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La recensione / 6 – Come la merce libro è stata prodotta da settant’anni in qua e qual è il suo mercato

di Gianfranco Petrillo |

A proposito di: Gabriele Turi, Libri e lettori nell’Italia repubblicana. Roma, Carocci, 2018, pp. 154, € 14,00

Gabriele Turi è uno dei padri fondatori della tardiva ma ormai abbastanza agguerrita storia dell’editoria in Italia. Docente di storia contemporanea a Firenze, direttore della rivista «Passato e presente», autore di Casa Einaudi (Bologna, Il Mulino, 1990) e curatore, con Iolanda Palazzolo, di una pionieristica Storia dell’editoria nell’Italia contemporanea (Firenze, Giunti, 1997), ha fondato nel 2001 e diretto per tutta la sua esistenza, fino al 2013, una piccola ma sostanziosa e preziosa rivista, «La Fabbrica del libro»,

Rinaldo Küfferle, traduttore intransigente

di Elda Garetto |

Agli esordi della sua carriera letteraria, ispirato dalla giovanile inclinazione alla poesia (Küfferle 1920), Rinaldo Küfferle (Pietroburgo 1903 – Milano 1955: cfr. Garetto 2016a) non immaginava che il suo nome sarebbe stato ricordato soprattutto come traduttore, ma aveva già un’idea molto precisa di cosa attendersi da una traduzione di versi.

Lo dimostra una sua feroce stroncatura,

I Demoni di Küfferle 1 e 2 (e 3?)

UNA PATERNITÀ CONTESA (E DISCUTIBILE)

di Edoardo Esposito |

Del romanzo di Dostoevskij Besy (1873), noto in italiano come I demoni, opera fra le più complesse e discusse dello scrittore russo, esiste in Italia una dozzina di traduzioni, quasi la metà delle quali realizzate nel periodo fra le due guerre (anche col titolo, come quella di Olga Resnevic del 1928, Gli ossessi, per la casa editrice Campitelli di Foligno), quando cominciava a diffondersi, rispetto al problema del tradurre, l’esigenza di un lavoro più curato e controllato di quanto non si usasse prima,

La poesia straniera in Italia, «un dono di libertà»

TRADUZIONI E TESTI A FRONTE, DALL’OTTOCENTO A IERI

di Giulia Iannuzzi |

Per raccontare la storia dell’editoria di poesia tradotta in Italia, uno studio esauriente potrebbe e dovrebbe prendere in esame non solo il suo oggetto specifico, ma le relazioni che esso necessariamente ha intrattenuto con la storia dell’editoria tutta, la storia del libro e della lettura, la storia della letteratura e cultura italiana e della traduzione letteraria in Italia. E le vicende dei loro protagonisti e protagoniste. Con i suoi aspetti emblematici e peculiari, lo spazio e il trattamento della poesia straniera nei cataloghi degli editori italiani è un eccellente osservatorio attraverso cui seguire lo sviluppo, in epoca contemporanea, di un’editoria pienamente industriale

Brodskij e gli altri

LA TRADUZIONE DELLA POESIA RUSSA IN ITALIA DAGLI ANNI OTTANTA DEL NOVECENTO AGLI ANNI DIECI DEL DUEMILA |

di Giulia Baselica

Se la parola dei poeti è spesso sintesi di un momento della storia pre-percepito con quell’intuizione sensibile che svela l’essenza vera delle cose, è proprio la poesia a rivelare il limen culturale di un’epoca, a indicare il cambiamento nel suo farsi, ad avvertire gli umani dell’imminenza di una svolta.

Il premio Nobel per la letteratura attribuito al poeta russo Iosif Brodskij rappresentava, nell’ormai lontano 1987, l’annuncio di un cambiamento: confuso, indefinito e vago, ma comunque motivo di un’entusiastica, se non addirittura euforica, ristrutturazione della visione di quel mondo mal conosciuto che si estendeva al di là della “cortina di ferro”. La diffusione dell’opera di Brodskij diveniva così strumento e circostanza di riflessione collettiva

Poesia francese tradotta in italiano (1990-2016)

CON UNA RIFLESSIONE PERSONALE

di Fabio Scotto |

In primo luogo s’impone una riflessione che consenta di cogliere affinità e differenze tra le due storie culturali, quella della poesia italiana e quella della poesia francese, le quali, nonostante talune tangenze, permangono ben diverse l’una dall’altra, per varie ragioni per lo più legate alla loro diversa evoluzione storica e stilistico-formale.

Le note del traduttore Borìs Pasternàk

di Giulia Baselica | Pasternàk viveva di traduzioni dai classici delle maggiori lingue europee. Ebbe quindi modo di riflettere a fondo su questa attività. In più di un caso espressse per iscritto queste riflessioni, che, come gran parte della sua opera creativa, entravano ovviamente in conflitto con i canoni dogmatici dell'”estetica” sovietica.