti e figure di fondamentale importanza per i suoi studi e per la sua vita.

Bibliografia

Albonetti 1994: Non c’è tutto nei romanzi. Leggere romanzi stranieri in una casa editrice negli anni ’30, a cura di Pietro Albonetti, Fondazione Alberto e Arnoldo Mondadori, 1994

Antonello 2010: Anna Antonello, Enzo Ferrieri e il mondo germanico, in Enzo Ferrieri, rabdomante della cultura, a cura di Anna Modena, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2010, pp. 41-47

– 2015: Anna Antonello, Tra l’agro e il dolce. Note biografiche su Lavinia Mazzucchetti, in «Come il cavaliere sul lago di Costanza». Lavinia Mazzucchetti e la cultura tedesca in Italia, a cura di Anna Antonello Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2015, pp. 7-28

Antonello, Sisto 2017: Lavinia Mazzucchetti. Impegno civile e mediazione culturale nell’Europa del Novecento, a cura di Anna Antonello e Michele Sisto, Roma, 2107

Basilico 1991: Alessandra Basilico, Ritratto di una germanista: Lavinia Mazzucchetti, tesi di laurea, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, a.a. 1990/1991

Casaglia 2014: Lettere a Villa Santa Maria. Epistolario Lavinia Mazzucchetti-Giulio Caprin, a cura di Gianfranco Casaglia, Forte dei Marmi, Edizioni Museo Ugo Guidi, 2014

Mangini 2000: Giorgio Mangini, Lavinia Mazzucchetti, Emma Sola, Irene Riboni. Note sulla formazione culturale di tre traduttrici italiane, in Editori e lettori. La produzione libraria in Italia nella prima metà del Novecento, a cura di Luisa Finocchi e Ada Gigli Marchetti, Milano, FrancoAngeli, 2000.

Mazzucchetti 1913: Lavinia Mazzucchetti, Schiller in Italia, Milano, Ulrico Hoepli, 1913

– 1926: Lavinia Mazzucchetti, Il nuovo secolo della poesia tedesca, Bologna, Zanichelli, 1926

– 1959: Lavinia Mazzucchetti, Novecento in Germania, prefaz. di Paolo Chiarini, Milano, Mondadori, 1959

– 1966: Luigi Rognoni, Introduzione, in Lavinia Mazzucchetti, Cronache e saggi, a cura di Eva e Luigi Rognoni, Milano, Il Saggiatore, 1966

Pareri editoriali: I pareri si trovano anche nell’Archivio della Fondazione Mondadori, e sono stati in parte digitalizzati grazie al progetto Le livre de l’hospitalité (http://www.fondazionemondadori.it/livre/).