Pratiche

Dieci anni di letteratura cinese in Italia

SITUAZIONE, OSTACOLI, PROSPETTIVE di Paolo Magagnin | Che nel panorama italiano la presenza dell’editoria in lingua cinese – prodotta non solo nella Repubblica popolare cinese, ma anche a Hong Kong, a Taiwan e nelle altre regioni della sinosfera estesa, nonché nelle aree di emigrazione cinese – sia tuttora estremamente ridotta è un fatto segnalato e deplorato da tempo da accademici e traduttori, e talvolta persino dagli editori stessi. In Italia, infatti, la traduzione editoriale dal cinese continua a rappresentare un fenomeno limitato, pur avendo registrato cauti picchi di interesse sia in corrispondenza di alcuni eventi simbolici dal punto di vista…

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La scomparsa delle lingue (e dei traduttori)

IL TRATTAMENTO DEL TESTO NON ITALIANO NELLE ANTOLOGIE DELLE SCUOLE SECONDARIE DI PRIMO GRADO di Simone Giusti | Cominciamo da un dato di fatto: le antologie scolastiche adottate dai docenti delle scuole secondarie di primo grado sono composte in gran parte da testi scritti in lingue diverse dall’italiano (principalmente in inglese). Anche per questo (oltre che per l’interesse legittimo che ciascun cittadino dovrebbe avere per la scuola dell’obbligo del proprio paese di residenza) è utile indagare il modo in cui questi testi vengono selezionati e, soprattutto, trattati e presentati agli adolescenti di età compresa tra i 10 e i 14…

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La nostra vita, cioè scrivere traduzioni

UNA CHIACCHIERATA CON YASMINA MELAOUAH di Paola Mazzarelli | Vado a trovare Yasmina Melaouah a Milano per intervistarla sul suo lavoro. Mi ha invitata a pranzo. L’intervista, che poi sarà una chiacchierata a ruota libera, è rimandata – almeno nelle intenzioni – al momento del caffè. Due convenevoli, Yasmina si mette a preparare il sugo per la pasta, io le sto tra i piedi e mi guardo in giro. Chiacchieriamo. Il discorso casca subito sul tradurre… No, aspetta, questo lo diciamo dopo, nell’intervista… Passiamo ad altro: due frasi sulle vacanze, tre sui libri letti recentemente, cinque sulle traduzioni di quei…

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Ricordo di un’amica

IL 5 NOVEMBRE 2018 È MORTA ISABELLA VAJ di Anna Finocchi | Non ci vedevamo spesso, io e Isa, anzi quasi mai. Ma ci sentivamo spesso, molto spesso, per parlare di tutto. Di tutto quello che ci interessava, premeva, importava, incuriosiva, piaceva, dispiaceva, divertiva, addolorava, indignava… Ho avuto raramente con una persona amica uno scambio così fitto e continuo per un tempo così lungo – ci conoscevamo dal 1980 circa - e su un ventaglio così ampio di argomenti.

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Una rettifica

di Teresa Prudente | Rettifica delle informazioni non corrispondenti al vero contenute nell’articolo Gli allievi / Miseria e splendori dei corsi di Lingua e traduzione inglese all’Università di Torino di Mattia Venturi, in «tradurre. pratiche, teorie, strumenti», numero monografico a cura di Giulia Baselica, Aurelia Martelli e Paola Mazzarelli, n. 15 (autunno 2018)

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Insegnare/imparare a tradurre (libri)

NUMERO MONOGRAFICO SULLA FORMAZIONE DEI TRADUTTORI EDITORIALI IN ITALIA a cura di Giulia Baselica, Aurelia Martelli e Paola Mazzarelli | Oggi non esiste quasi università italiana che non offra agli studenti percorsi di studio (corsi singoli, corsi di laurea, lauree triennali e magistrali) in cui compare la parola traduzione. Si tratta di percorsi molto seguiti, anche perché di solito vengono pubblicizzati come possibili aperture al mondo del lavoro, tant’è vero che sono centinaia i giovani che ogni anno prendono una laurea, vuoi triennale vuoi magistrale, con tesi che in qualche misura hanno a che vedere con la “traduzione”. Accanto all’offerta…

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Le scuole / La “scuola di Torino” ovvero la Scuola di specializzazione in traduzione editoriale

L'ESPERIENZA DELLA SCUOLA DI TORINO di Paola Mazzarelli | Nel 1992, quando Magda Olivetti aprì la prima edizione della prima, vera scuola di traduzione che si fosse vista in Italia – e la aprì proprio a Torino, la mia città – traducevo a tempo pieno già da qualche anno e con la sicumera di allora ritenevo di non avere granché da imparare. Avevo torto, naturalmente. Da imparare ne avevo, eccome. Ma per mia fortuna avevo anche molto lavoro. Sicché non mi iscrissi.

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Quando a tradurre si insegnava di nascosto

INTERVISTA A BARBARA LANATI di Norman Gobetti | Potrà sembrare strano, ma c’è stato un tempo, non troppo remoto, in cui insegnare traduzione non solo non era abituale, ma era un tabù. E c’è stato un tempo in cui alcune persone hanno cominciato a violare il tabù. Una di queste persone è stata Barbara Lanati, professore di Letteratura americana all’Università di Torino, che qui ci racconta la sua pionieristica esperienza didattica, e anche qualcosa del suo modo di intendere la traduzione.

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Le scuole / La “scuola di Milano”, ovvero la Civica scuola interpreti e traduttori Altiero Spinelli

di Fabrizia Parini | La Civica scuola per interpreti e traduttori Altiero Spinelli nasce come Scuola superiore per interpreti e traduttori del Comune di Milano nel 1980 e oggi fa parte della Fondazione Milano scuole civiche insieme alla Civica scuola di cinema Luchino Visconti, alla Civica scuola di teatro Paolo GRassi, alla Civica scuola di musica Claudio Abbado. Comprende la Scuola superiore per mediatori linguistici (Ssml) per il corso triennale e, per le lauree magistrali, l'Istituto superiore di interpretazione, traduzione e relazioni internazionali (Isit-Rit).

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I docenti / Per una didattica della traduzione obliqua e flessibile

di Barbara Ivancic | Sage mir, was du vom Übersetzen hältst, und ich sage dir, wer du bist, scriveva Martin Heidegger in un celebre passo di una conferenza dedicata all’inno Der Ister di Friedrich Hölderlin (Heidegger 1984, 76: Dimmi cosa pensi del tradurre e ti dirò chi sei - tranne diversa indicazione, tutte le traduzioni sono mie), in cui fa una breve ma densa riflessione sull’essenza del tradurre. Questa, sottolinea Heidegger, non si può ridurre a questioni puramente tecniche, perché l’atto traduttivo chiama sempre in causa das Verhältnis des Menschen zum Wesen des Wortes und zur Würde der Sprache (Heidegger…

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