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Che ti dice la patria? / 2 (segue)

SECONDA PARTE DELLA STORIA

di Gianfranco Petrillo |

Il 20 luglio 1944 Enrico Rocca si suicidò. Goriziano del 1895, e quindi suddito dell’Austria-Ungheria, a quella patria aveva voltato le spalle giovanissimo per slanciarsi verso quella che sentiva la sua vera, l’Italia. Studente a Venezia, a vent’anni, nel 1915, aveva fondato con altri un giornalino significativamente intitolato «Guerra», che abbracciava il credo futurista dell’«igiene del mondo». E c’era andato volontario, in guerra, ed era stato anche gravemente ferito. Poi, nel marzo del 1919, era in piazza San Sepolcro, a Milano, tra i fondatori dei Fasci italiani di combattimento.

Il correttore

LEONE GINZBURG E LA TRADUZIONE DA LETTERALE A EDITORIALE

di Giorgio Ferri |

Leone Ginzburg era traduttore per costituzione. Dovette presto imparare a tradursi e presto tradurre i nuovi segni che via via si disponevano attorno a lui. Era un ebreo nato sul Mar Nero, a Odessa, figlio di russi; ma il padre Fëdor Nikolaevič aveva parenti in Italia. E in Italia, anzi in Toscana, i Ginzburg venivano in vacanza e Leone vi orecchiava la lingua. Poi la studiò, a Viareggio. Fu a Torino per un breve tratto, e ricongiuntosi coi suoi proseguì gli studi a Berlino. Due anni dopo, nel 1924, si stabilì a Torino, dentro l’Italia fascista e con un poderoso vaccino contro la cultura d’accatto,

Michail Bulgakov nell’Italia della contestazione

di Giulia Baselica

«Ed ora non chiedete ad uno come me, che non sa una parola di russo, di darvi un giudizio estetico su un’opera letta in traduzione e nemmeno posta in rapporto con le non poche altre opere dello stesso autore» (Montale 1967, 2855) scriveva Eugenio Montale nella recensione – apparsa il 9 aprile 1967 sul «Corriere della sera» – al romanzo Il Maestro (o maestro) e Margherita pubblicato contemporaneamente in due versioni italiane: l’una da Einaudi, con prefazione di Vittorio Strada e traduzione di Vera Dridso; l’altra da De Donato, nella traduzione di Maria Olsoufieva.

Che ti dice la patria? / 1

PRIME VERIFICHE INTORNO A UNA NOTA FRASE DI CESARE PAVESE, OVVERO TRADUTTORI E TRADUTTRICI DI NARRATIVA NEL “DECENNIO DELLE TRADUZIONI”

di Gianfranco Petrillo | Due giovani americani percorrono in macchina l’Aurelia lungo la Riviera ligure, da La Spezia a Ventimiglia. Provengono dall’Emilia. Scendendo dalla Cisa verso il mare, un uomo in camicia nera è riuscito a imporre la sua presenza sul predellino (le auto di allora lo avevano) per ottenere un passaggio per un certo tratto, ringraziando poi asciuttamente, senza la cerimoniosità propria degli italiani. I due giovani si fermano due volte a mangiare. Alla Spezia le due ragazze della trattoria cercano di adescarli

Le scuole / Tradurre la letteratura: uno spazio per la formazione dei traduttori editoriali

LA “SCUOLA DI MISANO”

di Roberta Fabbri |

Tradurre la letteratura è un corso di perfezionamento in traduzione editoriale che nei suoi ventitré anni di storia ha accolto più di 400 allievi. Il corso rientra fra le diverse attività di alta formazione organizzate dalla Fondazione Unicampus San Pellegrino che, oltre alla laurea triennale in Mediazione linguistica e alla laurea magistrale in Relazioni internazionali (in collaborazione con l’Università Link Campus), includono anche corsi post laurea e post dottorato, come la Nida School of Translation Studies, la summer school che ogni anno accoglie le figure internazionali più rappresentative nel mondo della teoria della traduzione.

Reminiscenze e borbottii / 9

Il vecchio lettore |

L’idealismo è morto, viva l’idealismo! Beninteso: nessuna nostalgia per la metafisica immanentistica e l’estetica tautologica di Benedetto Croce né tanto meno per il fascismo mistico e la statolatria di Giovanni Gentile, e nemmeno per il bieco classismo e il bieco maschilismo di entrambi. Ma c’è qualcosa di molto attuale nella loro rivolta, all’inizio del secolo scorso, contro il positivismo meccanicistico imperversante, contro il socialismo parolaio e sostanzialmente attesista, contro quelli che l’idealista Karl Marx chiamava i materialisti volgari, contro affaristi e imbonitori di ricchezze, contro un parlamento in preda a gruppi e gruppetti di professionisti della chiacchiera disposti a ogni trasformismo, senza luce di progetto, senza costruzione di futuro. C’è qualcosa di attuale – davanti allo sfacelo cui è ridotto, a furia di riforme, il sistema formativo italiano – nel loro puntare sulla scuola

«Quel mare di locuzioni tempestose»

VITA E TRADUZIONI DI GIGLIOLA VENTURI

di Aldo Agosti |

«Insomma, traduttori, perché fate questo ingrato mestiere?», ci si chiede. Per quanto mi riguarda, le ragioni sono molteplici: [ per] far partecipe di un bene a me accessibile chi, altrimenti, non riuscirebbe a fruirne. Perché mi piace […]. Mi piace specialmente cimentarmi con testi difficili, per vedere se sono capace – come quegli acrobati che da un trampolino vertiginoso si tuffano in una vasca di due metri di diametro uscendo dall’acqua col sorriso sulle labbra, agili, rilassati, eleganti – per vedere se sono capace di tuffarmi in quel mare di locuzioni tempestose che è un testo straniero ed uscirne con la stessa aisance, sì che solo gli specialisti si rendono conto della tensione, della concentrazione, della precisione, dell’equilibrio che ogni parola, ogni frase richiede per passare da una lingua all’altra senza sbavature, senza spruzzi, senza che l’acrobata linguistico vada a spaccarsi la testa sul duro cemento degli errori, o a slogarsi le giunture sul più morbido terreno dello stile originale da rendere».

Questo inno al mestiere del traduttore appariva su «Tuttolibri» del 26 aprile 1986,

L’autonomia materiale e intellettuale della “vedova del martire”

ADA PROSPERO MARCHESINI GOBETTI ANGLISTA E AMERICANISTA

di Ersilia Alessandrone Perona |

La pubblicazione della prima biografia di Ada Prospero Marchesini Gobetti (1902-1968), apparsa negli Stati Uniti per opera di Jomarie Alano, ha richiamato l’attenzione sull’attività di traduttrice dall’inglese di una donna nota soprattutto per il suo sodalizio con Piero Gobetti, icona dell’antifascismo, e per la sua azione di combattente antifascista e di educatrice (Alano 2016). Ricostruendone nella sua interezza l’esperienza, l’autrice colloca il lavoro grazie al quale Ada acquisì un suo profilo professionale a partire dagli anni trenta (per quanto defilato, come per la maggior parte delle traduttrici e traduttori nel periodo fra le due guerre) nel percorso di resistenza che secondo la studiosa americana connotò tutta la sua vita.

Benedetto Croce, ancora lui!

ALLE ORIGINI DELLA TRADUZIONE EDITORIALE CONSAPEVOLE IN ITALIA

di Gianfranco Petrillo |

Tra la fine degli anni venti e gli inizi dei trenta del Novecento, si sa, nacquero in Italia (confesso di non sapere, per ora, quando ciò sia accaduto altrove; e sarebbe importante saperlo) le prime collane editoriali dedicate consapevolmente a scrittori stranieri: la «Modernissima» di Gian Dàuli, la «Biblioteca romantica» di Borgese, la «Biblioteca europea» di Antonicelli, «Il Genio russo» di Polledro, gli «Scrittori nordici» di Mazzucchetti; e così via. E con queste collane si fece man mano sempre più forte lo scrupolo filologico, l’esigenza dell’integrità dei testi, dell’aderenza all’originale; e così via. Ma come e quando ha preso avvio la spinta a questa ondata?