Strumenti | Numero 7 (autunno 2014)

La recensione / 3 – Lucciole, lampi e parole di luce

di Paola Barberis

Il Nuovo dizionario di tedesco. Dizionario tedesco-italiano italiano-tedesco, a cura di Luisa Giacoma e Susanne Kolb, III edizione, Bologna, Zanichelli, 2014, pp. 2624, €65,50

Se è vero – come pare abbia detto Mark Twain – che la differenza fra la parola giusta e quella quasi giusta è la stessa che intercorre fra una lucciola e un lampo, sin dalla sua prima edizione il Nuovo dizionario di tedesco Giacoma-Kolb offriva ai suoi consultatori parecchi indizi per farsi illuminare nel modo migliore. Quelle parole in maiuscoletto racchiuse fra parentesi graffe, per esempio, (a volte erano in corsivo, a volte in tondo, e potevano essere precedute dal segno +) erano una grossa novità, e non c’era bisogno di saperle definire collocatori, né di essere informati sulle tendenze lessicografiche che ne avevano promossa l’introduzione, per imparare in fretta a riconoscerle come possibilità combinatorie del lemma consultato e a servirsene come segnali luminosi che portavano alla parola giusta, al “lampo” decisivo.

Un’altra novità che sin dalla prima edizione guidava le scelte dei consultatori, favorendo al tempo stesso l’apprendimento linguistico autonomo, erano le strutture grammaticali, sempre esplicitate, che indicavano i possibili collegamenti sintattici e la reggenza di verbi, aggettivi e sostantivi: nel caso di una lingua come il tedesco un aiuto irrinunciabile per riuscire a interpretare bene il significato di un enunciato, così come per produrne a propria volta di corretti.

Nel frattempo il dizionario è giunto alla sua terza edizione, e parecchi di noi si sono familiarizzati con la sua impostazione e con le sue convenzioni grafiche. Sappiamo per esempio che i collocatori in corsivo rappresentano i soggetti tipici del lemma in questione, quelli in tondo gli altri complementi, mentre i complementi di specificazione e di materia sono preceduti dal segno +. E abbiamo imparato a cercare quel pallino blu che, nell’ultima parte della voce, introduce la sezione fraseologica, certi di trovarvi espressioni colloquiali e locuzioni gergali anche assai colorite, purché ben radicate nella lingua contemporanea.

Ci siamo abituati alla rapidità della consultazione digitale, offerta in buon anticipo rispetto agli altri dizionari sul mercato, e contiamo sul frequente aggiornamento del repertorio lessicale (purtroppo non annuale, come nel caso del suo omologo per l’inglese, il Ragazzini, ma pur sempre almeno quinquennale) e sulla tempestiva registrazione dei neologismi. Sappiamo che, nella versione digitale, cliccando nelle singole voci su Wortformen troveremo tutte le forme flesse dei sostantivi e degli aggettivi e quelle coniugate dei verbi. Inoltre, per non dimenticare che il tedesco oltre che in Germania è parlato anche in Austria e in Svizzera, confidiamo nel fatto che i regionalismi ci verranno segnalati con le iniziali corrispondenti, rispettivamente A e CH, e che non sarà trascurato un rimando all’ortografia in uso prima del terzo millennio (a. R., ovvero alte Rechtschreibung).

Ecco una voce che esemplifica bene la ricchezza delle indicazioni cui ci siamo abituati:

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(fare click sull’immagine per ingrandire)

Questa dunque la consuetudine che si è creata per parecchi di noi in oltre tredici anni di consultazioni quotidiane: quali ora le novità di questa terza edizione del 2014?

Anzitutto un apparato di 750 note miranti a evitare le più frequenti fonti d’errore da interferenza fra i due sistemi linguistici, a far acquisire una maggior consapevolezza delle differenze sul piano semantico e linguistico, e a offrire una prospettiva sul contesto storico e culturale in cui va intesa quella particolare voce lessicale.

Queste nuove note rappresentano uno spazio di lettura a sé e il consultatore-lettore si scoprirà spesso a seguirne il filo, ritrovandovi quelle informazioni interculturali che solo anni di vita a cavallo fra le due lingue (e le due culture) permettono di acquisire. Le note sono riportate in riquadri azzurro pallido in coda al lemma corrispondente, e sono espressamente dedicate ai falsi amici, alle particolarità d’uso e agli aspetti collegati alla civiltà.

Ed è così che ben 500 segnalazioni di falsi amici ci allertano sulle insidie nascoste in coppie di omografi/omofoni italo-tedeschi come chef/Chef, o in parentele lessicali ingannevoli come dissertazione/Dissertation, gastronomia/Gastronomie, camerata/Kamerad e innumerevoli altre.

Le 170 note d’uso si concentrano invece sulle differenze interlinguistiche ma anche intralinguistiche fra due o più termini che possono rendere difficile una scelta lessicale adeguata. Vi troveremo ad esempio spiegazioni su lemmi tedeschi dalla radice comune, ma dai significati decisamente divergenti, come gli aggettivi herzlich, herzig e herzhaft o lösbar e löslich, oppure su verbi dalla “doppia vita” come erschrecken, hängen o schaffen, la cui coniugazione è regolare o irregolare a seconda del significato, o ancora su sostantivi omografi ma non sempre omofoni come der Band, das Band (a sua volta con due significati e due diversi plurali) e die Band, o come le coppie der Otter/die Otter e der Kiefer/die Kiefer. Sempre in questa rubrica compaiono informazioni che vengono in aiuto dell’apprendente italiano alle prese con tipiche fonti di errore, come nelle note dedicate ai verbi modali e alle relative differenze d’uso, nonché indicazioni per adottare comportamenti verbali consapevoli, come alle voci Gleichstellung, sulla parità linguistica fra i sessi, e politische Korrektheit, quest’ultima con rimandi che comprendono fra l’altro i termini Ausländer, Eingeborene, Eskimo, Jude, Mohammedaner, unehelich, Zigeuner, sempre più spesso avvertiti come discriminatori.

Le 80 note contrassegnate con il titolo Civiltà rappresentano infine piccoli scorci sulla vita, sulla cultura e sulla storia tedesca. Voci come Grußformeln, Anrede, Kaffee, Schrebergarten, Stammtisch ecc. offrono all’apprendente italiano preziose indicazioni riguardo ai comportamenti diversi, alle abitudini e alle tradizioni della cultura d’arrivo. Un buon numero di note di questa rubrica è inoltre dedicato a lemmi legati alla storia, come Hanse, Anschluss, Heimatvertriebene, Wende, Ostalgie, oppure a norme e istituzioni tedesche, come nel caso delle sigle dei partiti politici, che provvidamente comprendono anche l’indicazione del colore cui ogni partito è tradizionalmente associato, non sempre corrispondente a quello del partito italiano omologo.
Buone notizie anche per chi non sa più rinunciare alla consultazione istantanea che solo gli strumenti informatici hanno reso possibile, quindi senz’altro per la maggioranza degli utilizzatori professionali, ma anche, per quanto è possibile osservare già in ambiente scolastico, per i giovani apprendenti della generazione digitale: la terza edizione del Nuovo dizionario di tedesco Zanichelli è disponibile – oltre che su CD-Rom e tramite attivazione della licenza annuale per l’accesso online – anche in versioni digitali installabili per Windows e per Mac, e offre per la prima volta la pronuncia sonora delle singole voci.

Inoltre, nella sezione ELIZA (Esercizi linguistici Zanichelli) del sito della casa editrice, sono disponibili 1200 esercizi e test interattivi online, a partire dal livello base A1 fino ad arrivare a quello della padronanza C2.
Cosa chiedere ancora alle autrici, alla redazione lessicografica e all’editore per le edizioni a venire?

Se si appartiene contemporaneamente alla categoria dei traduttori, dei docenti e degli apprendenti a vita come chi scrive, forse si può ancora avanzare qualche utile richiesta.

Per esempio: è senz’altro utile segnalare graficamente l’accento principale e al tempo stesso la lunghezza della vocale accentata di ogni lemma, ma lo sarebbe ancor di più far presente anche la diversa articolazione dei fonemi tedeschi. Pochi apprendenti (e parlanti!), ad esempio, sono consapevoli del fatto che le vocali distintive tedesche sono ben 17: una trascrizione fonetica che utilizzasse la notazione IPA evidenzierebbe queste differenze spesso decisive per una comunicazione senza intoppi.
Inoltre: visto che ogni scuola (e a volte ogni classe) ormai dispone di lavagne interattive multimediali (le cosiddette LIM) e che questo strumento rende finalmente possibile la consultazione collettiva e ragionata del dizionario, sarebbe davvero ideale poter contare su una licenza speciale per la consultazione online riservata alle istituzioni scolastiche.

Un’altra richiesta riguarda la raccolta di lettere offerta in appendice, che andrebbe aggiornata in base al moderner Briefstil, per far sì che l’apprendente, ma anche chiunque si trovi a redigere lettere formali in tedesco, impari a utilizzare una comunicazione più chiara, diretta e personalizzata.

Per i traduttori, poi, sarebbe importante una guida veloce e pratica per imparare a utilizzare le molte funzioni di ricerca avanzata a disposizione, e soprattutto myDictionary, uno strumento che permette di annotare quei traducenti cui a volte si approda grazie a lunghe ricerche personali o a felici intuizioni. Se per esempio si trova il verbo knarren riferito al rumore di una porta e il traducente dato («scricchiolare») non sembra perfettamente adeguato, cliccando sul fumetto azzurro con la dicitura «Aggiungi annotazione» sarà possibile annotare un’alternativa preziosa per le ricerche successive: «{PORTA} cigolare».

E infine un’ultima accorata preghiera: bisognerebbe proprio che qualsiasi traducente indicato in una delle due sezioni fosse presente come lemma anche nell’altra, ma a volte capita che non sia così. Se per esempio, scorrendo una voce italiana che preferiamo tacere, si trova l’interessante termine tedesco Goetzzitat, ci si dovrà poter levare ogni curiosità consultando questa voce nella sezione corrispondente.

Già, perché c’è sempre qualcosa da aggiungere o da levare, in un dizionario, per essere certi che il lampo rischiari l’orizzonte ogni volta che è umanamente possibile: i lessicografi non si fermano mai.

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