In un'altra lingua | Numero 15 (autunno 2018)

La formazione del traduttore editoriale in Russia

di Elisa Baglioni e Anna Jampol’skaja

La Russia ha avuto un rapporto privilegiato con la traduzione letteraria. Come è noto, lo stesso padre della letteratura russa, Aleksandr Sergeevič Puškin, considerava i traduttori počtovye lošadi prosveščenija (i cavalli di ricambio dell’istruzione). Ovvero si è riconosciuto a tale disciplina un ruolo di primo piano nello sviluppo della cultura e della lingua nazionale.

Questo legame divenne evidente e fu alla base dei principi che nei primi decenni del ventesimo secolo portarono alla formazione della cosiddetta «scuola sovietica di traduzione». Alla creazione della scuola contribuirono due importanti strumenti: la casa editrice Vsemirnaja literatura (Letteratura universale), tra i cui fondatori va ricordato Maksim Gor’kij; e l’opuscolo Principy chudožestvennogo perevoda (I principi della traduzione letteraria), pubblicato dalla stessa casa editrice . Se la prima diede impulso alla pubblicazione di molti classici della letteratura straniera, e rappresentò un luogo di confronto tra scrittori, critici e filologi sulle teorie e tecniche della traduzione, l’opuscolo fu il frutto di discussioni e seminari intorno alla pratica della trasposizione di un testo da una lingua a un’altra ed ebbe una funzione di aggiornamento professionale (Čukovskij, Gumilev 1919, 5). Grazie al contributo del poeta Nikolaj Stepanovič Gumilëv e del critico Kornej Ivanovič Čukovskij in Principy chudožestvennogo perevoda furono formulate le prime norme traduttive che sarebbero state alla base della tradizione sovietica (Jasnov 2010). Sia per la prosa, sia soprattutto per la poesia, queste puntavano alla restituzione degli aspetti formali e stilistici, privilegiando in taluni casi le abilità tecnico-stilistiche nella lingua madre alla conoscenza della lingua di partenza. Si diffuse ad esempio, in particolare per il genere poetico, la traduzione da una lingua poco nota al traduttore con l’ausilio di versioni interlineari.

Bisogna poi riconoscere una peculiarità del ruolo riservato al traduttore letterario nel contesto sovietico. I nomi della letteratura straniera, come ricorda Efim Etkind, služili svoeobraznoj ideologičeskoj legitimaciej režima, kotoryj s samogo načala ob’’javil sebja naslednikom vsej kul’tury čelovečestva (Etkind 1997, 9: sono serviti da peculiare legittimazione ideologica del regime, il quale sin dall’inizio si dichiarò erede di tutta la cultura dell’umanità – traduzione nostra). L’orizzontalità, la capacità di attraversare le frontiere e l’internazionalismo divennero alcune delle qualità principali del nuovo assetto sociale post-rivoluzionario, mentre, durante il periodo staliniano, sebbene le frontiere fossero chiuse, lo stesso interesse per l’arte straniera si conservò, con l’idea che la cultura sovietica dovesse essere l’erede di tutte le tradizioni e la sintesi di tutti i percorsi del pensiero umano (Papernyj 2011, 50; 2017, 57).

Così i traduttori, che facevano capo all’Unione degli scrittori, godevano di uno statuto privilegiato perfino rispetto agli scrittori. In quell’ambito si organizzarono seminari dedicati alla traduzione letteraria, tra cui quelli tenuti da Lilianna Zinovyevna LunginaVladimir Borisovič Mikuševič, Ol‘ga Lineckaja, Juliana Jachnina (presso l’ambasciata svedese) e da molti altri.

I seminari rappresentano un metodo didattico diffuso allora come oggi. Al loro interno si discutono le caratteristiche di opere già pubblicate, si comparano diverse versioni di uno stesso testo, si confrontano e discutono gli elaborati dei partecipanti.

Tutto ciò determinò un altro fenomeno noto come uchod v perevody (passaggio alle traduzioni) degli scrittori. Molti autori a cui la censura non consentì di pubblicare e di diffondere liberamente la propria arte trovarono un rifugio e un maggior spazio di libertà proprio nel tradurre le opere straniere. In questo senso gli scrittori contribuirono a portare e sviluppare la lingua della letteratura russa dentro la traduzione, che fu concepita al pari di ogni altro prodotto di scrittura creativa.

Nel passato, così come ora, la traduzione editoriale era spesso praticata da persone prive di un titolo di studi specifico. Ciò non toglie che i rappresentanti del settore siano ora unanimemente concordi nell’affermare che un certo grado di formazione sia necessario. I seminari e l’esercizio del mestiere sono stati ritenuti essenziali strumenti di apprendimento, ad esempio, in occasione della tavola rotonda tenutasi il 30 marzo 2010 presso la Facoltà di lettere dell’MGU (l’Università statale Lomonosov di Mosca) sul tema Perevodu naucit’ nel’zja? (È impossibile insegnare a tradurre?). Alla tavola rotonda hanno partecipato i coordinatori di vari seminari di traduzione A. Livergant, O. Drobot, K. Starose’lskaja, T. Kazavčinskaja, N. Mavlevič, V. Babkov, E. Račinskaja, A. Borisenko e V. Son’kin, in presenza degli studenti. (Aa.Vv. 2010).

Negli ultimi decenni è sorta una vasta bibliografia costituita da articoli, saggi monografici e manuali, tra i quali si ricorda il volume di Valerij S. Modestov (2008), Chudozestvennyj perevod. Istorija, teorija, praktika (La traduzione letteraria. Storia, teoria, pratica).

Nell’affrontare la questione della preparazione professionale, prendiamo in esame il volume Po-russki s ljubov’ju. Besedy s perevodcikami (In russo con amore. Conversazioni con i traduttori) di Elena Kalašnikova (2008), contenente circa novanta interviste ad autorevoli traduttori editoriali. Avendo scelto di indagare sulla comunità dei traduttori, Kalašnikova ha raccolto curiosi dati sociologici. Come è facile supporre, la maggior parte dei traduttori proviene da facoltà umanistiche, giacché insegnamenti quali linguistica, storia della letteratura, grammatica comparata, teoria della traduzione garantiscono la formazione di una sensibilità e una preparazione propedeutica alla professione. Tuttavia, tra i traduttori contemporanei più famosi vi sono laureati in discipline tecnico-scientifiche, come V. Golyšev, A. Babkov, L. Motylev, G. Kružkov. Alcuni ritengono che essi siano in grado di tradurre meglio poiché abituati ad analizzare e risolvere i problemi, a distinguere gli elementi principali e secondari di un enunciato e a servirsi di una lingua priva di cliché letterari. Ad esempio Kružkov riconosce che disciplina, privitaja zanjatijami matematikoj, bezuslovno, skazyvaetsja i na tvorčestve (Kalašnikova 2008, 284: la disciplina, alla quale sono abituato grazie agli studi di matematica, senza dubbio influisce anche sull’attività creativa – traduzione nostra); o al contrario Motylev sostiene che čelovek, sklonnyj k technike, v perevode budet iskat’ intuitivnoe načalo, realizaciju togo, čto ne predpolagaet pervonačal’no vybrannaja im special’nost’. A gumanitariju, naoborot, interesny racional’naja vystroennost’, struktura teksta (Kalašnikova 2008, 368: una persona propensa alla tecnica cercherà nella traduzione un principio intuitivo, la realizzazione di ciò che non si presuppone alla base della specializzazione da lui scelta. Mentre colui che ha una formazione umanistica, al contrario, sarà interessato al principio costruttivo razionale, alla struttura del testo – traduzione nostra).

Entrando nel merito dell’iter formativo e delle istituzioni che ad oggi si occupano di traduzione editoriale, bisogna in primo luogo indicare l’università pubblica moscovita specializzata nell’insegnamento della scrittura creativa, il Literaturnyj Institut imeni A.M. Gor’kogo. Fondato nel 1933, l’Istituto letterario Gor’kij si pone in continuità con l’idea e le esperienze coltivate dalla «scuola sovietica di traduzione» del ventesimo secolo. L’istituto è infatti inquadrato all’interno di un percorso di formazione artistica, alla stregua delle Accademie teatrali e dei Conservatori. Oltre ai seminari di poesia, prosa, drammaturgia e scrittura per l’infanzia vi sono seminari di traduzione letteraria dedicati alle principali lingue europee (inglese, francese, tedesco, spagnolo e italiano), e, in periodi diversi, alle lingue orientali (cinese) e dei popoli dell’ex-Unione Sovietica. Questa tradizione è tornata in auge: sono stati attivati di recente seminari dalle lingue tatara, baschira e buriata. Il corso di laurea in traduzione, della durata di cinque anni, prevede lo studio di discipline linguistiche e letterarie, a cui sono affiancati corsi pratici, come redazione del testo, stage all’estero, e la partecipazione a concorsi letterari. Gli studenti cominciano a tradurre e scrivere opere proprie, sviluppando così abilità di scrittura e un personale gusto letterario. Per accedere al corso i futuri allievi sono tenuti a sostenere una prova di ammissione nella quale viene valutata la predisposizione e il talento letterario, non solo le abilità linguistiche.

Presso l’Istituto sono inoltre attivi i Corsi letterari superiori, della durata di due anni, che equivalgono a master di perfezionamento per coloro che già dimostrino una buona conoscenza della lingua straniera.

Malgrado i proventi siano tutt’altro che cospicui, la crescente popolarità di questa professione ha determinato la nascita di altri percorsi di formazione accademica. Nel 2005, ad esempio, l’università statale di Mosca (MGU) ha inaugurato la Scuola superiore di traduzione e interpretariato. Presso l’Università statale di San Pietroburgo (SPbGU) è attivo il Corso di laurea magistrale in traduzione editoriale. Esistono inoltre singoli insegnamenti e seminari dedicati a questo settore nelle varie Facoltà di lettere del paese, come quello condotto da A. Borisenko e V. Son’kin dalla lingua inglese presso l’MGU. L’Università statale russa di discipline umanistiche (RGGU), inoltre, offre un titolo di baccalaureato, una specialistica e un corso magistrale in Traduzione e teoria della traduzione.

Accanto alla formazione universitaria, vi sono percorsi non accademici, sia in presenza che online, come quelli forniti dalla Scuola di traduzione editoriale Azart di Mosca, istituita da V. Golyšev e V. Babkov nel 2015. La scuola nasce con l’intento di formare traduttori di narrativa e di genere non fiction e ad oggi propone seminari dalle maggiori lingue europee, tra cui l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo e l’italiano.

Nel 2015 la scrittrice Majja Kučerskaja e la filologa Natal’ja Osipova hanno inaugurato la Creative Writing School, che afferisce alla Scuola superiore di economia (Vyška) di Mosca. La scuola, di stampo europeo e americano, offre anche corsi di pratica della traduzione.

In conclusione, gran parte dell’offerta didattica proviene dalle istituzioni universitarie e possiede un carattere spesso teorico, se si eccettua l’Istituto letterario Gor’kij. Si osserva tuttavia un fenomeno di recente comparsa, ovvero la nascita autonoma di corsi di formazione e aggiornamento professionale extra-accademici. La proposta si concentra a Mosca e, parzialmente, a San Pietroburgo, lasciando al resto delle università e dei centri un ruolo di secondo piano.

Per ciò che riguarda il mercato editoriale, esso non si discosta dalla tendenza comune ai paesi europei di netto predominio dei titoli in lingua inglese. Si osserva inoltre una ripartizione piuttosto stabile dei titoli nelle altre lingue straniere, con lievi variazioni nel quinquennio preso in esame.

Tra il 2012 e il 2016 il numero di titoli in traduzione presenti sul mercato russo si è mantenuto costante. Secondo i dati dell’Agenzia federale della stampa e dei mezzi di comunicazione, la cui più recente indagine (Knižnyj rynok Rossii 2017) si riferisce al 2016, esso rappresenta il 10,7 % dei titoli complessivamente pubblicati. Nel 2016 il 58,7% di titoli è rappresentato dalla letteratura di lingua inglese con 7349 libri tradotti, una quota di poco inferiore al 2012. Al 7,5% si attestano i titoli di lingua francese con 938 titoli tradotti: si registra dunque un calo rispetto al 2012, quando rappresentavano il 9% dei titoli in lingua straniere. I titoli in lingua tedesca rappresentavano il 7% del mercato nel 2012, mentre rappresentano il 5% nel 2016. I titoli italiani passano dal 2% del mercato nel 2012 all’1,6 % nel 2016. Si è registrata una diminuzione dei titoli in lingua giapponese, che nel 2012 rappresentava l’1%, sostituito dall’1% dei titoli in lingua svedese. Nel 2016 il 25% dei titoli sono tradotti da altre lingue straniere e lingue minoritarie della Federazione Russa, rispetto al 21% del 2012. Anche il numero di lingue da cui si traduce aumenta da 94 a 96.

Se volgiamo la nostra attenzione alla letteratura italiana, le conclusioni tratte qualche anno fa non perdono la loro attualità (Jampol’skaja 2016). Difficile parlare di successo della letteratura italiana in Russia; piuttosto si osserva la nascita di singoli fenomeni editoriali, primo tra tutti la popolarità delle opere di Umberto Eco, ma anche di Alessandro Baricco, di Paolo Giordano e di Elena Ferrante. Le politiche editoriali si basano principalmente sulle percentuali di vendita e sui titoli promossi alle fiere internazionali del libro e tengono particolare conto dei nomi di punta della singola realtà nazionale. In alcuni casi le scelte vengono premiate, in altri casi no; così ad esempio, il proposito di puntare sui gialli prodotti nel Belpaese non ha avuto un esito positivo, mentre piuttosto popolare è la letteratura per l’infanzia. Le possibilità di pubblicare autori dimenticati del passato si presentano solo all’interno di grandi progetti editoriali o grazie all’intervento di finanziamenti, come quelli dell’Istituto italiano di cultura, che hanno permesso la nascita di un progetto editoriale di nicchia ma di prestigio come la collana «Biblioteca italica» della casa editrice moscovita Reka Vremen.

Non esistono accordi particolari tra centri di formazione e il mercato editoriale e l’ingresso del mondo del lavoro avviene in modo individuale e volontario.

In ultimo, è importante menzionare i Congressi dei traduttori organizzati dall’Istituto per la traduzione (Institut perevoda), che si svolgono a Mosca ogni due anni e sono preziose occasioni di scambio e di perfezionamento professionale che coinvolgono traduttori da tutto il mondo.

Bibliografia

Aa.Vv. 2010: Kruglyj stol. Perevodu naučit’ nel’zja?, in «Inostrannaja literatura», 2010, 12, 201-221

Čukovskij, Gumilev 1919: Kornej Čukovskij, Nikolaj Gumilev, Principy chudožestevennogo perevoda, Peterburg, Vsemirnaja literatura

Etkind 1997: Efim Etkind, Russkaja perevodnaja poezija XX veka, in Mastera poetičeskogo perevoda. XX vek, SPb, Novaja Biblioteka poeta

Jampol’skaja 2016: Anna Jampol’skaja, La letteratura italiana in Russia. Osservazioni sulla politica editoriale, in Translating East and West, a cura di Oriana Palusci e Katherine E. Russo, Trento, Tangram edizioni scientifiche, 2016, 167-188

Jasnov 2010: Michail Jasnov, “Chranitel’ čužogo nasledstva…”, Zametki o leningradskoj (peterburgskoj) škole chudožestvennogo perevoda, in «Inostrannaja literatura» 2010, 12, 222-241

Kalašnikova 2008: Elena Kalašnikova, Po-russki s ljubov’ju. Besedy s perevodčikami, Moskva, NLO

Knižnyj rynok Rossii 2017: Knižnyj rynok Rossii. Sostojanie, tendencii i perspektivy razvitija, Moskva, Federal’noe agenstvo po pečati i massovym kommunikacijam, 2013 – 2017

Modestov 2006: Valerij Modestov, Chudožestvennyj perevod. Istorija, teorija, praktika, Moskva, Izdatel’stvo Literaturnogo Instituta im. A. M. Gor’kogo

Papernyj 2011: Vladimir Papernyj, Kultura Dva, Moskva, NLO (traduzione italiana: Cultura due, di Elisa Baglioni, Roma, Artemide, 2017