Categoria: Strumenti

Le traduzioni nelle collane storiche italiane, 1922-1990

a cura di Didi Magnaldi e Gianfranco Petrillo | A parziale strumento di orientamento per il lettore nella selva di titoli che vengono citati negli articoli di questo numero monografico, si presenta qui un elenco delle traduzioni della maggior parte delle opere straniere pubblicate nelle collane dichiaratamente dedicate alla storia dalle case editrici italiane tra la prima guerra mondiale e gli anni ottanta. Esse sono suddivise appunto per collane, le quali vengono presentate nella successione cronologica della loro nascita e, in caso di interruzione, della loro ripresa.

La recensione – Gli storici, il problema del lavoro e alcune osservazioni sulla traduzione

di Frédéric IevaA proposito di: Lucien Febvre, Lavoro e storia. Scritti e lezioni (1909-1948), a cura di Fabrizio Loreto, Roma, Donzelli, 2020, pp. XLIV-124, € 18,00. In questi ultimi anni la casa editrice Donzelli ha proposto in traduzione italiana diversi scritti di Lucien Febvre. Lavoro e storia è una raccolta di sette saggi, la cui cifra comune è quella di affrontare tematiche inerenti la storia del lavoro e del movimento sindacale. Gran parte dei testi presentati sono inediti (il primo su Proudhon, gli altri sono quattro lezioni sulla storia del sindacalismo francese), mentre i restanti due erano già noti al pubblico italiano. Il primo di questi è la prefazione scritta da Febvre a Histoire du mouvement ouvrier di Édouard Dolleans, edito presso Armand Colin nel 1936, e tradotto da Rosa Pignatari col titolo Storia del movimento operaio (Roma, Edizioni Leonardo, 1946; ripubblicato da Sansoni, 1968). Il secondo è il saggio Lavoro: evoluzione di un termine (Travail: évolution d’un mot et d’une idée, dato per la prima volta alle stampe dalle Presses Universitaires de France nel 1948), già inserito nella raccolta di saggi Studi su Riforma e Rinascimento e altri scritti su problemi di metodo e di geografia storica pubblicata da Einaudi nel 1966, e riedito in Problemi di metodo storico (Torino, Einaudi, 1976), con traduzione di Corrado Vivanti.

Le opere di Emilio Castellani mediatore letterario e teatrale

Le traduzioni, escluse quelle da Brecht

a cura di Aldo Agosti |

N.B. Le traduzioni da Brecht so no comprese in un secondo elenco, qui sotto, di tutte le opere di Brecht pubblicate da Einaudi a cura di Castellani, Renata Mertens, Cesare Cases e Roberto Fertonani

Lenin, Milano, Treves, 1938 (da Essad Bey, Lenin, 1937)

Sprovveduti, innovativi o libertari?

QUALCHE CONSIDERAZIONE SULL’USO DEGLI ANGLICISMI IN ITALIANO

di Alessio Mattana |

Nello scorso numero di «tradurre» Massimo Fanfani ha scritto un articolo ricco di spunti sulla seconda ristampa di L’italiano è meraviglioso (2019) di Claudio Marazzini, ordinario di Storia della lingua italiana presso l’Università del Piemonte orientale e da oltre sei anni presidente dell’Accademia della Crusca. Come suggerisce il sottotitolo del volume, Come e perché dobbiamo salvare la nostra lingua, l’intento di Marazzini è quello di lanciare un appello in difesa dell’italiano, la cui esistenza sarebbe in pericolo.

La recensione / 1 – Una poesia dieci traduzioni

di Eleonora Gallitelli |

A proposito di: John Keats, All’autunno, a cura di Edoardo Zuccato, Modena, Mucchi, 2019, pp. 80, € 8,00; Arthur Rimbaud, Il battello ebbro, a cura di Ornella Tajani, Modena, Mucchi, 2019, pp. 80, € 8,00; William Shakespeare, Sonetto XLIII, a cura di Chiara Lombardi, Modena, Mucchi, 2019, pp. 80, € 8,00; Walt Whitman, O Capitano! Mio Capitano!, a cura di Franco Nasi, Modena, Mucchi, 2019, pp. 80, € 8,00

All’iniziativa di Antonio Lavieri, francesista attivo nel campo degli studi sulla traduzione nonché promotore e curatore dell’opera di grandi teorici della traduttologia come Emilio Mattioli e Jean-René Ladmiral, si deve il lancio di due collane per Mucchi Editore che affrontano il «problema del tradurre» (dal titolo di una raccolta di Mattioli curata da Lavieri nel 2017: Il problema del tradurre (1965-2005), Mucchi) da due prospettive diverse e complementari.

La recensione / 2 – Lo scrittore-traduttore

di Luca Zuliani |

A proposito di: Pietro Benzoni, Versioni d’autore, in prosa e in versi. Lingua e stile delle traduzioni novecentesche, Firenze, Franco Cesari Editore, 2018, pp. 233, € 20,00

Il volume è una raccolta di saggi, ma ha una struttura precisa e compatta. Prende in esame le traduzioni in italiano delle opere di cinque autori capitali della letteratura francese fra Otto e Novecento (Flaubert, Zola, Céline, Proust e Baudelaire) e si concentra su un particolare tipo di traduttore novecentesco: quella «figura di poeta che è insieme traduttore e critico»

La recensione / 3 – Dalla traduzione come atto creativo alla traduzione professionale

di Mario Marchetti |

A proposito di: La letteratura tedesca in Italia. Un’introduzione (1900-1920), a cura di Anna Baldini, Daria Biagi, Stefania De Lucia, Irene Fantappiè e Michele Sisto, Macerata, Quodlibet, 2018, pp. 320, € 22,00

Il titolo che abbiamo scelto per questa recensione del saggio collettivo La letteratura tedesca in Italia. Un’introduzione (1900-1920) vuole portare l’attenzione su uno in particolare dei tanti aspetti di questo prezioso libro dovuto all’agguerrita collaborazione di Anna Baldini, Daria Biagi, Stefania De Lucia, Irene Fantappiè e Michele Sisto.

La recensione / 4 – Un laboratorio a tre dimensioni

di Alice Gardoncini |

A proposito di: Cesare Cases, Laboratorio Faust. Saggi e commenti, a cura di Roberto Venuti e Michele Sisto, Macerata, Quodlibet, 2019, pp. 573, € 32,00

Se l’essenza di un mito non risiede nella sua origine ma coincide invece con la storia e con le tappe della sua stessa elaborazione, allora Laboratorio Faust contribuisce in modo decisivo, e si potrebbe dire programmatico, alla ricostruzione di ciò che il capolavoro goethiano ha significato per la seconda metà del Novecento italiano.

In un’intervista del 1971 Cesare Cases, rievocando la tavola rotonda in cui si presentava al pubblico la traduzione italiana di Franco Fortini del 1970, riferiva che tra i critici tedeschi circolava un diffuso stupore «per il fatto che simili traduzioni rivelano la possibilità per noi [italiani], di un rinnovato contatto con testi che sembrano non dir più nulla alle nuove generazioni in Germania» (p. 178). Affermazione che se inizialmente può a sua volta stupire, dà in realtà voce al ben noto fenomeno secondo il quale alcuni capolavori del passato raggiungono maggior leggibilità all’estero, dove tradurli, e soprattutto ritradurli, periodicamente è un’operazione che non ha bisogno di essere legittimata. E dà conto al contempo di come Cases ritenesse di avere un punto di osservazione privilegiato sul Faust.

La recensione / 5 – La traduttologia di Michel Ballard

di Frédéric Ieva

A proposito di: Au cœur de la traductologie. Hommage à Michel Ballard, a cura di Lieven D’hulst, Mickaël Mariaule e Corine Wecksteen-Quinio, Arras, Artois Presse Université, 2019, pp. 336, € 24,00

Michel Ballard è stato uno dei più convinti assertori della traduttologia in Francia: per buona parte della sua esistenza si è impegnato (pur senza riuscirci pienamente, come afferma Astrid Guillaume nel saggio La sémiotraductologie ou le transfert du sens implicite, pp. 203-220) per affrancarla dalla linguistica e dalla letteratura comparata e per trasformarla in una disciplina autonoma all’interno del sistema universitario transalpino. Il volume qui recensito è il frutto di un convegno tenutosi ad Arras l’8-10 giugno 2016, poco dopo

La recensione / 6 – Un osservatorio privilegiato sull’editoria italiana

di Bruno Maida |

A proposito di: Anna Ferrando, Cacciatori di libri. Gli agenti letterari durante il fascismo, Milano, Franco Angeli, 2019, pp. 304, € 37,00

Più che una storia degli agenti letterari italiani durante il fascismo, come lascerebbe intendere il sottotitolo, il libro di Ferrando è un’accurata ricostruzione delle vicende dell’Agenzia letteraria internazionale (Ali), dalla sua fondazione nel 1898 agli anni immediatamente successivi al secondo dopoguerra. A crearla e guidarla per mezzo secolo fu Augusto Foà, affiancato, tra le due guerre, dal figlio Luciano il quale, alla morte del padre nel 1948, ne prese la guida fino al 1951 quando, divenuto segretario generale di Einaudi, la lasciò in mano a