Categoria: Numero 20 (primavera 2021)

Numero 20 (primavera 2021)

Racconto, interpretazione, immaginazione. Tradurre la saggistica storica

UN NUMERO MONOGRAFICO

a cura di Bruno Maida | Avvertenza: Gli articoli che compaiono con il logo dell’Università di Bergamo sono gli interventi alla giornata di studi “La traduzione di opere straniere e la storiografia italiana del Novecento”, a cura di Giovanni Scirocco e Massimiliano Vaghi (Bergamo, 30 gennaio 2020). È difficile pensare oggi a una storiografia rassicurata da una distinzione tra vero e falso, e tantomeno da una separazione netta tra una scrittura scientifica e una narrativa. Al di là delle sue critiche alle teorie di Hayden White (Benigno 2008), penso che Carlo Ginzburg abbia ben riassunto il rapporto tra narrazioni di finzione e narrazioni storiche rilevando che dovrebbe essere inteso come «una contesa per la rappresentazione della realtà», ma non nei termini di una guerra di trincea bensì di «un conflitto fatto di sfide, prestiti reciproci, ibridi» (Ginzburg 2020). Viene da domandarsi se anche i rapporti fra testo storico e traduzione, fra storico e traduttore, non debbano essere osservati anche sotto questo profilo. Perché se quelle sfide, intrecci, mutamenti sono sempre il risultato umanissimo dell’incontro fra un traduttore e un testo, tuttavia viene naturale domandarsi quanto e fino a dove vale questa prospettiva nel momento in cui il testo è quello scientifico, nel nostro caso storico. Prima di affrontare alcuni nodi che emergono dai contributi che vengono qui presentati, facciamo un passo indietro, perché indicare la genesi di questo numero monografico di «tradurre» permette di riconoscere il ruolo organizzativo e intellettuale rivestito da alcuni amici e colleghi, nonché aiuta a sottolineare come apparisse urgente una riflessione su saggistica e traduzione, in quanto terreno di lavoro e riflessione sostanzialmente non riconosciuto o trascurato.

La traduzione di opere straniere e la storiografia italiana

INTRODUZIONE AGLI ATTI DELLA GIORNATA DI STUDI, BERGAMO 30 GENNAIO 2019

di Giovanni Scirocco | Quelli che presentiamo in questa sezione sono gli Atti del seminario di studi dal titolo La traduzione di opere straniere e la storiografia italiana del Novecento tenutosi il 30 gennaio 2019 presso l’Università degli Studi di Bergamo, nell’ambito delle iniziative previste dal progetto di eccellenza su Digital Humanities e Studi sulla traduzione del Dipartimento di Lingue, letterature e culture straniere della medesima Università.

Editoria italiana e storiografia straniera nel secolo breve

LE IMPORTAZIONI NELLE COLLANE NOVECENTESCHE DI STORIA

di Gianfranco Petrillo | Solo a conti fatti, solo cioè dopo aver esaminato la massa di dati bibliografici dei testi stranieri pubblicati in italiano nel Novecento e anagrafici dei loro autori raccolta da Didi Magnaldi e da me, si è reso chiaro che l’arco temporale che di fatto andava preso in considerazione corrispondeva in buona sostanza col “secolo breve” hobsbawmiano. Anche chi non è storicista vorrà ammettere che non si tratta di una coincidenza, benché non sia il caso di soffermarsi qui su tutte le sue implicazioni. Sta di fatto che prima della prima guerra mondiale nella editoria italiana non esisteva nessuna collana destinata espressamente alla storia, e contenente quindi nella propria denominazione un termine che lo specificasse, e che, dopo gli anni ottanta, della ventina e più che nel frattempo si erano create, ne sono rimaste tre o quattro, le più vigorose, ma con caratteristiche sempre meno definite.

La «Biblioteca di storia» degli Editori Riuniti: mezzo secolo di storia tradotta

UNA COLLANA MARXISTA DI STORIA PER UNA CASA EDITRICE COMUNISTA

di Elisa Rogante | L’interesse per la storia è stato uno dei capisaldi della produzione degli Editori Riuniti, la cui lunga presenza nel mercato editoriale italiano resta indissolubilmente legata a quella del Pci, avendone accompagnato il percorso fino al dissolvimento dell’organizzazione all’inizio degli anni novanta, e sopravvivendo alla scomparsa del suo storico proprietario. Marchio tuttora in attività – oggi fa parte del Gruppo editoriale italiano – gli Editori Riuniti nacquero nel 1953 dalla fusione delle due editrici comuniste operanti negli anni bui della guerra fredda, Edizioni Rinascita e Edizioni di Cultura Sociale, ma la sigla fu effettivamente attiva dalla fine del 1956, dopo gli sconvolgimenti che quell’anno «indimenticabile» provocarono all’interno dell’universo comunista nazionale e internazionale.

Le traduzioni nelle collane storiche italiane, 1922-1990

a cura di Didi Magnaldi e Gianfranco Petrillo | A parziale strumento di orientamento per il lettore nella selva di titoli che vengono citati negli articoli di questo numero monografico, si presenta qui un elenco delle traduzioni della maggior parte delle opere straniere pubblicate nelle collane dichiaratamente dedicate alla storia dalle case editrici italiane tra la prima guerra mondiale e gli anni ottanta. Esse sono suddivise appunto per collane, le quali vengono presentate nella successione cronologica della loro nascita e, in caso di interruzione, della loro ripresa.

La «Storica» Corticelli, una collana quasi tutta di traduzioni

EDITORIA ANTIFASCISTA «ALLA LUCE DEL SOLE» NEGLI ANNI TRENTA

di Carlo Carotti | Rodolfo Morandi (1902-1955) è figura, non eccezionale ma rara, di politico e, nello stesso tempo, di studioso di alto livello. Da giovane intellettuale, dopo aver pubblicato nel 1931 da Laterza, col beneplacito di Benedetto Croce, la sua Storia della grande industria in Italia, considerava dimezzata la sua umanità se si fosse limitata allo studio. Era per lui necessaria una attività pratica che, nelle condizioni di allora, poteva essere solo di natura culturale, ma che divenne, nello stesso periodo, azione cospirativa, e lo portò a passare un periodo abbastanza lungo in carcere, che ne minò la salute. Fu in seguito un alto dirigente del partito socialista, di cui fu segretario generale nel 1945-6; fu quindi ministro della neonata Repubblica nel 1946-1947, e riorganizzatore del partito dopo la grave sconfitta elettorale del 1948, impegnato nella lotta per conferirgli quella linearità e stabilità che esso non ebbe mai.

Il laboratorio artigiano di casa Mezzomonti-Cantimori

EMMA MEZZOMONTI E LA TRADUZIONE DEL MANIFESTO DI MARX ED ENGELS

di Massimo MastrogregoriNel Manifesto del partito comunista (1848), Marx e Engels accennano, a un certo punto, a una specie di traduzione fallita: Deutsche Philosophen, Halbphilosophen und Schöngeister  – scrivono – bemächtigten sich gierig dieser Literatur (Marx, Engels 19778, 485: «Filosofi, semifilosofi e begli spiriti tedeschi s’impadronirono avidamente di questa letteratura [socialista e comunista francese]» – Mezzomonti 1948, 180), ma in modo maldestro, senza che ci fossero, in Germania, le Lebensverhältnisse (condizioni di esistenza) che in Francia avevano reso possibili quegli scritti: prima fra tutte la lotta contro il dominio della borghesia, che in Germania, negli anni intorno al 1840, stava appena iniziando. I deutschen Literaten («letterati tedeschi») provarono a intendere quei testi, a comprenderli.

Di traduzione in traduzione, il work in progress di Raul Hilberg

QUANDO TRADURRE SIGNIFICA COOPERARE ALLA RICERCA

di Frediano Sessi | Quando agli inizi degli anni novanta, proposi alla casa editrice Einaudi di tradurre e pubblicare l’opera più importante di Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews, considerata da tutti un testo fondamentale per lo studio delle procedure che portarono allo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, la risposta fu positiva. Poiché la dimensione del testo, pubblicato negli Stati Uniti in seconda edizione nel 1985, era imponente (tre volumi per un totale di 1274 pagine), si pose subito il problema di favorire una immediata diffusione del libro, con una pubblicazione economica, nella collana dei «Tascabili», insieme a una, rilegata, nella collana «Biblioteca di cultura storica».

Le traduzioni nella storiografia sul fascismo

di Christopher Rundle | Questo numero monografico intende indagare come alcune opere storiche tradotte in italiano abbiano contribuito allo sviluppo della tradizione storiografica italiana del Novecento. Come studioso formatosi in Inghilterra nel campo dei translation studies, ho pensato di offrire un contributo che prendesse in considerazione, invece, la prospettiva contraria: cioè, quella secondo la quale è la traduzione a diventare oggetto di ricerca storica. Vorrei riflettere, quindi, su come le traduzioni possano entrare a far parte della storiografia italiana, prendendo come esempio la storiografia sul fascismo. Nel febbraio del 1981 si tenne a Milano un convegno su Editoria e cultura a Milano tra le due guerre, organizzato da storici dell’editoria, in collaborazione con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, con interventi di studiosi e protagonisti di quella stagione storica. Qualche intervento fece riferimento alla letteratura tradotta e ai modelli letterari importati, mentre una sola relazione, tenuta da Giovanni Raboni, trattò esplicitamente la narrativa straniera (Raboni 1983).

Le traduzioni italiane di Serge Gruzinski

STORIA DELLA STORIOGRAFIA ED ESPERIENZA DIRETTA

di Maria Matilde BenzoniNel 2015, in occasione del XXII Congresso mondiale organizzato dal Comitato internazionale di scienze storiche (Comité international de sciences historiques), tenutosi per la prima volta in Cina, lo studioso francese Serge Gruzinski, storico del Messico e delle Americhe iberiche e, per questa via, della mondializzazione e dei processi di globalizzazione nella prima età moderna, ha ricevuto il primo International History Prize del CISH: un riconoscimento di rilievo, conferito significativamente a Jinan, una delle innumerevoli metropoli di un paese che giganteggia nel mondo globalizzato contemporaneo (CISH 2015). Oggi professore emerito del Centre national de la recherche scientifique (CNRS) e dell’École des hautes études en sciences sociales (EHESS), grazie a un’attività di ricerca e di docenza dal profilo cosmopolita, a partire dagli anni ottanta Gruzinski ha in effetti offerto un contributo organico e particolarmente originale allo studio del mondo iberoamericano e delle sue interazioni globali (Benzoni 2012, 79-94), articolandolo in una produzione scientifica che coniuga la storia all’antropologia nel dialogo con il tempo presente e i suoi molteplici linguaggi.