Numero 14 (primavera 2018) | Strumenti

La recensione / 5 – Fitness per traduttori

di Damiano Latella

A proposito di: Olivia Crosio, Incatenati alla tastiera. Manuale di sopravvivenza per traduttori, Milano, Bibliografica, pp. 96, € 9,90

RECENSORE: Cara Redazione, perché per una volta non recensiamo un libro diverso dal solito? Non il solito manuale che vuole insegnare a tradurre soffermandosi sul testo originale, bensì un prontuario che illustra i diversi aspetti della professione, positivi e negativi, per affrontare meglio la vita di tutti i giorni? L’ha scritto una collega dalla lunga esperienza, con più di duecentocinquanta titoli all’attivo.

La Redazione alza un sopracciglio.

RECENSORE: Certo, è sempre bellissimo parlare di grandi classici e di literary fiction, ma non dimentichiamo che esistono tanti traduttori che macinano un libro dopo l’altro e contribuiscono a forgiare l’italiano scritto, anche quello legato alle azioni più comuni e quotidiane.

Perplessità generale.

RECENSORE: Così potremmo in un colpo solo unire il tono ironico di questo libretto a un discorso più generale, che riguardi le condizioni di lavoro e le necessità del mercato editoriale di oggi.

Perplessità generale (bis).

RECENSORE: Partiamo dal principio, dal momento in cui si sceglie il proprio mestiere. Ad esempio, l’autrice racconta di una festa in cui aveva conosciuto un uomo un po’ scostante ma carino e atletico, che le si era presentato dicendo: «Faccio il traduttore».

La parte femminile della Redazione ritiene l’aneddoto pura fantascienza.

RECENSORE: No, non volevo parlare di tecniche di seduzione… Intendevo che non tutti sanno in cosa consiste il lavoro del traduttore, e vale ancora di più per il passato. Quando l’autrice ha cominciato la sua carriera, batteva i tasti di una Lettera 22, e poi c’erano il Tippex, il diluente…

La parte âgée della redazione sospira, colma di nostalgia.

RECENSORE: Non esisteva la funzione Trova e sostituisci di Word…

La nostalgia svanisce di colpo.

RECENSORE: Ma cosa occorre sapere per poter tradurre da professionisti? Sentite qui cosa dice a pagina 20: «Devi come prima cosa conoscere in modo accettabile la lingua di partenza. Accettabile, niente di più.»

Primi mormorii di dibattito.

RECENSORE: Se pensate a quanti dizionari on-line possiamo consultare adesso, con la corretta pronuncia, i regionalismi, lo slang, probabilmente la partita decisiva si gioca sulla lingua di arrivo, l’italiano.

Il dibattito sembra ormai avviato.

RECENSORE: Mi ha colpito anche un’altra frase tre pagine dopo, che molto giustamente sottolinea l’importanza di padroneggiare un ampio vocabolario e di variare le soluzioni: «Leggere autori preferibilmente italiani oppure tradotti magistralmente da scrittori italiani.» Per me bastava dire «tradotti magistralmente». Quale sarebbe la differenza tra la versione di uno scrittore e quella di un traduttore semplice? La maggiore libertà accordata dall’editore, oppure la notorietà dovuta al nome in copertina? E come riconoscere la maestria di una traduzione?

Il dibattito si fa sempre più vivace.

RECENSORE: Fra le virtù del bravo traduttore, si annoverano la curiosità, la pazienza, la pignoleria…

REDAZIONE (in coro): Vero!

RECENSORE: Non cade nei difetti ricorrenti: la pigrizia, la superficialità, l’indecisione…

REDAZIONE (in coro): Verissimo!

RECENSORE: Mangia leggero a pranzo perché poi lo aspettano le sue sei cartelle…

REDAZIONE (in ordine sparso): Ehm…

RECENSORE: Sono tutte caratteristiche in comune con tanti altri lavori da scrivania, così come i pregi dell’indipendenza nella gestione degli orari e lo scoglio della mancata tutela in caso di maternità o malattia. La solitudine del free lance non significa per forza abbrutimento davanti al monitor e conseguente impresentabilità sociale al calar del sole. La buona organizzazione consiste sia nel rispetto della tabella di marcia giornaliera e delle scadenze sia nel trovare un equilibrio con la vita privata. Altrimenti, tutto si trasforma in un’eterna rincorsa, in cui l’ufficio invade lo spazio casalingo fino a sostituirlo.

La Redazione annuisce con vigore.

RECENSORE: La compagnia di un animale domestico può rallegrare nei freddi pomeriggi d’inverno. Sfatando uno dei miti più radicati nell’immaginario traduttivo, l’autrice sconsiglia i gatti, perché pretendono attenzione in modo subdolo, e raccomanda invece i cani, che spingono i pantofolai a uscire di casa e a socializzare con gli altri possessori di guinzaglio.

La Redazione grida allo scandalo. Subito dopo, si divide tra cinofili e ailurofili (da qui si vede che la Redazione maneggia molti dizionari).

RECENSORE: Tra gli altri suggerimenti utili, rimane sempre valida, anche nell’epoca dei velocissimi social network, la rete di persone di riferimento a cui chiedere consiglio per sciogliere i dubbi amletici.

REDAZIONE (voce anonima): E supporto psicologico…

RECENSORE: Sì! Come superare, altrimenti, lo spettro del Romanzo Brutto? Quello con l’ennesima ripetizione dello stesso verbo nell’arco di dieci righe, o il dialogo confuso tra personaggi troppo simili, in cui non si capisce più chi domanda e chi risponde? Per tacere della sensazione provocata dalla Scena di Sesso Mal Riuscita!

Colpi di tosse imbarazzati.

RECENSORE: In effetti, ci vogliono colleghi con molto affiatamento. Sia maschi che femmine.

La parte giovane della Redazione si sente chiamata in causa, ma si avvale della facoltà di non rispondere.

RECENSORE: Al contrario, quando si ha la possibilità di mettere le mani su un bel romanzo, indipendentemente dal successo commerciale o dal riscontro critico, volgerlo in italiano diventa molto più facile, con momenti perfino di divertimento.

Sorrisi tendenti alla beatitudine.

RECENSORE: Senza aspettarsi le lodi ufficiali dell’editore e dell’autore. Purtroppo sono merce rara…

Sorrisi brillanti, ma tirati.

RECENSORE: Infine, resta un piccolo spazio anche per la saggistica.

Alla parola saggistica, il Vecchio Lettore si ridesta all’improvviso dal suo cantuccio.

RECENSORE: Se ne parla come di un’attività complessa e talvolta scoraggiante, ma che dà soddisfazione e rende orgogliosi.

Il Vecchio Lettore si produce in insolite e rumorose manifestazioni di giubilo, che lasciano la Redazione allibita.

RECENSORE: Va bene, va bene, ho capito. Scriverò una recensione per il prossimo numero.