Studi e ricerche | Numero 10 (primavera 2016)

Prima e dopo Ceauşescu

LE TRADUZIONI DI POESIA ROMENA CONTEMPORANEA IN ITALIA

di Roberto Merlo

 1. Introduzione

 1.1.

PRIMA E DOPO 1Nella storia delle traduzioni di letteratura romena in italiano, la poesia occupa da sempre un posto privilegiato. Dalle prime traduzioni di gusto belle époque delle “interpretazioni” poetiche su temi folclorici dell’aristocratica Elena Văcărescu (1864-1947) tra fine Ottocento e primo Novecento (tramite il francese o il tedesco) fino alla poesia antilirica e postmodernista di Mircea Cărtărescu (n. 1956), passando per i grandi “classici” del modernismo e dell’avanguardia interbellici, la poesia ha da sempre costituito uno dei generi più importanti nella definizione di sé della letteratura e della cultura romena, che i traduttori hanno proposto con costanza al pubblico italiano.

Dopo la gelata portata dall’instaurazione del regime popolare alla fine del 1947 e la conseguente imposizione del dogma real-socialista, che ha segnato il completo ostracismo delle precedenti esperienze letterarie senza produrre alcunché di proprio degno di nota, la relativa liberalizzazione che prende piede in ambito creativo tra la metà degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta troverà proprio nella poesia il terreno più fertile. Data da questo periodo la seconda, fortunatissima stagione della poesia romena del Novecento, dopo quella interbellica. È questo il periodo in cui esordiscono e si affermano nomi come Nichita Stănescu (1933-1983), Marin Sorescu (1936-1996) o Ana Blandiana (n. 1942) e in cui la poesia conosce un incredibile successo di pubblico, determinato anche dal possibile «ascolto politico» (Cugno 1991, 470-471) di una parte della nuova poesia che, tramite la scrittura allusiva e parabolica, si fa complice del lettore offrendogli una velata e indiretta critica della dittatura.

Controllata e censurata dai cani da guardia del regime, ma anche assecondata e promossa tramite il sistema editoriale e librario di stato, dal secondo dopoguerra fino alla Rivoluzione del 1989 la letteratura romena si definisce fortemente in relazione a quel Potere “forte” che per decenni, tra resistenze e compromessi, ne ha influenzato il farsi e ne ha (sor)vegliato i destini in patria e all’estero. Il crollo del regime ciauscista ha segnato quindi un momento di svolta epocale, oltre che per l’intera società, anche per la letteratura romena.

1.2.

Aveva dunque certamente ragione Bruno Mazzoni quando, nel preambolo del primo spoglio sistematico delle pubblicazioni relative alla «presenza della letteratura romena in Italia» successive alla caduta del regime romeno, eseguito a poco più di un decennio dagli eventi decisivi del dicembre 1989, considerava che «tale data [potesse] essere in qualche modo considerata quale anno-soglia, significativa probabilmente di un prima e di un dopo nello scambio culturale recente tra la Romania e l’Italia» (Mazzoni 2002, 333).

E questo certamente in virtù del venir meno di quel potere autoritario che per decenni aveva attentamente sorvegliato, censurato e spesso indirizzato tale scambio, foriero di un’inedita libertà di circolazione di persone e idee; ma anche, e non secondariamente, per le profonde trasformazioni economiche, politiche e di mentalità che esso ha innescato nella società romena, destinate a modificare in profondità i termini, gli attori e infine la natura stessa dell’oggetto di tale scambio rispetto al periodo precedente.

Da un lato, a livello strettamente letterario, la crisi attraversata negli anni Novanta dalla letteratura romena – colpita dal collasso del sistema editoriale e librario statale e improvvisamente costretta a doversi conquistare un posto nel concorrenziale mercato globale delle merci culturali, in dura competizione con l’esplosione dei media e dei discorsi non fiction come la memorialistica e il giornalismo – si traduce in un fertile ripensamento non solo dei mezzi espressivi e delle poetiche ma anche del ruolo stesso dello scrittore, e determina la configurazione di paradigmi letterari assai diversi da quelli dei periodi precedenti, che troveranno presto posto anche nelle traduzioni italiane di poesia.

1.3.

Dall’altro lato, la possibilità di comunicare, spostarsi e viaggiare da parte degli autori, non più sottoposta al controllo e alle restrizioni del regime, accresce la possibilità, in precedenza più limitata, di ricorrere a strategie di promozione editoriale come la presenza degli scrittori alle presentazioni, la loro partecipazione a festival letterari o il rilascio di interviste nei media, la quale avrà indubbiamente avuto un certo peso nel determinare il crescente orientamento di una parte di editori e traduttori (e occorre non sottovalutare l’importante ruolo svolto da questi ultimi nella promozione e nella mediazione delle traduzioni nei confronti tanto dei primi quanto poi del pubblico) verso la letteratura contemporanea.

La libera circolazione delle persone incrementa inoltre le possibilità da parte sia degli autori sia dei traduttori di promuoversi in prima persona, anche attraverso contatti personali con scrittori, critici, circoli e associazioni culturali, nel folto e assai mobile panorama delle case editrici piccole e piccolissime, il cui infittirsi continua la tendenza alla «polverizzazione» del mercato editoriale già in atto alla metà degli anni novanta (Cesana 2010 [2002], 28) e ulteriormente intensificatasi sull’onda delle possibilità di abbattimento di costi, tempi e tirature consentito dalla stampa digitale che dalla fine degli ottanta si afferma in ambito produttivo (Ferretti 2004, IV.14).

1.4.

A questo proposito occorre non dimenticare che i profondi e multiformi cambiamenti attraversati dalla Romania tra fine XX e inizio XXI secolo si producono nel contesto di mutamenti assai più vasti, di portata ormai globale, che interessano anche il nostro paese. Per quanto qui si discute, specificamente rilevanti sono l’avvento della “rivoluzione digitale” dalla metà degli anni novanta e soprattutto il suo “radicalizzarsi” negli anni duemila. All’interno delle più ampie ricadute di tale “rivoluzione” in ambito economico, sociale e cognitivo, infatti, si collocano anche gli epocali cambiamenti prodotti e indotti nel sistema editoriale e librario tradizionale, in Italia entrato fin dai primi anni novanta in una «parabola discendente» che, «in concomitanza con fenomeni economici negativi di carattere nazionale e internazionale», avrebbe presto determinato una «stasi» del mercato (Cesana 2010 [2002], 26-27; Ferretti 2004, V.3).

Il sisma generato dall’affermazione del digitale tanto nelle modalità di produzione e di diffusione del libro quanto nelle abitudini di lettura e nel concetto stesso di “libro”, unitamente alla sempre più severa crisi economica e di identità dell’editoria, avranno tra le varie conseguenze la precarietà dell’esistenza sul mercato anche di titoli recenti (conseguente alla precarietà dell’esistenza stessa delle case editrici, la cui uscita dal mercato può avere come effetto anche a breve termine la scomparsa di interi cataloghi) e la loro limitata diffusione lungo i canali consueti delle librerie e delle biblioteche (conseguente alla ricordata «polverizzazione» dell’offerta in piccole e piccolissime case editrici, alcune poco più che tipografie a pagamento, dal profilo estremamente eclettico e prive di progetti editoriali forti, e all’affermazione del sistema print on demand), una sicura diminuzione di visibilità, compensata in alcuni casi dalla circolazione in rete e dalla possibilità di acquisto tramite i grandi rivenditori online.

Tali mutamenti generali interessano ovviamente anche le traduzioni di letteratura romena in italiano, e più ancora un genere commercialmente da sempre “di nicchia” come la poesia.

2. Gli anni novanta

2.1.

Il primo decennio della ritrovata libertà in Romania e della possibilità di liberi scambi e contatti con l’Italia, con nove titoli in dieci anni, concentrati nella prima metà del decennio circa, non conosce una particolare impennata delle traduzioni di volumi di poesia romena contemporanea (cosa del resto valida anche per la narrativa – Merlo 2014, 2.1), ma anzi, rispetto all’ultimo decennio della dittatura (durante il quale si erano pubblicati una dozzina circa di volumi di poesia, tra raccolte d’autore e antologie, e più uniformemente distribuiti), una lieve involuzione.

Complici, certo, anche la ricordata stasi del mercato e la «massiccia “tascabilizzazione” dell’editoria» (Cadioli, Vigini 2012, III.5.1), che riduce i già esigui spazi per iniziative editoriali commercialmente marginali, e la progressiva trasformazione dell’editoria tradizionale del “letterato editore” o dell’«editore protagonista» (Ferretti 2004, I.1) in una Editoria senza editori (Schiffrin 2000) dei grandi gruppi, «governata […] meno dall’idea della costruzione programmatica del “catalogo” che non dalla logica della realizzazione accelerata del business» (Cadioli, Vigini 2012, II.5.2); così come il contraccolpo ideologico della caduta del Muro e della divulgazione delle durissime realtà dei regimi dell’Europa dell’Est, che si va a innestare sulla crisi della cultura di sinistra, la quale in varia misura e in vario modo aveva informato per lungo tempo la politica editoriale di molte case editrici di prima importanza.

Rispetto ai decenni sessanta-ottanta, escono infatti dal gioco tanto le case editrici piccole-medie ma di grande prestigioso, come Guanda e l’elitaria Scheiwiller, quanto le grandi Einaudi, Feltrinelli, Vallecchi (che vivono dai primi anni ottanta una «crisi protratta [che] investe lo stesso progetto editorial-culturale e la cultura di sinistra su cui è in gran parte e in vario modo fondato» [Ferretti 2004, V.1]), Mondadori e Garzanti (coinvolte dalla crisi delle “concentrazioni” e «accomunate dall’intervento del capitale extraeditoriale, dalla cogente logica industriale e commerciale dell’apparato» [ibidem, V.17]). Negli anni novanta, l’uscita di volumi di poesia romena è affidata quasi totalmente a forme di pubblicazione sovvenzionata.

2.2.

I volumi di poesia di questo periodo, per la quasi totalità curati/tradotti da specialisti di romeno interni all’università italiana, escono infatti per lo più con il sostegno di finanziamenti pubblici, e vanno a collocarsi nell’ambito o dell’editoria di profilo accademico o delle case editrici medie e piccole. Da un lato abbiamo l’edizione di Barbu curata da Aldo Cuneo (1990), ricercatore all’Università di Pisa, e l’antologia costruita da Marco Cugno (1996a), professore a Torino, che escono per Giardini di Pisa e le Edizioni dell’Orso di Alessandria con il contributo ministeriale alla ricerca, e l’uscita della monografia di Anna Rita Onnembo (1990) sui Salmi argheziani, per Il Bagatto di Roma (per la quale però non dispongo di dati certi relativi all’eventuale finanziamento), mediata da Luisa Valmarin, professoressa di romeno alla facoltà di lettere della «Sapienza» di Roma. Dall’altro lato, troviamo l’antologia di Stănescu curata da Fulvio Del Fabbro (Del Fabbro, Tondini 1999), lettore a Firenze, per Le Lettere, e l’antologia di Caraion di Ioan Guţia (1994), professore di romeno alla facoltà di scienze politiche della «Sapienza», che beneficiano rispettivamente del finanziamento dalla Commissione Europea nel quadro del Programma Arianna 1998 e del contributo ministeriale italiano. Non recano invece menzione di contributo la monografia su Sorescu firmata da Gheorghe Carageani (1999), professore a Napoli, che esce in ambito accademico tra le pubblicazioni dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli, e gli Scritti romeni di Celan, curati da Marin Mincu, professore a Firenze, e tradotti da Del Fabbro (Del Fabbro, Mincu 1994) per la piccola ma dinamicissima Campanotto di Pasian di Prato, provincia di Udine, (il volume però ripropone materiali in parte già illustrati da Vanhese 1988, ora in RO 2002). Eccezione a questo quadro fa Ion Deaconescu tradotto da Ştefan Damian (1993), docente di italiano a Cluj, per la Centona di Palermo.

2.3.

Per quanto riguarda gli autori tradotti, continua a grandi linee la tendenza dei decenni precedenti, che aveva visto volumi dedicati a grandi autori come Lucian Blaga (Del Conte 1971; e Mincu, Albisani 1989) e Tudor Arghezi (Quasimodo 1966; Del Conte 1968; e Cugno 1972) e correnti (l’avanguardia, con Cugno, Mincu 1980) della fertile stagione poetica interbellica, accanto alla traduzione di poeti della «nuova generazione» che esordisce a partire dalla metà degli anni sessanta, a livello sia antologico (Cugno, Mincu 1986) sia monografico, con traduzioni da Blandiana (Mitescu 1987), Sorescu (Carageani, Bertini 1987) e Stănescu (Mincu, Parenti, Del Fabbro 1987; e Mitescu 1988).

2.3.1. Così abbiamo, da un lato, con Cuneo 1990, la traduzione integrale dell’opera poetica dell’interbellico Ion Barbu (1895-1961), uno dei più geniali poeti romeni, maestro tanto dell’ermetismo metafisico quanto del “balcanismo”, che va ad affiancarsi a quelle già ricordate di Lucian Blaga (1895-1961) e Tudor Arghezi (1880-1967), e la produzione romena di Paul Celan (1944-1970), anch’essa citata, che si colloca in prossimità del surrealismo bucarestino degli anni 1945-47.

2.3.2. Dall’altro, si traducono due grandi “sessantisti”, entrambi già giunti alla conclusione della propria parabola umana: Marin Sorescu (1936-1996), tra gli autori più popolari del secondo Novecento, autore di memorabili poesie-metafore che giocano sull’orlo del tragico senza mai cadervi, di grandissima intensità anche nei toni scanzonati e ironici (Cugno 1995); e Nichita Stănescu (1933-1983), il più grande innovatore novecentesco del linguaggio poetico romeno dopo Arghezi e uno dei più straordinari poeti del Novecento (non solo romeno), al centro della cui poetica si trova il problema ontologico del linguaggio (Mitescu 1988).

2.3.3. Naturalmente, le violente contorsioni della storia, con le pesanti conseguenze che hanno avuto sui destini personali degli scrittori, non consentono una sistemazione eccessivamente schematica per generazioni né anagrafiche né di creazione. Un caso a parte, che mostra chiaramente il carattere congiunturale e puramente utilitario di qualsiasi incasellamento, è Ion Caraion (1923-1986), autore che ha esordito nell’interbellico come protagonista della «generazione della guerra» del 1945-46, tornato alla vita letteraria nel 1966 (dopo il silenzio dei terribili anni delle prigioni comuniste, 1950-55 e 1958-64) nel contesto dell’affermazione della «nuova generazione», e divenuto infine «scrittore dell’esilio» dal 1981, quando si stabilisce a Losanna.

2.4.

Accanto a questi “fili” sparsi, momento di eccezionale rilievo è sicuramente l’“arazzo” antologico ampio e coerente dell’intero Novecento poetico romeno intessuto da Cugno (1996; II ed. riveduta e corretta 2008). Frutto di decenni di studi meticolosi e di traduzioni certosinamente ripensate e riviste, questa ambiziosa silloge di quattrocento testi di 49 autori si colloca nella migliore tradizione del genere antologico, in cui l’inevitabile cernita di autori e testi è atto essenzialmente esegetico, costituendo – primo contributo in assoluto di tale genere e accolto con favore anche dalla critica romena, per cui l’autore riceve nel 1998 il Premio dell’Unione degli scrittori di Romania – una vera e propria “storia implicita” della poesia romena del XX sec.

Il volume –ha scritto Bruno Mazzoni (2002, 337) – è in assoluto il primo contributo mirato a tracciare un disegno della poesia romena nell’arco di un intero secolo: progetto ambizioso, più che egregiamente svolto come è stato sottolineato dall’ottima accoglienza riservata all’opera dalla critica romena. Merito ulteriore dell’autore è stato quello di inglobare nella sua implicita ‘storia’ alcune importanti voci dell’esilio romeno, proponendo così un superamento delle schematizzazioni correnti.

Guidato dal corposo e puntuale studio introduttivo di Cugno, La poesia romena del Novecento: dal simbolismo alla «generazione ‘80» (ppagine V-LXXXII), il lettore può cogliere nei suoi tratti fondamentali il farsi e il divenire, lungo quasi un secolo, delle forme della cultura poetica romena contemporanea in tutta la loro complessità etica, estetica e storica, attraverso testi esemplari e – cosa per nulla secondaria – esemplarmente tradotti. Tra i numerosissimi esempi di testi degni di figurare in originale e in traduzione italiana in qualsiasi antologia di poesia mondiale, cito il magistrale esordio del sonetto CLVI (2) di Vasile Voiculescu (1884-1963):

Iubirea mea e trează ca un priveghi de arme,
Un lung ajun de luptă eroic încordat;
Nimic nu lâncezeşte în mine, cum nu doarme
Ţintitul arc, în sine vibrând, dar nemişcat.

Desto è il mio amore come veglia d’armi
Lunga vigilia eroicamente tesa;
Nulla languisce in me, che sto in allarme
Arco puntato che vibra in attesa (Cugno 1996a, 71-73).

Illustrativa dell’estrema attenzione dedicata alla resa traduttiva del testo da parte del curatore è, come si diceva, la continua opera di revisione delle proprie traduzioni, come testimonia ad esempio l’evoluzione delle traduzioni dell’amato Arghezi di Testament, Psalm o Morgenstimmung, la cui struttura rimica, assente nei versi sciolti della raccolta di Cugno 1972, ricompare, con una libertà rispettosa del senso e della poetica argheziana, nell’antologia del 1996; cito ad esempio solo la prima strofa di Testament/Testamento:

Nu-ţi voi lăsa drept bunuri, după moarte,
Decât un nume adunat pe-o carte,
În seara răzvrătită care vine
De la străbunii mei până la tine,
Prin râpi şi gropi adânc
Suite de bătrânii mei pe brânci
Şi care, tânăr, să le urci te-aşteaptă
Cartea mea-i, fiule, o treaptă.

Non ti lascerò erede, alla mia morte,
che di un nome adunato sopra un libro.
Nella sera in rivolta che viene
dai miei antenati fino a te,
tra voragini e fosse profonde,
dai miei vecchi arrampicate carponi
e che, ancor giovane, dovrai salire,
il mio libro, figliuolo, è un gradino (Cugno 1972, 5).

Da confrontare con Cugno 1996a, 35:

Non ti lascerò averi, alla mia morte:
Un nome accolto su un libro hai in sorte.
Nella sera in rivolta che è scesa
Fino a te dai miei avi, protesa
Su caverne e burroni,
Da cui i vecchi emersero carponi,
E che segnano ancora il tuo destino,
Il mio libro, figliuolo, è un gradino.

3. Il XXI secolo

3.1.

Il numero totale di titoli (38) e la media annuale complessiva (2,37) di questi ultimi sedici anni paiono incredibilmente alti rispetto ai valori del periodo precedente (certo, più breve), ma una scorsa anche sommaria alla lista di titoli individua facilmente una particolare concentrazione delle uscite nell’ultimo quarto del periodo, in cui si incontrano due anni (2012 e 2015) che registrano un numero di uscite assolutamente fuori dal comune (9 e 13 titoli), che complessivamente costituiscono da sole il 57,94% del totale! Facendo astrazione dal quadriennio che comprende le due annate “anomale” (di cui tra poco, v. 3.2), il periodo 2000-2011, con 14 titoli in 12 anni, presenta una media annuale delle uscite che si attesta su valori (1,6) non così distanti quella del periodo 1990-1999 (0,9). Benché il periodo presenti notevoli buchi, con quasi la metà degli anni (2000, 2001, 2002, 2005, 2007, 2009, 2011) senza alcun titolo, soprattutto nella prima metà del sedicennio (5 anni su 8), è comunque visibile una lieve tendenza alla crescita nel tempo del numero di volumi pubblicati, che giustifica l’aumento medio: 3 titoli nel 2000-2003, 5 titoli nel 2004-2007, 6 titoli nel 2008-2011, crescita che diventa esponenziale nel quadriennio comprendente i due anni picco: 24 titoli nel periodo 2012-2015.

3.2.

Sul versante extraletterario un evento di questo periodo significativo per l’incremento delle traduzioni di letteratura romena in italiano è la nascita nel 2006, nel quadro dell’Istituto culturale romeno (ICR – Institutul Cultural Român, www.icr.ro/), fondato nel 2003 allo scopo di promuovere la letteratura e la cultura romena a livello internazionale, di un organismo specificamente destinato alla gestione di programmi di sostegno finanziario alla traduzione e alla pubblicazione di letteratura romena, il Centro nazionale del libro (CenNaC – Centrul Naţional al Cărţii, http://www.cennac.ro/). Fondamentale per l’aumento delle traduzioni di narrativa (28 volumi finanziati su 61 usciti tra 2007 e 2014; Merlo 2014, 3.3), il sostegno assicurato dal CenNaC a traduttori ed editori ha tuttavia ricadute di gran lunga minori nel caso della poesia, ambito in cui si registrano soltanto cinque volumi pubblicati con la partecipazione dell’ICR: Irimciuc 2010, Tarantino 2012, Mazzoni 2015, Pop 2015, Banciu, Mazzoni 2015.

Tuttavia, com’è facile osservare, pur coincidendo con la partecipazione della Romania come paese ospite al Salone del Libro di Torino, evento che ha determinato in quell’anno un notevole aumento delle traduzioni di narrativa (13), di cui più di due terzi (9) sostenute dall’ICR (Merlo 2014, 3.3), il picco delle traduzioni di poesia del 2012, con solo un titolo finanziato su nove usciti, appare slegato dall’azione di promozione sostenuta dell’ICR. Lo stesso vale per il picco del 2015, con soli tre titoli finanziati dall’ICR su 13, e in generale per la lieve crescita del periodo 2000-2011, in cui solo uno dei 14 titoli usciti si è avvalso del sostegno dell’ICR.

Queste due impennate nelle traduzioni di poesia parrebbero dunque essere frutto di una convergenza congiunturale e aleatoria delle attività condotte in modo autonomo e non coordinato da vari traduttori ed editori. Allo stesso modo, il lieve incremento complessivo dei titoli di poesia romena contemporanea tradotta in italiano nell’ultimo decennio pare dovuta alla possibilità da parte degli editori di produrre tirature minime o pubblicare direttamente on demand, con costi e rischi ridotti e minimo impegno. Non è un caso se – escludendo i titoli sostenuti dall’ICR – i volumi pubblicati nel 2012 e nel 2015 si collochino perlopiù presso editori piccoli/piccolissimi o in cataloghi virtuali.

3.3.

Dal punto di vista degli autori tradotti, se in linea generale si conferma la tendenza ormai consolidata a giocare su entrambi i fronti, passato e presente, si nota un’attenzione sempre crescente per la poesia attuale, in particolare a partire dagli anni duemila. Il panorama complessivo delle traduzioni di poesia romena in italiano illustra oggi una felice compresenza di autori in piena attività appartenenti (certo nei limiti di validità delle classificazioni di comodo della storia letteraria) a più generazioni creative, a rappresentare la grande vitalità della poesia romena contemporanea e soprattutto la fertile coesistenza in essa di formule, direzioni, opzioni che dagli anni novanta in poi si sono sempre più venute configurando all’insegna, più che delle ampie “poetiche” generazionali come nel periodo precedente, delle forti individualità e delle scritture singolari.

Particolarmente significativo è il fatto che esistano oggi volumi di ampio respiro, che illustrano la produzione di autori degli ultimi trenta-quarant’anni nel loro farsi, mutare, ritornare, intrecciarsi, al di là delle categorizzazioni generazionali della storia letteraria, e che – in parallelo a quanto si è prodotto nella traduzioni di prosa (v. Merlo 2014, 4.3 e 6) – più ci si avvicina all’oggi più aumenta la “sincronicità” delle proposte, con varie raccolte che contengono testi pubblicati anche pochi anni prima della loro traduzione in italiano (ad es. Frabotta, Mazzoni 2004; Tarantino 2012; De Salazar 2012; Magliocco 2012 e 2015; Bernacchia, Fatica 2013; Banciu, Mazzoni 2015; Mazzoni 2015).

Questa attenzione crescente per i fenomeni in atto non va tuttavia a scapito dell’interesse per autori rappresentativi del passato, che vengono a completare una prospettiva storica che si presenta sempre più ricca, comprensiva e articolata tanto al suo interno e quanto nei suoi legami con il resto delle letterature europee e non solo, e tanto più importante quanto fortemente interiorizzata e metabolizzata dagli autori romeni. Echi dei grandi modernisti interbellici si ritrovano non solo nel “neomodernismo” della «generazione 60» ma anche nel postmodernismo della «generazione 80», così come anticipazioni del discorso poetico postmoderno si ritrovano in alcune modalità poetiche dei rappresentanti delle generazioni precedenti (ad es. Marin Sorescu).

3.3.1. Da un lato, quindi, sull’onda della naturale maturazione creativa degli autori e della loro sedimentazione nella coscienza pubblica e critica romena, nelle traduzioni italiane di poesia postbellica trovano spazio autori sempre più giovani: accanto a esponenti della «generazione 60», nel frattempo anch’essi evoluti, compaiono e si moltiplicano autori nati negli anni cinquanta e sessanta appartenenti alla«promozione 70» e alla generazione 80, con un’opera consolidatasi nel corso degli anni novanta e duemila.

Abbiamo in primo luogo Ana Blandiana (n. 1942), poeta e prosatrice (tradotta in italiano da Marco Cugno con Progetti per il passato e altri racconti, Milano, Anfora, 2008) di immensa statura, non solo uno dei nomi di prima grandezza della «nuova generazione» degli anni sessanta ma anche uno dei suoi autori di maggiore tenuta, presente con un’antologia 1966-2000 (Frabotta, Mazzoni 2004) e un volume di «nuove poesie» del 2010 (Barindi 2015), che segnano una svolta del suo discorso poetico. Se si dovesse individuare una possibile genealogia letteraria all’interno della quale inserire la poesia della Blandiana, scrive Dan Octavian Cepraga in conclusione alla penetrante Prefazione che apre il volume più recente,

si dovrebbe pensare probabilmente alla dignità apollinea attraversata da inquietudini abissali di Anna Achmatova o, ancora meglio, alla lirica salda, riflessiva e determinata di Ingeborg Bachmann, con cui le corrispondenze e le affinità sono a volte fortissime e sorprendenti. In questo senso, la possibilità di leggere oggi in italiano Ana Blandiana significa anche fare i conti con la grande poesia dell’Est europeo di questi ultimi cinquant’anni, per recuperarla e integrarla a pieno titolo nel nostro orizzonte intellettuale e spirituale, per ritessere sul meridiano della poesia, i legami spezzati fra le due Europe (D.O. Cepraga, in Blandiana 2015, 5).

Segue una serie di autori nati negli anni quaranta e cinquanta: Geo Vasile (n. 1942); Valeriu Armeanu (n. 1946-2015); Ion Deaconescu (n. 1947); Dinu Flămând (n. 1947), il cui itinerario poetico di dipana tra un «inferno “freddo” che il poeta, costantemente “esiliato” dall’universo […], attraversa a volte con uno sguardo ironico» e «una realtà più solare e apollinea […] in cui il poeta, attraverso una vera e propria “scarnificazione” linguistica e ontologica, fissa la sua parola nella luminosità, quasi metafisica, di elementi ormai pacificati» (Magliocco 2010, 7); Daniela Crâsnaru (n. 1950), le cui poesie della raccolta del 2008, «in prevalenza d’amore […], esprimono in realtà, meglio di tanti saggi e trattati di sociologia, lo scacco che accompagna la libertà, in ultima istanza la condanna alla libertà dell’uomo contemporaneo, soggiogato da una modernità che porta in sé un’inquieta voracità esistenziale, un male oscuro che conduce verso “una disperata vitalità”» (Mazzoni 2008, 6); Nichita Danilov (n. 1952), la cui poetica si colloca il segno di un interrogativo ontologico nato dall’interiorizzazione della concretezza straniante dell’alterità e dell’altrove, dell’«incapacità dell’uomo di ridefinirsi all’interno del proprio mondo» (De Salazar 2012, 25); Gheorghe Vidican (n. 1953); Floarea Ţuţuianu (n. 1953), anche pittrice e grafica, per certi versi una voce dissonante nella poesia romena contemporanea, nella cui poetica domina il corpo, «corpo fisico di donna, ma anche corpo del libro, corpo della poesia, la quale in alcuni casi si trasforma in una vera e propria antagonista, non più oggetto ma soggetto che esprime la propria forza di resistenza al tentativo di coercizione esercitato dalla poetessa-faber» (Tarantino 2013, 59); Denisa Comănescu (n. 1954), la cui poesia, nella scia del riscatto stilistico ed etico dell’Io soggettivo del “neomodernismo” degli anni sessanta e in contiguità con lo sperimentalismo antilirico degli Ottantisti, trova un equilibrio sottile tra dialogismo e solennità nel segno privilegiato dell’«ossessione della biografia» (Bruno Mazzoni, in Banciu, Mazzoni 2015, 145); e Mircea Cărtărescu (n. 1956).

La maggior parte di questi autori ha debuttato inizialmente negli settanta e si è affermata tra anni ottanta e novanta, a cavallo del periodo più nero tra la dittatura e i miraggi della libertà degli anni della transizione, nel contesto del radicale rinnovamento poetico iniziato dalla generazione 80 il cui capofila indiscusso è proprio Mircea Cărtărescu. Di questo eccezionale autore – che è anche narratore di straordinaria forza, tradotto sempre da Bruno Mazzoni con Travesti (2000), Nostalgia (ed. ridotta, 2003; ed. integrale, 2012), Perché amiamo le donne (2009) e la trilogia di Abbacinante. L’ala sinistra (2007), Il corpo (2015) e, in uscita per il 2016, L’ala destra, tutti per Voland di Roma – spicca in particolare, dopo la prima raccolta del 2003, l’ampia silloge Il poema dell’acquaio (Mazzoni 2015), antologia d’autore dall’intera opera poetica 1983-1992. Riprendo qui la pertinentissima caratterizzazione che della poesia cărtăreschiana ha fatto Cepraga in occasione dell’uscita di Mazzoni 2003:

Di orientamento per lo più narrativo e antilirico, costituita da un sapiente impasto di iperrealismo visionario, resoconto autobiografico e gioco metaletterario, la poesia di Cărtărescu si fa notare, fin dalla sua prima comparsa, per la forte carica innovativa e di frattura rispetto alla tradizione lirica immediatamente precedente. Si tratta di un progetto coerente e ambizioso di rifondazione del linguaggio poetico […]. L’intensità dei versi di Cărtărescu deriva in gran parte da questo sforzo cosciente e lucido di costituire una nuova lingua poetica: i suoi tratti dominanti sono l’assunzione programmatica dei registri prosastici e colloquiali, l’oralità esibita, il rifiuto di ogni idioletto lirico o ermetico in favore della assoluta precisione della designazione, del libero attraversamento di tutta la lingua (Dan Octavian Cepraga, in Manacorda 2004, 293-294).

Affermatisi negli anni novanta sono anche autori nati negli anni sessanta, come Ioan Vieru (n. 1962), la cui scrittura ermetica, impenetrabile, si allontana dal realismo espressivo, dall’immediatezza e dalla trasparenza linguistica del canone poetico contemporaneo in direzione di «non [una] poesia di oggetti concreti, materiali, ma delle tracce, del ricordo che questi hanno lasciato» (Tarantino, in Cerrone, Guarnieri, Spătar 2003, 10), Ruxandra Cesereanu (n. 1963), che dissotterra «i regni nascosti del corpo e della mente, i labirinti sommersi del magma psichico e con minuzia anatomica li cauterizza, li purifica, li esorcizza» (Magliocco 2012, 11) praticando un «delirionismo» programmatico che differisce dall’“onirismo” come l’allucinazione si distingue dal sogno, in direzione di un’alterazione accentuata, traumatica, lacerata, nevrotica, schizofrenica della realtà o una poesia “cortigiana”, colta ed erotica, cerebrale e sensuale, che riprende programmaticamente la formula decadente nel segno di un singolarissimo istrionismo poetico, come in Magliocco 2015; e Aura Christi (n. 1967), autrice della Repubblica di Moldavia trasferitasi in Romania, che pratica «una lirica della meditazione seria e profonda, espressa in metafore nelle quali la modernità e la sensibilità del secolo si confondono con il chiaro vigore, marcatamente originale, tumultuoso e quasi musicale» (Nicolae Breban, in Pop 2015, 185; il volume comprende poesie, però solo con testo in italiano, e alcune prose autobiografiche).

3.3.2. In questo quadro generazionale che incasella in modo sommario individualità assai diverse per temperamento, modelli estetici, riferimenti culturali, personalità e dettato poetico, alcuni autori fanno figura ancora più a parte per vari motivi.

In primo luogo, per ragioni evidenti, il premio Nobel Herta Müller (n. 1953), tedesca del Banato, di cui Bruno Mazzoni ha tradotto la prima opera composta (letteralmente!) in romeno, i collage di Essere o non essere Ion (Mazzoni 2012), un serissimo divertissement con le parole di una lingua amata e odiata, la lingua della dittatura ma anche di molti affetti, le cui venature ludiche la Müller sa mettere allo scoperto obliquamente in un modo che ricorda lo spirito dei calembour della stagione romena di Celan (v. sopra).

Poi, i moldavi Grigore Vieru (1935-2009) e Nicolae Dabija (n. 1948), autori di lingua romena nati e cresciuti nella Repubblica socialista sovietica di Moldavia, dal 1991 Repubblica di Moldavia, perché, se da un punto di vista generazionale si affiancano agli autori sessantisti-settantisti romeni, essi hanno però esordito e scritto in un contesto culturale e politico assai diverso, nel cui quadro vanno letti e compresi. A tutt’oggi, l’unica antologia della poesia di lingua romena della Repubblica di Moldavia è Cugno 1996b.

Per l’ampiezza notevole della sua parabola poetica va ricordato il surrealista Gellu Naum (1915-2001), uno degli autori più peculiari della letteratura romena postbellica, tra i fondatori del Gruppo surrealista romeno (1941-47), anch’egli sostanzialmente silente durante il primo periodo del regime (a parte qualche compromesso poi rinnegato) e tornato alla letteratura nel 1968 con un’opera che, nella sua ampiezza multiforme (poesia, prosa, teatro), si segnala per la mirabolante coerenza stilistica, nel solco di un avanguardismo perpetuo. Anche Nina Cassian (1924-2014) ha avuto molte stagioni: dopo il promettente debutto interbellico modernista-avanguardista, passa negli anni cinquanta alla stretta obbedienza real-socialista, per tornare alle origini dalla metà degli anni sessanta e, dopo l’autoesilio negli Stati uniti nel 1985, a scrivere anche in inglese. Nelle storie più recenti e accreditate della letteratura romena questo è un nome, nel migliore dei casi, di secondo piano, ma il fatto che in Italia sia stato pubblicato da Adelphi – avverte Cepraga 2015 – può essere fonte di equivoci e incomprensioni per un lettore inavvertito.

Per il particolare profilo dell’opera poetica nel contesto della loro produzione letteraria e della loro attività si segnala Octavian Paler (1926-2007), uomo politico e giornalista, già interno all’apparato in epoca Ceauşescu, ma scomodo per le sue opzioni filo-occidentali, poi influente opinionista postrivoluzionario, nonché uno degli autori più popolari della Romania degli ultimi decenni, la cui poesia, meno nota rispetto alla saggistica, alla memorialistica e alla narrativa, è «parola carica di eventi» (Rotiroti 2013) che riflette la coscienza acuta e il senso profondo della precarietà dell’essere straniero in mezzo a cose straniere. Altro nome di spicco è quello di Petru Creţia (1927-1997), raffinatissimo critico letterario, grecista, saggista ed eccezionale traduttore, poeta dal debutto tardivo (1979) che pratica una poesia al confine con il saggio, del pensiero proiettato nell’assoluto, “orfica” e metapoetica, dall’elegante calligrafia linguistica.

3.3.3. A fronte della ragguardevole “infusione” di poeti di stretta attualità, la maggior parte dei quali viventi o deceduti al massimo negli ultimi dieci anni, non latitano però neppure le traduzioni di autori antebellici, tra cui spicca per l’importanza dell’autore la prima antologia italiana dell’opera di George Bacovia (1881-1957), autore continuamente riscoperto dalla critica, dal pubblico e dagli scrittori stessi (non è un caso se due dei poeti sopra citati, Flămând e Caraion, abbiano dedicato a Bacovia una monografia critica ciascuno), che viene a completare – benché in una versione corretta ma non sempre rispettosa dello spoglio dettato bacoviano – il quadro delle quattro “corone” del modernismo interbellico: Bacovia, Arghezi, Blaga e Barbu. (Benché non sia segnalato, Vasile 2015 è a tutti gli effetti una seconda edizione, rivista, di Vasile 2008).

In questo stesso ambito si colloca la riedizione 2004 delle Poesie di Arghezi firmata da Salvatore Quasimodo (1966), che, priva del testo a fronte dell’originale, mi pare vada in direzione di una collocazione della “traduzione” – assi criticata a suo tempo – nel contesto dell’opera quasimodiana più che di quella argheziana, non dissimilmente da quanto era avvenuto per i Lirici greci.

Sempre di questo periodo è Radu Stanca (1920-1962), dalla cui opera poetica troviamo un saggio di traduzione nella sezione antologica dell’ottima monografia dedicata da G. Magliocco (2012a) all’esperienza eccezionale del Circolo letterario di Sibiu, raffinato progetto estetico iniziato da un gruppo di intellettuali e scrittori transilvani all’insegna della «resurrezione della ballata» intorno alla metà degli anni quaranta e interrotto dall’instaurazione del regime popolare e del realismo socialista.

Meritoria è la traduzione della produzione romena di alcuni autori affermatisi come scrittori di lingua francese: la prima edizione integrale delle poesie romene di Tristan Tzara (1896-1963), che, pur nel complessivo contesto tardo-simbolista, prefigurano già la radicale critica del linguaggio attuata dal dadaismo (Carannante 2015 riprende e amplia Carannante 2012), e la traduzione delle stupende Vedute (1930) di Benjamin Fondane-Fundoianu (1898-1944), scorci di paesaggio che «si lasciano guardare ed ascoltare a partire da certe tonalità emotive fondamentali, forse proprio a partire dal corpo pulsionale e simbolico della parola» (Giovanni Rotiroti, in Rotiroti, Carannante 2015, 125), entrambe nella traduzione rigorosa e attenta di Irma Carannante. (Alcuni testi di Tzara erano già stati antologizzati in Cugno, Mincu 1980). Poiché ne contiene le poesie giovanili, occorre citare qui la traduzione dell’opera letteraria romena di Eugène Ionescu (1909-1994) firmata da Davide Astori (2006), che però ripropone materiali già ottimamente illustrati da Luisa Valmarin (1990, ora in RO 2002), la cui traduzione continua a restare senza dubbio quella di riferimento. Per l’importanza dell’autore non è possibile non menzionare la prima antologia, in una versione dalle scelte non sempre condivisibili, dall’opera di Ion Vinea (1895-1964), uno dei principali protagonisti e animatori dell’avanguardia romena, che con l’instaurazione del nuovo regime si dovette rifugiare – come molti altri scrittori – nelle traduzioni, continuando a scrivere per sé e riuscendo a pubblicare il volume “d’esordio” solo qualche giorno prima della sua morte.

3.4.

In questo periodo escono anche tre antologie curate dal prolifico Geo Vasile. Sulle prime due, Atroce serenità (Vasile 2012a) e Resistenze bruciate (Vasile 2012b), non posso dire nulla perché non mi è stato possibile acquistarle e della prima risulta esistere copia solo nella Biblioteca di americanistica, iberistica e slavistica di Ca’ Foscari, mentre la seconda risulta completamente assente (per dovere di cronaca rimando gli interessati alla presentazione dell’autore: http://www.orizonturiculturale.ro/it_recensioni_Geo-Vasile.html).

La terza è Poesia romena (Vasile, Garofalo 2014), con revisione poetica di Patrizia Garofalo. Il volume, di oltre seicento pagine, comprende (se ho fatto bene i conti, data la non facile lettura dell’indice per via della struttura e dei numerosi refusi) 221 testi di 37 autori. Le prima 124 pagine sono occupate dalle schede di presentazione degli autori, una decina di pagine a testa per Mihai Eminescu e per George Bacovia, Ion Vinea, Blaga, Gellu Naum – che nella breve prefazione Modelli e discepoli (ppagine 5-8) il curatore indica come i quattro poeti «che hanno delineato le direzioni fondamentali di sviluppo della poesia romena a partire dagli anni sessanta del secolo scorso fino ai nostri tempi» (pagine 5) – e 2-3 pagine per gli altri (18 autori, 14 autrici), contenenti sommarie indicazioni biobibliografiche e succinti spunti interpretativi; sempre a parte i primi quattro, a ciascuno autore è assegnato pressappoco lo stesso spazio antologico (elemento di interesse è la presenza di quattro autrici nate negli anni ottanta). Per la selezione di autori e testi antologizzati, il volume si presenta come un personalissimo percorso del curatore nella poesia romena contemporanea, sul filo della teoria dei “modelli” schizzata nella prefazione.

4. Un breve bilancio e alcune considerazioni

4.1.

Sicuramente, le cose che restano da fare sono ancora moltissime: numerosi autori, opere e correnti importanti della poesia romena contemporanea sono stati tradotti sporadicamente e/o a livello antologico. Alcuni esempi sono gli “oniristi” Leonid Dimov (1926-198), Emil Brumaru (n. 1938) e Mircea Ivănescu (1931-2011), presenti in Cugno 1996a (l’ultimo anche in Vasile 2014), a cui si può aggiungere A.E. Bakonsky (1925-1977), poeta “obbediente” fino alla metà degli anni cinquanta – periodo creativo che escluderà dalle antologie degli anni successivi – diventando poi, alla direzione della rivista di Cluj «Steaua» (La stella), uno dei promotori della nuova poesia. Bakonsky è stato presentato e tradotto in «Romània orientale» da Angela Tarantino (1990). Alcune buone traduzioni inaccessibili al lettore italiano meriterebbero di essere ripubblicate (ad es. le 80 poesie di Sorescu tradotte da Marco Cugno nel 1972 per la casa editrice Eminescu di Bucarest).

Nel complesso, tuttavia, si può dire che il panorama della poesia romena contemporanea, dai primi decenni del XX secolo ai primi decenni del XXI, almeno nominalmente sia oggi relativamente ben rappresentato a livello di autori e opere tradotte: sono stati tradotti i quattro maggiori poeti interbellici (Bacovia, Arghezi, Blaga e Barbu), insieme alla produzione romena più o meno coeva di alcuni autori di fama mondiale poi passati al francese (Tzara, Fondane, Celan, Ionescu), così come numerosi poeti postbellici di vari orientamenti e generazioni.

4.2.

Tuttavia, al di là di quello “inventariale” dell’esistenza delle traduzioni, un problema che si pone è quello assai serio e spinoso della loro circolazione. Anche quando le traduzioni esistono, infatti, discorso interamente altro è quanto esse siano realmente accessibili ai lettori. Se la maggior parte della traduzioni di fino agli anni ottanta sono ormai praticamente introvabili (quelle delle grandi case editrici, quasi tutte ormai da tempo fuori catalogo, sono reperibili in certe biblioteche o negli stock invenduti diffusi come remainder o sul mercato individuale dell’usato, mentre altre ancora, uscite in tirature assai più limitate, sono virtualmente inesistenti al di fuori dal circuito bibliotecario o, in casi fortunati, dei bouquiniste), anche molte traduzioni recenti sono difficilmente reperibili e di circolazione limitata.

Alcune case editrici che hanno pubblicato letteratura romena negli anni duemila, come Mobydick, Palomar o Barbès, sono nel frattempo per vari motivi uscite dal mercato, con la conseguente uscita dei loro cataloghi dal circuito della distribuzione e il rischio impendente della loro totale scomparsa. (Un caso “fortunato” è quello di Tristan Tzara tradotto da Carannante 2012, pubblicato da Barbès, il cui contenuto è confluito in Carannante 2015 uscito per Joker.)

Molte editrici che hanno pubblicato poesia romena hanno una circolazione in libreria nulla o limitata all’ambito locale, fatto assai grave se si considera che, stando alla sintesi del Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia curato per il 2015 dall’Ufficio studi dell’Associazione italiana editori, aggiornato al primo semestre del 2015, ancora oggi i libri si comprano prima di tutto in libreria (78,6%). A fronte della notevole crescita dell’e.commerce di libri fisici (dal 5,1% del 2010 al 13,8% del 2014), altrettanto preoccupante è che alcuni titoli non siano presenti neppure sui grandi siti aggregatori di acquisti librari online come Amazon, Mondadori, IBS, Unilibro e simili (a titolo di esempio, al 28 aprile 2016, la ricerca su Amazon dei titoli 2010-2015 dà i seguenti risultati: Ciobanu, Todiras, Ferramosca 2015 e Vasile 2012b, inesistenti; Corcodel 2014, Breje 2010, Magliocco 2010 e Longo 2010 «non disponibile»; Vasile 2012a «Non ancora disponibile»; Barindi 2015, Magliocco 2015 e Vasile 2015 risultano esistenti e prezzati ma «Attualmente non disponibili»; gli altri risultano invece ordinabili).

4.3.

In effetti, il panorama delle traduzioni di poesia romena in italiano degli anni duemila appare caratterizzato dal predominio delle case editrici piccole e piccolissime e da un’alta dispersione (28 case editrici per 38 titoli). Si segnalano tuttavia anche alcuni “ritorni”, soprattutto di case editrici meglio piazzate sul mercato e con un profilo editoriale più solido, come Pagine, Transeuropa e Joker, che dal 2000 hanno pubblicato rispettivamente 2, 2 e 3 volumi di traduzioni dal romeno, o Aracne, che ha pubblicato ben quattro volumi di poesia e ha una già ricca collana di romenistica, ma che, avendo un profilo marcatamente accademico, stampa on demand).

La circolazione reale dei volumi tradotti è quindi un problema aperto assai attuale, che le traduzioni di poesia romena contemporanea condividono con una grande fetta della produzione editoriale di oggi, sempre più atomizzata, dispersa, effimera e/o virtuale.

4.4.

Numerosi sono i traduttori (25, da soli o in coppia); i più attivi sono Geo Vasile, con ben nove titoli tra 2006 e 2015 (incluse due autotraduzioni e una riedizione, v. sopra), Bruno Mazzoni con cinque titoli (di cui due in collaborazione), Giovanni Magliocco con quattro titoli (uno in collaborazione) e Irma Carannante con tre titoli. Gli autori tradotti sono numerosi, ma pochi con più di un volume: tra i più interessanti Cărtărescu (Mazzoni 2003 e 2015), Blandiana (Mitescu 1987; Frabotta, Mazzoni 2004; e Barindi 2015) e Cesereanu (Magliocco 2012b e 2015). Anche nel rapporto fra traduttori e case editrici si osserva un certo processo di “dispersione”: il prolifico Geo Vasile ha solo due volumi presso uno stesso editore (Edizioni del Poggio di Poggio Imperiale; i due libri pubblicati da Akkuaria di Catania, Vasile 2012a e 2012b, sono un’antologia e uno in quanto poeta bilingue in proprio; Mazzoni, Magliocco e Carannante hanno a loro volta pubblicato almeno due volumi per uno stesso editore, rispettivamente Transeuropa, Aracne e Joker.

Notevole appare il coinvolgimento delle cattedre universitarie di romeno, sia direttamente nella persona dei docenti (Cugno già professore a Torino, Mazzoni e Magliocco sono professori di Lingua e letteratura romena rispettivamente a Pisa e Bari, Rotiroti è professore all’Orientale di Napoli, Tarantino è stata professore Firenze e ora è alla «Sapienza» di Roma, Vanhese è professore a Cosenza), sia indirettamente come sede di formazione di molti traduttori (Carannante all’Orientale di Napoli, Barindi a Padova, De Salazar e Stabile a Cosenza, dalla cui scuola arriva anche Magliocco). Per la diffusione di una lingua e di una cultura “a circolazione limitata”, il ruolo dell’Università italiana continua, come nei decenni precedenti, a essere cruciale e a garantire rigore e serietà.

4.5.

Se, come si diceva, molto resta ancora da fare, e in alcuni casi da rifare, tantissimo è già stato fatto. Le strade già aperte e che sembrano in questo momento profilarsi come le più proficue per le traduzioni sono, in sostanza, due. Da un lato, i bilanci di autori affermati con antologie d’autore di ampio respiro vengono a precisare e a definire con maggiore precisione il volto della poesia romena soprattutto degli ultimi venti-trent’anni, a cavallo di un’epoca di profondi cambiamenti sociali e di mentalità che hanno visto impegnati gli scrittori romeni in un processo di ridefinizione del proprio ruolo, dei propri obiettivi e delle proprie poetiche: in questa direzione va anche la recentissima antologia d’autore 1981-2014 di Marta Petreu, nata nel 1955 (Merlo 2016). Dall’altro lato si svolge un’opera di recupero del passato che integri la poesia romena, con la sua specifica tradizione, modellata dai percorsi tortuosi della storia, nel più ampio panorama globale dei movimenti e delle correnti letterarie e di pensiero del secolo scorso. Una strada ancora da battere sembra essere quella della traduzione delle generazioni più giovani, che hanno debuttato negli anni duemila; un percorso, però, ancora ampiamente nel suo farsi.

BIBLIOGRAFIA

Questa Bibliografia è divisa in due parti. Nella prima sono elencati tutti i testi critici citati e le traduzioni pubblicate prima della caduta della dittatura di Ceasescu (dicembre 1989). Nella seconda le traduzioni pubblicate dopo quella data.

Saggi critici e traduzioni fino al 1989

Buonincontro 1988: Pasquale Buonincontro, La presenza della Romania in Italia nel secolo XX. Contributo bibliografico 1900-1980, Napoli, De Simone, 1988

Cadioli, Vigini 2012: Alberto Cadioli, Giuliano Vigini, Storia dell’editoria italiana dall’Unità ad oggi. Un profilo introduttivo, Milano, Editrice Bibliografica, 2012, ed. elettronica.

Carageani, Bertini 1987: Marin Sorescu, Poesie d’amore, a cura di Gheorghe Carageani, disegni di Horea Cucerzan, traduzione di Gheorghe Carageani e Gabriella Bertini, Napoli, Dick Peerson, 1987, 205 pagine

Cepraga 2015: Dan Octavian Cepraga, Editoria e politiche culturali: brevi considerazioni sulle recenti traduzioni italiane della letteratura romena, in corso di stampa negli Atti del Convegno Editoria e traduzione: focus sulle lingue di ‘minore diffusione’ (Padova 16-17 gennaio 2014), per il momento leggibile sul sito di «Insula europea» (http://www.insulaeuropea.eu/), nella sezione Letture [consultato in data 28 aprile 2016]

Cesana 2010 [2002]: Roberta Cesana, Editori e librai nell’era digitale. Dalla distribuzione tradizionale al commercio elettronico, prefazione di Giorgio Montecchi, Milano, FrancoAngeli, 20102 (I edizione 2002).

Cugno 1972: Tudor Arghezi, Accordi di parole. Poesie 1927-1967, prefazione e traduzione con testo romeno a fronte di Marco Cugno, Torino, Einaudi, 1972. 237 pagine

– 1991: Marco Cugno, La lunga ossessione in Romania, in, Antologia europea. Le prospettive attuali della poesia in Europa, a cura di Fabio Doplicher, Avezzano, «Quaderni di Stilb», 8/1991, pagine 464-516 (contiene: Marco Cugno, Lo sperpero del reale, i doni della fantasia, pp. 464-472; testi di Nichita Stănescu, Marin Sorescu, Ion Gheorghe, Mircea Ivănescu, Ileana Mălăncioiu, Angela Marinescu, Virgil Mazilescu, Grigore Arbore, Dinu Flămând, Grete Tartler, Daniela Crâsnaru, Mircea Dinescu, Florin Iaru, Traian T. Coşovei, Mircea Cărtărescu, Matei Vişniec, Ion Bogdan Lefter tradotti da M. Cugno; Nuove voci, a cura di Smaranda Bratu Elian, con testi di Constantin Abăluţă, Dan Laurenţiu, Constanţa Buzea)

– 1996b: Marco Cugno, La letteratura moldava. Ritratto di gruppo – Poeti della Bessarabia, in «si scrive», 1996, numero unico, pp. 234-283 (contiene testi di: Eugen Cioclea, Valeria Grosu, Arcadie Suceveanu, Vsevolod Ciornei, Leo Bordeianu, Teo Chiriac, Vasile Gârneț, Grigore Chiper, Nicolae Popa, Valeriu Matei, Constantin Olteanu, Lorina Bălteanu, Irina Nechit, Ghenadie Nicu, Nicolae Lehau, Emilian Gălaicu-Păun, Ghenadie Postolache, Aura Christi, Dumitru Crudu)

Cugno, Mincu 1980: Poesia romena d’avanguardia. Testi e manifesti da Urmuz a Ion Caraion, a cura di Marco Cugno e Marin Mincu, Milano, Feltrinelli, 1980. 432 pagine (contiene: M. Cugno, Per una storia dell’avanguardia letteraria romena, pp. 7-23; M. Mincu, Avanguardia romena e avanguardia europea, pp. 25-47; e testi di Urmuz, Tristan Tzara, Ion Vinea, Ilarie Voronca, Stephan Roll, Geo Bogza, Saşa Pană, Moldov, Eugen Ionescu, Victor Valeriu Martinescu, Virgil Carianopol, Costantin Nisipeanu, Gellu Naum, Virgil Teodorescu, Gherasim Luca, Paul Păun, Geo Dumitrescu, Ion Caraion)

– 1986: Nuovi poeti romeni, a cura di Marco Cugno e Marin Mincu, traduzione di Marco Cugno, Firenze, Vallecchi, 1986, 314 pagine (contiene: M. Cugno, La lotta contro l’inerzia, pp. 7-22; M. Mincu, La generazione della rottura, pp. 23-41; e testi di Nicolae Labiș, Ion Gheorghe, Nichita Stănescu, Marin Sorescu, Ana Blandiana, Ioan Alexandru, Nicoale Prelipceanu, Gabriela Melinescu, Ioanid Romanescu, Ileana Mălăncioiu, Dan Laurențiu, Virgil Mazilescu, Marin Mincu, Angela Marinescu, George Alboiu, Cezar Ivănescu, Mircea Ivănescu, Ștefania Plopeanu, Mircea Dinescu, Ion Mircea, Grete Tartler, Traian T. Coșovei, Matei Vișniec, Ion Mureșan, Magdalena Ghica, Petru Romoșan)

Del Conte 1968: Tudor Arghezi, Inno all’uomo, traduzione e commento di Rosa Del Conte, Roma, Lerici, s.d. [1968], 270 pagine

– 1971: Lucian Blaga, La lirica di Lucian Blaga. Poesie (1919-1943), versione e introduzione a cura di Rosa Del Conte, Roma, Lerici, 1971. 255 pagine

Ferretti 2004: Gian Carlo Ferretti, Storia dell’editoria in Italia. 1945-2003, Torino, Einaudi, 2004, ed. elettronica

– 1990: Ioan Guţia, Le traduzioni d’opere letterarie romene in italiano (1900-1989), con una bibliografia a cura di Ion Chiriţă, Roma, Bulzoni

– 1992: Ioan Guţia, Le traduzioni d’opere letterarie romene in italiano nel 1990 e nel 1991, in Idem, Studi di lingua e letteratura romena, Roma, Bulzoni, pp. 171-183

Manacorda 2004: Poesia 2004. Annuario, a cura di Giorgio Manacorda, Roma, Castelvecchi, 2004

Mazzoni 2002: Bruno Mazzoni, La presenza della letteratura romena in Italia 1989-2001, in «Annuario dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca umanistica», 4 (2002), a cura di Şerban Marin, Ion Bulei e Rudolf Dinu, Bucureşti, Editura Enciclopedică, pp. 330-345

Merlo 2005a: Roberto Merlo, Letteratura romena in italiano (Bibliografia selettiva), in Letteratura della Romania, «Quaderni del premio letterario “Giuseppe Acerbi”», 6, S. Pietro in Cariano (VR), Il Segno dei Gabrielli Editori, 2005, pp. 183-205

– 2005b: Roberto Merlo, Un secolo frammentario. Breve storia delle traduzioni di poesia romena in italiano nel Novecento, in «Philologica Jassyensia», I/2005, 1-2, pp. 197-246

– 2014: Roberto Merlo, Una grande fioritura, ma ancora tante lacune. Le traduzioni di narrativa romena in italiano, 1990-2014, in «tradurre. pratiche teorie strumenti», 7 (autunno 2014), <https://rivistatradurre.it/2014/11/una-grande-fioritura-ma-ancora-tante-lacune/>

– 2016: Marta Petreu, L’Apocalisse secondo Marta. Poesie 1981-2014, a cura Roberto Merlo, Novi Ligure, Joker, 2015, 182 pagine (contiene: R. Merlo, L’Apocalisse come condizione: sulla poesia di Marta Petreu, pp. 153-166)

Mincu, Albisani 1989: Lucian Blaga, I poemi della luce, a cura di Marin Mincu e Sauro Albisani, introduzione di Marin Mincu, postfazione di Sauro Albisani, traduzione di Sauro Albisani, Milano, Garzanti, 1989. 309 pagine

Mincu, Parenti, Del Fabbro 1987: Nichita Stănescu, Undici elegie (L’ultima cena), a cura di Marin Mincu, traduzione di Claudio Parenti e Fulvio Del Fabbro, Milano, Scheiwiller, 1987, 115 pagine

Mitescu 1987: Ana Blandiana, L’ora di sabbia, a cura e con introduzione di Adriana Mitescu, Bologna, Edizioni Saval, 1987, VI+121 pagine

– 1988: Nichita Stănescu, Le non-parole, a cura di Adriana Mitescu, Roma, Editrice Il Ventaglio, 1988, 93 pagine

Quasimodo 1966: Tudor Arghezi, Poesie, scelta e traduzione dall’originale romeno di Salvatore Quasimodo, introduzione di Tudor Vianu, impostazione grafica di Anita Klinz, Milano, Mondadori, 1966, 275 pagine (ripubblicato come Quasimodo 2004).

RO 2002: «Romània orientale», XV/2002, numero monografico antologico (contiene testi di: Alexandru Macedonski, Tudor Arghezi, Lucian Blaga, Beniamin Fundoianu, Eugen Ionescu, Paul Celan, Al. Bakonsky, Ileana Mălăncioiu, Ana Blandiana)

Rotiroti 2013: Giovanni Rotiroti, «La poesia è prima di tutto una forma di speranza». Versi di Octavian Paler, in «Orizonturi Culturale Italo-Române»/«Orizzonti culturali italo-romeni», III/2013, 3, <http://www.orizzonticulturali.it/it_poesia_Octavian-Paler.html>

RSEI 2015: Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2015. Un consolidato 2014 e uno sguardo sul primo semestre 2015, a cura dell’Ufficio studi Associazione Italiana Editori, <http://www.aie.it/Portals/_default/Skede/Allegati/Skeda105-3554-2015.10.13/3_Rapporto2015_LaSintesi.pdf?IDUNI=z3d5v0x41ztstissjpsnjntm2835> [consultato in data 28 aprile 2016]

Schiffrin 2000: André Schiffrin, Editoria senza editori, Torino, Bollati Boringhieri, 2000

Tarantino 1990: Angela Tarantino, A.E. Baconsky: autoritratto nel tempo, in «Romània orientale», III/1990, pp. 121-169 (le poesie si trovano alle pagine 135-169); ora in RO 2002

– 2013: Angela Tarantino, Privirea şi corpul, in «Analele Universităţii din Bucureşti. Limba şi literatura română», LXII, Bucureşti, Editura Universității din Bucureşti, 2013, pp. 59-63

Valmarin 1990: Luisa Valmarin, Eugène Ionesco, poeta, in «Romània orientale», III/1990, ppagine 81-119 [poesie alle ppagine 92-119]; ora in RO 2002

Vanhese 1988: Gisèle Vanhese, Tra il sì e il no. L’itinerario rumeno di Paul Celan, in «Romània orientale», I/1988, pp. 121-149 (poesie alle pagine 129-149); ora in RO 2002

1990-2015: Traduzioni di poesia romena in italiano in volume

Quello che segue è un inventario il più possibile completo delle traduzioni di poesia romena contemporanea uscite in Italia dagli 1990 fino al 2015 in volumi di carattere monografico, ovvero principalmente raccolte d’autore e antologie di sola poesia romena, più alcune monografie critiche di profilo accademico con significative componenti antologiche. Rimangono quindi fuori dai limiti imposti dal presente inventario, da un lato, gli autori la cui parabola creativa individuale si è conclusa prima del 1900 (in primo luogo Mihai Eminescu [1850-1889], oggetto di ritraduzioni anche nel periodo in questione), e, dall’altro, le traduzioni uscite in rivista e la presenza della poesia romena in antologie non specificamente dedicate alla sola letteratura romena.

La fonte principale dei dati è l’utilissimo Progetto di database sugli scrittori romeni in italiano (ScRIt, http://www.orizzonticulturali.it/it_database1_Scrittori-romeni-in-italiano.html), curato da Afrodita Carmen Cionchin e Mauro Barindi e ospitato dalla rivista culturale bilingue italiano-romeno «Orizzonti culturali italo-romeni/Orizonturi culturale italo-române» (che a sua volta ingloba le bibliografie di ricerche precedenti: Buonincontro 1988, Guţia 1990 [cui aggiungerei Guţia 1992], Mazzoni 2002 e Merlo 2005), ampiamente integrato con ricognizioni personali.

Per tutto ciò che riguarda la presenza della Romania in Italia dal 1900 al 1980, rimando all’insostituibile e minuzioso inventario di Buonincontro 1988, i cui ottimi indici facilitano la ricerca; per la più specifica trattazione delle traduzioni d’opere letterarie romene in italiano dal 1900 al 1991, rimando a Guţia 1990 e 1992; per la presenza della letteratura romena in Italia nel periodo 1989-2001 rinvio alla ricca rassegna di Mazzoni 2002, che include traduzioni e opere originali, letteratura e saggistica, volumi e articoli; per uno sguardo critico e realistico sulle traduzioni italiane recenti (2010-2012) di letteratura romena rimando a Cepraga 2015; per una succinta disamina delle traduzioni di letteratura romena da inizio Novecento fino ai primi anni duemila, mi permetto di rinviare a Merlo 2005a, e per una discussione più approfondita delle sole traduzioni di poesia a Merlo 2005b.

Laddove mi è stato possibile, oltre al numero delle pagine per indicare la consistenza dei volumi, ho segnalato, in aggiunta tra parentesi, la presenza di prefazioni, postfazioni, studi e simili.

Armeanu 2015: Valeriu Armeanu, Elegii/Elegie, testi poetici originali, edizione bilingue, nota critica di Adriana Gloria Marigo e postfazione di Geo Vasile, Poggio Imperiale (FG), Edizioni del Poggio, 2015. 233 pagine

Astori 2006: Eugène Ionesco, La cantatrice calva – Le poesie giovanili, traduzione, note e cura di Davide Astori, con un contributo di Michai [sic!] Șora, Parma, Monte Università Parma, 2006, XXXI+125 pagine (D. Astori, Prefazione. Ionescu prima di Ionesco, pp. V-XXXI; M. Şora, L’incomparabile Ionesco, pp. 119-125; poesie di Elegii pentru fiinţe mici [Elegie per piccole creature] alle pp. 45-117)

Banciu, Mazzoni 2015: Denisa Comănescu, Ritorno dall’esilio, traduzione dal romeno di Mihail Banciu e Bruno Mazzoni, Massa, Transeuropa, 2015, 146 pagine (B. Mazzoni, Della poesia… o di un possibile antidoto all’oblio, pp. 143-146)

Barindi 2015: Ana Blandiana, La mia patria A4. Nuove poesie, prefazione di Dan Octavian Cepraga, nota biobibliografica e traduzione a cura di Mauro Barindi, Roma, Aracne, 2015, 152 pagine (D.O. Cepraga, Prefazione, pp. 11-15; da Patria mea A4. Poeme noi, Bucureşti, Humanitas, 2010)

Bernacchia, Fatica 2013: Nina Cassian, C’è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007, a cura di Ottavio Fatica, traduzione di Anita N. Bernacchia e Ottavio Fatica, Milano, Adelphi, 2013, 301 pagine (O. Fatica, Un saluto spargano, pp. 293-301)

Breje 2010: Octavian Paler, Il bazar della vita. Aforismi e poesie, a cura e traduzione di Alina Breje, senza testo a fronte, Terni, Thyrus, 2010 (A. Breje, Prefazione, pp. 5-6)

Carageani 1999: Gheorghe Carageani, Invito alla lettura di Sorescu, Napoli, Dipartimento di Studi dell’Europa Orientale – I.U.O., 1999, 289 pagine (ciascun testo è accompagnato da un commento)

Carannante 2012: Tristan Tzara, Avant Dada, a cura di Giovanni Rotiroti, traduzione di Irma Carannante, Firenze, Barbès, 2012, 121 pagine (G. Rotiroti, Introduzione, pp. 5-20)

– 2015: Tristan Tzara, Le prime poesie, a cura di e traduzione di Irma Carannante, Novi Ligure, Joker, 2015 (G. Rotiroti, Tristan Tzara: la luce della poesia nell’evento del nome, pp. 97-104; I. Carannante, Le prime poesie di Tzara e l’incontro poetico con Benjamin Fondane, pp. 105-112)

Cerrone, Guarnieri, Spătar 2003: Ioan Vieru, La luce nella stanza dell’ospite, a cura di Angela Tarantino, traduzioni di Giulia Cerrone, Laura Guarnieri e Ariana Spătar, Firenze, Pagliai-Polistampa, 2003, 117 pagine (A. Tarantino, L’eco e la traduzione, pp. 7-13)

Ciobanu, Todiras, Ferramosca 2015: Gheorghe Vidican, 3D. Poesie 2003-2013, traduzione di Tatiana Ciobanu, Elena Todiras, versione poetica di Annamaria Ferramosca, supervisione di Gabriella Molcsan, Sondrio, CFR, 2015

Cugno 1996a: Marco Cugno, La poesia romena del Novecento, seconda edizione, studio introduttivo, antologia, traduzione e note a cura di Marco Cugno, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 1996 (20082). LXXXII+510 pagine (contiene: M. Cugno, La poesia romena del Novecento: dal simbolismo alla “generazione ‘80”, ppagine V-LXXXII; etesti di George Bacovia, Ion Minulescu, Tudor Arghezi, Vasile Voiculescu, Nichifor Crainic, Adrian Maniu, Ion Pillat, Ion Vinea, Tristan Tzara, Lucian Blaga, Ion Barbu, B. Fundoianu, Al. Philippide, Ilarie Voronca, Radu Gyr, Dan Botta, Geo Bogza, Eugen Jebeleanu, Emil Botta, Horia Stamatu, Maria Banuş, Magda Isanos, Ştefan Baciu, Gellu Naum, Virgil Teodorescu, Dimitrie Stelaru, Constant Tonegaru, Geo Dumitrescu, Ion Caraion, Ştefan Aug. Doinaş, A.E. Baconsky, Nichita Stănescu, Marin Sorescu, Dan Laurenţiu, Leonid Dimov, Mircea Ivănescu, Emil Brumaru, Ileana Mălăncioiu, Ana Blandiana, Gabriela Melinescu, Virgil Mazilescu, Nicolae Prelipceanu, Daniel Turcea, Mircea Dinescu, Matei Vişniec, Florin Iaru, Mariana Marin, Marta Petreu, Mircea Cărtărescu)

Cugno, Nespolo et al. 1995: Marin Sorescu, Poezii. Poems. Poesie, traduzione dal romeno in italiano di Marco Cugno; traduzione dal romeno in inglese di Ugo Nespolo et alii, Chieri (TO)-Bucureşti, Arti Grafiche Giacone-Arti Grafiche Giacone Romania, 1995, 111 pagine

Cuneo 1990: Ion Barbu, Liriche, introduzione, traduzione, note bio-bibliografiche e critiche di Aldo Cuneo, Pisa, Giardini, 1990. 313 pagine (A. Cuneo, Introduzione, ppagine 9-24)

Damian 1993: Ion Deaconescu, Prova di solitudine, traduzione di Ştefan Damian, Palermo, La Centona, 1993, 51 pagine

De Salazar 2012: Nichita Danilov, La finestra del tramonto. Antologia 1980-2011, traduzione e studio introduttivo di Danilo De Salazar, Roma, Aracne, 2012, 169 pagine (D. De Salazar, Nichita Danilov, il poeta del confine, pp. 15-32)

Del Fabbro, Mincu 1994: Paul Celan, Scritti romeni, a cura e con prefazione di Marin Mincu, traduzione di Fulvio Del Fabbro, Udine, Campanotto, 1994, 83 pagine([M. Mincu, La giovinezza del poeta, pp. 7-13)

Del Fabbro, Tondini 1999: Nichita Stănescu, La guerra delle parole, con testo a fronte, a cura di Fulvio Del Fabbro, traduzione di Fulvio Del Fabbro e Alessia Tondini, Firenze, Le Lettere, 1999, 481 pagine (F. del Fabbro, L’invocazione del nome, pp. 5-31)

Frabotta, Mazzoni 2004: Ana Blandiana, Un tempo gli alberi avevano gli occhi, traduzione e cura di Biancamaria Frabotta e Bruno Mazzoni, Roma, Donzelli, 2004. 189 pagine (A. Blandiana, La poesia, tra silenzio e peccato, ppagine 163-174; B.M. Frabotta, Verso una poesia povera, ppagine 175-179; B. Mazzoni, Nota, pp. 181-185)

Guţia 1994: Ion Caraion, Lacrime perpendicolari, a cura di Ioan Gutia, Cerbara, Editoriale Sette, 1994, 104 pagine (I. Guţia, Prefazione, pp. 5-17)

Irimciuc 2010: Grigore Vieru, Orfeo rinasce nell’amore / Făgăduindu-mă iubirii, traduzione di Olga Irimciuc, Perugia, Graphe.it, 2010, 254 pagine (O. Irimciuc, Un orfico dialogo tra l’Amore e la Morte, pp. 5-10

Longo, Corcodel 2014: Nicolae Dabija, Diritto all’errore, a cura di Gaetano Longo, traduzione di Varvara-Valentina Corcodel, Trieste, Franco Puzzo editore, 2014, 47 pagine

Longo, Potok 2010: Ion Deaconescu, Papavero errante. Antologia poetica, a cura di Gaetano Longo, traduzione di Daria Potok, Trieste, Franco Puzzo, 2010, 40 pagine

Magliocco 2010: Dinu Flămând, La luce delle pietre (antologia 1998-2009), traduzione e cura di Giovanni Magliocco, Bari, Palomar, 2010, 184 pagine (G. Magliocco, Prefazione, pp. 5-16

– 2012a: Giovanni Magliocco, Il circolo letterario di Sibiu. Manierismo e poetica del mito nell’opera di Radu Stanca, Roma, Aracne, 2012 (antologia di testi di R. Stanca alle pp. 241-301)

– 2012b: Ruxandra Cesereanu, Coma, cura e traduzione di Giovanni Magliocco ; postfazione di Paola Laskaris, Roma, Aracne, 2012, 255 pagine (G. Magliocco, Nel magma psichico: il percorso poetico di Ruxandra Cesereanu, pp. 11-31; Laskaris, Il bisturi poetico di Ruxandra Cesereanu: un’autopsia dell’io, pp. 251-255)

– 2015: Ruxandra Cesereanu, Venezia dalle vene viola. Lettere di una cortigiana, a cura di Giovanni Magliocco, postfazione di Ilona Manuela Duţa, Roma, Aracne, 2015, 172 pagine (G. Magliocco, Venezia dalle vene viola: un viaggio nella laguna archetipica, pp. 11-29; I.M. Duţa, Postfazione. L’agone del desiderio e l’epopea dell’incontro di genere, pp. 153-172; da Veneția cu vene violete. Scrisorile unei curtezane, Cluj-Napoca, Dacia, 2002)

Mazzoni 2003: Mircea Cărtărescu, Quando hai bisogno d’amore. CD doppio, a cura di Bruno Mazzoni, Roma, Pagine, 2003, 95 pagine (B. Mazzoni, Quando hai bisogno d’amore…, pp. III-V)

– 2012: Herta Müller, Essere o non essere Ion, traduzione di Bruno Mazzoni, Massa, Transeuropa, 2012, 174 pagine

– 2015: Mircea Cărtărescu, Il poema dell’acquaio, traduzione di Bruno Mazzoni, Roma, Nottetempo, 2015, 266 pagine (B. Mazzoni, Prefazione, pp. 7-11)

Mazzoni, Boşca-Malin,2008: Daniela Crâsnaru, Austerloo e altre battaglie, a cura di Bruno Mazzoni, traduzione di Oana Boşca-Malin, Roma, Pagine, 2008, 95 pagine (B. Mazzoni, “O tell me the Truth about Love…”, pp. 5-6)

Onnembo 1990: Anna Rita Onnembo, La riconciliazione impossibile. I salmi di Tudor Arghezi, Roma, Bagatto Libri, 1990

Paler 2015: Octavian Paler, Abbiamo tempo per tutto, cura e traduzione di Magda Arhip, Novi Ligure, Joker, 2015, 68 pagine (G. Rotiroti, Poesia e ossessione in Octavian Paler, pp. 57-61)

Pârvu, Damian 2003: Ion Deaconescu, L’estasi del nulla, traduzione dal romeno di Elena Pârvu e Stefan Damian, prefazione di Biagia Marniti, Ragusa, Libroitaliano, 2003, 108 pagine

Pop 2015: Aura Christi, La sfera del freddo. Dall’inferno, con amore, traduzione di Floarea Maria Pop, Milano, Rediviva, 2015, 212 pagine (N. Breban, Segni e messaggi, pp. 7-10)

Quasimodo 2004: Tudor Arghezi, Poesie, traduzione di Salvatore Quasimodo, a cura di Marco Dotti, prefazione di Claudio Lolli, Roma-Viterbo, Stampa Alternativa, 2004 (vedi Quasimodo 1966), 168 pagine, senza testo a fronte (C. Lolli, Parole speciali, pp. 5-9; M. Dotti, Introduzione, pp. 11-15; S. Quasimodo, Traducendo Arghezi,p. 17-18; T. Arghezi, Una pagina per Salvatore Quasimodo, pp. 19-20; M. Dotti, Per rompere il silenzio, pp. 141-155)

Rotiroti, Carannante 2015: Benjamin Fondane Fundoianu, Vedute. Poesie 1917-1923, a cura di Giovanni Rotiroti e Irma Carannante, traduzione e note di Irma Carannante, Novi Ligure, Joker, 2015, 140 pagine (G. Rotiroti, Poesia e visione in Benjamin Fondane, pp. 115-130; I. Carannante, Nota alla traduzione, pp. 131-132)

Tarantino 2012: Floarea Ţuţuianu, Non voglio invecchiare nel sonno, a cura di Angela Tarantino, Faenza, Mobydick, 2012, 111 pagine (A. Tarantino, Lo sguardo e il corpo, pp. 7-13)

Vanhese 2006: L’ora senza crepuscolo. Sulla poesia di Petru Creţia, a cura di Gisèle Vanhese, Rende, Centro editoriale e librario dell’UNICAL, 2006, 204 pagine (contiene saggi di Gisèle Vanhese, Rodica Zafiu, Giovanni Magliocco; antologia a cura di Giovanni Magliocco e Katia Stabile alle pp. 122-178)

Vasile 2004: Ion Vinea, Paradiso disperso. Florilegio romeno-italiano, selezione e versione italiana di Geo Vasile; saggio critico e cronologia di Nicolae Tzone, Bucureşti, Vinea, 2004

Vasile 2006: Gellu Naum, A cincea esență / La quinta essenza, antologia, versione italiana, biobibliografia e saggio critico a cura di Geo Vasile, Editing Edizioni, Treviso, 2006, 310 pagine (G. Vasile, Pelerin între lumi / Pellegrino tra i mondi, pp. 6-27)

– 2008: George Bacovia, Piombo. Versi – Plumb. Versuri, traduzione, saggio critico e bio-bibliografia di Geo Vasile, Roma, Fermenti, 2008, 119 pagine (G. Vasile, Epitaffio a nome del futuro, pp. 3-12; vedi anche Vasile 2015)

– 2012a: Geo Vasile, Atroce seninătate. Atroce serenità. Da Miorizza a Cristian Popescu, florilegio di poesia romena, traduzione di Geo Vasile, Catania, Akkuaria, 2012, 243 pagine

– 2012b: Geo Vasile, Rezistenţe arse. Resistenze bruciate. Da Angela Marinescu a Linda Maria Baros, florilegio di poesia romena, traduzione di Geo Vasile, Catania, Akkuaria, 2012,166 pagine

– 2012c: Geo Vasile, PSICO@TERRA.PIA, antologia poetica bilingue, Faloppio (CO), Lietocolle, 2012

– 2015a: Geo Vasile, Cortocircuito / Scurtcircuit, Poggio Imperiale, Edizioni del Poggio, 2015, 118 pagine

– 2015b: George Bacovia, Gaudeamus, traduzione dal romeno e cura di Geo Vasile, Martinsicuro, Di Felice, 2015, 194 pagine (Dal simbolismo al minimalismo postmoderno, pp. 5-9). Si tratta di una nuova edizione, rivista, di Vasile 2008.

– 2015c: Ion Vinea, Opal şi rug / Opale e rogo, a cura di Geo Vasile, Bari, FaLvision, 2015, 147 pagine (G. Vasile, Estetica paradisului destrămat / Estetica del paradiso disperso, pp. 6-15; Mică antologie critică / Breve antologia critica, pp. 138-147)

Vasile, Garofalo 2014: Geo Vasile, Poesia romena. Sogno suono segno, saggio & antologia con testo a fronte, revisione poetica di Patrizia Garofalo, Piombino (LI), Il Foglio, 2014. 615 pagine (contiene: G. Vasile, Modelli e discepoli. Prefazione, pp. 5-8; e testi di Mihai Eminescu, George Bacovia, Ion Vinea, Lucian Blaga, Gellu Naum, Mircea Ivănescu, Nichita Stănescu, Marin Sorescu, Mihai Ursachi, Cezar Ivănescu, Virgil Mazilescu, Geo Vasile, Valeriu Armeanu, Liviu Pendefunda, Daniel Corbu, Gellu Dorian, Gabriel Chifu, Aurel Dumitrascu, Ion Muresan, Adrian Alui Gheorghe, Nicolae Tzone, Cristian Popescu, Horaţiu Ioan Laşcu, Angela Marinescu, Ruxandra Niculescu, Ioana Crăciunescu, Ioana Greceanu, Gabriela Creţan, Marta Petreu, Mariana Marin, Irina Nichit, Ruxandra Cesereanu, Eugenia Ţarălungă, Andra Rotaru, Linda Maria Baros, Elena Vlădăreanu, Miruna Vlada)

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