Pratiche

Caro amico, ti scrivo

di Barbara Ivancic |  Immaginatevi un traduttore alle prese con la traduzione francese di "Ada o ardore" di Vladimir Nabokov. Immaginatevelo così intimorito dalla portata del compito, da ritirarsi su una remota isola dell’Atlantico e affidarsi alla generosità degli isolani, che pur di aiutarlo, mettono su una sorta di impresa di traduzione collettiva, in cui ciascuno a modo suo partecipa al processo traduttivo. La storia è la trama di un romanzo (purtroppo non tradotto in italiano) di Erik Orsenna, il cui titolo, Deux étés (cfr. Orsenna 1997), allude alla durata di quest’impresa piuttosto bizzarra. Attraverso l’espediente della mobilitazione generale che ha…

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Fumetto, intertestualità, giochi di parole… le solite cose (e un giochino per chi legge)

DEUX MERLINS DI JOANN SFAR: RIFLESSIONI SPARSE di Fabio Regattin | È l’estate del 2019. Ho da poco consegnato le traduzioni di due fumetti su cui mi sono molto divertito e del cui risultato sono, per una volta, moderatamente soddisfatto, quand’ecco che ricevo, dalla redattrice con cui sono in contatto, la mail seguente, che riporto testualmente: «Ciao Fabio, non so se riesco a breve a rivedere i testi, come mai hai tradotto jambon con salsiccio? Mi spieghi anche le altre scelte dei nomi per favore? (vuolsi così...) grazie».  

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Rispettare l’altro non significa tradurlo alla lettera

ANZI, NEL CASO DELL'ARABO È IL CONTRARIO. PAROLA DI ELISABETTA BARTULI di Paola Mazzarelli | Elisabetta Bartuli ha tradotto libri di Mahmud Darwish, Elias Khuri, Jabbour Douaihy e diversi altri scrittori di lingua araba a e di varia nazionalità. Inoltre ha curato libri che espongono l’attualità del mondo arabo. Insomma, in fatto di lingua, letteratura e cultura araba ne sa non poco. Sono andata a trovarla a casa sua, a Vicenza, e l’’ho assediata di domande alle quali ha risposto volentieri e con passione. La prima domanda è di prammatica. Come comincia

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Per una regia della traduzione

APPUNTI SU RITORNO A FASCARAY, DI ANNALENA MCAFEE di Daniele Petruccioli | Partiamo dall’assunto che tradurre sia un lavoro, e un lavoro creativo. Mi rendo conto che si tratta di una questione controversa, su cui non esiste accordo né da un punto di vista pratico né teorico, né credo che vivrò abbastanza per vederlo. Se ancora dibattiamo sull’opportunità e sulla legittimità di un discorso creativo a proposito della traduzione; se nelle università italiane l’insegnamento della traduzione di testi creativi rientra ancora esclusivamente sotto l’ombrello dell’apprendimento linguistico; se la critica della traduzione, le rare volte in cui si affaccia a fare capolino…

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Un «Meridiano» per Keynes

LA DIFFICILE ATTUALITÀ DELLA NUOVA TRADUZIONE DI UN CLASSICO DELL’ECONOMIA di Giuseppe Berta | Dedicare un «Meridiano» a John Maynard Keynes non è di per sé una scelta tale da suscitare sorpresa, e non solo perché la collana di Mondadori non ha ospitato soltanto autori di opere letterarie. C’è il precedente, del 1973, di Luigi Einaudi, anche lui economista e a sua volta assai versato nel lavoro giornalistico. Ma Einaudi è stato considerato a suo modo un maestro di scrittura italiana e uno dei fondatori del canone del giornalismo novecentesco.

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«Chiudi fuori l’inverno»

STELLA SACCHINI TRADUTTRICE DAL GRECO di Paolo Mazzocchini | Il nome di Stella Sacchini è soprattutto legato a una recente e brillante carriera di traduttrice di classici della letteratura di lingua inglese: basti pensare, tra l’altro, a Jane Eyre di Charlotte Brontë (Feltrinelli, Milano 2014) con cui ha vinto il premio Babel per la traduzione, o a Piccole donne di Louisa May Alcott (Feltrinelli, Milano 2018). Forse è meno noto il fatto che la sua formazione universitaria è avvenuta invece in un settore di studi piuttosto diverso: quello dell’antichistica, delle letterature classiche e della filologia bizantina.

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“Something restraining” ovvero, tradurre il cuore di “Cuore di tenebra”

di Simone Barillari | Che cos’è rimasto dell’Uomo dopo la morte di Dio, si chiede Conrad alle soglie del Novecento, e al centro esatto del suo capolavoro incastona una ferrea riflessione sul concetto di restraint – il ritegno, la capacità di trattenersi – come se fosse la chiave per aprire l’intero libro. Sul battello diretto verso Kurtz e la sua Stazione Interna, il capitano Marlow è insieme al Direttore della Compagnia, a «tre o quattro» agenti e a «venti cannibali» imbarcati per i lavori di fatica. Si rende conto, parlando con il loro capo, che non mangiano quasi niente da oltre…

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