«Dice il saggio…»

TRADURRE LA SCIENZA di Daniele A. Gewurz | Nel mare magnum delle traduzioni editoriali, tra narrativa e fumetti, periodici e audiovisivi, una nicchia piccola – ma nemmeno troppo – è costituita dalla traduzione dei testi saggistici, e in particolare di quelli di argomento scientifico. E', se vogliamo, uno dei punti in cui le cosiddette «due culture», quella umanistica e quella scientifica, si sovrappongono.

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Nella giungla della contemporaneità

CHIACCHIERATA CON CRISTIANA MENNELLA di Paola Mazzarelli | Cristiana Mennella lavora in una stanza che sembra la cella di un monaco: un piccolo studio rettangolare con le pareti bianche, una finestra da cui un bel quadro dello scarso verde di Bologna, un tavolino con il PC. Alle pareti, niente. Sul tavolo, quasi niente. Sopra il tavolo una bacheca di sughero con qualche foglietto. Forse una cartolina. Niente dizionari. Nessuno scaffale. Libri, solo quelli a cui sta lavorando. Da questa stanza minimalista è uscita la voce italiana di autori americani contemporanei

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Educare all’estraneo

INTERPRETAZIONE E TRADUZIONE IN SCHLEIERMACHER di Gaetano Chiurazzi | E’ un dato difficilmente contestabile, e per certi versi alquanto sorprendente, che le esposizioni della teoria ermeneutica di Friedrich Schleiermacher non facciano alcuna menzione della sua teoria della traduzione e, viceversa, che nelle esposizioni e trattazioni della sua teoria della traduzione non ci siano quasi mai riferimenti alla sua teoria dell’interpretazione.

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Voci da Tunisi

UNA VERA LETTERATURA, NON SEMPLICE DOCUMENTO di Yasmina Melaouah Nel dicembre 2010 il corpo di un ragazzo brucia sulla piazza di Sidi Bouzid. Con quei resti ustionati che impiegano quindici giorni a morire comincia tutto. L’hanno chiamata la «rivoluzione dei gelsomini», dopo che il 14 gennaio 2011 il popolo tunisino ha cacciato a grido di dégage! (letteralmente: «smamma!») il presidente Ben Ali, l’ex-poliziotto   soprannominato président bac moins trois per la modestissima statura intellettuale e culturale. L’hanno chiamata «primavera araba», quando a febbraio e poi a marzo la rivolta è dilagata e si è estesa all’Egitto e alla Siria. Ma tutto…

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Da lingue ignotissime

LE TRADUZIONI DA LINGUE PONTE DELLA NARRATIVA DELL’ESTREMO ORIENTE di Norman Gobetti | Senza alcuna remora, introducendo per Einaudi il volume Liriche cinesi, Eugenio Montale lodava la curatrice Giorgia Valensin con queste parole: «Non poteva in nessun modo prescindere [...] dall’insigne corpus delle versioni di Arthur Waley. Il suo libro d’oggi è anzi, in parte, un sapiente ricalco di quello del Waley». Era il 1943, e nessuno si scandalizzava

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I nostri conti con la narrativa in lingue balcaniche

GRAZIE SOPRATTUTTO A EDITORI MINORI SI FANNO PIÙ FREQUENTI LE TRADUZIONI DA SLOVENO, ALBANESE E BULGARO di Damiano Latella | Per imbattersi in lingue poco studiate in Italia, non è indispensabile intraprendere lunghi viaggi verso l'Estremo Oriente. Anzi, l'Europa abbonda di lingue di minore diffusione, cosa che comporta non pochi problemi per i traduttori e gli interpreti che svolgono il loro lavoro nelle istituzioni dell'Unione Europea.

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Un dialogo lungo un secolo e l’eredità italiana di Achebe

LE TRADUZIONI DI THINGS FALL APART di Sara Amorosini | Il mondo non ha fine, e men che meno la traduzione. Con la più recente versione italiana di Things Fall Apart (Pezzotta 2016; l’originale è del 1958, e questa è la terza traduzione italiana) lo scrittore nigeriano Chinua Achebe entra a far parte ufficialmente di quella che Alberto Rollo ha chiamato, in una conversazione alle Giornate di Urbino del 2012, «la traduzione infinita»

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L’arte di imitare tutto

A COLLOQUIO CON ALBERTO PEZZOTTA SULLA SUA NUOVA TRADUZIONE DI THINGS FALL APART di Giulia C. Caterini | Dopo una lunga e travagliata vicenda editoriale, nell’autunno 2016 è uscita per La Nave di Teseo la nuova traduzione di Things Fall Apart, di Chinua Achebe (1958). Come accade sempre, e a maggior ragione per i libri più letti e amati, rimangono tante domande e ho deciso di girarne alcune all’autore di Le cose crollano, il titolo adottato da questa traduzione.

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Le parole per dirlo in italiano

DOVE E COME CERCARLE IN RETE di Giuseppe Palumbo | La mole di strumenti di consultazione reperibili online è sterminata, eppure quando si chiede a un gruppo di studenti universitari di qualsiasi ambito disciplinare quale sia il loro dizionario online preferito la risposta è quasi sempre la stessa: wordreference.com, che in realtà non è, o non è solo, un dizionario.

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Traduzioni italiane di testi scritti in lingue dell’Asia orientale

a cura di Norman Gobetti | In questo elenco i libri di narrativa dell’Estremo Oriente pubblicati in Italia sono ordinati secondo la lingua in cui sono stati originariamente scritti, per ordine cronologico di nascita dell’autore e per ordine cronologico di pubblicazione in Italia. Le traduzioni da lingue ponte sono riportate in grassetto; i casi dubbi, ovvero le traduzioni di cui non sono riuscito ad appurare da quale lingua siano state tradotte, sono sottolineati.

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Opere di narrativa tradotte da lingue balcaniche dopo il 1989

a cura di Damiano Latella Sloveno Gabriela Babnik, La stagione secca, traduzione di Michele Obit, Sesto San Giovanni, Mimesis, 2017 Drago Jančar, L’allievo di Joyce, traduzione di Veronika Brecelj, Empoli-Trieste, Ibiskos-ZTT-EST, 2006 – Il ronzio, traduzione di Roberto Dapit e Martin Vidali, Udine, Forum, 2007 Drago Jančar, Aurora boreale, traduzione di Darja Betocchi e Enrico Lenaz, Milano, Bompiani, 2008 – Stanotte l’ho vista, traduzione di Veronika Brecelj, Trieste, Comunicarte, 2015 Ciril Kosmač, Sulle orme di un vagabondo. Due racconti, a cura di Maria Bidovec, Trieste, Mladika, 2007 Lojze Kovačič, I nuovi arrivati: la scuola dell’esilio, traduzione di Darja Betocchi, Rovereto,…

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Un ebreo il primo traduttore di Hitler

LE EDIZIONI ITALIANE DI MEIN KAMPF di Bruno Maida Il titolo doveva essere Viereinhalb Jahre [des Kampfes] gegen Lüge, Dummheit und Feigheit, cioè «Quattro anni e mezzo di lotta contro menzogne, stupidità e codardia», ma l’editore Max Amman convinse Adolf Hitler a sceglierne uno più conciso ed efficace, Mein Kampf. Mentre si trovava nel carcere di Landsberg dopo il fallito putsch di Monaco, il futuro Führer lo aveva dettato in parte al suo autista, Emil Maurice, e in parte all’amico Rudolf Hess. Venne pubblicato in due volumi – il primo nel 1925, il secondo nel 1926 – dalla casa editrice…

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Poeta pirata e traduttore libero

OMAGGIO A MARC PORCU di Laura Nieddu | La poésie, c’est sortir de soi et y faire entrer les autres (La poesia è uscire da sé stessi per farci entrare gli altri). Con questa frase del poeta Gérald Neveu, Marc Porcu amava parlare della sua opera, un lavoro su di sé e sul proprio sé rivolto al mondo che è durato decenni, avendo cominciato a scrivere in rima già da adolescente.

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Lo zampino del traduttore

ATTUALITÀ DEI VOYAGES DI CHATEAUBRIAND TRA DUBBI E AVVENTURE LINGUISTICHE di Ada Corneri | Tradurre è a volte come un gioco di enigmistica che trova la sua soluzione con pratica e abilità. Molto spesso però gli incastri non sono così immediati, anzi si aprono su molteplici sfumature che sfiorano contesti che vanno ben oltre l'automatismo linguistico; la traduzione letteraria, soprattutto di autori non contemporanei, ne è forse l'esempio più evidente.

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Entrare in una storia come in una casa

di Giulia Zavagna, autrice di Laia Jufresa, Umami, Roma, SUR, 2017 (traduzione da Laia Jufresa, Umami, Barcelona, Literatura Random House, 2015) Leggere Umami è come entrare in una casa – anzi, in un cortile come quello di Villa Campanario, comprensorio in cui è ambientata la vicenda – e sentirsi a proprio agio tra le storie di persone sconosciute: un romanzo polifonico, con cinque voci narranti,

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Non c’è cura per la curiosità

di Claudia Zonghetti, curatrice di Anton Čechov, Alla deliziosa creatura che mi ha graffiato il naso, Milano, Henry Beyle, 2017 Non c’è cura per la curiosità. Lo diceva Dorothy Parker ed è cosa molto vera, per fortuna. Questo piccolo libro è un libro per curiosi. Non per chi ama frugare tra la biancheria degli scrittori, per carità, ma per chi si diverte a vederli anche in pantofole,

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Una traduttrice che mette becco

di Paola Mazzarelli, autrice di Laura Ingalls Wilder, Piccola città del West. La casa nella prateria 5, Roma, Gallucci 2017 (da Little Town on the Prairie, New York, Harper & Bros, 1941)All’inizio degli anni ottanta del secolo scorso gli studenti di storia sociale dell’Università di Warwick trovavano nella bibliografia da portare all’esame anche Cuore di De Amicis. Se succeda ancora non so. Lo leggevano come documento di un universo sociale impensabile per l’Inghilterra coeva, dove – per fare un esempio – un figlio di carbonaio non avrebbe mai potuto sedere non già nello stesso banco, ma neppure nella stessa scuola,…

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Otto traduttori (e una curatrice) in cerca di una voce

di Katia De Marco, curatrice di Tove Jansson, Fair play, Milano, Iperborea, 2017 (da Rent spel, Stockholm, Bonnier, 1989), tradotto da Silvia Canavero, Gabriella Diverio, Samuela Fedrigo, Fabio Giuliari, Selena Magni, Giulia Pillon, Alessandra Scali e Andrea Stringhetti. Questo libricino, scelto insieme alla casa editrice Iperborea che aveva già dato alle stampe alcuni dei libri «per adulti» di Tove Jansson, è stato tradotto a sedici mani

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La recensione / 1 – L’auto-biographia literaria di un poeta, narratore, traduttologo

di Franco Nasi | A proposito di: Franco Buffoni, Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e l’essere tradotti, Interlinea, Novara, 2016. Il corposo volume Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e l’essere tradotti, di Franco Buffoni, viene riproposto, a quasi dieci anni distanza, in una nuova edizione significativamente accresciuta (si passa da 21 capitoli a 34 capitoli).

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La recensione / 2 – Quando un grande italianista si occupa di traduzione

di Piernicola D’Ortona | A proposito di: Pier Vincenzo Mengaldo, Traduzioni moderne in italiano: qualche aspetto, in La tradizione del Novecento. Quinta serie, Roma, Carocci, 2017, pp. 440, € 43 Pier Vincenzo Mengaldo è giunto alla quinta della serie di miscellanee dedicate al Novecento letterario italiano.

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La recensione / 3 – L’ambizione di fornire una “linguistica per traduttori”

di Aurelia Martelli | A proposito di: Marcella Bertuccelli Papi, Prima di tradurre. Note sui vincoli strutturali concettuali e culturali nella traduzione dall’inglese in italiano, Pisa, Pisa University Press, 2016, pp. 248, € 16,00 La quarta di copertina dichiara: «Queste Note non insegnano a tradurre bensì propongono alcune osservazioni come spunti per una riflessione sui vincoli strutturali, concettuali e culturali nella traduzione dall'inglese all'italiano». Il libro, dunque, mette saggiamente le mani avanti e non promette di fare ciò che nessun libro, e probabilmente nessun corso, può fare, ossia insegnare a tradurre. Infatti, prosegue la quarta:

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La recensione / 4 – Il corpo della traduzione, o sulla visibilità del traduttore

di Giulia Grimoldi | A proposito di: Barbara Ivančić, Manuale del traduttore, Editrice bibliografica, Milano, 2016, 166 pp., € 23,50 «Quale rapporto instaura il traduttore con il testo su cui lavora? Quale atteggiamento deve tenere? Che ruolo giocano la sensibilità linguistica e la creatività in una professione così delicata?» A questi e altri interrogativi, presenti fin dalla quarta di copertina, Barbara Ivančić cerca di rispondere in maniera esaustiva nel suo Manuale del traduttore. Il titolo del volume potrebbe trarre in inganno

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La recensione / 5 – La generosità del sapere e il rispetto della differenza

di Sara Amorosini | A proposito di: La traduzione letteraria anglofona. Il proprio e l’altrui - English e englishes. Gli autori postcoloniali di lingua inglese, Franca Cavagnoli, Hoepli, Milano 2017, 108 pp., € 19,90 Cambia la veste grafica, cambia l’editore e cambia il titolo, ma il lettore non si inganni: La traduzione letteraria anglofona conserva e racchiude in sé quel piccolo grande tesoro che fu Il proprio e l’estraneo nella traduzione letteraria di lingua inglese. Usciva infatti nel 2010

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La recensione / 6 – Spunti di buon senso (ma chiedesi collaborazione del lettore)

di Marco Ravaioli | A proposito di: Francesca Terranova e Maria Ludovica Trombetta, Tanto per intenderci. Conversazione sul buon tradurre, Guida, Napoli, 2016, pp. 76, € 9.00 In quarta di copertina viene definito “volumetto”, forse perché gli argomenti presentati non vengono fatti apparire più grandi di quello che sono. In questo modo concetti spesso trattati in modo oscuro vengono tradotti, è il caso di dire, in concetti chiari.

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La recensione / 7 – Venti casi editoriali

di Damiano Latella | A proposito di: Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale, presentazione di Massimo Bocchiola, Pavia, Edizioni Santa Caterina, 2016, 280 pp., € 18 Come ben sanno i nostri lettori, la traduzione editoriale è una professione fondamentale della filiera del libro, ed è giusto che non se ne occupino soltanto i traduttori o gli aspiranti tali. Proprio per questo, l'idea alla base di questo Echi da Babele ci sembra molto apprezzabile. Il volume, infatti, raccoglie una ventina di contributi degli iscritti al Master Professioni e prodotti dell'editoria 2015-2016 dell'Università di Pavia.

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La recensione / 8 – Influenze note e influenze insospettate fra civiltà neolatine

di Maria Concetta Marzullo | A proposito di: Traduzioni, riscritture, ibridazioni. Prosa e teatro fra Italia, Spagna e Portogallo, a cura di Michela Graziani e Salomé Vuelta García, Firenze, Olschki, 2016, pp. 142. € 19,00 Il volume racchiude i nove interventi della seconda giornata di studi del seminario permanente Relazioni linguistiche e letterarie tra Italia e mondo iberico in età moderna.

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Reminiscenze e borbottii / 7

Il vecchio lettore | Una delle più grottesche scimmiottature a ricalco dell’americano che ormai dilaga, divenendo irreparabile, è l’abolizione dell’articolo determinativo davanti alle denominazioni delle imprese e delle fondazioni, come se si trattasse di nomi di persona. * * * Il problema della traduzione è, per parafrasare Clemenceau, cosa troppo seria per lasciarlo gestire solo ai linguisti e ai critici letterari.

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La citazione – Meglio perdere che trovare

Parola di Elias Canetti | Am Übersetzen ist nur interessant, was verlorengeht; um dieses zu finden, sollte man manchmal übersetzen.

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