Quinte di copertina

La vita è semplice

di Maria Luisa Lombardo autrice di Mihail Sebastian, Da duemila anni, Roma, Fazi, 2018 (da De două mii de ani…, București, Editura Cartex, 2016) | Capita, talvolta, di avere l’onore e la fortuna di tradurre uno dei propri scrittori preferiti, com’è capitato a me con il romanzo-diario di Mihail Sebastian De două mii de ani…. Perché un traduttore, non dimentichiamocelo, è in primo luogo un lettore, con i suoi gusti e le sue passioni.

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Ritorno al paese dei mostri selvaggi

di Lisa Topi autrice di Maurice Sendak, Nel paese dei mostri selvaggi, Milano, Adelphi, 2018 (da Where the Wild Things Are, New York, Harper & Row, 1963) | Appena cominciato a tradurre Where the Wild Things Are di Maurice Sendak, un coro indignato che chiedeva indietro la «ridda selvaggia» ha preso a ronzarmi in testa. «Attacchiamo la ridda selvaggia!» è la battuta caratterizzante del protagonista di Where the Wild Things Are nella traduzione di Antonio Porta,

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Suvashun, una storia persiana e, forse, anche un po’ italiana

di Anna Vanzan autrice di Simin Daneshvar, Suvashun, una storia persiana, Milano, Francesco Brioschi, 2018 (da Suvashun, Tehran, Khwarezmi, 1969) | Quando ti poni dinnanzi al “romanzo” per antonomasia della letteratura persiana moderna per tradurlo, dovrai necessariamente sacrificare qualcosa, dovrai sforzarti di rendere la magia dell’originale, dovrai far capire ai lettori perché questo romanzo è considerato da milioni di iraniani come il capostipite della loro prosa moderna, qualcosa di unico e inarrivabile.

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Entrare in una storia come in una casa

di Giulia Zavagna, autrice di Laia Jufresa, Umami, Roma, SUR, 2017 (traduzione da Laia Jufresa, Umami, Barcelona, Literatura Random House, 2015) Leggere Umami è come entrare in una casa – anzi, in un cortile come quello di Villa Campanario, comprensorio in cui è ambientata la vicenda – e sentirsi a proprio agio tra le storie di persone sconosciute: un romanzo polifonico, con cinque voci narranti,

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Non c’è cura per la curiosità

di Claudia Zonghetti, curatrice di Anton Čechov, Alla deliziosa creatura che mi ha graffiato il naso, Milano, Henry Beyle, 2017 Non c’è cura per la curiosità. Lo diceva Dorothy Parker ed è cosa molto vera, per fortuna. Questo piccolo libro è un libro per curiosi. Non per chi ama frugare tra la biancheria degli scrittori, per carità, ma per chi si diverte a vederli anche in pantofole,

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Una traduttrice che mette becco

di Paola Mazzarelli, autrice di Laura Ingalls Wilder, Piccola città del West. La casa nella prateria 5, Roma, Gallucci 2017 (da Little Town on the Prairie, New York, Harper & Bros, 1941)All’inizio degli anni ottanta del secolo scorso gli studenti di storia sociale dell’Università di Warwick trovavano nella bibliografia da portare all’esame anche Cuore di De Amicis. Se succeda ancora non so. Lo leggevano come documento di un universo sociale impensabile per l’Inghilterra coeva, dove – per fare un esempio – un figlio di carbonaio non avrebbe mai potuto sedere non già nello stesso banco, ma neppure nella stessa scuola,…

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Otto traduttori (e una curatrice) in cerca di una voce

di Katia De Marco, curatrice di Tove Jansson, Fair play, Milano, Iperborea, 2017 (da Rent spel, Stockholm, Bonnier, 1989), tradotto da Silvia Canavero, Gabriella Diverio, Samuela Fedrigo, Fabio Giuliari, Selena Magni, Giulia Pillon, Alessandra Scali e Andrea Stringhetti. Questo libricino, scelto insieme alla casa editrice Iperborea che aveva già dato alle stampe alcuni dei libri «per adulti» di Tove Jansson, è stato tradotto a sedici mani

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Tradurre un libro è trovare un amico

di Erica Baricci, autrice di Shemuel Romanelli, Peripezie e profezie d’Arabia. Le avventure di un ebreo illuminista, Como-Pavia, Ibis, 2016 (da משא  בערב (Maśśa’ ba-‘Arav), Gerusalemme, J.H. Schirmann ed., 1968) | Shemuel Romanelli, ebreo mantovano di fine Settecento, per una serie di concomitanze – si trova a Gibilterra, non ha una lira, ha perso il passaporto – finisce in Marocco, dove vivrà quattro anni. Tornato in Europa, nel 1792 dà alle stampe il suo libro.

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Molti dialoghi in uno, una storia nella Storia

di Lorenza Di Lella e Francesca Scala, autrici di Lydie Salvayre, Non piangere, Roma, L’asino d’oro, 2016 (da Pas pleurer, Paris, Seuil, 2014) | Nata e cresciuta in un paesino sperduto dell’entroterra spagnolo, quando scoppia la guerra civile, la quindicenne Montse segue il fratello a Barcellona, dove i fermenti anarchici e il sogno libertario sono più forti e dove vivrà l’unica avventura della sua esistenza. Ora che ha novant’anni, quei giorni intensi sono il solo ricordo vivo in una memoria che si sta sfaldando. Come ricreare in italiano la lingua di Montse?

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I paradossi di una metatraduzione

di Riccardo Duranti, autore di Lenny McGee, Dietro l’arazzo,Mompeo, Coazinzola Press, 2016 (traduzione da Behind the tapestry, inedito) | Tradurre un complesso romanzo storico sulla vita di un traduttore dell’inizio del Seicento presenta vari aspetti paradossali che, però, si possono superare proprio grazie alla natura paradossale dell’attività stessa della traduzione. La storia, che si articola in tre modalità testuali (dialoghi, flussi di coscienza e lettere), ricostruisce la vita del primo traduttore in assoluto, nel 1612,  del capolavoro di Cervantes, il Don Quijote: Thomas Shelton.

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