Numero 14 (primavera 2018) | Strumenti

La recensione / 7 – Siate realisti, usate il vocabolario

di Giulia Baselica

A proposito di: Elisa Cadorin e Irina Kukushkina, Dizionario tecnico russo, Milano, Hoepli, 2017, pp. 683, € 49,90

Ci sono oggi in Russia autori che traggono motivo di rinnovata e reinterpretata ispirazione dalla cospicua produzione di un genere di romanzo tipicamente sovietico, quello di ambientazione industriale, fiorita a partire da Cement di Fedor Gladkov, nel 1925, fino agli anni settanta. Ne fanno fede le opere di Oleg Divov e Maks Rublev, di Ksenija Bukša, di Sergej Šargunov. Chi dovesse affrontare la traduzione di questo tipo di letteratura, d’altronde contigua a un’ampia saggistica, tutt’altro che secondaria per la lingua russa, farà bene a ricorrere a questo dizionario.

La vasta esperienza maturata nel settore della traduzione specialistica e nell’ambito della didattica della lingua russa ha permesso alle Autrici di approntare uno strumento di consultazione agile e preciso, pratico e rapido, destinato non soltanto ai traduttori professionisti, bensì anche agli studenti e ai russisti interessati alla traduzione specialistica da e verso il russo. La terminologia trattata deriva dai materiali elaborati nella pratica concreta della traduzione, commissionata da imprese e società italiane attive nel commercio con i paesi russofoni. Precisano le Autrici: «abbiamo […] concentrato l’attenzione sui settori dell’industria che sono maggiormente interessati ai servizi di traduzione e, allo scopo di ottimizzare le risorse, sono stati trattati in modo marginale ambiti come la medicina, la finanza, la biologia il cui lessico richiede un dizionario specifico e dedicato» (p. I).

Il russista traduttore dispone oggi di svariati sussidi terminologici, di glossari e dizionari cartacei e on-line. Il tratto distintivo del Dizionario tecnico russo è la rilevante quantità di lemmi verbali, corredati da numerosi esempi: il verbo lavorare (rabotat’) è per esempio descritto in venti diverse accezioni e specificazioni di significato: oltre a locuzioni ormai da lungo tempo consolidate nel linguaggio specialistico, come «lavorare al tornio» (rabotat’ na tokarnom stanke), si possono trovare espressioni strettamente connesse con l’attuale contesto non soltanto tecnico, quindi economico-produttivo, ma anche sociale e latamente culturale, come «lavorare a contratto» (rabotat’ po dogovoru) o «lavorare da casa» (rabotat’ udalënno).

Numerosi lemmi lessicali presentano una estesa quanto preziosa nomenclatura: ne è un esempio il termine «acciaio». Accanto all’espressione «temprare l’acciaio», che può rinviare al titolo del celebre romanzo sovietico Kak zakaljalas’ stal’ di Nikolaj Ostrovskij, pubblicato in forma periodica negli anni 1932-1934 ed edito in Italia nel 1945 in traduzione anonima intitolata appunto Come fu temprato l’acciaio, dalla casa editrice La nuova Biblioteca (si veda Reminiscenze e borbottii del Vecchio lettore, in «tradurre», n.13, autunno 2017), troviamo specificazioni come «acciaio nitrurato», «acciaio al convertitore di Bessmer», «acciaio a getti», o «acciaio ad alto tenore di carbonio».

Infine, come ogni lessico bilingue, anche questo dizionario offre l’occasione e l’opportunità di compiere qualche piccola, interessante scoperta e anche qualche riflessione in merito al processo di acquisizione e di formazione del linguaggio specialistico. Ai calchi semantici (come ravnoudelënnyj, «equidistante»), si avvicendano i prestiti (come fotometr, «fotometro») e costrutti linguistici complessi, assimilabili a vere e proprie spiegazioni, a definizioni atte a colmare lacune semantiche e referenziali della lingua d’arrivo. Un esempio potrebbe essere il termine «marmista», che in russo corrisponde a master po obrabotke i ukladke mramora (artigiano addetto alla lavorazione e alla posa del marmo). E allora la composita struttura e la imprevedibile variabilità del lessico tecnico-scientifico diviene indice e indizio di una complessa – a tratti oscura – storia culturale; di relazioni dirette e indirette fra le civiltà; di imprese – non di rado ardue e prodigiose – concepite e compiute in nome del progresso e dell’emancipazione.