LTit Anteprima | Numero 16 (primavera 2019)

Giaime Pintor (Roma, 30 ottobre 1919 – Castelnuovo al Volturno, 1 dicembre 1943)

di Stefania De Lucia

La vita

1919 Giaime Pintor nasce a Roma il 30 ottobre in una famiglia della piccola nobiltà cagliaritana di ascendenza spagnola, di forte tradizione cattolica e monarchica. Il padre, Giuseppe, è impiegato presso il Provveditorato delle opere pubbliche. La madre Adelaide, detta Dedè, ha origini sarde e ha studiato a Firenze. Lì scrive racconti per l’infanzia pubblicati con regolarità sul «Corriere dei Piccoli». Lascia il lavoro dopo le nozze e il trasferimento in Sardegna per occuparsi dei suoi quattro figli, Giaime, Silvia, Luigi – in seguito giornalista e cofondatore della rivista, poi quotidiano, «il manifesto» – e Antonietta. Dagli anni trenta curerà riduzioni di classici della letteratura francese per la collana per bambini «La scala d’oro» della Utet.

Forte è il legame di Giaime con gli zii paterni: il generale d’armata Pietro, il direttore della Biblioteca del Senato e responsabile del Dizionario biografico degli italiani Fortunato, e Francesca.

1920- 1924 A causa del lavoro di Giuseppe, la famiglia si sposta tra Sora, Firenze e Roma, città nella quale Giaime resta anche dopo i successivi trasferimenti del padre, affidato alle cure degli zii Fortunato e Francesca.

1925-1929 La famiglia si trasferisce a Cagliari. Giaime avvia la sua istruzione con un istitutore privato.

1930-1934 È affascinato dalla semplicità del territorio sardo, ma spaventato dalla sua ostilità e dall’arretratezza culturale. Coltiva molteplici interessi, in primis la lettura, e decide di completare a Roma la formazione liceale iniziata a Cagliari con risultati non brillanti. In questi stessi anni, grazie all’aiuto di un insegnante privato, comincia ad apprendere il tedesco.

1935-1937 Nel 1936, con un anno di anticipo, completa gli studi al liceo Mamiani di Roma. Cedendo alle richieste della famiglia, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza.

Mentre osserva la progressiva militarizzazione della città, partecipa alle riunioni nella casa romana degli zii, incontrando Arturo Solari, Augusto Mancini, Giuseppe Manacorda, Gioacchino Volpe, Giuseppe Lombardo Radice, Giovanni Gentile, Benedetto Croce e Arturo Marpicati. Lì conosce anche Lucio Lombardo Radice, figlio di Giuseppe, con il quale stringe una salda amicizia. Lucio lo invita alle riunioni politico-culturali di marca antifascista dei “giovani comunisti romani” che si tengono a casa sua: vi partecipano Antonio Amendola, Ugo Natoli, Aldo Sanna, Paolo Bufalini, Paolo Solari e le sorelle di Lucio, Giuseppina e Laura. L’impegno politico e la partecipazione di Giaime alle discussioni sono modesti: il suo interesse è prevalentemente orientato verso la letteratura e la filosofia.

In quegli anni frequenta un nutrito gruppo di studenti, ebrei e antinazisti, alcuni giunti dalla Germania quando in Italia non erano ancora state promulgate leggi razziali. Tra tutte, quella con Mikhail Kamenetzky, detto Misha, di nascita russa ma giunto in Italia ancora bambino, è un’amicizia profonda che si trasformerà negli anni anche in un sodalizio lavorativo. Nell’estate del 1937 intraprende un viaggio in Tripolitania, Cirenaica e Malta con lo zio Pietro.

1938 Riceve i primi incarichi di traduzione dal tedesco: una selezione di poesie di Rainer Maria Rilke viene pubblicata parte in «Il Frontespizio» e parte in «Poeti d’oggi».

Trascorre l’estate in Francia, prevalentemente a Besançon, per perfezionare il francese. Avendo apprezzato le traduzioni di Rilke, Alessandro Bonsanti lo invita a collaborare alla rivista «Letteratura».

Al ritorno in Italia, trascorre un breve periodo a Firenze, dove frequenta l’ambiente degli ermetici: pur riconoscendo meriti al rinnovamento della lingua poetica da loro proposto, non ne apprezza l’isolamento culturale e politico.

Con l’approvazione delle leggi razziali diviene sempre più partecipe delle attività dei giovani comunisti romani.

1939 A febbraio conosce Adriano Grande, impiegato presso la direzione generale per la propaganda presso il ministero della Cultura popolare (Minculpop) e direttore della rivista «Circoli», con la quale comincia a collaborare. Lì appaiono, per la prima volta in Italia, le sue traduzioni di poesie di Hermann Hesse, seguite pochi mesi più tardi, dalla traduzione dei versi di Georg Trakl, prima sulle pagine della fiorentina «Campo di Marte» e successivamente nella milanese «Corrente di vita giovanile».

Partecipa ai Littoriali di Trieste, le gare sportive, artistiche e culturali tra universitari organizzate annualmente dai Gruppi universitari fascisti (Guf), dove stringe una solida amicizia con Carlo Muscetta, insieme al quale fa visita a Umberto Saba.

Nello stesso anno esce su «Campo di Marte» un Sonetto a Orfeo di Rilke tradotto da Pintor un anno prima.

Intanto, grazie all’intercessione di Alessandro Bonsanti, entra in contatto con Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti, ideatori del nuovo periodico di Rizzoli, «Oggi», che proprio il 3 giugno di quell’anno comincia le sue pubblicazioni. I direttori gli affidano l’incarico di consulente per la cultura tedesca. Benedetti tenta di dissuaderlo dall’utilizzo di uno stile di scrittura troppo ricercato affidandogli una rubrica di cronaca e costume, Atlante, che Pintor terrà dal 24 giugno al 9 settembre, firmando i suoi contributi con il soprannome di Mercutio. Alla rubrica lavora con impegno anche da Salerno, dove si reca dal 14 luglio al 31 ottobre per frequentare il corso allievi ufficiali.

Lasciata Salerno per Cagliari, fa ritorno a Roma in dicembre e riprende gli studi universitari, mirando a una loro rapida conclusione. Nello stesso anno stringe amicizia con Mario Spinella e, condividendone lo spirito antifascista, entra in contatto con un gruppo di giovani liberal-socialisti di Pisa. Inizia la collaborazione con la già citata rivista «Corrente», alla quale affida poesie in traduzione (Trakl e Rilke) e componimenti propri.

1940 La redazione di «Oggi» gli affida la rubrica letteraria Libreria. Il 15 aprile comincia la collaborazione con «Primato». In redazione conosce Giacinto Spagnoletti e riallaccia i contatti con Mario Spinella. Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile partecipa ai Prelittoriali di Roma, classificandosi al primo posto nella sezione letteraria, e ai Littoriali di Bologna, nei quali si posiziona al terzo posto nella sezione di critica letteraria. Il 18 giugno si laurea in giurisprudenza a pieni voti, ma con l’inizio della guerra viene chiamato alle armi: il 1° luglio parte col 51° Reggimento Cacciatori delle Alpi alla volta di Perugia. Nella città umbra frequenta Filomena D’Amico, già conosciuta a Roma e alla quale è legato da un affetto fraterno e un vivo scambio intellettuale, e si innamora di Ilse Bessel, una giovane tedesca di Heidelberg. L’amicizia con Aldo Capitini stretta in quello stesso anno gli fa maturare l’idea di iscriversi nuovamente all’università, questa volta a lettere e filosofia. Dopo l’esperienza di un campo militare in Liguria, Pintor torna a Perugia e intensifica la collaborazione con «Oggi». Insieme all’amico Misha Kamenetzky cura la rubrica di politica estera XX Secolo, che firmano in comune col nome de plume «Ugo Stille», che proprio in ricordo dell’amico Misha adotterà per firmare le sue corrispondenze dagli Stati uniti sul «Corriere della sera» dopo la guerra. In dicembre lo zio Pietro Pintor, che presiedeva la Commssione d’armistizio franco-italiana, muore in un incidente aereo in circostanze misteriose e il giovane sottotenente Giaime viene trasferito a Torino, città nella quale svolge prevalentemente mansioni d’ufficio.

1941 A Torino conosce Cesare Pavese e, per suo tramite, comincia a collaborare con la casa editrice di Giulio Einaudi. Traduce alcuni testi per l’antologia Germanica, curata per Bompiani da Leone Traverso, nella stessa collana «Pantheon» creata da Elio Vittorini nella quale era uscita Americana, subito sequestara per il suo aperto antifascismo. Per la stessa collanba cira, insieme al torinese Lionello Vincenti, il volume Teatro tedesco, al quale collabora per la parte medioevale la sua ex insegnate Olga Gogala. Compie numerosi viaggi all’estero per lavoro e all’inizio del mese di marzo svolge il suo primo incarico diplomatico per la commissione d’armistizio a Wiesbaden, raggiungendo da lì anche Heidelberg. In seguito alla partenza di Kamenetzky per Lisbona, cessa di tenere la rubrica XX secolo, interrompendo, di lì a poco, anche ogni sua altra collaborazione con «Oggi».

1942 Nel mese di luglio, promosso tenente, va nuovamente a Heidelberg, per poi spostarsi sia all’estero che in Italia per incarichi di servizio. Dall’8 all’11 ottobre viene convocato a Weimar su invito dell’ambasciata tedesca per prendere parte al convegno dell’Unione degli scrittori europei, patrocinato dalle autorità naziste. Le riflessioni sull’incontro, che Pintor redige per «Primato», vengono censurate a causa di presunti toni antifascisti e antinazisti. Dopo un ultimo periodo di lavori per la commissione d’armistizio a Parigi, prima della sua chiusura, Pintor viene trasferito il 10 dicembre alla missione militare italiana di Vichy, la capitale del nuovo stato francese presieduto dal maresciallo Pétain che collabora con gli occupanti tedeschi.

1943 Due resoconti sullo stato di decadenza culturale in cui versano gli intellettuali francesi, l’ultimo dei quali apparso in giugno, sono i suoi ultimi contribuiti a «Primato». In settembre, dopo l’armistizio e l’occupazione dell’Italia centro-settentrionale da parte dei tedeschi, raggiunge a Brindisi lo Stato maggiore regio messosi al riparo presso gli angloamericani, ma disgustato dall’ambiente badogliano, diserta e raggiunge Napoli per contribuire a creare i Gruppi combattenti Italia ideati negli ambienti vicini a Croce. D’accordo con i servizi segreti inglesi, decide di passare le linee con un gruppo di compagni per raggiungere i partigiani. Il 1° dicembre 1943 muore a Castelnuovo al Volturno in seguito allo scoppio di una mina tedesca.

Giaime Pintor e la letteratura tedesca

Apprendere il tedesco tra Cagliari e Roma

L’interesse di Giaime Pintor per la lingua e la cultura tedesca affonda le radici nell’infanzia ed è riconducibile alla passione familiare per la radio e per la musica, in particolare per Schubert, Beethoven e Wagner. Anche in età adulta la musica resta ai suoi occhi un’arte nella quale, a differenza di quanto avviene nella parola scritta, i paesi di lingua tedesca conservano memoria dei più alti valori civili, senza piegarli alle nuove ideologie politiche.

Ereditando dalla madre Adelaide l’amore per la lettura e per la scrittura fantastica, Giaime trasforma ben presto la passione infantile per le favole in quella per i capolavori della letteratura italiana e straniera, che raccoglie, legge e cataloga con cura. Le sue letture sono un antidoto alla noia degli anni scolastici, soprattutto quelli sardi, durante i quali sente di non avere validi interlocutori. All’incontro folgorante con i narratori russi segue quello con la letteratura francese e inglese e, parallelamente, con quella tedesca, alla quale dedica presto un’attenzione particolare: per leggere i testi in originale chiede infatti alla famiglia di assumere un insegnante privato di tedesco (Calabri 2007, 20). Nell’apprendimento della lingua usa un metodo prevalentemente filologico e acquisisce strutture e vocaboli traducendo fiabe dei Grimm e brani dal Barone di Münchhausen. In seguito lamenterà «l’assurda situazione per cui per molto tempo pur sapendo bene il tedesco scritto ed essendo noto come traduttore e studioso non fui in grado di parlarlo» (Pintor 2000, 24).

Le sue letture sono testimoniate da appunti, lettere e pagine di diario: i suoi interessi spaziano da Goethe (di cui apprezza il Werther e il Faust ma non il Viaggio in Italia) ai versi del Buch der Lieder di Heine (preferiti a quelli di Schiller) per estendersi fino alla letteratura contemporanea. Ne è un esempio l’interesse che mostra per il romanzo di Hans Fallada, E adesso, pover’uomo? tradotto nel 1933 da Bruno Revel, che giudica, almeno nella prima parte, «qualcosa di più di un buon libro», piuttosto «una compiuta opera d’arte» citabile, «insieme a pochi altri, come esempio del romanzo contemporaneo» (Calabri 2007, 39).

Con il trasferimento a Roma, Pintor frequenta l’Istituto di studi germanici, stringendo lì amicizia con lo storico Delio Cantimori, e incontra con regolarità un gruppo di giovani tedeschi ebrei e antifascisti che, cacciati dalle loro scuole e privati dei diritti civili, erano stati costretti a fuggire in Italia lasciando in Germania le loro famiglie. In questi anni partecipa anche alle riunioni dei giovani comunisti romani nel salotto di Lucio Lombardo Radice, ma preferisce dedicare il tempo libero ai suoi interessi linguistici e letterari. In una lettera ai genitori del gennaio 1937 spiega di aver acquistato per la prima volta il «Völkischer Beobachter» per «imparare un tedesco che non sia solo quello rimbombante degli endecasillabi schilleriani» (Calabri 2007, 39).

Tra il 1937 e l’inizio del 1938, Pintor scopre i versi di Rilke, al tempo già diffusi in Italia nelle versioni di Giovanni Necco, Elio Gianturco e Vincenzo Errante. Della poesia rilkiana discute a lungo con la sua nuova insegnante di tedesco, Olga Gogala di Leesthal, esperta di letteratura tedesca medioevale e traduttrice, vecchia amica della madre e, già nel 1938, consegna alla rivista «Frontespizio» la traduzione di Verhündigung (Annunciazione), tratta dal Buch der Bilder.

L’approdo alle riviste letterarie

Le continue revisioni alle quali sottopone negli anni i testi di Rilke testimoniano «dell’alto grado di immedesimazione con il suo poeta, e l’impazienza dello stesso Pintor di crescere spiritualmente, che egli proietta sull’altro, cui presta la sua voce» (cfr. Dorowin 2005, 25-26). Anche durante il soggiorno estivo a Besançon, nell’estate del 1938, lavora con impegno alla messa a punto di nuove traduzioni rilkiane. Grazie alla mediazione dello zio Fortunato, che le invia ad Arturo Marpicati, e alla presentazione che questi fa delle sue abilità traduttive ad Alessandro Bonsanti, direttore di «Letteratura», Pintor può proporre al periodico la pubblicazione di Alcesti, traduzione di Alkesti, dalle Neue Gedichte di Rilke. La rivista ne rimanda l’uscita di ben due anni, impegnando nel frattempo Pintor nella traduzione del romanzo Kindheit des Herzens (Infanzia del cuore) del giovane Gert René Podbielski. Pur apprezzando alcuni aspetti stilistici del testo, Pintor ne disprezza l’eccessiva vena decadente, e per questo motivo, col consenso dell’editore, ne traduce solo dei brani scelti, commentandoli in una nota introduttiva (Pintor 1939a; Biasiolo 2010, 138).

Tra Hesse, Rilke e Trakl: alla ricerca di un linguaggio poetico

Nel febbraio del 1939 Pintor viene presentato ad Adriano Grande, uno degli intellettuali di punta del fascismo e fondatore della rivista «Circoli», sulla quale inizia a pubblicare traduzioni da poeti tedeschi contemporanei. Comincia con tre testi poetici di Hermann Hesse, autore fino a quel momento noto nel nostro paese esclusivamente per la sua prosa. È proprio dopo aver letto la traduzione di Cristina Baseggio di Narziss und Goldmund, Narciso e Boccadoro, apparsa nel 1938 nella «Medusa» mondadoriana, che Pintor sviluppa curiosità e interesse per il linguaggio poetico di Hesse, che, come osserva nell’introduzione ai testi da lui tradotti, non raggiunge livelli di «altissima poesia» e nemmeno indica nuove strade della sperimentazione, ma si lascia apprezzare come esempio di un «romanticismo minore», nutrito di uno stile leggero e di un forte equilibrio interiore (Pintor 1939b). Nella sua resa italiana Pintor piega il verso hessiano ai nuovi stilemi della lirica ermetica, adottando per le sue traduzioni elementi come il sostantivo assoluto o emblematico e la ripetizione, elementi che ha assorbito con la lettura dei versi di Alfonso Gatto e Salvatore Quasimodo (cfr. Mengaldo 1975,134-135).

Il lavoro di composizione in proprio, insieme a quello di traduzione, trova un ulteriore momento di affinamento attraverso la pubblicazione, nel 1939, su «Campo di Marte» prima e su «Corrente di vita giovanile» poi, dei versi di Georg Trakl. La scelta di tradurlo è suggerita dal legame che i versi del poeta sembrano avere con quelli di Hölderlin, del quale Pintor è grande estimatore. Solo un anno più tardi affida nuovi versi rilkiani a «Corrente». La rivista, fondata da Ernesto Treccani e pensata come uno spazio d’indipendenza intellettuale rispetto alla politica culturale del regime, in quegli anni vede tra i suoi collaboratori Alfonso Gatto, Mario Luzi, Piero Bigongiari, Oreste Macrì e Carlo Bo. Giansiro Ferrata e Giancarlo Vigorelli, succeduti a Vittorio Sereni nella direzione della pagina culturale, tengono molto sia alle traduzioni di Pintor sia ai suoi versi, offrendosi di pubblicarli.

«Oggi»

Alla fine del maggio 1939 Pintor viene convocato da Arrigo Benedetti e Mario Pannunzio con la richiesta di collaborare, come esperto di letteratura tedesca, al nuovo periodico di Rizzoli, «Oggi». Oltre a un generoso compenso, la rivista gli offre l’abbonamento a una rivista tedesca e tutti i libri che desideri recensire, e fissa i suoi compiti nella stesura di articoli, recensioni e profili biografici di scrittori. La collaborazione con la testata dura fino al 1941 (Calabri 2007, 81). Già sul terzo numero della rivista, Pintor dà prova delle sue capacità critiche pubblicando la sua prima recensione che, con il titolo Il Werther italiano, elogia la nuova traduzione di Alberto Spaini del noto romanzo goethiano. L’articolo diventa occasione per aprire una riflessione più ampia sul rapporto tra il romanticismo e la cultura contemporanea. Verso il romanticismo Pintor conserva per tutta la vita un atteggiamento assai ambiguo, da un lato subendo il fascino degli elementi che legano il movimento romantico a quelli che lo avevano preceduto, come la concezione vitalistica della natura, l’individualismo, l’audacia dell’espressione, e dall’altro, invece, criticandone la concezione del genio sregolato, facile a sfociare nel predominio dell’inconscio e dell’irrazionale.

«Letteratura»

Alla fine del 1939 Pintor intensifica la sua collaborazione con «Letteratura». Tra i primi compiti che gli vengono assegnati da Bonsanti c’è la stesura di una nota sul numero monografico del periodico letterario tedesco «Das innere Reich», dedicato alla letteratura italiana e affidato dal direttore, Paul Alverdes, a due germanisti italiani, Bonaventura Tecchi e Giuseppe Gabetti. Il nuovo orientamento di Pintor è già chiaramente enunciato in questa breve recensione, nella quale egli evidenzia come il fatto che siano stati due germanisti e non due italianisti a selezionare i materiali letterari del nostro paese da esportare in Germania, abbia reso i contenuti del volume liberi da “arbitri” e “deformazioni”, offrendo ai lettori tedeschi un panorama vario ma soprattutto apolitico del nostro patrimonio letterario (Pintor 1939c).

La posizione di Pintor è ben testimoniata anche dalla sua recensione alla nuova edizione dei Malavoglia di Verga, curata per Mondadori da Lina e Vito Perroni, apparsa su «Oggi» il 16 dicembre del 1939, in cui osserva che il merito più grande di Verga, la sua «vera modernità», è stata quella di subordinare ogni questione sociale o linguistica a una struttura narrativa finemente architettata, dimostrando, attraverso l’utilizzo del narratore impersonale, di saper gestire in modo perfetto la forma romanzo. A quell’epoca Pintor ancora crede nella prevalenza delle ragioni del testo su quelle sociali o politiche, cosa destinata a cambiare di lì a poco per tramutarsi nel suo esatto contrario. Con l’inasprirsi del conflitto egli sente infatti la necessità di ridefinire il ruolo morale e civile che lo scrittore deve assolvere nella società, anteponendo i fini etici e morali del testo alle ragioni estetiche.

Un primo passo verso questo cambiamento è riscontrabile nella sua tesi di laurea su La concezione dello Stato nella Germania del dopoguerra, in cui da un lato approfondisce il concetto di democrazia e dall’altro, invece, indaga le ragioni profonde che hanno portato alla diffusione delle idee nazionalsocialiste in uno dei paesi culturalmente più ricchi d’Europa. Di questi argomenti discute a lungo con Delio Cantimori, allora distaccato all’Istituto italiano di studi germanici in Roma.

Politica e cultura: dalla rubrica Libreria alla collaborazione con «Primato»

Queste stesse riflessioni animano la nuova rubrica di «Oggi», Libreria, che Pannunzio e Benedetti gli affidano con l’incarico di recensire opere e autori della letteratura italiana. In essa Pintor rivendica un approccio critico non basato esclusivamente sulla dimensione estetica del testo ma capace di adottare un punto di vista più ampio, che non disgiunga dall’interpretazione la considerazione del suo sfondo politico, sociale, economico. Il suo lavoro attrae l’attenzione del ministro Giuseppe Bottai, che proprio nei primi mesi del 1940, allo scopo di controllare l’opposizione al fascismo nei movimenti intellettuali, chiede ad alcuni dei letterati più in vista e non compromessi con il regime, di partecipare alla nascita di un nuovo quindicinale, «Primato». Per Bottai, impegnato in prima linea nella propaganda del partito fascista, la voce di Pintor rappresenta una testa d’ariete con la quale penetrare negli ambienti intellettuali più ostili al fascismo. Per Pintor, che inizia la sua collaborazione il 15 aprile 1940 e la conclude il 15 giugno 1943, «Primato» costituisce invece uno spazio nel quale affrontare liberamente la questione del rapporto tra politica e cultura.

La collaborazione alimenta inoltre in lui la speranza di poter tornare alle vecchie passioni: non è un caso che il primo degli undici contributi pensati per la rivista porti il titolo Un’antologia tedesca e che sia principalmente agli autori tedeschi che il giovane collaboratore dedica la maggior parte delle sue riflessioni. Con malcelata ironia e astenendosi da ogni giudizio politico diretto, Pintor vi “denuncia” il fatto che la raccolta di poeti tedeschi curata da Hermann Gerstner e Karl Schworm, edita dalla Zentralverlag del partito nazista, non raccolga le voci più originali del patrimonio tedesco per fare spazio, invece, a opere per la radio, articoli giornalistici, autori di propaganda, che intendono la poesia come un’arte politica, tesa a educare il popolo ai valori della tradizione nazionalista. La perspicacia delle sue riflessioni, che pur utilizzando un linguaggio cifrato non lasciano dubbi sulla sua posizione, attira l’interesse di Franco Fortini, che si rivolge a Pintor con la “modesta” richiesta di alcune «indicazioni bibliografiche essenziali su quanto è stato scritto in lingua tedesca negli ultimi trent’anni e soprattutto in questi ultimi anni in materia di critica letteraria, di poetiche e di estetiche» (Calabri 2007, 156). Pintor gli comunica con grande ironia l’impossibilità di compiere per lui quelle ricerche e gli suggerisce una bibliografia italiana e tedesca minima.

Un rapporto controverso: Ernst Jünger

L’evoluzione che il legame di Pintor con la cultura tedesca subisce nel tempo è chiaramente tracciabile nella sua ambivalente ricezione dell’opera di Ernst Jünger, alla quale si avvicina per la prima volta nel giugno del 1940. Tra le pagine de «La Ruota», una rivista romana che, nata fascistissima, veniva ora gestita, nella sua terza serie, dal gruppo dei giovani comunisti romani conosciuti da Pintor a casa Lombardo Radice. Si trova il suo primo articolo a lui dedicato al controverso scrittore tedesco, che accompagna la traduzione di una serie di brani dal romanzo Das abenteuerliche Herz (Il cuore avventuroso) del 1938. Pintor sottolinea come lo stile dell’autore sia caratterizzato dalla sua rigorosa capacità descrittiva e, allo stesso tempo da una spiccata visionarietà, che costituisce una vera sfida per il traduttore. Apprezza la molteplicità di temi e problemi affrontati dalla prosa dello scrittore, non ultimo quello della guerra. Accoglie inoltre positivamente il cambio di prospettiva nelle modalità che Jünger stesso, negli anni, aveva adottato nella narrazione dei conflitti e che, proprio in quest’opera, l’autore non affronta più da una prospettiva soggettiva, ma inserendo la narrazione in una cornice temporale ben specifica, nella quale il conflitto stesso mostra avere carattere liberatorio ed è pertanto capace di risvegliare l’istintività animale presente in ogni uomo (Pintor 1940).

Tuttavia, nel contributo pubblicato su «Primato» due anni più tardi, la recensione del romanzo Auf den Marmorklippen (Sulle scogliere di marmo) – appena uscito, nella «Medusa», insieme a nuovi brani da Das abenteuerliche Herz, nella traduzione e con commento di Alessandro Pellegrini – Pintor mette in guardia il lettore dai pericoli insiti nei testi dello scrittore tedesco poiché vede nelle descrizioni rigorose delle vicende belliche presenti nell’opera dello scrittore tedesco, l’esaltazione di un culto della violenza coltivato senza alcun tipo di condanna etica e non sostenuto, come ci si sarebbe aspettato da un autore impegnato, da un modello di comportamento alternativo e positivo per le giovani generazioni tedesche (Pintor 1942).

La guerra: tra Perugia, Albenga e Torino

Chiamato alle armi allo scoppio della guerra, Pintor è di stanza presso il 51° Reggimento Fanteria a Perugia, città nella quale riesce a continuare la sua attività letteraria e a stringere nuove amicizie e collaborazioni. Durante le passeggiate serali incontra una vecchia conoscenza romana, Filomena D’Amico, e si innamora di Ilse Bessel, una ragazza originaria di Heidelberg, colta e affabile, anche lei traduttrice (Calabri 2007, 174). L’amicizia con Aldo Capitini, inoltre, fa maturare in lui la decisione di iscriversi alla facoltà di lettere e filosofia a Pisa.

In seguito alla morte dello zio, il generale Pietro Pintor, in un misterioso incidente aereo è poi costretto al trasferimento a Torino, presso la commissione di armistizio con la Francia. Svolge lì un lavoro d’ufficio che non lo soddisfa ma che gli lascia il tempo di avviare nuove proficue collaborazioni. I numerosi incarichi di rappresentanza tra Francia e Germania, gli permettono di migliorare il suo tedesco. La permanenza in Germania gli dà inoltre modo di elaborare con sempre maggiore chiarezza le sue idee antinaziste. Ne è dimostrazione l’articolo Commento a un soldato tedesco, apparso il 1° febbraio 1941 su «Primato», nel quale denuncia il fatto che la guerra fosse diventata in Germania una condizione esistenziale, come forma di reazione ai danni economici, umani e politici causati dalla sconfitta nel primo conflitto (Pintor 1941a).

Il lavoro per Einaudi: von Salomon e Rilke

Nel 1941, tramite Cesare Pavese, Pintor conosce Giulio Einaudi e prende a collaborare come esterno con la casa editrice. La sua attività non si limita alla consulenza editoriale su nuovi autori e testi da tradurre, ma consiste prevalentemente nella tessitura di una serie di rapporti con intellettuali e specialisti di settore: è grazie alla sua mediazione, infatti, che l’editore comincia in quegli anni la collaborazione con Misha Kamenetzky e Manlio Mazziotti e riprende quella con Felice Balbo.

Nell’agosto del 1941, di ritorno a Torino da una breve licenza a Roma, matura l’idea di raccogliere in volume le proprie traduzioni da Rilke. In quello stesso periodo torna a Torino anche Ilse Bessel per discutere con Einaudi, al quale Pintor l’aveva segnalata per le sue qualità di traduttrice, della traduzione di Bann (Incantesimo). Si tratta di un romanzo di Kilian Kerst, scrittore dimenticato della resistenza antinazista, suggerito da Pintor, ma che non poté essere pubblicato a causa dell’intervento della censura

Nello stesso anno, dopo la partenza di Kamenetzky per Lisbona, Pintor cessa la sua collaborazione con «Oggi». Dedica il suo ultimo articolo, Romanzi di Wiechert, a uno scrittore che, insieme a Ödön von Horvath e Ernst von Salomon, faceva parte del corredo di letture della lunga estate appena trascorsa. Pur apprezzandone lo stile nitido, Pintor rileva che Wiechert diffonde un ideale umano antirivoluzionario e rassegnato, e rimprovera l’autore per aver costruito il suo romanzo Jedermann (Ognuno, 1931) intorno a personaggi in preda al pessimismo, privi di giudizio critico, accondiscendenti e votati all’inazione (Pintor 1941b).

Nel dicembre 1941 esce su «Primato» una recensione al volume Scrittori tedeschi del ’900 del germanista Bonaventura Tecchi. Il volume, che aveva causato la reazione del ministero della propaganda di Berlino poiché conteneva una selezione di nomi non graditi, attira l’attenzione di Pintor che condivide l’opinione di Tecchi sullo stato della letteratura tedesca contemporanea e sui processi di censura messi in atto nelle politiche di importazione della letteratura tedesca in Italia, colpevoli di aver oscurato la conoscenza di autori contemporanei validissimi come Franz Kafka, Thomas Mann, Robert Musil e Alfred Döblin (Pintor 1941c). 

Diversa è invece l’impressione su Die Geächteten (I proscritti), romanzo di Ernst von Salomon, in cui si raccontano le vicende storiche e umane dei militari tedeschi reduci della Grande Guerra. Organizzati in corpi di milizia volontaria, i Freikorps (corpi franchi), trasformano la loro disperazione per la sconfitta in forme di contrasto concreto alle disposizioni del trattato di Versailles e di odio verso la civiltà europea, avviando così quel processo di generale malcontento che contribuirà al diffondersi dell’ideologia nazista I proscritti di cui racconta il romanzo sono gli sconfitti della Grande Guerra, ora in preda all’odio contro tutta la civiltà europea. Pintor vede nel romanzo una chiave di lettura straordinaria dei motivi dell’ascesa dell’ideologia nazista in Germania e ne consiglia la pubblicazione a Einaudi. La traduzione è affidata a Maria Napolitano, ma Pintor si occupa della revisione in ogni sua fase, scrivendone anche una recensione, dal titolo Il sangue d’Europa, pubblicata postuma (Pintor 1944), in cui lo definisce uo dei «testi più significativi dell’hitlerismo». I proscritti viene pubblicato da Einaudi nella collana «Corrente» nel marzo del 1943, mentre Pintor propone all’editore un altro testo di importanza capitale per la sua analisi dell’ideologia militare tedesca, i Gedanken über Krieg und Kriegsführung (Pensieri sulla guerra e sulla conduzione del conflitto) di Carl von Clausewitz, tradotto dall’amico Mazziotti, che tuttavia non viene pubblicato.

Nel 1942, nella collana di testi poetici einaudiani appena varata, vede la luce la raccolta in volume delle sue traduzioni da Rilke, Poesie. La raccolta, preceduta da una dedica a Ilse Bessel, indica nell’introduzione i criteri di selezione con i quali è stata pensata:

La scelta delle poesie è libera. Non ho voluto dare ai lettori un compendio dell’opera di Rilke; ho voluto raccogliere quello che per me, in un particolare momento o in una particolare circostanza, è stato scoperta e occasione di poesia. La traduzione è libera: notizia forse inutile per chi sa che ogni traduzione è libera per natura. In alcuni casi è arbitraria. Il testo a fronte indicherà questi arbitri e testimonierà in favore di eventuali condanne. (Pintor 1942, 75)

La stessa traduzione sarà ristampata da Einaudi nel 1948 con l’aggiunta delle prose tratte dal Malte Laurids Brigge e nel 1955 con l’aggiunta dei versi di Hesse e Trakl e con una prefazione di Franco Fortini.

La collaborazione con Bompiani: Germanica e Teatro tedesco

Dal febbraio del 1941, parallelamente alla consulenza per Einaudi, Pintor avvia una collaborazione con l’editore Bompiani. Il tramite questa volta è Leone Traverso, che gli chiede di contribuire a due volumi della collana «Pantheon», diretta da Elio Vittorini, traducendo alcuni testi per l’antologia Germanica, di cui Traverso stesso è curatore, e curando in proprio una «Raccolta di drammi e commedie dalle origini ai nostri giorni» intitolata Teatro tedesco. Dopo aver terminato, in novembre, la traduzione della Käthchen di Heilbronn di Kleist per le Edizioni di «Letteratura», comparsa a stampa nel dicembre 1942, Pintor conclude le trattative con Traverso e traduce per Germanica un lungo racconto tratto da Armut, Reichthum, Schuld und Busse der Gräfin Dolores (Povertà, ricchezza, colpa ed espiazione della contessa Dolores) di Achim von Arnim e due estratti da Die Aufzeichnungen des Malte Laurids Brigge (Quaderni di Malte Laudris Brigge) confermando così il suo interesse per il romanticismo tedesco da un lato, e per l’opera di Rilke dall’altro.

Nell’estate del 1941 Pintor appronta la struttura del volume Teatro tedesco commissionatogli da Bompiani per la stessa collana. Lo fa individuando i possibili collaboratori e, a seconda delle inclinazioni e delle richieste di ciascuno, anche un prospetto di autori e testi. Comunica a Vittorini la sua disponibilità e riceve anche precise direttive: privilegiare opere intere, possibilmente in prima traduzione italiana, con rese di alta qualità ma che possano facilmente essere comprensibili al lettore moderno senza eccessivi sforzi.

Per compiere il suo lavoro Pintor chiede di avvalersi della collaborazione di Lionello Vincenti, a suo avviso «il più serio tra gli universitari germanisti e il meno affetto da complessi megalomani» (citato in Biasiolo 2010, 250). Il lavoro al volume non è privo di imprevisti dovuti alla difficoltà di gestire più traduttori, a quella di individuare testi che eludessero la censura e, non ultima, a quella di reperire fondi che, in virtù della sempre maggiore professionalizzazione del mestiere del traduttore, si mostravano inadeguati a ricompensare in modo equo il lavoro richiesto.

La lista dei collaboratori conta i principali esperti dal tedesco attivi in quegli anni. Se Pintor ottiene la collaborazione di Olga Gogala di Leesthal, Marcello Cora, Eugenio Donadoni, Alessandro Pellegrini, Rodolfo Paoli, Giansiro Ferrata, Vincenzo Maria Villa, Eugenio Levi, Giorgio Vigolo, Giuseppe Saito, Leone Traverso, vani sono invece i tentativi di coinvolgere Gianfranco Contini, Carlo Emilio Gadda, Giorgio Pasquali, Tommaso Landolfi e Giovanna Bemporad (Biasiolo 2010, passim; Calabri 2007, passim).

Una volta costituito, l’indice del volume comprende una panoramica della drammaturgia tedesca dal Quattrocento al tardo Ottocento, in un percorso che va da Johannes von Saaz a Hugo von Hofmannsthal. Ne fanno parte il teatro barocco, lo Sturm und Drang, il classicismo e il romanticismo. Mentre Vincenti cura una sezione espressamente dedicata al teatro viennese, mancano riferimenti al teatro naturalista e a quello compreso tra le due guerre (periodo per il quale Vittorini prevede di dedicare un volume successivo, dal titolo Teatro europeo moderno). In Teatro tedesco, che complessivamente include una o più pièce di 17 autori della letteratura tedesca, Pintor è autore di cinque traduzioni: Stella di Goethe, Il gatto con gli stivali di Ludwig Tieck, la Caterina di Heilbronn di Kleist (che ristampa con la concessione delle Edizioni di «Letteratura»), Lo scongiuro di Moisasur di Ferdinand Raimund e Il folle e la morte di Hofmannsthal. Pintor firma anche l’intero corredo di commento e note, con osservazioni di grande acume su tutti gli autori rappresentati, che verranno ripresi poi nella sezione Saggi sul teatro tedesco del volume Il sangue d’Europa, pubblicato postumo da Einaudi, nel 1950, con la cura di Valentino Gerratana. Teatro tedesco vedrà la luce solo nel 1946.

Tra Heidelberg, Weimar e Vichy

Nell’estate del 1942, a Heidelberg Pintor fa la conoscenza del filosofo Carl Jaspers. I due conducono lunghe discussioni e, seguendo le indicazioni ricevute, Pintor manda all’editore Einaudi una lista di suggerimenti di pubblicazione per le collane «Narratori contemporanei» e «Cultura politica» che comprende anche i nomi di Kierkegaard e Nietzsche (Biasiolo 2010, 309-310 e 321).

Su indicazione di Elio Vittorini, dal 7 all’11 ottobre 1942, Pintor partecipa poi al Convegno degli scrittori europei a Weimar. L’evento, voluto dal ministro della Propaganda del Reich Joseph Goebbels, vuole mobilitare l’intellighenzia europea intorno alla figura di Adolf Hitler e rinsaldare i rapporti culturali tra la Germania e i paesi europei. Al convegno Pintor arriva con una delegazione formata da Emilio Cecchi, Antonio Baldini, Enrico Falqui, Elio Vittorini e Mario Sertoli. Al ritorno, nell’articolo Scrittori a Weimar, commenta con grande delusione i risultati del convegno, al quale erano presenti personaggi assai marginali del mondo della cultura tedesca. «Primato», la rivista che aveva commissionato il resoconto, ne rifiuta la pubblicazione. Nella conclusione dell’articolo Pintor lascia emergere una profonda crisi personale dovuta al suo bisogno di un coinvolgimento attivo nel conflitto, crisi che giungerà alla svolta definitiva con il suo trasferimento presso la missione militare di Vichy (Pintor 1975, 133-138).

Nietzsche e Wagner

A Vichy Pintor si trova quando nell’aprile 1943, dopo lunga gestazione, esce nella «Universale Einaudi» la seconda delle Unzeitgemässe Betrachtungen (Considerazioni inattuali), di Friedrich Nietzsche, che viene intitolata Considerazioni sulla storia, nella traduzione di Lia Pinna Pintor, sua cugina e collaboratrice negli anni torinesi, e con la sua prefazione. Folgorato dalla figura di questo filosofo antiborghese, Pintor è tra i primi a sostenere la necessità di riabilitare l’opera filosofica di Nietzsche che, a differenza di quella poetica o aforistica, poteva dare luogo a minore fraintendimento e nella quale vedeva affrontata con modernità e chiarezza il rapporto tra libertà individuale e determinismo storico.

Occuparsi di Nietzsche e della sua filosofia significa inoltre, per Pintor, tornare a una delle sue passioni dell’infanzia, la musica di Richard Wagner. Le due figure, il poeta e il musicista hanno in comune una lungimiranza di pensiero che ne è stata anche una condanna: essi sono, scrive nei suoi diari, «fermi ai limiti del secolo […], protesi verso un tempo che dovrà necessariamente rinnegarli» (Pintor 2000, 224).

L’epilogo tragico della vita di Giaime Pintor potrebbe portarci ad aggiungere anche il suo nome alla lista di intellettuali rifiutati dal proprio tempo.

Senza la guerra – scrive in una lettera alla famiglia poco prima di partire per l’ultima missione militare – io sarei rimasto un intellettuale con interessi prevalentemente letterari, avrei discusso i problemi dell’ordine politico, ma soprattutto avrei cercato nella storia dell’uomo solo le ragioni di un profondo interesse, e l’incontro con una ragazza o un impulso qualunque alla fantasia avrebbero contato per me più di ogni partito o dottrina. (Pintor 2000, 199)

In effetti la guerra acuisce senza dubbio lo sguardo critico che Pintor aveva allenato fin dalla sua infanzia al fine di carpire e affrontare i problemi del suo tempo. Solo attraverso una esperienza attiva, completa e complessa, allo stesso tempo culturale e politica, si poteva secondo lui disporre degli strumenti più utili e funzionali a interpretare al meglio la realtà, districandosi anche tra le sue inspiegabili contraddizioni: di questo difficile ma possibile bilanciamento, il rapporto profondo che aveva intessuto con la cultura tedesca rimane la più valida testimonianza.

Bibliografia

Biasolo 2010: Monica Biasiolo, Giaime Pintor und die deutsche Kultur: Auf der Suche nach komplementären Stimmen, Heidelberg, Winter

Calabri 2007: Maria Cecilia Calabri, Il costante piacere di vivere. Vita di Giaime Pintor, Torino, Utet

Dorowin 2005: Hermann Dorowin, Un illuminista sulla «via orfica e tumultuosa». Giaime Pintor e la letteratura tedesca, in Giaime Pintor e la sua generazione. Testimonianze di Norberto Bobbio, Paolo Bufalini, Filomena D’Amico, Aldo Garosci, Antonio Giolitti, Laura Lombardo Radice, Gastone Manacorda, Aldo Natoli, Geno Pampaloni, Plinio e Lia Pinna Pintor, Luigi Pintor, Edgardo Sogno, a cura di Giovanni Falaschi, Roma, Manifestolibri, pp. 21-57

Mengaldo 1975: Pier Vincenzo Mengaldo La tradizione del Novecento. Da D’Annunzio a Montale, Milano, Feltrinelli, 1975

Pintor 1939a: Giaime Pintor, Nota alla traduzione di Gert René Podbielski, Infanzia del cuore, in «Letteratura», a. III, n. 2, aprile 1939, pp. 115-116

– 1939b: Giaime Pintor, Nota alle traduzioni di Hermann Hesse, Fuga di giovinezza, I cipressi di S. Clemente, Notte, in «Circoli», n. 3, marzo 1939, p. 252

– 1939c: Giaime Pintor, «Das innere Reich», Maggio 1939, in «Letteratura», n. 4, ottobre 1939, p. 155

– 1940: Giaime Pintor, Ernst Jünger, in «La Ruota», a. I, III serie, n. 3, giugno 1940, pp. 144-145

– 1941a: Giaime Pintor, Commento a un soldato tedesco, in «Primato», a. II, n. 3, febbraio 1941, pp. 5-6

– 1941b: Giaime Pintor, Romanzi di Wiechert, in «Oggi», a. III, n. 37, 13 settembre 1941, p. 11

– 1941c: Giaime Pintor, Scrittori tedeschi di Bonaventura Tecchi, in «Primato», a. II, n. 23, 1 dicembre 1941, p. 10

– 1942a: Giaime Pintor, Nota, in Rainer Maria Rilke, Poesie, Torino, Einaudi

– 1942b: Giaime Pintor, Sulle scogliere di marmo di Ernst Jünger, in «Primato», a. III, n.18, 15 settembre 1942, p. 341

– 1944: Giaime Pintor, Il sangue d’Europa, in «La Nuova Europa», a.1, n. 1, 10 dicembre 1944, p. 11

– 1975: Giaime Pintor Il sangue d’Europa: 1939-1943, a cura di Valentino Gerratana, Torino, Einaudi (prima edizione 1950)

– 2000: Giaime Pintor, Doppio diario. 1936-1943, a cura di Mirella Serri, con una presentazione di Luigi Pintor, Torino, Einaudi

Serri 2002: Mirella Serri, Il breve viaggio. Giaime Pintor nella Weimar nazista, Venezia, Marsilio

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