Il «Convegno» e la letteratura inglese

di Sara Sullam

Nel panorama delle riviste letterarie dell’entre deux guerres il nome del «Convegno» è associato, per le letterature di lingua inglese, a un nome sopra tutti: James Joyce. Come ricorda Ferrieri nell’introduzione all’antologia, «Il Convegno» ebbe il merito di essere il primo a far conoscere l’opera dell’irlandese in volontario esilio europeo al pubblico italiano: «Di James Joyce fummo, ritengo, i primi a occuparci in Italia.» (Ferrieri 2020, 44; per una trattazione esaustiva della presenza di Joyce sulla rivista si rimanda al libro di Antonio Bibbò (2021) e al suo contributo nel presente numero).

Se Joyce è sicuramente la presenza di lingua inglese più rilevante sulle pagine del «Convegno» intorno a lui trovano posto anche diversi autori inglesi, o comunque di stanza a Londra. Nei vent’anni di attività, la rivista offre traduzioni, recensioni e alcuni contributi originali. Scorrendo l’elenco delle traduzioni, oltre a classici come Shakespeare, Blake, Lamb, si trovano anche nomi associati a quello che in seguito sarebbe stato etichettato come ‘modernismo’, primo fra tutti D.H. Lawrence, di cui Carlo Linati traduce nel 1924 due componimenti poetici: Snake (Serpe) ed The Elephant is Slow to Mate (Elefante) entrambi del 1923. Tra le recensioni spicca un articolo di Cecchi, nel 1923, su Lady into Fox di David Garnett (autore di cui Salvatore Rosati, sul numero del 1937 presenterà La bella selvaggia, un brano tratto da Pocahontas, 1933, pubblicato contemporaneamente in volume da Mondadori) e soprattutto su Bliss and Other Stories di Katherine Mansfield. Si tratta, per l’appunto, più di un articolo che di una semplice recensione, in quanto Cecchi, come avrebbe scritto anche in seguito a Ferrieri, aveva intenzione di «pubblicare sul Convegno (reparto recensioni) un articolo, tipo Quarterly cumulativo su quanto di meglio si pubblica in Inghilterra (cinque o sei all’anno)» (Cecchi 1925). I contributi sono pochi di numero, ma degni di nota. Il primo appare nel 1921, ed è intitolato La letteratura inglese del nostro tempo. Non è chiaro se si tratta della traduzione (anonima) di un articolo già uscito in Inghilterra o di un pezzo scritto appositamente per «Il Convegno». La firma è di John Rodker, poeta già prima della Grande guerra (insieme, per esempio, a Isaac Rosenberg, che sarebbe morto come molti altri giovani poeti in trincea) e poi, a partire dagli anni venti importante mediatore ascrivibile al movimento modernista, tra Parigi e Londra. Rodker traccia un panorama della letteratura inglese post-vittoriana, dando particolare spazio alle sperimentazioni poetiche degli imagisti. Per la prosa Rodker segnala naturalmente Joyce, ma non manca di segnalare nomi che troveranno posto sui numeri successivi della rivista, come Hardy, Lawrence, e Conrad. A questi ultimi due sono dedicati rispettivamente due corposi articoli di Cecchi (su Conrad) e Guido Morpurgo Tagliabue (su Lawrence).

 La rete dei collaboratori

Prima di soffermarsi sui singoli contributi è utile delineare brevemente la rete dei collaboratori del «Convegno» per la letteratura inglese. Quattro sono i nomi principali associati alla letteratura inglese sul «Convegno»: Carlo Linati, Emilio Cecchi, Guido Morpurgo Tagliabue e il direttore Enzo Ferrieri. Se Linati è il primo interlocutore di Ferrieri per il progetto complessivo del «Convegno», nonché uno dei traduttori più attivi, Cecchi è indubbiamente, come per altre riviste, un mediatore fondamentale per le sue conoscenze londinesi. Lo testimonia il carteggio con Ferrieri, da cui emergono proposte di autori ancora sconosciuti in Italia, tra cui Lytton Strachey (Cecchi 1923), o offerte di mediazione, per esempio con John Middleton Murry, marito di Katherine Mansfield, da cui Cecchi diceva di poter ottenere gratuitamente i diritti per la traduzione di un racconto della scrittrice (Cecchi 1923). Morpurgo Tagliabue, sebbene sia autore di soli due pezzi, è sicuramente una voce importante nel dibattito intorno all’Amante di Lady Chatterley: oltre a recensire la Défense de Lady Chatterley di D.H. Lawrence (traduzione francese di Jacques Benoiste-Méchin da Apropos of Lady Chatterley’s lover, uscita nel 1932 da Gallimard), Tagliabue firma anche un importante contributo sulla questione, l’unico relativo alla letteratura inglese che verrà incluso nell’Antologia progettata da Ferrieri (Ferrieri 2020, 23). Non da ultimo, Enzo Ferrieri cura la sezione delle recensioni teatrali negli ultimi numeri (1938 e 1939): sono gli anni in cui assiste alle regie di Memo Benassi (di opere Lonsdale, Maugham, Savory), che definisce «uno dei più gustosi propagatori» della «tradizione della commedia leggera inglese» (Ferrieri 1939, 70). Ferrieri intrattiene inoltre una fruttuosa corrispondenza con Orlo Williams, autore e critico, nonché traduttore dall’italiano (nel 1929 e nel 1930 tradurrà due romanzi di Riccardo Bacchelli, La città degli amanti e Il diavolo al Pontelungo). Oltre a tenere le relazioni con il «Times Literary Supplement», il «Cornhill Magazine» e «Criterion» (Williams 1927), Williams propone anche un proprio racconto (The Wild Thing), che esce nella traduzione dello stesso Ferrieri (La cosa selvaggia).

Anteprime e riletture: la letteratura inglese sul «Convegno»

Il«Convegno» ha il merito di portare per la prima volta in Italia scrittori destinati a un duraturo successo. Compare sul «Convegno», come si è detto ad opera di Cecchi, il primo contributo significativo, nelle riviste del periodo, su Katherine Mansfield: siamo nel 1923, e bisognerà attendere il 1928 per un contributo su «Solaria». Anche il lungo articolo, sempre di Cecchi, su Conrad, che prende in considerazione l’intera produzione dello scrittore polacco, è un pezzo forte della rivista di Ferrieri nel 1924. Per un articolo italiano di altrettanta ampiezza bisognerà attendere quello di Santino Caramella sul «Baretti», uscito due anni dopo. Per Cecchi, che scrive all’indomani della morte di Conrad, alcuni aspetti della sua opera sono stati esagerati: si tende infatti a considerarlo un romanziere d’avventura, in un linea che va da Defoe, a Stevenson, a Kipling, ma conclude Cecchi, «non sembra, specificamente, ritrovarsi nel Conrad il metodo classico degli scrittori d’avventua e d’immaginazione». (Cecchi 1924, 379). Conrad è per Cecchi anche un fine psicologista, accostato (oggi sembra scontato, ma nell’Italia dell’epoca non lo era) a Henry James, uno scrittore per cui “l’analisi dell’uomo intero mangia e consuma il racconto” (Cecchi 1924, 382). «Si pensi a un Dostoevskij che tenti di mettersi d’accordo con Flaubert», conclude Cecchi (1924, 391), a sottolineare ulteriormente la vocazione europea di Conrad.

Non da ultimo, nel 1933, il lungo articolo di Guido Morpurgo Tagliabue, Moralismo di Lawrence, fa il punto, alcuni anni dopo la pubblicazione dell’originale, sulla spinosa questione dell’oscenità di Lady Chatterley’s Lover (L’amante di Lady Chatterley sarebbe uscito in diverse traduzioni italiane soltanto dopo la guerra). Morpurgo Tagliabue inserisce Lawrence in una letteratura che è «di moralisti e stilisti insieme», all’interno della quale annovera Proust, Gide, Mann e, appunto, Lawrence, ignorati a causa del «formalismo del nostro temperamento critico» per cui se ne è colto solo «il lato esteriore e formale, di irrazionalità decadente» (Morpurgo Tagliabue 1934, 14-15). Lawrence va invece considerato, per Morpurgo, non all’interno di un movimento decadente, ma piuttosto di innovazione, perché «il tema del romanzo, e in genere dell’arte di Lawrence, non è un’avventura erotica, ma l’erotismo» (Morpurgo Tagliabue 1934, 21).

Contributi e recensioni dedicati alla letteratura inglese sul «Convegno» meriterebbero un’analisi approfondita. Tuttavia, già da questa breve rassegna, possiamo concludere con le parole di Ferrieri nella sua introduzione alla progettata Antologia

Così ci trovammo, alle soglie della seconda guerra, unica pubblicazione tenacemente coerente per vent’anni, ad avere provato contro l’opinione di qualche facile critico postumo, che il ventennio ’20-’40 non fu soltanto un periodo di svagamento intellettuale, di letteratura evasiva, di elzeviri e di bozzetti, ma fu anche il tempo e il luogo riservato a scrittori estremamente seri, che lavoravano a essere uguali a se stessi e a consegnare un linguaggio inedito ad altri giovani, che dal ’40 al ’60 approfondirono un rapporto più drammatico col reale (Ferrieri 2020, 60-61). 

L’impatto che gli autori di lingua inglese passati sulle pagine della rivista milanese hanno avuto anche ben oltre gli anni sessanta gli danno sicuramente ragione.

Bibliografia

Un elenco completo dei contributi di letteratura inglese del «Convegno» si trova nel volume «Il Convegno» di Enzo Ferrieri e la cultura europea dal 1920 al 1940. Manoscritti, immagini e documenti, a cura di Angelo Stella, Pavia, Università degli Studi di Pavia, 1991 e in Le letterature straniere nell’Italia dell’entre-deux-guerres. Spogli e studi, Lecce, Pensa Multimedia, 2005 (pp. 137-70). Questo volume, curato da Edoardo Esposito, consente di vedere i contributi del «Convegno» insieme a quelli usciti su altre riviste.

Bibbò 2021: Antonio Bibbò, Irish Literature in Italy in the Era of the World Wars, London, Palgrave

Cecchi 1923: Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondo Enzo Ferrieri Corrispondenza, lettera di Emilio Cecchi a Enzo Ferrieri, 10 marzo

– 1924: Emilio Cecchi, Joseph Conrad, «Il Convegno», V, 8, 30 agosto, pp. 375-94

– 1925: Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondo Enzo Ferrieri, Corrispondenza, lettera di Emilio Cecchi a Enzo Ferrieri, 20 marzo 1925

s.d.: Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondo Enzo Ferrieri, Corrispondenza, lettera di Emilio Cecchi a Enzo Ferrieri, s.d.

Ferrieri 1939: Enzo Ferrieri, Recensione a Gerald Savory, Una famiglia allarmante, «Il Convegno» XX, 1-2, 25 aprile, pp. 70-71.

– 2020: Enzo Ferrieri, «Il Convegno» 1920-1940, in «Il Convegno» 1920-1940. Per un’antologia, a cura di Anna Modena e Anna Antonello, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, pp. 7-64.

Gerbi 1927: Antonello Gerbi, Tredici variazioni sopra un tema irlandese, in «Il Convegno», VIII, 5, 25 maggio 1927, pp. 270-80; seconda parte in VIII, 6, pp. 339-349

Williams 1927: Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondo Enzo Ferrieri, Corrispondenza, lettera di Orlo Williams a Enzo Ferrieri, 28 ottobre