Strumenti | Numero 7 (autunno 2014)

La recensione / 4 – Storia del libro e suoi usi

di Gianfranco Petrillo

Gian Arturo Ferrari, Libro, Torino, Bollati Boringhieri, 2014, 215 p., €10,00.

Gian Carlo Ferretti e Giulia Iannuzzi, Storie di uomini e di libri. L’editoria letteraria italiana attraverso le sue collane, minimumfax, Roma, 2014, 320 p., €13,00

gian-arturo-ferrari-libro storie-di-uomini-e-libriL’ebook non è la fine del libro, è solo il suo ennesimo cambiamento di veste, o meglio una sua scomposizione e ricomposizione nelle numerose forme offerte dal digitale. Senza affermarlo recisamente, lo fa intendere Gian Arturo Ferrari raccontandoci la storia di questo prezioso strumento che «è stato e ancora è la forma più complessa della testualità che mai abbiamo conosciuto. La più vasta, la più articolata, a volte – perché non riconoscerlo? – la più pesante» (p. 205). Ferrari sa senz’altro di che cosa parla, essendo stato per molti anni, e con successo, alla testa della divisione libri del più importante gruppo editoriale italiano, la Mondadori, e successivamente presidente del Centro per la Lettura della presidenza del consiglio dei ministri (nominato dal padrone della stessa Mondadori, divenuto ahimè capo del governo). Di fronte a questa nuova sfida però Ferrari non si è sbilanciato in iniziative adeguate quando ricopriva l’incarico pubblico e non si sbilancia ora nelle previsioni e nei giudizi in quanto autore. Il mercato digitale della lettura sta subendo sconvolgimenti prossimi a terremoti, anticipati da quelli che scuotono già da tempo il consumo musicale. Ne ha dato un anno fa un quadro interessante, oggi in ulteriore evoluzione, Andrea Libero Carbone sulla rivista online «doppiozero» (http://www.doppiozero.com/rubriche/1815/201311/editoria-vivere-di-nuvole). Ma Ferrari preferisce non misurarsi con questo problema, ben contento, probabilmente, di essersi sottratto in tempo, andando in pensione, alla sfida sul campo. Tuttavia questa sorta di manuale di storia dell’editoria dall’antichità ai giorni nostri costituisce una lettura preliminare all’esame di questa sfida, tale da indicare entro quali parametri generali collocare il “prodotto” libro: non solo culturali ma anche tecnici ed economici. E’ un punto su cui Ferrari non si stanca di insistere in vari passaggi e in varie forme: il libro non è né può essere un oggetto di consumo intellettuale avulso dalla sua possibilità di esistere in quanto prodotto e merce. C’è qualcuno che i libri li fa materialmente (e, oggi, sia pure in forma digitale) e che finora ha impiegato materiali e tecniche che hanno un costo. Questo qualcuno va retribuito, questi materiali vanno pagati. Altrimenti non c’è intelletto che possa godere lettura alcuna.

Semmai il merito di questo libro è proprio questo, in quanto l’autore non dimentica mai tuttavia, grazie anche alla sua lontana formazione di classicista, il contenuto culturale del prodotto libro. La sua lettura è quindi senz’altro da consigliare a chi voglia farsi un’idea della storia materiale del prodotto libro entro la quale collocare – dopo la forma manoscritta e quella a stampa – il sua formato elettronico.

Libro di Gian Arturo Ferrari esce nella collana «I sampietrini» di Bollati Boringhieri, nata nel 2011 con Democrazia di Gherardo Colombo e proseguita con oltre una decina di altri titoli/concetto molto appetitosi. Ecco qualcosa che aiuta a comprendere la funzione dei singoli libri: le collane in cui vanno a collocarsi, che sono insieme un modo per riconoscerne la natura e il senso e una classificazione delle categorie culturali. Preziose per questo sono le esaurienti schede di cui è composto il libro di Ferretti e Iannuzzi sulle collane editoriali italiane e che finiscono col comporre una vera e propria storia dell’editoria letteraria italiana del Novecento, la quale valorizza pienamente le scelte sia “estetiche” che di mercato compiute dai singoli editori, alcuni – anzi molti, troppi – dei quali ormai estinti o ridotti a puro marchio di gruppi editoriali mangiatutto e livellatutto. Sono in tutto 45 schede, di lunghezza variabile a seconda dell’importanza della collana descritta: si va dalle quattro pagine dedicate alla nobile «Fenice», con cui Guanda negli anni cinquanta presentò per la prima volta agli italiani, in traduzioni con testo a fronte, alcuni tra i maggiori poeti del Novecento europeo e americano, alle otto equamente riservate a quelle che davvero hanno fatto la cultura letteraria degli italiani che volevano farsela: le mondadoriane «Medusa» e «Lo Specchio», la «Corona» di Valentino Bompiani, «I Coralli» di Giulio Einaudi, «Poesia» di Neri Pozza; alle altre sono riservate cinque o sei pagine ciascuna, ma tutte assolutamente esaurienti e dotate di preziosi corredi bibliografici: spiccano i «Gialli», «Urania», «Scrittori italiani e stranieri» e i due estremi dei tascabili «Oscar» e degli aristocratici «Meridiani» per la Mondadori, «I Gettoni» per Einaudi, la «Biblioteca Adelphi», «La Memoria» Sellerio… Ma tutte sono da leggere.

Il sottotitolo puntualizza: si tratta delle collane «letterarie», ossia di quelle in cui vengono/venivano pubblicati testi di poesia e di narrativa. Ma il discorso andrebbe allargato alla saggistica e in genere alla cosiddetta “varia”. Se ne trarrebbe un panorama complessivo di un interesse estremo, in grado di riformulare anche molte valutazioni sulla cultura del secolo scorso.

A questo punto forse sarà bene esplicitare il motivo per cui si insiste su questa rivista, dedicata alla traduzione, a segnalare con recensioni testi che si occupano di storia e tecniche dell’editoria. E’ un motivo semplice e vogliamo dirlo senza mezzi termini: siamo stufi del chiacchiericcio che è invalso intorno alla traduzione in termini puramente astratti e generici, come se si trattasse di un’attività svolta asetticamente in laboratorio e non fosse invece sottoposta, come tutte le attività umane, ai condizionamenti dell’ambiente e della storia; specificamente, nel suo caso, non solo a quelli linguistici e culturali, che nel chiacchiericcio sembrano esclusivi, ma anche a quelli tecnici ed economici che influiscono sul lavoro e sul mercato editoriale. Tener conto di materiali, tecniche, mestieri e persone del mondo del libro – sia cartaceo che elettronico, va da sé – è essenziale per affrontare il tema della traduzione (ma in realtà di qualsiasi prodotto editoriale). Continueremo a farlo.

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