Archivio

La recensione / 4 – Un laboratorio a tre dimensioni

di Alice Gardoncini | A proposito di: Cesare Cases, Laboratorio Faust. Saggi e commenti, a cura di Roberto Venuti e Michele Sisto, Macerata, Quodlibet, 2019, pp. 573, € 32,00 Se l’essenza di un mito non risiede nella sua origine ma coincide invece con la storia e con le tappe della sua stessa elaborazione, allora Laboratorio Faust contribuisce in modo decisivo, e si potrebbe dire programmatico, alla ricostruzione di ciò che il capolavoro goethiano ha significato per la seconda metà del Novecento italiano. In un’intervista del 1971 Cesare Cases, rievocando la tavola rotonda in cui si presentava al pubblico la traduzione…

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La recensione / 5 – La traduttologia di Michel Ballard

di Frédéric Ieva A proposito di: Au cœur de la traductologie. Hommage à Michel Ballard, a cura di Lieven D’hulst, Mickaël Mariaule e Corine Wecksteen-Quinio, Arras, Artois Presse Université, 2019, pp. 336, € 24,00 Michel Ballard è stato uno dei più convinti assertori della traduttologia in Francia: per buona parte della sua esistenza si è impegnato (pur senza riuscirci pienamente, come afferma Astrid Guillaume nel saggio La sémiotraductologie ou le transfert du sens implicite, pp. 203-220) per affrancarla dalla linguistica e dalla letteratura comparata e per trasformarla in una disciplina autonoma all’interno del sistema universitario transalpino. Il volume qui recensito…

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La recensione / 6 – Un osservatorio privilegiato sull’editoria italiana

di Bruno Maida | A proposito di: Anna Ferrando, Cacciatori di libri. Gli agenti letterari durante il fascismo, Milano, Franco Angeli, 2019, pp. 304, € 37,00 Più che una storia degli agenti letterari italiani durante il fascismo, come lascerebbe intendere il sottotitolo, il libro di Ferrando è un’accurata ricostruzione delle vicende dell’Agenzia letteraria internazionale (Ali), dalla sua fondazione nel 1898 agli anni immediatamente successivi al secondo dopoguerra. A crearla e guidarla per mezzo secolo fu Augusto Foà, affiancato, tra le due guerre, dal figlio Luciano il quale, alla morte del padre nel 1948, ne prese la guida fino al 1951…

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La recensione / 7 – Libri, editoria e traduzioni durante il fascismo

A proposito di: Stranieri all’ombra del duce. Le traduzioni durante il fascismo, a cura di Anna Ferrando, Milano, Franco Angeli, 2019, pp. 346, € 40,00, di Bruno Maida | Milano, capitale transnazionale del libro fra le due guerre è il titolo del convegno (Milano, 18-19 ottobre 2017) di cui questo volume raccoglie gli atti, con un’introduzione di Albertina Vittoria. Dai saggi emerge un ricco e approfondito quadro del processo culturale di sviluppo e innovazione che negli anni Venti e Trenta ebbe in Milano la sua vera e propria capitale, «luogo imprenditoriale e culturale della modernità», come sottolinea Edoardo Esposito nelle…

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Le segnalazioni

Piernicola D’Ortona A proposito di: Giaime Pintor, La responsabilità dell’intellettuale. Scritti 1939-1943, a cura di David Bidussa, Torino, Nino Aragno, 2019, pp. 139, € 15,00 Più che per ricostruire la parabola di traduttore descritta da Giaime Pintor, la raccolta di scritti proposta dallo storico David Bidussa è utile per farsi un’idea della riflessione latamente culturale che caratterizzò gli ultimi anni di vita del grande germanista e che fino al luglio del 1943 fu disgiunta da un’autentica vocazione politica e militante, nonché recisamente contraria ad atti di eroismo e a quella “sete di trascendenza” che molti attribuivano alla sua “generazione perduta”.…

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La citazione – La traduzione è un passatempo

DEDICATO A QUELLI CHE CI CAMPANO (O QUASI) di Ernst Jünger […] gehörte die Übersetzung seit jeher zu den höheren Formen des Zeitvertreibs. Immerhin wird die Passion des Übersetzers sich erst entfalten an einem Stoff und einen Autor, für die er Vorliebe hegt. Daher ist weder die Wahl des Autors zufällig, noch die Auswahl aus seinem Werk. Beiden wird Sympathie, wird Anziehung vorausgegangen sein. Zur Übersetzung führt dann der Wunsch nach inningster Durchdringung eines Werkes, nach der gespanntesten Lektüre, die möglich ist. Sie folgt einem Geist bis in die Kapillaren, bis auf di Saum- und Schleichpfade. Wie in der Malkunst…

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Reminiscenze e borbottii / 13

Il vecchio lettore | Questa volta per prima cosa il vecchio lettore deve cospargersi il capo di cenere e chiedere umilmente scusa ai giovani e non giovani lettori. Nell'ultimo numero di «tradurre» si è sbilanciato ad attribuire l'avverbio endecasillabico «precipitevolissimevolmente» niente di meno che a Dante Alighieri (sarebbe lui l'«esponente dell'avanguardia primotrecentesca» ecc.). Ha fatto cioè una cosa che un vecchio lettore ormai dovrebbe ritenere idiota: si è fidato della memoria, che gli ha fatto collocare in Malebolge ciò che invece

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Magda Olivetti Maestra di bottega

di Paola Mazzarelli | ci preme ricordarla anche qui, e non solo perché alcune persone della nostra redazione sono state sue allieve, ma perché a Magda tutti noi che, a vario titolo, operiamo nel mondo della traduzione editoriale, dobbiamo essere riconoscenti. Per le sue traduzioni, certo, come sempre siamo riconoscenti a chi dedica tempo ed energie per consentirci di leggere autori che altrimenti resterebbero per noi nel mondo dell’irraggiungibile. E questo è scontato. Ma a Magda si deve ben altro.

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Che ti dice la patria? / 3 (segue)

TERZA PARTE DELLA STORIA di Gianfranco Petrillo | 2.5. Dunque è America che diciamo | Erano passati tre anni da quando Thomas Mann aveva tenuto il suo discorso. Un diciassettenne liceale torinese, nel corso dell’anno scolastico 1925-1926, passò al suo compagno del d’Azeglio, Tullio Pinelli, futuro cosceneggiatore dei capolavori di Federico Fellini, un biglietto in cui esaltava Walt Whitman:

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Elogio (misurato) della gabbia

TEORIA E DETERMINISMO NELLA STORIA DELLE TRADUZIONI di Michele Sisto | Sull’ultimo numero di «tradurre», nella recensione al mio libro sulle Traiettorie (Sisto 2019), Gianfranco Petrillo solleva una questione fondamentale, non solo per gli studi sulla storia delle traduzioni, ma in ogni studio che si pretende scientifico: può il ricorso alla teoria, ovvero l’adozione dichiarata di metodi e strumenti codificati, diventare una “gabbia” troppo rigida e condurre a una ricostruzione deterministica dei fenomeni indagati? Poiché è un timore che nelle discipline umanistiche sento esprimere di frequente, vorrei approfittare della schiettezza con cui Petrillo lo manifesta per affrontarlo altrettanto schiettamente, allargando…

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