Numero 19 (autunno 2020) | In un'altra lingua

Evgenij Solonovič, o del superamento del pregiudizio di intraducibilità

UN GRANDE TRADUTTORE RUSSO DI AUTORI ITALIANI E LA SUA TEORIA

di Giulia Baselica

Sono forse le parole di Ivan Kramskoj, pittore e critico d’arte russo, maestro del ritratto realista vissuto nei decenni centrali dell’Ottocento, a poter tracciare con immediatezza il profilo del traduttore e poeta Evgenij Michajlovič Solonovič, qui assimilato a quello dell’artista, come «quella parte della nazione che si è attribuita, liberamente e per inclinazione, il compito di soddisfare le esigenze estetiche del suo popolo» (Čast’ nacii, svobodno i po vlečeniju postavit’ sebe zadačeju udovletvorenie ėstetičeskich potrebnostej svoego narodaPorudominskij 1974, 14). Considerando la valenza etica connaturata nello spirito russo all’esigenza estetica, riconosciamo nel lunghissimo elenco di poeti e scrittori italiani che dal Medioevo all’epoca attuale si distinsero con la loro cifra stilistica e la loro visione dell’uomo e del mondo e che, secondo Evgenij Michajlovič, non potevano non essere accessibili ai lettori russi e dovevano divenire parte integrante del polisistema letterario russo, l’aspirazione a offrire, oltre che a sé stesso, ai lettori suoi compatrioti testi che nella loro nuova forma russa avrebbero appagato il desiderio di arricchire la propria conoscenza della letteratura italiana. Evgenij Solonovič è la voce multitonale, lo strumento politimbrico per mezzo del quale Dante, Petrarca, Michelangelo, Ariosto, Alfieri, Parini, Belli, Giusti, Saba, Ungaretti, Montale, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, Spaziani, Giudici, Sciascia, Lucio Piccolo sono oggi noti al pubblico russo.

Molteplici i premi e i riconoscimenti di cui, in Italia e nella madrepatria, è stato insignito: il Premio del ministero della Pubblica istruzione (per la traduzione di Dante, 1966); il premio nazionale di poesia «Salvatore Quasimodo» (1969); il premio internazionale «Diego Valeri» (1980); il premio «Eugenio Montale» (1983); il premio Sabaudia (1988); il premio Mondello (2007); il premio nazionale per la traduzione del ministero per i Beni e le attività culturali (1996); il premio «Gor’kij» (2016); il premio Master (2012); il premio per la poesia della rivista «Oktjabr’» (2009); il premio Illjuminator della rivista «Inostrannaja literatura» (2001); il premio Venec (2011); il premio internazionale Puškin (2019); il premio «Kniga goda» (2011) e il premio «Anthologia» (2015). Si aggiungono il dottorato honoris causa in «Scienze del testo», conferito dall’Università La Sapienza di Roma e la laurea honoris causa in lingue straniere conferita dall’Università di Siena; l’onorificenza dell’Ordine della Stella della solidarietà italiana e il titolo di commendatore conferiti dal presidente Ciampi il 7 gennaio 2004 in occasione della Festa del Tricolore.

In merito alla divulgazione della letteratura italiana in Russia, Solonovič denuncia la scarsità di raccolte poetiche dedicate a singoli autori: la maggior parte delle liriche tradotte sono disperse in antologie, crestomazie, volumi collettanei (Kalašnikova 2008), e i poeti italiani più noti e maggiormente considerati dall’editoria sono essenzialmente Dante e Petrarca (con i Trionfi tradotti da Vladimir Mikuševič). Rileva la necessità, se non l’urgenza, di introdurre in Russia autori e opere per varie ragioni ancora ignoti al pubblico e plaude alla comparsa della versione russa de Il giardino dei Finzi Contini; alle numerose traduzioni di opere di prosa realizzate da Gennadij Kiselëv (Goldoni, Landolfi, Savinio, Moravia, Buzzati, Calvino, Nove, Tiziano Scarpa, Baricco); alla pubblicazione dell’opera di Pasolini, grazie all’impresa traduttiva di Natal’ja Stavrovskaja; al successo russo di Umberto Eco, che si deve alla penna di Elena Kostjukovič. Non manca di sottolineare l’enorme ritardo con cui, soltanto nel 2001, Se questo è un uomo di Primo Levi ha assunto un sembiante russo: Kniga dejstvitel’no velikaja. Prežde vsego tem, čto pri gluboko tragičeskom soderžanii ona napisana bez nenavisti (un libro davvero grande. Prima di tutto perché il contenuto, profondamente tragico, sta in un libro scritto senza odio – Bek 2004).

Evgenij Michajlovič ricorda di aver letto il romanzo di Primo Levi in un passato ormai lontano e di aver compreso, da quella lettura, la tragica realtà di Auschwitz, cui la Grande enciclopedia sovietica (Bol’šaja Sovetskaja Ėnciklopedija) dedicava poche righe, in quanto i censori raccomandavano di evitare il tema ebraico, mentre il termine Lager rinviava ad altri lager, quelli staliniani (Bek 2004). Meritoria è, invece, l’opera di divulgazione della letteratura straniera, quindi anche italiana, autentica missione culturale condotta dalla rivista «Inostrannaja literatura» («Letteratura straniera»), fondata nel 1955 come organo di stampa dell’Unione degli scrittori dell’Urss: negli anni del “disgelo” i lettori sovietici poterono cominciare a leggere liberamente la poesia e la prosa straniere del XX secolo e i traduttori colleghi di Evgenij Solonovič – tra gli altri Andrej Sergeev, traduttore di poesia inglese e americana, l’ispanista Pavel Gruško, Azar Eppel’, autore di traduzioni dalla lingua polacca – poterono finalmente far risuonare in lingua russa il vers libre. Proprio negli anni cinquanta Evgenij Michajlovič pubblicava le sue prime traduzioni: un primo timido esordio con una selezione di poesie di Carducci, mentre l’anno 1959, tre anni dopo aver terminato gli studi presso l’INJAZ (Moskovskij gosudarstvennyj pedagogičeskij institut inostrannych jazykov, l’Istituto pedagogico statale di lingue straniere di Mosca) segna la definitiva consacrazione alla traduzione letteraria con la pubblicazione dell’antologia Poėty Dalmacii epochi Vozroždenija (Poeti dalmati dell’epoca del Rinascimento).

La decisione di studiare la lingua italiana fu determinata in Evgenij Michajlovič dalla passione per la musica italiana e, in particolare, per le più note arie operistiche e le canzoni napoletane trasmesse alla radio, le quali, in alternativa al repertorio operistico russo, alle canzoni popolari e ai brani dei compositori sovietici, costituivano una vera e propria arma difensiva impiegata dal potere nella titanica lotta contro la musica jazz (Bek 2004). Di rilevante importanza, nella sua formazione di traduttore, fu poi l’interesse per il cinema neorealista italiano. Negli anni cinquanta la produzione cinematografica sovietica distribuì film come Pochititeli velosipedov (Ladri di biciclette, 1948); Pod nebom Sicilii (letteralmente «Sotto il cielo di Sicilia», ma noto in Italia come In nome della legge, 1949); Net mira pod olivami (Non c’è pace tra gli ulivi, 1950); Rim 11 časov (Roma ore 11, 1952); Dva groša nadeždy (Due soldi di speranza, 1952), oltre ai primi film di Federico Fellini, accolti entusiasticamente dal pubblico russo, che si confrontava con le vicende dolorose e dure di un’altra latitudine, vissute da protagonisti, belli, coraggiosi e puri, i quali nei cinematografi sovietici parlavano russo (Bek 2004). In quegli stessi anni, e precisamente nel 1958, il giovane Evgenij Michajlovič lesse – con lo stesso spirito partecipe con cui si era avvicinato al cinema italiano – i bozzetti italiani pubblicati nel 1958 da Viktor Nekrasov nella rivista «Novyj Mir» (Mondo nuovo) e intitolati Pervoe znakomstvo (Iz zarubežnych vpečatlenij, Primo incontro. Impressioni dall’estero – Nekrasov 1958).

È importante ricordare che negli anni della sua formazione di traduttore lunga era l’ombra della cortina di ferro e la conseguente impossibilità di stabilire contatti con il mondo esterno. Lo studio delle lingue straniere appariva un’attività del tutto inutile (Kalašnikova 2008). Tuttavia, proprio negli anni cinquanta, l’editoria sovietica licenziava non pochi titoli italiani. Il decennio si apre con la pubblicazione di due opere del tutto diverse l’una dall’altra, per genere e contenuto: una raccolta di poesie di Carducci e la Relazione del primo viaggio intorno al mondo di Antonio Pigafetta, cui seguono, nei due anni successivi, due raccolte poetiche, rispettivamente di Sibilla Aleramo e di Gianni Rodari, il Decameron di Boccaccio e lo scritto filosofico di Giordano Bruno De gl’heroici furori. Ma è nella seconda metà degli anni cinquanta che le traduzioni di opere italiane appaiono più copiose: vengono pubblicati svariati testi teatrali (Il ventaglio di Carlo Goldoni; Questi fantasmi, Filumena Marturano, Non ti pago e Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo; Le fiabe teatrali di Carlo Gozzi; La Mandragola di Machiavelli; Tutto per bene di Pirandello) e opere in prosa (la novella Romeo e Giulietta di Matteo Bandello; la raccolta La novella italiana del Rinascimento, le Novelle scelte di Franco Sacchetti; Le terre del Sacramento di Francesco Jovine; Cronache di poveri amanti, Via de’ Magazzini e Metello di Vasco Pratolini; Beatrice Cenci di Alberto Moravia e Il taglio del bosco di Carlo Cassola). In calce a questo articolo si troveranno tutti i dati concernenti le traduzioni che qui veniamo elencando, a cominciare dal nome dei loro autori e autrici.

Il 1959, anno in cui Evgenij Solonovič firma le versioni poetiche russe pubblicate nell’antologia Poety Dalmacii ėpochi Vozroždenija, segna da un lato il consolidamento di alcuni autori come Goldoni, con le Commedie, e De Filippo con Napoli milionaria e, dall’altro, l’apparizione di nuovi autori, classici, come Carlo Collodi (Pinocchio) e contemporanei, come Gianni Rodari (Le avventure di Cipollino); Italo Calvino (Fiabe italiane), Raffaele Viviani (Il falso eroe). Infine la raccolta di racconti Mani stanche (tra gli autori Renata Viganò, Alfredo Giuliani e Bianca Bracci Torsi). Scarsamente rappresentata la poesia italiana: gli anni cinquanta, ad eccezione della raccolta carducciana pubblicata nel 1950, e di un volume dedicato alla produzione lirica di vari autori italiani (Iz ital’janskich poėtov) si chiudono senza contributi significativi, che nei decenni immediatamente successivi verranno, invece, assicurati dall’opera traduttiva di Evgenij Solonovič e di altri traduttori, come Sergej Šuvinskij, Julja Dobrovol’skaja, Samuil Maršak.

Nel decennio che segna la fine dello stalinismo, epoca in cui agli scrittori e ai poeti, agli artisti e ai registi veniva imposto di «ricreare la realtà secondo un progetto ideocratico, nel quale la realtà stessa è ricostruita in base all’idea che se ne ha e in questo processo omnipervasivo, capace di inventarsi strumenti e modi di azione sempre più nuovi e più sofisticati, rientrava anche la traduzione» (Dell’Asta 2013), il dibattito teorico intorno alla traduzione diviene particolarmente vivace e fecondo. Nel 1953 venne pubblicato il manifesto della teoria della traduzione sovietica, Vvedenie v teoriju perevoda (Introduzione alla teoria della traduzione) di Andrej Fëdorov, il quale riconosce nella linguistica l’indispensabile componente di ogni possibile formulazione teorica, precisando che la teoria della traduzione è una disciplina linguistica e assumendo, in tal modo, una posizione decisa rispetto alla tendenza, imperante fin dalle origini della teoria della traduzione russa, a non considerare gli aspetti propriamente linguistici. Fëdorov, letterato, restio ad applicare gli strumenti della linguistica formale, espone le argomentazioni teoriche a sostegno della linguistica in maniera talmente persuasiva da suscitare aspre critiche da parte di alcuni traduttori letterari, che avevano, erroneamente, interpretato la sua trattazione come una esplicita negazione della legittimità dell’apporto creativo da parte del traduttore (Salmon 2014). Durante il Terzo congresso degli scrittori sovietici, nel 1959, il saggio di Fëdorov venne sottoposto ad un severo esame critico e, nell’edizione successiva, nel 1968 – che uscì con un titolo significativamente modificato, Osnovy obščej teorii perevoda (I fondamenti della teoria generale della traduzione) –Fëdorov giunse a una definitiva e sincretica formulazione: se la linguistica costituisce di per sé una componente essenziale della ricerca nell’ambito degli studi dedicati alla traduzione, essa non è, tuttavia, sufficiente. I teorici della traduzione devono, cioè, considerare sia la letteratura sia la linguistica (Salmon 2014). Ad Andrej Fëdorov è inoltre da ascrivere il merito di aver sostenuto il principio secondo il quale soltanto i traduttori, e non i linguisti puri, possono fornire contributi alla teoria della traduzione (Salmon 2014). Secondo Fëdorov la finalità essenziale della teoria «era a) generalizzare, in base ai dati scientifici, le deduzioni tratte dall’analisi di singoli casi traduttivi e b) suggerire ai professionisti modelli di risoluzione dei problemi concreti» (Salmon 2017, 125).

Tra la metà degli anni cinquanta e l’inizio degli anni sessanta apparvero due importanti periodici dedicati alla pratica e alla teoria della traduzione: «Voprosy chudožestvennogo perevoda» (Questioni di traduzione letteraria), pubblicato annualmente a partire dal 1955 (dal 1959 assunse il titolo «Masterstvo perevoda» – Il magistero della traduzione), e «Tetradi perevodčika» (I quaderni del traduttore), fondato nel 1958. Il primo pubblicava articoli di carattere scientifico, analisi testuali contrastive, recensioni e repertori bibliografici, mentre il secondo si proponeva ai lettori sovietici come luogo di incontro e di dibattito fra traduttori, senza tuttavia rinunciare a contributi scientifici di carattere storico e linguistico.

In questo paesaggio in evoluzione, variegato di persistenti principi, conservatori e tradizionalisti, e di istanze nuove, e tuttavia non ancora del tutto definite, oltre i confini della formazione universitaria, avvenne l’incontro fra Solonovič e la letteratura italiana. Il tramite fu il volumetto della raccolta Lu pani si chiama pani di Ignazio Buttitta (Buttitta 1954), in dialetto siciliano, con traduzioni in italiano di Salvatore Quasimodo e disegni di Renato Quasimodo. Solonovič si cimentò nella traduzione in russo di alcune poesie di Buttitta probabilmente indotto a tale impresa non soltanto dalla curiosità, bensì anche da un suo precedente contatto con la cultura siciliana: siciliano era infatti un membro di una delegazione sindacale in visita ufficiale in Urss, per la quale Evgenij Solonovič aveva prestato la propria assistenza in qualità di interprete. Di ritorno in Italia, il sindacalista siciliano doveva aver parlato dell’interprete e traduttore Evgenij Solonovič allo stesso Buttitta, che subito gli inviò una lettera, indirizzandola, però, al poeta e traduttore Leonid Martynov che qualche tempo prima, insieme con Aleksandr Tvardovskij, direttore della rivista «Novyj mir», e col poeta Aleksandr Prokof’ev, era stato in Sicilia, dove aveva conosciuto e apprezzato Ignazio Buttitta. Nel 1957 Solonovič ebbe occasione di fare la conoscenza di Martynov, così, quando Martynov, Tvardovskij e Prokof’ev intervennero nella conferenza stampa organizzata al loro ritorno dall’Italia presso la Casa dei Letterati, a Mosca, lo stesso Martynov chiese all’organizzatore dell’evento, il poeta Aleksej Surkov, di invitare Solonovič a leggere la propria traduzione di una poesia di Buttitta.

L’anno seguente i confratelli letterati italiani ricambiarono la visita e, come dono di benvenuto, gli organizzatori dell’evento, membri dell’Unione degli Scrittori, stabilirono di dare alle stampe un’antologia di poesia contemporanea in traduzione russa e a Solonovič fu assegnato il compito di approntare alcune versioni interlineari che sarebbero poi state consegnate a qualcuno dei poeti che avevano compiuto il viaggio in Italia. Solonovič tradusse alcune poesie di Umberto Saba, poi rielaborate dal noto poeta Nikolaj Zabolockij, la cui tarda produzione pareva richiamare l’opera del poeta triestino (Bek 2004). Tra le versioni poetiche realizzate da Solonovič e Zabolockij si distingue, in particolare, Tre vie di Trieste (Tri ulicy). In quell’occasione Evgenij Michajlovič poté incontrare Ignazio Buttitta che accompagnò in varie città dell’Unione Sovietica e, nel 1965, la casa editrice Progress pubblicò la raccolta Ja ne poet. Stichotvorenija, traduzione di Solonovič di Nun sugnu pueta. Poesie. Il legame con la Sicilia si consolida attraverso l’amicizia con Leonardo Sciascia e la traduzione di alcuni racconti della raccolta Morte dell’Inquisitore (Smert’ inkvizitora) che contiene i racconti Morte dell’Inquisitore, La strega e il capitano (Ved’ma i kapitan), Il Consiglio d’Egitto (Egipetskaja chartija), La scomparsa di Majorana (Izčezanie Majorany), La morte di Stalin (Smert’ Stalina), Todo modo, Il cavaliere e la morte (Rycar’ i smert’), Una storia semplice (Samaja prostaja istorija). La raccolta sarebbe però apparsa molti anni dopo: in particolare il racconto La morte di Stalin non poté essere pubblicato in epoca sovietica. Negli anni sessanta venne invece pubblicata la traduzione russa de La zia d’America (Amerikanskaja tëtuška). Evgenij Michajlovič sottolinea la pacata, quanto ingannevole semplicità dello stile di Leonardo Sciascia e l’estrema difficoltà di resa del periodare siciliano che forse soltanto nel discorso diretto può essere volto in russo (Bek 2004).

Gli anni sessanta, e in particolare il 1965, segna, nel nome di Dante, un nuovo incontro con l’Italia. In occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita del poeta, la casa editrice sovietica Nauka intraprese la realizzazione della prima edizione dell’Opera omnia. Il curatore, Il’ja Goleniščev-Kutuzov – filologo, poeta e traduttore – propose a Solonovič di tradurre una parte consistente delle liriche giovanili dantiane. Il volume non poté essere pubblicato per il giubileo, tuttavia, le traduzioni già pronte, tra queste le versioni di Evgenij Michajlovič, apparvero proprio nel 1965, su alcuni periodici che dedicarono numeri speciali alle celebrazioni dantesche. Quell’anno venne organizzata una solenne commemorazione al teatro Bol’šoj, nel corso della quale intervenne Gianfranco Contini, presidente della Società dantesca italiana, ma che fu la poetessa Anna Achmatova ad aprire, recitando la sua celebre poesia Slovo o Dante (Discorso su Dante – Solonovič 2017). Le traduzioni dantesche valsero a Solonovič l’assegnazione, l’anno successivo, del Premio del ministero della Pubblica istruzione: il rito della premiazione si svolse a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, durante la cerimonia di chiusura delle celebrazioni dantesche.

Solonovič aveva compiuto il lungo viaggio in treno da Mosca a Firenze in compagnia del critico letterario Vladimir Orlov, con il quale, nei giorni successivi, avrebbe visitato anche Ravenna. Orlov fu un compagno di viaggio provvidenziale, per la sua profondissima conoscenza dell’opera del poeta simbolista Aleksandr Blok, che a Firenze e a Ravenna aveva dedicato due celeberrime liriche: in un’epoca in cui per un cittadino sovietico l’Italia era una meta quasi utopica, fu per il giovane traduttore un’esperienza suggestiva e intensa sentir declamare dalla voce commossa di Vladimir Nikolaevič i versi blokiani proprio nei luoghi che avevano ispirato il poeta russo. Da Ravenna Solonovič e Orlov si spinsero fino a Napoli, dove furono accolti da Leone Pacini Savoj, noto slavista e allora direttore dell’Istituto universitario orientale di Napoli, traduttore di numerose opere di Nikolaj Gogol’. Da Napoli Solonovič raggiunse infine Palermo, dove si incontrò con Ignazio Buttitta (Bek 2004). A quel primo viaggio in Italia ne sarebbero seguiti, nel corso degli anni, innumerevoli altri, motivati, soprattutto, dall’assegnazione di premi e riconoscimenti, oltre che da inviti a partecipare a convegni e a tenere conferenze e seminari sulla traduzione. Ed è proprio la sua intensa pratica di traduttore – nonché di docente di traduzione letteraria presso il Literaturnyj institut imeni A.M. Gor’kogo (Istituto A.M. Gor’kij per gli studi letterari) di Mosca – a dare forma a una personale teoria della traduzione, una teoria fluida, che nel tempo ha mutato fisionomia. Innanzi tutto, per Solonovič, l’approccio traduttivo alla poesia non si differenzia dalla traduzione della prosa. Tra gli autori tradotti prevalgono nettamente i poeti, poiché, in quanto traduttore, Evgenij Michajlovič ritiene personalmente più interessante la prosa lirica o la prosa che richieda, come esito del processo traduttivo, la realizzazione di un compito superiore, come l’invenzione di un termine che restituisca adeguatamente uno dei realia della lingua di partenza o che riproduca la stratificazione semantica dell’originale o, ancora, che richieda dei virtuosismi stilistici (Kalašnikova 2001). Il confronto con un testo scritto in una lingua straniera implica, quasi necessariamente, una riflessione sul concetto di “intraducibilità”, che Solonovič ritiene soggettiva e applicabile a singoli testi e mai all’intera opera di un poeta o di uno scrittore. Una poesia può quindi rivelarsi intraducibile per uno specifico traduttore e agevolmente traducibile per un altro (Vizel’ 2010). Si perde, nella traduzione, si domanda Solonovič, quel quid che rende l’originale un testo poetico? Può accadere, talvolta, che l’esito traduttivo si riveli un fallimento, ma se la natura poetica supera la barriera che separa le due lingue e culture e il testo sopravvive, benché in una fisionomia lievemente modificata, adattata – dove il concetto di “adattamento” non è qui da intendere come “semplificazione” (Vizel’ 2010); se la lirica in questione non suona di sonorità peggiori rispetto all’originale – e il temine «suona» indica non soltanto l’effetto fonetico o prosodico, bensì anche l’armonia interna del verso – significa che il traduttore non ha dissipato il prezioso quid poetico del testo originale. Un esempio concreto di adattamento traduttivo è rappresentato, nella produzione di Evgenij Michajlovič, dalla progressiva introduzione del verso libero nella poesia russa, adatto a rendere la poesia straniera contemporanea ma offrendo, contestualmente, il modello di una nuova forma poetica, nel tempo acquisita dagli stessi poeti sovietici (Vizel’ 2010). Un secondo esempio concreto è costituito dalla traduzione russa di circa un centinaio di poesie del Belli, amico di Nikolaj Gogol’. Di una versificazione che in rapidi tratti coglie, nella folla romana ottocentesca, le fisionomie e i gesti del trattore, dell’ombrellaio, del calzolaio, delle maschere che conferiscono al testo un peculiare colore, nel quale si esprime, anche, il particolare suono, il ritmo della lingua popolare, resa poetica dal Belli e ricreata, in russo, da Evgenij Solonovič (Vizel’ 2010). Il Belli russo, così come le altre numerosissime versioni poetiche realizzate da Solonovič, mostrano che «è importante, quando si traducono i classici o i versi contemporanei in rima, cercare non solo di trasmettere il disegno ritmico, pur considerando la differenza dei sistemi tra quello russo, sillabo-tonico, e quello italiano, accentuativo, ma anche la rima. È parte della nostra storia della traduzione e la preserviamo. Io me ne considero un fautore» (Baglioni 2014).

Nell’essenza, afferma Solonovič, si traduce non soltanto da una lingua a un’altra, bensì anche da una lingua poetica all’altra e tale intento si concretizza mediante un rispettoso atteggiamento nei confronti della forma e di conseguenza del contenuto, che deve essere anch’esso considerato con riguardo e non modellato in una foggia inadatta (Utkin 2015).

Una riflessione teorica, quella di Evgenij Michajlovič, derivata dalla pratica traduttiva di natura descrittiva e non prescrittiva, fëdorovianamente priva, dunque, di dogmatismo assiologico e aperta a ogni possibile approccio al testo (Dmitrienko 2029) e idealmente prossima all’idea di disciplina empirica e in continua evoluzione – proprio come le parole della traduzione – inaugurata dai Translation Studies e confermata da una delle loro più feconde direzioni, l’approccio comunicativo-funzionale. Quest’ultimo implica da una parte una costante e contestuale attenzione alla pratica e alla teoria e, dall’altra, la capacità di cogliere, in ogni suo aspetto, la situazione comunicativa in cui si colloca il testo originale, quindi di individuare il contesto comunicativo nel quale si situerà il testo tradotto e di affrontare e risolvere i problemi di resa determinati dal procedimento traduttivo stesso (Sdobnikov 2019). La situazione comunicativa connessa con il testo originale rimane inalterata, ma muta la sua percezione da parte del traduttore e della cultura di accoglienza, così come muta la situazione comunicativa connessa con il testo nella lingua di arrivo. In prospettiva sincronica e diacronica l’approccio al testo da parte del traduttore è quindi connotato dalla dinamicità, dalla disposizione ad adottare strategie sempre diverse per realizzare non soltanto le necessarie corrispondenze fra il testo originale e il testo tradotto, bensì anche per attribuire all’esito traduttivo le funzioni comunicative adeguate al contesto e ai destinatari, entrambi in continua evoluzione. Di qui la necessaria disposizione del traduttore a sottoporre il proprio esito traduttivo a un ricorrente, incessante riesame: quando si presenta l’occasione di ripubblicare delle traduzioni già edite in passato, Evgenij Solonovič vi rimette mano, realizzando delle nuove versioni: l’esperienza traduttiva, nel tempo, finisce con il modificare l’atteggiamento del traduttore nei confronti del testo e muta la sua visione della letteratura. Infine: il lavoro del traduttore prende forma in un’ideale bottega, dove ogni maestro traduttore crea la propria opera d’arte, riproducendo il modello originale, secondo il principio della verosimiglianza e tuttavia sperimentando tecniche e procedimenti nuovi, atti a rappresentare la propria, personale, lettura del modello stesso. E gli esiti prodotti dalla bottega sono motivo di continua ispirazione e di continua verifica: soprattutto nel lavoro di revisione, delle proprie vecchie traduzioni, il traduttore non può non considerare le ultime creazioni della maestranza di bottega cui egli appartiene (Kalašnikova 2001).

Riferimenti bibliografici

Baglioni 2014: Elisa Baglioni, Evgenij Solonovič. Come è letta la poesia italiana all’estero?, in «Nuovi Argomenti», 9 gennaio (http://www.nuoviargomenti.net/poesie/evgenij-solonovic-la-poesia-italiana-per-i-lettori-stranieri-interviste-ai-traduttori-1/)

Bek 2004: Tat’jana Bek, Solonovič Evgenij, Perevod- eto moja žizn’ (Solonovič Evgenij, La traduzione è la mia vita), in «Lechaim», sentjabr’ 2004 http://old.lechaim.ru/ARHIV/149/bek.htm

Buttitta 1954: Ignazio Buttitta, Lu pani si chiama pani, Roma, Edizioni di cultura sociale

Dell’Asta 2013: Adriano Dell’Asta, Storie di traduzioni e di censure, in Italia in cirillico, a cura di Stefania Pavan, Moskva, Conoscere Eurasia Edizioni

Dmitrienko 2029: Gleb Dmitrienko, Redefining Translation Spaces in the Soviet Union: From Revisionist Policies to a Conformist Translation Theory (Ridefinire gli spazi della traduzione nell’Unione sovietica: dalle scelte politiche revisioniste a una teoria conformista della traduzione), in «Translation. Politics and Policies», Vol. 32, n. 1, pp. 205-229

Kalašnikova 2001: Elena Kalašnikova, Evgenij Solonovič, perevodčik s ital’janskogo: pod toporom sroka rabotat’ ne mogu (Evgenij Solonovič, traduttore dall’italiano: non posso lavorare sotto la scure del termine di consegna), in «Slowo.ru». Bjuro perevodov Berg (Agenzia di traduzioni Berg), 5 luglio 2001 (https://www.slowo.ru/stat11_9.html)

Kalašnikova 2008: Elena Kalašnikova, Po-russki s ljubov’ju (In russo con amore), Moskva, 2008

Nekrasov 1958: Viktor Nekrasov, Pervoe znakomstvo (Iz zarubežnych vpečatlenij) (Prima conoscenza. Impressioni dall’estero), in «Novyj mir», n. 7, pp. 142-181; e n. 8, pp. 123-159

Porudominskij 1974: Vladimir Porudominskij, Kramskoj, Moskva, Iskusstvo, 1974

Salmon 2014: Laura Salmon, Translation Theory in the Soviet Union between Tradition and Innovation, in «Europa Orientalis», n. 33, 2014, pp.25-54

Salmon 2017: Laura Salmon, Teoria della traduzione, Milano Franco Angeli, 2017

Sdobnikov 2019: Vadim Sdobnikov, Translation Studies Today. Old Problems and New Challenges, in «Russian Journal of Linguistics», Vol. 23, 2, pp. 295-327

Solonovič 2017: Evgenij Solonovič, O knige Dante v russkoj poėzii i o jubilee, k kotoromu ona vyšla (Del libro Dante nella poesia russa e del giubileo per il quale venne pubblicato), in «Voprosy literatury», Maj-Ijun’ 2017, pp. 377-381

Utkin 2015: Konstantin Utkin, Evgenij Solonovič: «Složnoe iskusstvo perevoda» (Evgenij Solonovič: «La difficile arte della traduzione»), in «Literaturnaja gazeta», n. 31, 29 luglio

Vizel’ 2010: Michail Vizel’, Evgenij Solonovič, «Perevodčik dolžen umet’ sebja sderživat’…» (Evgenij Solonovič, «Il traduttore deve sapersi trattenere»), in «Literaturnaja gazeta», n.26, 30/06/2010

Traduzioni di Evgenij Solonovič

Opere in volume, in ordine cronologico

Poėty Dalmacii epochi Vozroždenija (Poeti dalmati del Rinascimento), Мoskva, Golitizdat, 1959

In’jacio Buttitta, Ja ne poėt. Stichi, Moskva, Progress, 1965 (da Ignazio Buttitta, Nun sugnu pueta. Poesie)

Džuzeppe D’Agata, Deti Gippocrata, Moskva, Progress, 1967 (da Giuseppe D’Agata, Il medico della mutua, Milano, Feltrinelli, 1964)

Leonardo Šaša, Amerikanskaja tëtuška, Moskva, Pravda, 1967 (da Leonardo Sciascia, Gli zii di Sicilia, Torino, Einaudi, 1958)

Frančesko Petrarka, Izbrannaja lirika, Moskva, Detskaja literatura, 1970 (da Francesco Petrarca, Liriche scelte)

Umberto Saba, Kniga pesen. Stichi, Moskva, Chudožestvennaja literatura, 1974 (una scelta da Umberto Saba, Canzoniere)

Marčello Ardžilli, 10 gorodov. Skazki so stichami, Moskva, Detskaja literatura, 1976 (da Marcello Argilli, Le dieci città [Racconti in versi], Roma, Editori Riuniti, 1970)

Džovanni Raboni, Tetrad’ po arifmetike kota Kotangensa. Stichi, Moskva, Detskaja literatura, 1982 (da Giovanni Raboni, Dal quaderno di aritmetica del gatto Pastrocchio. Poesie per bambini di età prescolare, Milano, Feltrinelli, 1978)

Eudženio Montale, Izbrannoe. Stichi i rasskazy, Moskva, Progress, 1979 (da Eugenio Montale, Opere scelte. Poesie e racconti)

Iz sovremennoj ital’janskoj poezii. Sbornik, Moskva, Progress, 1981 (una Raccolta di poesia italiana contemporanea: contiene poesie di Mario Luzi, Giorgio Caproni, Vittorio Sereni, Andrea Zanzotto, Giovanni Giudici)

Dante, Petrarka, Lirika, Moskva, Detskaja literatura, 1983 (liriche di Dante e Petrarca)

Tonino Guerra, Staja ptic, Moskva, Izvestija, 1983 (da Tonino Guerra, I cento uccelli, Milano, Bompiani, 1974)

Vernisaž. Stichi ital’janskich poetov, Moskva, Raduga, 1986 (antologia di poeti italiani: Vernissage. Poesie di poeti italiani; contiene poesie di Lucio Piccolo, Carolus Luigi Cergoly, Daria Menicanti, Maria Luisa Spaziani, Danilo Dolci, Roberto Baldini, Giampiero Neri, Giancarlo Majorino, Amelia Rosselli e altri)

Ital’janskaja poezija v perevodach Evgenija Solonoviča, Moskva, Raduga, (Pervoe izdanie, 2000; vtoroe izdanie, 2002) (La poesia italiana nelle traduzioni di Evgenij Solonovič, prima edizione: 2000; seconda edizione, 2002)

Marija Luiza Spaciani, Stikhotvoreniya, Moskva, Raduga, 2004 (una scelta da Maria Luisa Spaziani, Poesie, 1954-1996, Milano, Mondadori, 2000)

Frančesko Petrarca, Pod sen’ju lavra, Moskva, Molodaja gvardija, 2005 (All’ombra del lauro, da Francesco Petrarca [Scelta di liriche dal Canzoniere])

Andrea Kamilleri, Telefon, Moskva, Inostranka, 2006 (Andrea Camilleri, La concessione del telefono, Palermo, Sellerio, 1998)

Al’berto Karamella/Alberto Caramella, Poesie/Stichi, Firenze/Florencija, Pagliai Polistampa, 2006 (testo a fronte)

Frančesko Petrarka, Sonety, Sankt-Peterburg, Vita Nova, 2009 (sonetti di Francesco Petrarca)

Eudženio Montale, Dinarskaja babočka. Rasskazy, Moskva, Reka vremёn, 2010 (Eugenio Montale, Farfalla di Dinard, Venezia, Neri Pozza, 1956)

Džuzeppe Džoakino Belli, Rimskie sonety, Moskva, Novoe Izdatel’stvo, 2012 (seconda edizione accresciuta: Džuzeppe Džoakino Belli, Rimskie sonety, trad. E. Solonovič, Moskva, Novoe Izdatel’stvo, 2015) (da Giuseppe Gioachino Belli, Sonetti, Milano, Mondadori, 1978)

Frančesko Pikkolo, Minuty budničnogo sčast’ja, Moskva, Korpus, 2012 (da Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità, Torino, Einaudi, 2010)

Altre traduzioni citate

in ordine alfabetico per autore italiano

Sibilla Aleramo, Stichi, trad. Vladimir Solov’ëv, Moskva, Izdatel’stvo inostrannoj literatury, 1952 (da Sibilla Aleramo, Poesie, Milano, Mondadori, 1929)

Matteo Bandello, Romeo i Džul’etta, trad. N. Georgievskaja, Moskva Goslitizdat, 1956 (da

Matteo Bandello, Romeo e Giulietta, in Tutte le opere di Matteo Bandello, 2 voll., Milano, Mondadori, 1952)

Džordžo Bassani, Sad Finci Kontini, trad. I. Soboleva, Sankt-Peterburg, Blitz, 2000 (da Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi Contini, Torino, Einaudi, 1962)

Džovanni Bokkaččo, Dekameron, trad. A. Veselovskij, Moskva, Golitizdat, 1955 (da Giovanni Boccaccio, Decameron, Torino, Einaudi, 1950)

Džordano Bruno, O geroičeskom entuziazme, trad. A. Rubin, Moskva, Goslitizdat, 1953 (da Giordano Bruno, De gl’heroici furori, Torino, Utet, 1928)

Džozue Kardučči, Izbrannye stichi, trad. I. Postupal’skij, Moskva, Golitizdat, 1950 (da Giosuè Carducci, Poesie scelte, Bologna, Zanichelli, 1909)

Eduardo De Filippo, Prizraki!, trad. G. Bogemskij e N. Medvedev, Moskva, Iskusstvo, 1956 (da Eduardo De Filippo, Questi fantasmi!, Torino, Einaudi, 1951)

Eduardo De Filippo, Filumena Marturano, trad. A. Gusev, Moskva, Iskusstvo, 1956 (da Eduardo De Filippo, Filumena Marturano, Torino, Einaudi, 1951)

Eduardo De Filippo, Neapol’ – gorod millionerov!, trad. D. Ševljagin, Moskva, Izdatel’stvo inostrannoj literatury, 1959 (da Eduardo De Filippo, Napoli milionaria!, Torino, Einaudi, 1950)

Eduardo De Filippo, Ne zaplaču!, trad. D. Gusev, Moskva, Otd. rasprostranenija dram. proizvedenij VUAOP, 1959 (da Eduardo De Filippo, Non ti pago! Commedia brillante in 3 atti, Firenze, Libreria Del Teatro, 1943)

Eduardo De Filippo, Roždestvo v dome sin’ora Kup’ello, trad. A. Gusev, Moskva, Otd. rasprostranenija dram. proizvedenij VUAOP, 1959 (da Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello, Torino, Einaudi, 1959)

Karlo Gol’doni, Veer, trad. N. Georgievskaja, Moskva, Otd. rasprostranenija dram. proizvedenij VUAOP, 1955 (da Carlo Goldoni, Commedie scelte, 5 vv., Milano, Sonzogno, 1876)

Karlo Gol’doni, Komedii v 2 t., trad. P. Volodina, Moskva-Leningrad, Iskusstvo, 1959 (da Carlo Goldoni, Commedie scelte, 5 vv., Milano, Sonzogno, 1876)

Karlo Gocci, Skazki dlja teatra, trad. S. Mokul’skij, Moskva, Iskusstvo, 1956 (da Carlo Gozzi, Le fiabe di Carlo Gozzi, 2vv., Lanciano, Carabba, 1912)

Ital’janskaja novella Vozroždenija, a cura di E. Egerman e A. Efros, Moskva, Izvestija, 1957 ((La novella italiana del Rinascimento. Contiene novelle di Giovanni Boccaccio, Franco Sacchetti, Masuccio Guardati, Antonio Francesco Frazzini detto «il Lasca», Giovanni Battista Giraldi (Cinzio), Matteo Bandello)

Iz ital’janskich poėtov, a cura di I. Brejtburd, Moskva, Izdatel’stvo Inostrannoj poezii, 1958 (Raccolta di poesie di vari poeti italiani)

Frančesko Jovine, Zemli Sakramento, trad. A. Starostin e V. Kočergin, Moskva, Izdatel’stvo inostrannoj literatury, 1955 (Francesco Jovine, Le terre del Sacramento, Torino, Einaudi, 1950)

Italo Kal’vino, Ital’janskie skazki, trad. V Milaševskij, Moskva, Goslitzdat, 1959 (Italo Calvino, Fiabe italiane, Torino, Einaudi, 1956)

Karlo Kassola, Rubka lesa, trad. D. Rozental’ e L. Sarov, Moskva, Izdatel’stvo inostrannoj literatury, 1958 (da Carlo Cassola, Il taglio del bosco, Firenze, Sansoni, 1950)

Karlo Kollodi, Priključenija Pinokkio. Istorija derevjannogo čeloveka, trad. Ė. Kazakevič, Moskva, Detgiz, 1959 (da Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, Firenze, Libreria editrice Paggi, 1883)

Primo Levi, Čelovek li eto?, trad. E. Dmitrieva, Moskva, Tekst, 2001 (da Primo Levi, Se questo è un uomo, Torino, De Silva, 1947)

Nikkolo Mak’javelli, Mandragola. Komedija v 5-ti d., trad. K. Dživelegov, Leningrad-Moskva, Iskusstvo, 1958 (da Niccolò Machiavelli, Commedie e Belfagor, Firenze, Sansoni, 1943)

Al’berto Moravija, Rimskie rasskazy, a cura di E. Babun, Moskva, Izdatel’stvo inostrannoj literatury, 1956 (da Alberto Moravia, Racconti romani, Milano, Bompiani, 1954)

Al’berto Moravija, Beatriče Čenči: Tragedija v 3-ch d. s epilogom, trad. G. Bogemskij, N. Medvedev, Moskva, Iskusstvo, 1957 (da Alberto Moravia, Beatrice Cenci, in «Botteghe oscure», Quaderno XVI, II semestre, 1955)

Natružennye ruki. Sbornik rasskazov ital’janskich pisatelej, trad. Ė. Vol’f, Moskva, Profizdat, 1959 (Mani stanche. Raccolta di racconti di scrittori italiani)

Antonio Pigafetta, Putešestvie Magellana, trad. V Uzin, Moskva, Gosudarstvennoe izdatel’stvo geografičeskoj literatury, 1950 (da Antonio Pigafetta, Relazione del primo viaggio intorno al mondo, Milano, Alpes, 1929)

Luidži Pirandello, Porjadočnye ljudi, trad. S. Rubcova e A. Gorskij, Moskva, Otd. rasprostranenija dram. proizvedenij VUAOP, 1957 (da Luigi Pirandello, Tutto per bene, Firenze, Bemporad, 1920)

Vasko Pratolini, Povest’ bednych vljublennych, trad. L. Veršinin, Moskva, Izdatel’stvo inostrannoj literatury, 1956 (da Vasco Pratolini, Cronache di poveri amanti, Firenze, Vallecchi, 1947)

Vasko Pratolini, Metello, trad. T. Blanter ed E. Feerštejn, Moskva, Izdatel’stvo inostrannoj literatury, 1958 (da Vasco Pratolini, Metello, Firenze, Vallecchi, 1955)

Vasko Pratolini, Via dei Magadzini, trad. L. Veršinin, Z. Potapova, Moskva, Goslitizdat, 1958 (da Vasco Pratolini, Via de’ Magazzini, Firenze, Vallecchi, 1942)

Džanni Rodari, Stichi, trad. S. Maršak, Moskva, Pravda, 1953 (da Gianni Rodari, Il treno delle filastrocche, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1952)

Džanni Rodari, Priključenia Čipollino. Skazka, Leningrad, Leninsdat, 1959 (da Gianni Rodari, Le avventure di Cipollino, Roma, Editori Riuniti, 1959)

Franko Sakketti, Novelly, trad. A. Gabričevskij, Moskva, Goslitizdat, 1956 (da Franco Sacchetti, Le novelle, Milano, Sonzogno, 1937)

Džovanni Verga, Sel’skaja čest’, i drugie novelly, trad. N. Georgievskaja, E. Egerman, Moskva, Goslitizdat, 1956

Giovanni Verga, Vita dei campi: Cavalleria rusticana ed altre novelle, Firenze, Bemporad, 1929

Raffaėle Viviani, Lipovyj geroj. Komedija v 3-ch d., trad. A. Gusev, Moskva, Otd. rasprostranenija dram. proizvedenij VUAOP, 1959 (da Raffaele Viviani, Trentaquattro commedie scelte da Tutto il Teatro di Raffaele Viviani, Torino, Ed. tip. ILTE, 1957)