Lo storico direttore

Per nove anni e 16 numeri (e ½ …), la rivista «tradurre. pratiche teorie strumenti» è stata diretta da uno storico. Per salutare e ringraziare Gianfranco, ho dunque pensato di fare, appunto, un po’ di storia, avvalendomi dei verbali delle nostre prime riunioni di redazione. Era l’autunno del 2010, la rivista non aveva ancora né nome, né sede, né piattaforma wordpress, e la discussione si concentrava sulla scelta del nome. Il primo verbale risale al 29 settembre 2010, ore 18:00, aula 12 Agenzia Formativa Tutto Europa, via delle Rosine 14, Torino, e recita...

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Caro amico, ti scrivo

di Barbara Ivancic |  Immaginatevi un traduttore alle prese con la traduzione francese di "Ada o ardore" di Vladimir Nabokov. Immaginatevelo così intimorito dalla portata del compito, da ritirarsi su una remota isola dell’Atlantico e affidarsi alla generosità degli isolani, che pur di aiutarlo, mettono su una sorta di impresa di traduzione collettiva, in cui ciascuno a modo suo partecipa al processo traduttivo. La storia è la trama di un romanzo (purtroppo non tradotto in italiano) di Erik Orsenna, il cui titolo, Deux étés (cfr. Orsenna 1997), allude alla durata di quest’impresa piuttosto bizzarra. Attraverso l’espediente della mobilitazione generale che ha…

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Che ti dice la patria? / 2 (segue)

SECONDA PARTE DELLA STORIA di Gianfranco Petrillo | Il 20 luglio 1944 Enrico Rocca si suicidò. Goriziano del 1895, e quindi suddito dell’Austria-Ungheria, a quella patria aveva voltato le spalle giovanissimo per slanciarsi verso quella che sentiva la sua vera, l’Italia. Studente a Venezia, a vent’anni, nel 1915, aveva fondato con altri un giornalino significativamente intitolato «Guerra», che abbracciava il credo futurista dell’«igiene del mondo». E c’era andato volontario, in guerra, ed era stato anche gravemente ferito. Poi, nel marzo del 1919, era in piazza San Sepolcro, a Milano, tra i fondatori dei Fasci italiani di combattimento.

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Lettere ai miei traduttori

di Claudio Magris | Cari amici, come molti di voi sanno, io mi sono sempre preoccupato di fornire, a chi si accinge a tradurre ogni mio libro, tutte le informazioni, spiegazioni e riferimenti possibili, per alleviare almeno la fatica materiale del lavoro, la ricerca di frasi o titoli nell’espressione originale, o di fonti e citazioni e così via. Mi sembra il minimo che io possa fare per aiutare, nei limiti delle mie possibilità, chi dà vita al mio testo in un’altra lingua, facendolo vivere ulteriormente in misura essenziale e divenendone in qualche modo un co-autore. Sapete benissimo l’enorme importanza che,…

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Fumetto, intertestualità, giochi di parole… le solite cose (e un giochino per chi legge)

DEUX MERLINS DI JOANN SFAR: RIFLESSIONI SPARSE di Fabio Regattin | È l’estate del 2019. Ho da poco consegnato le traduzioni di due fumetti su cui mi sono molto divertito e del cui risultato sono, per una volta, moderatamente soddisfatto, quand’ecco che ricevo, dalla redattrice con cui sono in contatto, la mail seguente, che riporto testualmente: «Ciao Fabio, non so se riesco a breve a rivedere i testi, come mai hai tradotto jambon con salsiccio? Mi spieghi anche le altre scelte dei nomi per favore? (vuolsi così...) grazie».  

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Rispettare l’altro non significa tradurlo alla lettera

ANZI, NEL CASO DELL'ARABO È IL CONTRARIO. PAROLA DI ELISABETTA BARTULI di Paola Mazzarelli | Elisabetta Bartuli ha tradotto libri di Mahmud Darwish, Elias Khuri, Jabbour Douaihy e diversi altri scrittori di lingua araba a e di varia nazionalità. Inoltre ha curato libri che espongono l’attualità del mondo arabo. Insomma, in fatto di lingua, letteratura e cultura araba ne sa non poco. Sono andata a trovarla a casa sua, a Vicenza, e l’’ho assediata di domande alle quali ha risposto volentieri e con passione. La prima domanda è di prammatica. Come comincia

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L’onda anomala del giallo nordico

di Catia De Marco | In un suo celebre articolo sulla world literature (Conjectures on World Literature, apparso nel 2000 su «New Left Review»), Franco Moretti suggeriva che una delle metafore fondamentali per descrivere la diffusione di un modello, una forma o uno strumento da una cultura all’altra fosse quella dell’onda: l’onda del cinema hollywoodiano che travolge il mondo intero (e poi torna indietro come la risacca trasformata in Bollywood, aggiungerei io), o quella della lingua inglese che sostituisce le lingue locali perfino nelle università.

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Je suis l’opoponax. Come tradurre l’enigma del genere?

di Silvia Nugara |  [L]es pronoms personnels et impersonnels sont le sujet, la matière de tous mes livres. Par ces mêmes mots qui établissent et contrôlent le genre dans le langage, il me semble qu’il est possible de le remettre en question dans son emploi, voire de le rendre caduc. (Wittig 2001, 134-5) I pronomi personali e impersonali sono l’argomento, la materia di tutti i miei libri. Mi sembra che il genere lo si possa mettere in questione , persino renderlo caduco proprio attraverso queste parole che lo stabiliscono e controllano nel linguaggio. Così si esprimeva Monique Wittig nel suo…

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Per una regia della traduzione

APPUNTI SU RITORNO A FASCARAY, DI ANNALENA MCAFEE di Daniele Petruccioli | Partiamo dall’assunto che tradurre sia un lavoro, e un lavoro creativo. Mi rendo conto che si tratta di una questione controversa, su cui non esiste accordo né da un punto di vista pratico né teorico, né credo che vivrò abbastanza per vederlo. Se ancora dibattiamo sull’opportunità e sulla legittimità di un discorso creativo a proposito della traduzione; se nelle università italiane l’insegnamento della traduzione di testi creativi rientra ancora esclusivamente sotto l’ombrello dell’apprendimento linguistico; se la critica della traduzione, le rare volte in cui si affaccia a fare capolino…

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Un «Meridiano» per Keynes

LA DIFFICILE ATTUALITÀ DELLA NUOVA TRADUZIONE DI UN CLASSICO DELL’ECONOMIA di Giuseppe Berta | Dedicare un «Meridiano» a John Maynard Keynes non è di per sé una scelta tale da suscitare sorpresa, e non solo perché la collana di Mondadori non ha ospitato soltanto autori di opere letterarie. C’è il precedente, del 1973, di Luigi Einaudi, anche lui economista e a sua volta assai versato nel lavoro giornalistico. Ma Einaudi è stato considerato a suo modo un maestro di scrittura italiana e uno dei fondatori del canone del giornalismo novecentesco.

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«Chiudi fuori l’inverno»

STELLA SACCHINI TRADUTTRICE DAL GRECO di Paolo Mazzocchini | Il nome di Stella Sacchini è soprattutto legato a una recente e brillante carriera di traduttrice di classici della letteratura di lingua inglese: basti pensare, tra l’altro, a Jane Eyre di Charlotte Brontë (Feltrinelli, Milano 2014) con cui ha vinto il premio Babel per la traduzione, o a Piccole donne di Louisa May Alcott (Feltrinelli, Milano 2018). Forse è meno noto il fatto che la sua formazione universitaria è avvenuta invece in un settore di studi piuttosto diverso: quello dell’antichistica, delle letterature classiche e della filologia bizantina.

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Risorse lessicali per tradurre dal russo

di Igor Piumetti | Il redattore di un dizionario non è padrone della lingua, ma ne è lo schiavo, affermava nel XIX secolo Vladimir Dal’ (Dal’ 1989) noto ai russisti in quanto autore di uno dei principali dizionari di russo, ancora oggi punto di riferimento per ogni studioso di questa lingua: e se il redattore di un dizionario è dunque lo schiavo della lingua, inevitabilmente il traduttore è un lieto profittatore di questo abuso. Oggi come oggi tuttavia sappiamo bene che il traduttore può ricorrere a una serie di strumenti che esulano dalla sola forma cartacea. Per quanto riguarda la traduzione…

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“Something restraining” ovvero, tradurre il cuore di “Cuore di tenebra”

di Simone Barillari | Che cos’è rimasto dell’Uomo dopo la morte di Dio, si chiede Conrad alle soglie del Novecento, e al centro esatto del suo capolavoro incastona una ferrea riflessione sul concetto di restraint – il ritegno, la capacità di trattenersi – come se fosse la chiave per aprire l’intero libro. Sul battello diretto verso Kurtz e la sua Stazione Interna, il capitano Marlow è insieme al Direttore della Compagnia, a «tre o quattro» agenti e a «venti cannibali» imbarcati per i lavori di fatica. Si rende conto, parlando con il loro capo, che non mangiano quasi niente da oltre…

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Michiel Salom

(Padova, 21 aprile 1751 - Padova, 1° maggio 1837) di Valeria di Luigi e Michele Sisto | Sebbene sulla sua vita si abbiano solo notizie frammentarie, Michiel Salom è sicuramente uno dei più importanti conoscitori e traduttori di letteratura tedesca vissuti in Italia nella burrascosa età compresa fra la Rivoluzione francese e il Congresso di Vienna: Foscolo, Leopardi e molti altri leggono il Werther di Goethe nella sua traduzione (Manacorda 2001, 57-68), mentre quelle dell’Emilia Galotti di Lessing e della Geschichte des Agathon (Istoria di Agatone) di Wieland circolano ampiamente tra i letterati più fedeli agli ideali illuministici negli anni…

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La baldanza

di Eva Allione autrice di Dambudzo Marechera, La casa della fame, Roma, Racconti edizioni, 2019 (da The House of Hunger, London, Ibadan, Nairobi, Heinemann African Writers Series, 1978) |  Comincio con cautela, questo testo mi fa paura. Da subito la trama – un giovane prende le sue cose e se ne va di casa dopo uno scontro col fratello; scoprirà di non poter fuggire dalla Casa della fame che è lo Zimbabwe – si sgretola in un maelstrom di immagini, di flashback e di flashback nei flashback. Secondo l’editore l’incipit chiamerebbe un passato prossimo, ma temo che un tempo così…

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Andrea Maffei

Molina di Ledro, 19 aprile 1798 - Milano, 27 novembre 1885 di Laura Petrella | Andrea Maffei è il più prolifico e prestigioso traduttore letterario del XIX secolo, soprattutto dal tedesco, ma non solo, e fra il 1818 e il 1880 contribuisce alla consacrazione in Italia di autori come Gessner, Schiller, Goethe, Klopstock, Heine, Grillparzer, Byron, Milton, Moore e Lamartine. Mediatore, poeta, consulente editoriale, agente letterario e promotore culturale, Maffei occupa una posizione centrale nella società letteraria milanese preunitaria e in quella fiorentina una volta concluso il processo di unificazione.

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Ascolta, padre

di Giuseppe Giovanni Allegri autore di Ali Bécheur, I domani di ieri, Milano, Francesco Brioschi Editore, 2019 (da Les lendemains d’hier, Tunis, Éditions Elyzad, 2017) |  I domani di ieri è un romanzo in memoria di un padre ingombrante dal quale l’autore si è allontanato per poter finalmente diventare adulto: i capitoli alternano il racconto del figlio scrittore alla biografia del padre Omar, avvocato difensore durante la lotta per l’indipendenza della Tunisia, che Bécheur ricostruisce attraverso indizi e scarse memorie (vere o fittizie all’occorrenza). Man mano i due racconti si fondono in un unico memoriale fatto di ricordi comuni corredati…

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Enrico Rocca

Gorizia, 10 gennaio 1895 - Roma, 20 luglio 1944 di Stefania De Lucia | Nato in una Gorizia ancora parte del territorio asburgico, Enrico Rocca cresce bilingue per decisione della madre che sogna per lui «un futuro da maestro, che in Austria era pagato bene, o un tranquillo seggio di giudice» (Rocca 1964, 43; cfr. anche Lunzer 1996a ). Enrico non apprezza i metodi didattici della k. k. Staats- Oberrealschule, la scuola imperialregia che sua madre ha scelto per lui e dalla quale viene espulso a causa dei contrasti con un insegnante.

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La distanza più breve (tra due lingue)

di Federica Gavioli autrice di Chinelo Okparanta, La felicità è come l’acqua, Roma, Racconti edizioni, 2019 (da Happiness, Like Water, Boston, Houghton Mifflin Harcourt, 2013) |  Chinelo Okparanta ci porta lontano. Dieci racconti per colmare la distanza che separa un quartiere rispettabile di Port Harcourt, in Nigeria, da una villetta dall’altra parte dell’oceano, nel New Jersey. Dieci racconti in cui si intrecciano storie di violenza domestica, lo spauracchio della sterilità, l’omosessualità vissuta come tabù e le subite differenze di classe: storie intervallate dal rumore degli ignami pestati nel mortaio e profumi sconosciuti che si sprigionano da pentole fumanti. Il ritmo…

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Giani e Carlo Stuparich

(Trieste, 4 aprile 1891 – Roma, 7 aprile 1961; Trieste, 3 agosto 1894 – Monte Cengio 30 maggio 1916) di Bianca Del Buono | L’incontro di Giani e Carlo Stuparich con la cultura tedesca può essere ricondotto alla prima giovinezza, trascorsa in un contesto socio-culturale estremamente proficuo, se non allo scambio, almeno al contatto tra popoli diversi: alle soglie del Novecento, infatti, la compresenza secolare di tedeschi, italiani e sloveni conferisce alla città di Trieste lo status di un vero e proprio microcosmo in cui le diverse culture non solo trovano una loro spontanea espressione, ma tendono a definirsi precisamente…

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Tradurre la natura

di Andrea Romanzi autore di Gert Nygårdshaug, L’amuleto, Milano, SEM, 2018 (da Jegerdukken, Oslo, Cappelen Damm, 1987) |  L’amuleto del norvegese Gert Nygårdshaug è il secondo episodio di una serie che conta ben dodici volumi con protagonista Fredric Drum. Pur non presentando particolari sfide traduttive (a differenza, per esempio, del secondo volume, Fredric Drum e il re di pietra, in cui il protagonista incontra una setta formata da giovani punk filosofi che parlano una lingua inventata), questo thriller ecologico ha richiesto molta attenzione nella resa di elementi stilistici e strutturali del testo, per restituire ai lettori italiani la cifra del…

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Le segnalazioni

di Anna Specchio | A proposito di: Kayoko Nohara, Translating Popular Fiction. Embracing Otherness in Japanese Translations, Oxford e New York, Peter Lang, 2018, pp. 236, € 51,90 Nel suo ultimo lavoro, Kayoko Nohara analizza alcuni testi letterari provenienti dalla popular fiction in lingua inglese e illustra le sfide che i traduttori giapponesi hanno dovuto affrontare. Considerando la grande importanza che l’atto di tradurre ha da sempre rivestito nel contesto giapponese, in una cultura avvezza sin da tempi remoti ad assorbire le altre, Nohara propone una disamina delle traduzioni di testi letterari al fine di comprendere come le culture altre pervadano…

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La recensione / 1 – La traduzione dei classici tra pratiche e teorie

di Paolo Mazzocchini | a proposito di: Tradurre i classici, «Autografo» 60, 2018, [XXVI], pp. 176, € 20,00    

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La recensione / 2 – La promessa di un’innovazione critica in letteratura

di Gianfranco Petrillo | A proposito di: Michele Sisto, Traiettorie. Studi sulla letteratura tradotta in Italia, Macerata, Quodlibet, 2019, pp. 317, € 22,00    

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La recensione / 3 – La vertigine del dire

di Daniele Petruccioli | A proposito di: Enrico Terrinoni, Oltre abita il silenzio. Tradurre la letteratura, Milano, Il Saggiatore, 2019, pp. 220, € 24,00

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La recensione / 4 – Prospettive di genere negli studi traduttologici

di Giulia Grimoldi | A proposito di: Donne in traduzione, a cura di Elena Di Giovanni e Serenella Zanotti, Milano, Bompiani, 2018, pp. 576, € 25,00

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La recensione / 5 – Il suono della traduzione

di Anna Battaglia | A proposito di: Son et traduction dans l’œuvre de Proust, a cura di Emily Eells e Naomi Toth, Paris, Champion, 2018, pp. 169, € 38,00

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La recensione / 6 – Le pasticheur pastiché

di Piernicola D’Ortona | A proposito di: Ornella Tajani, Tradurre il pastiche, Modena, Mucchi Editore, 2018, pp. 172, € 14,00

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La citazione – Sul lettino del chirurgo

di Primo Levi | Essere tradotti non è un lavoro né feriale né festivo, anzi, non è un lavoro per niente, è una semi-passività simile a quella del paziente sul lettino del chirurgo o sul divano dello psicanalista, ricca tuttavia di emozioni violente e contrastanti. L’autore che trova davanti a sé una sua pagina tradotta in una lingua che conosce si sente a volta a volta, o a un tempo, lusingato, tradito, nobilitato, radiografato, castrato, piallato, stuprato, adornato, ucciso. E’ raro che resti indifferente nei confronti del traduttore, conosciuto o sconosciuto, che ha cacciato naso e dita nelle sue viscere: gli…

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Reminiscenze e borbottii / 11

Il vecchio lettore / 11 | Il vecchio lettore non crede ai suoi occhi. Eppure c’è scritto proprio così: Quella che stiamo vivendo non è solo una rivoluzione tecnologica fatta di nuovi oggetti, ma il risultato di un’insurrezione mentale. Chi l’ha innescata – dai pionieri di Internet all’inventore dell’iPhone – non aveva in mente un progetto preciso se non questo, affascinante e selvaggio: rendere impossibile la ripetizione di una tragedia come quella del Novecento.

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