Studi e ricerche

Mordere il mallo della noce

EMILIO CASTELLANI, TRADUTTORE DEL TEATRO DI BRECHT (E NON SOLO) di Aldo Agosti | Il nome di Emilio Castellani (1911-1985) non è ignoto nella repubblica delle lettere: molti, quasi tutti forse, lo assoceranno alla traduzione in italiano di alcuni fra i più noti autori di lingua tedesca dell’Otto e Novecento; per non citare che i più celebri: Goethe, Thomas Mann, Arthur Schnitzler, Franz Kafka, e soprattutto Bertolt Brecht. A delineare mirabilmente in poche righe il senso più profondo del suo percorso intellettuale vale ancora il ritratto che cinque mesi dopo la sua morte gli dedicò Claudio Magris: Castellani appartiene a

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Che ti dice la patria? / 4 (e fine)

TIRIAMO LE FILA di Gianfranco Petrillo | Non era Hemingway che contava, per Vittorini, quando pubblicò sul «Politecnico» Per chi suonano le campane, in quell’annuncio di autunno dopo la primavera della Liberazione: era la Spagna come primo campo della lotta tra oppressione e libertà che per un decennio aveva insanguinato l’Europa. In giugno era uscito, ovviamente da Bompiani, il suo romanzo Uomini e no, scritto negli ultimi mesi della lotta di liberazione con l’ambizione di rappresentare la Resistenza urbana, alla quale l’autore aveva partecipato, come riflessione sui valori assoluti del bene e del male, dell’agire e non agire. Nel romanzo…

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Due lingue inaudite

FRANCO ANTONICELLI DA LE AVVENTURE DI TOPOLINO A SE QUESTO È UN UOMO di Domenico Scarpa | Tra i poeti segnalati al Saint-Vincent 1948 e accolti nel volume I poeti scelti di quell'anno c’è Franco Antonicelli. Con qualche civetteria la sua nota biografica (p. 20) non fa cenno né al suo lavoro editoriale né al suo impegno politico attivo: Franco Antonicelli è nato il 15 novembre 1902 a Voghera. Risiede a Torino. Non ha mai pubblicato poesie né ha mai preso parte a nessun concorso letterario. Laureato in lettere e in legge. Collabora a diversi giornali con articoli di letteratura e politici.…

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Bad cop e good cop

IL GIOCO DELLE PARTI CON MICHELE SISTO di Gianfranco Petrillo | Il lettore ormai l’avrà capito. Michele Sisto e io facciamo finta di discutere tra noi soltanto per incastrare meglio il reo, ovvero la collocazione dell’opera letteraria nell’empireo iperuranio delle idee, avulsa da ogni contaminazione materiale, lui con l’eleganza, l’ampiezza e la profondità delle sue ricerche, io con la rozzezza e la pedanteria delle mie puntualizzazioni. Ma finché non avremo costretto alla resa la nostra vittima,

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La Breve storia della letteratura tedesca di Lukács in Italia (1945-1958)

UN CASO DI SOCIOLOGIA STORICA DELLA TRADUZIONE di Michele Sisto | Nel 1945, sul finire della guerra, György Lukács pubblica sulla rivista sovietica «Internationale Literatur» due lunghi saggi, Fortschritt und Reaktion in der deutschen Literatur (Progresso e reazione nella letteratura tedesca) e Die deutsche Literatur im Zeitalter des Imperialismus (La letteratura tedesca nell’età dell’imperialismo) (Lukács 1945a e b). Dedicati rispettivamente ai periodi che vanno dall’Illuminismo alla caduta di Bismarck (1888) e dalla nascita della letteratura contemporanea con la Freie Bühne (1889) al presente, essi fanno parte di un progetto unitario di rilettura della storia letteraria tedesca, volto da una parte…

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Il teatro irlandese in Italia durante la seconda guerra mondiale: traduzione e politica

di Antonio Bibbò | pubblicato su «Modern Italy», 2019, vol. 24, n. 1, pp. 45–61, tradotto da Giulia Grimoldi e Maristella Notaristefano Anton Giulio Bragaglia e la scena teatrale italiana all’inizio della seconda guerra mondiale Il teatro irlandese ebbe un ruolo decisivo nella scena teatrale italiana durante la seconda guerra mondiale. Intellettuali italiani di tendenze estetiche e politiche diverse, e spesso contrastanti, riuscirono ad avvantaggiarsi dello status fluido e ambiguo della letteratura irlandese in modo da negoziare uno spazio per l’innovazione sia durante il Ventennio sia nel dopoguerra. Attingendo a risorse d’archivio poco esplorate e analizzando l’opera di mediatori culturali…

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Il rovescio di Vertumno

APPUNTI SU DUE TRADUZIONI DA APULEIO di Daniele Petruccioli | 1. Versioni editoriali Quando, nel maggio 2019, è uscita una nuova traduzione di Monica Longobardi dei Metamorphoseon libri XI, ossia le Metamorfosi di Apuleio, più note sotto il nome di L’asino d’oro, la mia prima intenzione era di scriverne al più presto. L’operazione mi interessava non soltanto perché Longobardi è filologa romanza abituata a tradurre (dai trovatori agli occitani moderni passando per Petronio: Longobardi 2008, 2009, 2014 e 2019b) e a insegnare traduzione - rientrando perciò nel ruolo un po’ ibrido, raro e molto interessante (giacché destinato, secondo me, ad…

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Che ti dice la patria? / 3 (segue)

TERZA PARTE DELLA STORIA di Gianfranco Petrillo | 2.5. Dunque è America che diciamo | Erano passati tre anni da quando Thomas Mann aveva tenuto il suo discorso. Un diciassettenne liceale torinese, nel corso dell’anno scolastico 1925-1926, passò al suo compagno del d’Azeglio, Tullio Pinelli, futuro cosceneggiatore dei capolavori di Federico Fellini, un biglietto in cui esaltava Walt Whitman:

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Quando Montale traduceva (per vivere)

di Edoardo Esposito | Nel 1927, lasciata Genova, Montale chiudeva il faticoso periodo del suo precariato giovanile e, assunto a Firenze dall’editore Bemporad, poteva finalmente contare su un magro ma sicuro compenso mensile. L’impiego, tuttavia, non procura soddisfazione («Lavoro stupidamente», scrive all’amico Sergio Solmi il 25 marzo), e soprattutto non si configura come sufficientemente stabile; così, dopo poco più di un anno, saputo che stava per diventare vacante il posto di direttore del Gabinetto Vieusseux, è lì che il poeta avanza la sua candidatura. Racconta Giulio Nascimbeni:

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Che ti dice la patria? / 2 (segue)

SECONDA PARTE DELLA STORIA di Gianfranco Petrillo | Il 20 luglio 1944 Enrico Rocca si suicidò. Goriziano del 1895, e quindi suddito dell’Austria-Ungheria, a quella patria aveva voltato le spalle giovanissimo per slanciarsi verso quella che sentiva la sua vera, l’Italia. Studente a Venezia, a vent’anni, nel 1915, aveva fondato con altri un giornalino significativamente intitolato «Guerra», che abbracciava il credo futurista dell’«igiene del mondo». E c’era andato volontario, in guerra, ed era stato anche gravemente ferito. Poi, nel marzo del 1919, era in piazza San Sepolcro, a Milano, tra i fondatori dei Fasci italiani di combattimento.

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