Numero 11 (autunno 2016)

Rinaldo Küfferle, traduttore intransigente

di Elda Garetto | Agli esordi della sua carriera letteraria, ispirato dalla giovanile inclinazione alla poesia (Küfferle 1920), Rinaldo Küfferle (Pietroburgo 1903 – Milano 1955: cfr. Garetto 2016a) non immaginava che il suo nome sarebbe stato ricordato soprattutto come traduttore, ma aveva già un’idea molto precisa di cosa attendersi da una traduzione di versi. Lo dimostra una sua feroce stroncatura,

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I Demoni di Küfferle 1 e 2 (e 3?)

UNA PATERNITÀ CONTESA (E DISCUTIBILE) di Edoardo Esposito | Del romanzo di Dostoevskij Besy (1873), noto in italiano come I demoni, opera fra le più complesse e discusse dello scrittore russo, esiste in Italia una dozzina di traduzioni, quasi la metà delle quali realizzate nel periodo fra le due guerre (anche col titolo, come quella di Olga Resnevic del 1928, Gli ossessi, per la casa editrice Campitelli di Foligno), quando cominciava a diffondersi, rispetto al problema del tradurre, l’esigenza di un lavoro più curato e controllato di quanto non si usasse prima,

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Inseguire pensieri, restituire enigmi

di Fulvio Ferrari, autore di | Cees Noteboom, Tumbas, Milano, Iperborea, 2015 (da Tumbas, Amsterdam, Atlas, 2007) «Chi giace nella tomba di un poeta?» Così ha inizio l’introduzione di Tumbas, e così ha inizio la fatica del suo traduttore. Perché se mi si chiede qual è la difficoltà specifica di tradurre Nooteboom – proprio lui, non un qualsiasi scrittore o poeta di lingua nederlandese – una prima risposta la si trova qui, già in queste prime righe, nella scrittura di un autore che continua a porsi domande e a cercare risposte mettendo sulla carta i propri processi di pensiero,

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Invisibilmente verso l’invisibile

di Daniele A. Gewurz, autore di | Philip Ball, L’invisibile. Il fascino pericoloso di quel che non si vede, Torino, Einaudi, 2016 (da Invisible. The Dangerous Allure of the Unseen, London, The Bodley Head, 2014) Tradurre un saggio così è un piccolo, affascinante tour de force che spazia dalle origini mitologiche dell’idea di invisibilità alla narrativa fantastica moderna e ai dispositivi tecnologici contemporanei che oggi un po’ la rendono possibile, passando per i tentativi degli alchimisti e le trovate dei prestigiatori.

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Atmosfera sorvegliata

di Giuseppe Girimonti Greco, autore con Federica Di Lella di | Pierre Boileau e Thomas Narcejac, La donna che visse due volte, Milano, Adelphi, 2016 (da D’entre les morts, Paris, Denoël, 1954) Pierre Louis Boileau e Pierre Ayraud, alias Thomas Narcejac, una coppia di autori analoga ai nostri celkeberrimi Fruttero & Lucentini, furono considerati in Francia, per oltre quarant’anni, i campioni indiscussi del romanzo à suspense, formula che B&N hanno profondamente rinnovato non solo attraverso le ibridazioni fra i generi, ma anche attraverso raffinati giochi intertestuali abilmente dissimulati. Per La donna che visse due volte (titolo originale D’entre les morts)…

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La ribellione di una ragazza per bene

di Giacomo Longhi, autore di | Mahsā Moḥeb‘ali, Non ti preoccupare, Firenze, Ponte 33, 2015 (da Negarān nabāš, Našr-e Çešmeh, Tehrān, 1387/2008) Conoscevo già Negarān nabāš quando, nell’estate del 2014, ho ricevuto la proposta di tradurlo. Vincitore nel 2009 del premio Golshiri, aveva fatto parlare di sé per aver colto l’atmosfera di ribellione, inquietudine e scontento della gioventù iraniana appena pochi mesi prima delle contestazioni contro l’elezione del presidente Ahmadinejad, quindi colpito dal divieto di ristampa.

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Verre cassé / Pezzi di vetro

DUE TRADUZIONI di Martina Cardelli e Daniele Petruccioli | Di solito, quando si racconta un’esperienza di ritraduzione, lo si fa dal punto di vista dell’ultimo traduttore in ordine di tempo. Le ragioni di questa scelta possono essere varie. Come scrive Susanna Basso, «Quando si traduce un testo tradotto, e tradotto spesso più di una volta, è evidente che si ha a che fare con un gioiello del canone» (Basso 2016). In questo caso, reperire i traduttori precedenti allo scopo di avere un confronto con loro potrebbe risultare difficile anche solo per ragioni anagrafiche: la traduzione o le traduzioni precedenti possono risalire…

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La Bibbia in italiano

a cura di Norman Gobetti | L'elenco pressoché completo delle volgarizzazioni dell'Antico e del Nuovo Testamento, sia confessionali che laiche

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La recensione / 1 – Finalmente gli “ideogrammi” giapponesi in italiano

di Giuseppe Pappalardo | A proposito di Kanji. Grande dizionario giapponese-italiano dei caratteri a cura di Simone Guerra. Bologna, Zanichelli editore s.p.a., 1182 pp., € 38,00" Quando un discente italiano si appresta alla traduzione o alla comprensione di un testo in lingua giapponese il solo dizionario bilingue non è sufficiente. A differenza delle lingue con un sistema di scrittura fonografico, infatti, la lingua giapponese viene scritta attraverso un sistema di scrittura che oltre a due alfabeti sillabici di tipo fonografico (kana) comprende caratteri logo-fonografici di origine cinese (kanji). I sinogrammi, calco morfologico della parola giapponese kanji (kan=Cina; ji=carattere), sono

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La recensione / 2 – Una riflessione militante sulle lingue (e sui testi) “minori”

di Massimo Bonifazio | A proposito di: Giovanni Nadiani, Un deserto tutto per sé. Tradurre il minore, Homeless Book, Faenza, 2015, pp. 354, € 31,50 (e-book € 6.99) Non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Giovanni Nadiani, ma l’occasione di recensire il suo libro, all’inizio dell’estate scorsa, aveva stimolato la mia curiosità; e come il giovane Holden di Salinger alla fine di certi bei romanzi, volentieri a fine lettura gli avrei fatto una telefonata. Purtroppo una malattia lo ha portato via il 27 luglio scorso, prima che questo potesse accadere,

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