Categoria: Studi e ricerche

Un classico in italiano: Paul Hazard e La crisi della coscienza europea

Tradurre la storiografia sull’illuminismo nell’Italia post Liberazione

di Alessia Castagnino | Nel 1765, nell’Avviso al lettore premesso alla sua traduzione dei primi otto libri della History of Scotland dello storico scozzese William Robertson, l’abate senese Pietro Crocchi – prolifico traduttore e maître de langue dei viaggiatori inglesi e francesi nel Granducato di Toscana in età leopoldina – utilizzava queste parole per riassumere le motivazioni principali che lo avevano spinto a dedicarsi a tale lavoro, realizzato inizialmente solo come divertissement e «occupazion di piacere» . La scelta di dare alle stampe quell’edizione era dipesa, infatti, non solo dal diretto suggerimento e dalle «premure» di uno dei grandtourists di cui era stato insegnante l’anno prima – il giovane Lord Mountstuart, figlio del più celebre Lord Bute e «persona di Qualità […] amica dell’Autore stesso» –, ma, soprattutto, dalla volontà di rendere disponibile nella penisola italiana un modello di narrazione e di analisi che riteneva esemplare per rigore e imparzialità nei giudizi, chiarezza argomentativa e «nobiltà ed eleganza» dello stile. Secondo Crocchi, l’opera robertsoniana aveva l’indubbio vantaggio di risultare istruttiva e piacevole da leggersi, ma anche utile per stimolare un necessario rinnovamento dell’antica e nobile tradizione toscana di «scrittura della storia» (Castagnino 2016).

Mordere il mallo della noce

EMILIO CASTELLANI, TRADUTTORE DEL TEATRO DI BRECHT (E NON SOLO)

di Aldo Agosti |

Il nome di Emilio Castellani (1911-1985) non è ignoto nella repubblica delle lettere: molti, quasi tutti forse, lo assoceranno alla traduzione in italiano di alcuni fra i più noti autori di lingua tedesca dell’Otto e Novecento; per non citare che i più celebri: Goethe, Thomas Mann, Arthur Schnitzler, Franz Kafka, e soprattutto Bertolt Brecht. A delineare mirabilmente in poche righe il senso più profondo del suo percorso intellettuale vale ancora il ritratto che cinque mesi dopo la sua morte gli dedicò Claudio Magris:

Castellani appartiene a

Great Mutiny e «orientalismo»

QUALCHE RIFLESSIONE SUL SUBCONTINENTE INDIANO NELLA STORIA DEL MONDO MODERNO CAMBRIDGE-GARZANTI

di Massimiliano VaghiLa casa editrice Garzanti è la continuatrice della milanese Fratelli Treves, fondata nel 1879 dai fratelli Emilio e Guido Treves e rilevata nel 1938 dall’industriale forlivese Aldo Garzanti (1888-1961). L’inizio dell’attività editoriale di Aldo Garzanti coincise proprio con l’acquisto della Treves: egli continuò le iniziative della casa editrice milanese, tra le quali la pubblicazione dell’Illustrazione Italiana, fino al 1962, e ne promosse di nuove, come le collane «Vesta», «Il milione», «Classici della letteratura». Nel 1952 si ritirò dalla direzione della sua casa editrice, rimanendone però presidente. Alla sua morte la guida dell’azienda fu assunta in toto dal figlio Livio. Nella seconda metà del Novecento, Livio Garzanti (1921-2015) fu uno tra i protagonisti dell’editoria italiana: dalla fine degli anni Cinquanta portò la Garzanti a rinnovarsi e a conquistare una posizione di primo piano nella cultura in Italia, con un’attenzione non trascurabile anche per le opere storiche e le traduzioni, sia di letteratura, sia di saggistica.

Che ti dice la patria? / 4 (e fine)

TIRIAMO LE FILA

di Gianfranco Petrillo | Non era Hemingway che contava, per Vittorini, quando pubblicò sul «Politecnico» Per chi suonano le campane, in quell’annuncio di autunno dopo la primavera della Liberazione: era la Spagna come primo campo della lotta tra oppressione e libertà che per un decennio aveva insanguinato l’Europa. In giugno era uscito, ovviamente da Bompiani, il suo romanzo Uomini e no, scritto negli ultimi mesi della lotta di liberazione con l’ambizione di rappresentare la Resistenza urbana, alla quale l’autore aveva partecipato, come riflessione sui valori assoluti del bene e del male, dell’agire e non agire. Nel romanzo è infilato a forza un inverosimile partigiano spagnolo che si chiama

Due lingue inaudite

FRANCO ANTONICELLI DA LE AVVENTURE DI TOPOLINO A SE QUESTO È UN UOMO

di Domenico Scarpa |

Tra i poeti segnalati al Saint-Vincent 1948 e accolti nel volume I poeti scelti di quell’anno c’è Franco Antonicelli. Con qualche civetteria la sua nota biografica (p. 20) non fa cenno né al suo lavoro editoriale né al suo impegno politico attivo:

Franco Antonicelli è nato il 15 novembre 1902 a Voghera. Risiede a Torino.
Non ha mai pubblicato poesie né ha mai preso parte a nessun concorso letterario.
Laureato in lettere e in legge. Collabora a diversi giornali con articoli di letteratura e politici.

Questa dell’ottobre 1949 (finito di stampare dell’antologia Mondadori) è realmente la prima apparizione pubblica di Antonicelli come poeta in versi,

Bad cop e good cop

IL GIOCO DELLE PARTI CON MICHELE SISTO

di Gianfranco Petrillo |

Il lettore ormai l’avrà capito. Michele Sisto e io facciamo finta di discutere tra noi soltanto per incastrare meglio il reo, ovvero la collocazione dell’opera letteraria nell’empireo iperuranio delle idee, avulsa da ogni contaminazione materiale, lui con l’eleganza, l’ampiezza e la profondità delle sue ricerche, io con la rozzezza e la pedanteria delle mie puntualizzazioni. Ma finché non avremo costretto alla resa la nostra vittima,

La Breve storia della letteratura tedesca di Lukács in Italia (1945-1958)

UN CASO DI SOCIOLOGIA STORICA DELLA TRADUZIONE

di Michele Sisto |

Nel 1945, sul finire della guerra, György Lukács pubblica sulla rivista sovietica «Internationale Literatur» due lunghi saggi, Fortschritt und Reaktion in der deutschen Literatur (Progresso e reazione nella letteratura tedesca) e Die deutsche Literatur im Zeitalter des Imperialismus (La letteratura tedesca nell’età dell’imperialismo) (Lukács 1945a e b). Dedicati rispettivamente ai periodi che vanno dall’Illuminismo alla caduta di Bismarck (1888) e dalla nascita della letteratura contemporanea con la Freie Bühne (1889) al presente, essi fanno parte di un progetto unitario di rilettura della storia letteraria tedesca, volto da una parte a contrastare le tendenze culturali che avevano portato al nazionalsocialismo e alla distruzione della Germania, dall’altra a dimostrare l’efficacia dello strumentario critico del marxismo applicato alla storia della letteratura.

Il teatro irlandese in Italia durante la seconda guerra mondiale: traduzione e politica

di Antonio Bibbò |

pubblicato su «Modern Italy», 2019, vol. 24, n. 1, pp. 45–61, tradotto da Giulia Grimoldi e Maristella Notaristefano

Anton Giulio Bragaglia e la scena teatrale italiana all’inizio della seconda guerra mondiale

Il teatro irlandese ebbe un ruolo decisivo nella scena teatrale italiana durante la seconda guerra mondiale. Intellettuali italiani di tendenze estetiche e politiche diverse, e spesso contrastanti, riuscirono ad avvantaggiarsi dello status fluido e ambiguo della letteratura irlandese in modo da negoziare uno spazio per l’innovazione sia durante il Ventennio sia nel dopoguerra. Attingendo a risorse d’archivio poco esplorate e analizzando l’opera di mediatori culturali come Anton Giulio Bragaglia, Lucio Ridenti e Paolo Grassi in campo letterario, qui di seguito esaminerò un momento cruciale di cambiamento tanto della politica quanto del teatro italiani, sottolineando elementi di continuità tra le pratiche fasciste e quelle post-fasciste.

Il rovescio di Vertumno

APPUNTI SU DUE TRADUZIONI DA APULEIO

di Daniele Petruccioli |

1. Versioni editoriali

Quando, nel maggio 2019, è uscita una nuova traduzione di Monica Longobardi dei Metamorphoseon libri XI, ossia le Metamorfosi di Apuleio, più note sotto il nome di L’asino d’oro, la mia prima intenzione era di scriverne al più presto. L’operazione mi interessava non soltanto perché Longobardi è filologa romanza abituata a tradurre (dai trovatori agli occitani moderni passando per Petronio: Longobardi 2008, 2009, 2014 e 2019b) e a insegnare traduzione – rientrando perciò nel ruolo un po’ ibrido, raro e molto interessante (giacché destinato, secondo me, ad affermarsi sempre più in futuro) del traduttore studioso e insegnante – ma in particolare perché Longobardi ha la particolarità di coltivare un forte interesse per i giochi linguistici (Longobardi 2006 e 2011), altra zona considerata un po’ limitrofa alla traduzione e cui invece, credo, si riconoscerà un’importanza sempre più centrale in questa nostra disciplina che è prima di tutto una pratica, in questo nostro mestiere che è innanzitutto un campo di studi e di riflessione.

Che ti dice la patria? / 3 (segue)

TERZA PARTE DELLA STORIA

di Gianfranco Petrillo |

2.5. Dunque è America che diciamo |

Erano passati tre anni da quando Thomas Mann aveva tenuto il suo discorso. Un diciassettenne liceale torinese, nel corso dell’anno scolastico 1925-1926, passò al suo compagno del d’Azeglio, Tullio Pinelli, futuro cosceneggiatore dei capolavori di Federico Fellini, un biglietto in cui esaltava Walt Whitman: